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Una delle caratteristiche più fini del vino è che può incorporare nel sapore il sentore del territorio dove l'uva è stata coltivata.
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| Il Charles Heidsieck Brut Reserve viene prodotto nella regione di Champagne, in Francia. Per Korbel, un produttore californiano di Sonoma County, è sufficiente aggiungere la dicitura 'California' di fronte a 'Champagne' sull'etichetta del suo spumante fatto con una base di Chardonnay, per poterlo vendere legalmente negli Usa. |
| Foto di Craig Lee per il Chronicle |
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I sapori si possono individuare nella mineralità di un leggero Chablis con note di agrumi prodotto con uve Chardonnay coltivate sui terreni calcarei della zona nord della Borgogna. Si identificano nelle note di carne affumicata di un Syrah della Cote Rotie della Valle del Rodano. Si fanno sentire nel carattere pungente ed erboso di un Sauvignon Blanc neozelandese fatto con uve maturate nella regione di Marlborough. Si sentono nei sapori di ciliegia nera, pepe e spezie di uno Zinfandel frutto della vinificazione di uve di vigna vecchia coltivata nella Dry Creek Valley (Valle del Fosso Secco), nell'assolata Contea di Sonoma.
Clima, composizione del terreno, capacità di scolo e assorbimento dell'acqua, elevazione, esposizione solare, livello d'umidità – anche l'inquinamento atmosferico – sono tutti fattori che contribuiscono in parte alle caratteristiche dell'uva e, in definitiva, alle peculiarità dei vini che verranno prodotti. Nonostante l'enologo abbia la possibilità di intervenire su aromi, sapori e struttura dei vini tramite la scelta dei barili, i lieviti, e le tecniche di fermentazione e di invecchiamento, pochi contestano il fatto che l'ambiente nel quale l'uva viene coltivata – quello che i francesi definiscono 'terroir' – è un fattore chiave nella determinazione del carattere di un vino e di come si differenzierà da altri vini prodotti con le stesse varietà d'uva coltivate in condizioni e luoghi diversi. Ogni vino esprime un senso di 'luogo' o, come il mio collega W. Blake Gray ha scritto alcune settimane fa a proposito dei vigneti vecchi di Zinfandel, offre un sapore di storia e una distinta personalità in un bicchiere.
Sfortunatamente troppi vini californiani sono fatti con un taglio di uve generiche che non hanno nessuna dichiarazione d'origine, se non quella generica che sono state coltivate da qualche parte in California. Vini come il Carlo Rossi California Burgundy o California Chianti, il Tott California Champagne e Inglenook California Chablis, suggeriscono che sono stati prodotti in prestigiose zone vinicole europee. Non è vero e, nonostante l'aggiunta del termine 'California' sull'etichetta – e nonostante il basso prezzo di questi vini, venduti a volte in bottiglioni – i termini Burgundy, Chianti, Champagne e Chablis non dovrebbero apparire affatto sulle etichette. Versatemi pure un flute di vino prodotto da Tott, ma chiamiamolo spumante, non Champagne. Voglio tutta la verità sull'etichetta, non una versione parziale.
Questa stessa cosa viene richiesta da vari produttori di Napa Valley, Oregon, Washington, Francia, Spagna e Portogallo. Dopo un incontro tenutosi a Napa lo scorso 26 Luglio 2005, alcuni rappresentanti di queste zone di produzione hanno firmato una dichiarazione in supporto della protezione e promozione dei nomi d'origine dei vini. (L'Italia non era rappresentata a questo incontro. Secondo noi è stata un'opportunità persa per far sentire la propria voce, a meno che' non ci fossero delle ragioni a noi non note per non partecipare a questo importante pannello. In passato abbiamo spesso riportato le lamentele della Coldiretti per i vini italiani contraffatti negli Usa. Ci chiediamo come mai l'organizzazione dei coltivatori italiani non abbia colto l'opportunità di far sentire la propria voce in questa sede. Pubblicheremo con piacere le informazioni che ci perverranno in proposito. – Nota dell'editore).
Senza un programma preciso e con pochi fondi a disposizione, i partecipanti hanno espresso il loro impegno a diffondere il concetto – durante degustazioni, su siti web, in comunicazioni ufficiale rivolte ai consumatori e agli operatori del settore, oltre che reclutando produttori che la pensano allo stesso modo – che la località dove l'uva è stata coltivata è importante in rapporto a quanto viene scritto sulle etichette.
Tom Shelton, presidente della Joseph Phelps Vineyard e in rappresentanza della Napa Valley Vintners (NVV, ossia Viticoltori di Napa Valley); Bruno Paillard, della ditta Champagne Bruno Paillard, in rappresentanza del Comite Interprofessionnel du Vin de Champagne (CIVC, ossia Comitato Interprofessionale del Vino e dello Champagne); e il produttore di Porto George Sandeman della House of Sandeman (Casa di Sandeman) sono fra i proponenti di questa campagna di base per la promozione dell'autenticità delle regioni produttive. Stanno prendendo di mira vini che, secondo loro, usano in modo fuorviante i termini 'Champagne', 'Burgundy', 'Sherry' e 'Port' (Porto) sulle etichette, quando in realtà le uve usate non sono state coltivate rispettivamente nelle regioni di Champagne, Burgundy, Jerez-Xerex-Sherry in Spagna e nella Valle del Douro in Portogallo. (Secondo noi, un'occasione persa per il Chianti di aggregarsi a questo rispettabile gruppo – Nota della redazione).
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Tom Shelton della Joseph Phelps Vineyard (sinistra) e Joel Aiken della
Beaulieu Vineyard, sostengono la protezione delle origini geografiche del vino |
| Foto di Craig Lee per il Chronicle |
Nonostante non siano stati identificati come gruppo sotto la definizione "il luogo è importante", i bersagli di questa attuale campagna sono certamente produttori come E. & J. Gallo Winery, basata a Modesto, in California; e i più aggressivi commercianti di vini definiti 'California Champagne' (Andre, Tott's), 'California Sherry' (Fairbanks) e 'California Burgundy' (Gallo Hearty Burgundy e Carlo Rossi Burgundy).
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