Alla scoperta della tavola della Valle d’Itria

La Valle d'Itria è uno dei luoghi più suggestivi d’Italia e si trova sul territorio delle province di Brindisi, Taranto e Bari. È la culla dei caratteristici trulli, costruzioni uniche nel loro genere ma è, anche, la patria di piatti tradizionali e gustosi e di tradizione gastronomiche che sono tutte da scoprire.

Tra gnummareddi e frittata di lampascioni…un’esplosione di sapori!

Se vi trovate dalle parti della Puglia non potete certamente tralasciare una visita enogastronomica nei ristoranti Valle d’Itria, come ad esempio l’Osteria Sant’Anna.

Tra le risorse della zona ci sono sicuramente le carni che, nella zona, sono famose per la loro bontà. In tutta la regione Puglia, in generale, l’allevamento di ovini è molto diffuso e tra i piatti più famosi, tipici e caratteristici, non potevano che essere presenti i gustosissimi gnummareddi. Gli gnummareddi sono dei particolari involtini di carne, molto saporiti, che contengono interiora o di agnello o di vitello, in budello. Vengono prevalentemente cotti sulla brace o comunque su di una griglia. Dopo averli assaggiati sarà assolutamente impossibile non amarli!

Un altro piatto che la fa da padrone nella tradizione pugliese e della Valle d'Itria è senza ombra di dubbio, la frittata di lampascioni. Questo meraviglioso tipo di cipolla selvatica tipica cresce nelle campagne della zona e nonostante il suo gusto particolare è molto semplice da preparare perché si fa esattamente come per una classica frittata di cipolle.

Piatti famosi e tradizionali della Valle d’Itria

Quando si sente parlare di cucina tradizionale pugliese il primo piatto che viene in mente sono le, ormai famose nel mondo, orecchiette con le cime di rapa. Questa tipica ricetta regionale, che tutti abbiamo assaggiato almeno una volta nella vita, è un piatto che se gustato in una delle tante osterie della zona lascerà a bocca aperta per la sua bontà; ma, è anche facile da ricreare a casa, sulla propria tavola, purchè, oltre alle cime di rapa si prepari anche la pasta fresca a mano.

Un altro piatto tipico assolutamente da provare le sagne ‘ncannulate. Questa primo piatto è fatto con una pasta di forma ritorta che oltre che buona è anche bellissima da vedere. Viene generalmente condita con sugo fresco e ricotta forte salentina, morbida e piccante.

Infine, se siete amanti dei salumi non potete mancare di assaggiare una fetta di Capocollo di Martina Franca. Questo salume viene ricavato dalla lonza del maiale attraverso un processo di lavorazione che prevede una marinatura nel vincotto che ne fa un salume di qualità più che eccellente.

Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

Ina D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale VeronafiereIna D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale Veronafiere

Verona, 13 aprile 2016 – “Dell’enologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su un’eccezionale sensibilità”. Potrebbe esser questo l’incipit di un “testamento”, con i lasciti al mondo del vino di uno dei più grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, più che l’uomo del “Rinascimento” del vino italiano, uno “scienziato”, che, in punta di piedi, con la sua professionalità, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ciò che si sarebbe compiuto, e compreso, solo più tardi. Cinquant’anni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sarà la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se l’enologia colta è, senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi più celebri “Super Italians”, i vini italiani “fuori dagli schemi” (in “Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie”, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dell’enologia italiana, e che rappresentano l’eredità tecnica di uno dei suoi “padri fondatori”.

Ilaria Tachis al Vinitaly 2016Ilaria Tachis al Vinitaly 2016

“I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis – ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani – è un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche più intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalità straniere – prosegue Mantovani – non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo”.

Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016:Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016

Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perché non ha mai anteposto la tecnica all’anima della terra, piuttosto è rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dell’enologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto “Rinascimento” del vino italiano – attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in un’immagine innovativa dell’Italia evocatrice di qualità – già in atto, forse in modo sotterraneo, fin dall’inizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta è la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello è uscito con l’annata 1971. Dalla Toscana, la sua patria d’adozione, fino a molti dei territori dell’Italia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dall’attrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo all’esplosione enoica dell’isola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi.

Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi più preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai “codificate”, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dell’enologia moderna di Bordeaux. Dall’uso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, all’invecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione è perfetta ed è data dall’equilibrio tra quantità di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per l’estrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha “risintonizzato” l’Italia enoica con i tempi.

Ma, soprattutto, ogni suo vino è stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo così la tradizione stessa diventa il vero strumento dell’innovazione. Enologo certo, ma Tachis è stato senz’altro qualcosa di più. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po’ alchimista e un po’ scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura.

L’eredità più preziosa che Tachis ha lasciato all’enologia non è quindi uno strumento tecnico, un’innovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui è una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sarà a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva “mescolatore di vini”, ci ha insegnato che lo studio principale dell’enologia dovrebbe fondarsi sull’“interpretazione umana dell’uva”, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.

Servizio Stampa Veronafiere
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Fonte: Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

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Tavolette di cioccolato: base d’effetto per i dolci

Le tavolette di cioccolato sono una vera e propria leccornia, che dalla notte dei tempi affascina grandi e piccini. La loro destinazione è, molto spesso, mordi e fuggi, ma queste preparazioni possono essere impiegate anche in cucina nelle ricette di dolci prelibati. Il cioccolato, al latte, fondente o bianco può, infatti, diventare l'ingrediente chiave nella preparazione di mousse al cucchiaio o essere impiegato nei ripieni, nella preparazione di creme spalmabili, di farciture o di scenografiche decorazioni.

Come sempre, la buona qualità delle materie prime decreta la felice riuscita della preparazione, quindi è ideale scegliere delle tavolette di ottima qualità, che garantiscono un'elevata resa e un sapore speciale. Il cioccolato al latte, classico e dal sapore dolce può essere impiegato per realizzare delle creme di farcitura per le torte soffici a base di pan di Spagna o anche per le crostate. Amalgamato con ingredienti come la panna, il latte o il burro e sciolto al bagnomaria, il cioccolato regala profumi e aromi inaspettati, che possono essere resi più originali grattugiando la scorza dell'arancia fresca o aggiungendo un goccio di liquore.

Il cioccolato bianco può essere impiegato allo stesso scopo, magari nella preparazione di farciture, ma anche nella realizzazione di gelati e sorbetti originali fatti in casa. Il cioccolato bianco sa anche diventare l'ingrediente base di preparazioni al cucchiaio inaspettate, che possono essere rallegrate dalla presenza delle fragole o dei frutti rossi.

E infine, il cioccolato può essere scelto nella versione fondente, la più profumata, salutare e ricca di gusto. In questo caso è possibile preparare dolci di ogni tipologia, dalle creme di farcitura agli spumosi dessert al cucchiaio, grattugiando la tavoletta e componendola con ingredienti quali la panna, il latte, lo zucchero e gli aromi.

Ma il cioccolato sa diventare anche una grande e regale decorazione, soprattutto nella versione versatile delle tavolette. Basta servirsi di un pelapatate o di una grattugia a fori larghi e grattugiare il cioccolato sopra ai dolci, alle mousse o ai dessert più particolari, per dare vita a una decorazione scenografica e buonissima da gustare. Il cioccolato può essere intagliato al coltello o con il pelapatate, per creare riccioli e composto anche di tre colori diversi, impiegando le tavolette di cioccolato bianco, fondente e al latte. In questo modo i sapori delle decorazioni si uniscono e l'effetto decorativo è sicuramente scenografico, ancor più se definito da cibi a contrasto cromatico come le erbette aromatiche, i frutti di bosco, le fragole o gli agrumi.

Brindisi, un tour enogastronomico di questa bellissima terra

Uno dei territori più belli del nostro Paese, la Puglia ogni anno è meta di turisti provenienti da tutt'Italia e dal resto d'Europa. Ad attrarre tanti visitatori non solo le bellezze paesaggistiche del territorio pugliese, ma anche quelle architettoniche ed artistiche presenti. Ad arricchire ulteriormente questo già ricco patrimonio, vi è anche la squisita e rinomata enogastronomia. E tra le province che si distinguono in questo ambito, vi è senz'altro quella di Brindisi. Qui tra osterie tipiche e ristoranti a Cisternino o in altri deliziosi paesini della zona, si può scoprire e assaporare la vera gastronomia brindisina e pugliese in generale. Essa riesce ad offrire pietanze e vini di assoluta bontà, che hanno conquistato tante persone, dagli chef più prestigiosi fino ai semplici appassionati di cucina. Andiamo a scoprire quindi cosa ci riserva, a livello enogastronomico, questa terra meravigliosa.

 

Gastronomia

 

Celebri in quest'area, ma anche in tutta la regione, sono le orecchiette, ancora in diversi paesini fatti in casa come nelle più antiche tradizioni, con le cime di rape. Un piatto saporito ed apprezzatissimo. Sempre con le rape o con broccoli o ancora col ragù di carne vengono preparati i cavatelli, una sorta di fusilli più piccoli. Native dell'area tra Fasano e Cisternino sono invece le "Bombette", degli involtini di carne di maiale a cui si aggiungono formaggio e pepe. Simili sono anche gli "Gnummareddi", altri involtini di carne, ma preparati con interiora di capretto o agnello.

 

Ci si deve spostare a Ceglie Messapica invece per degustare il rinomato panino cegliese, farcito con tonno, una fetta di provolone stagionato e piccante, a cui poi si aggiunge la mortadella ed un filo d'olio. Dopo averlo degustato ci si può addolcire col tipico biscotto cegliese, un pasticcino fatto di mandorle, marmellata di limone o amarene e poi infine ricoperto di glassa di zucchero e cacao. Della zona di Fasano invece si consiglia di degustare la tipica focaccia, a cui si possono aggiungere pomodori e olive, ed eventualmente farcita con rape o cipolle.  Da non dimenticare infine anche il rinomato olio Collina di Brindisi a marchio Dop, tipico delle zone di Fasano, Cisternino e dintorni, considerato tra i migliori olii nazionali.   

 

​Vini

 

Particolari sono le specialità prodotte dai vigneti della provincia brindisina, tanto da ideare l'"Appia dei Vini", un percorso enogastronomico che unisce diversi comuni, tra cui Ostuni, Brindisi, Mesagne, Latiano e San Vito dei Normanni. E tipici proprio di queste aree sono l'Aleatico di Puglia, il Brindisi rosso e rosato e l'Ostuni, tutti vini con marchio Doc. Da non dimenticare la presenza di ottimi vigneti indigeni quali il celebratissimo Negramaro (da cui nasce l'omonimo vino) ed il Susumaniello.

 

Enoturismo a Barcellona. Le 10 migliori enoteche della capitale catalana

 

Anche a Barcellona le enoteche, grazie alla crescente cultura del vino, sono diventati punto di riferimento per un aperitivo tra
colleghi o una cena on amici. Accanto ai famosissimi tapas e pichos bar, nella capitale catalana aprono e fanno capolino
vinotecas e wine bar. Qui potrai gustare le ottime etichette spagnole, che oramai da qualche anno si impongono nel panorama
vitivinicolo mondiale. Ti presentiamo di seguito una carrellata delle migliori enoteche che abbiamo testato durante la nostra
vacanza a Barcellona.

Monvinic

“La mecca del vino” secondo alcuni recensori di Tripadvisor, Monvinic si trova in Calle Diputación 249 quartiere Eixample.
Progetto di Sergi Ferrer, è una cantina con oltre 4.000 etichette! Tra le migliori enoteche al mondo (classifica del 2010), è un
luogo interamente dedicato al piacere del vino. E’ diviso in due aree: un lungo bancone con sgabelli, e una con comodi divani.
Puoi accompagnare i calici con una raffinata selezione di tapas e piatti d’autore ispirati alla cucina catalana. Fatti consigliare il
vino giusto in abbinamento al cibo dal team di 6 sommelier! Oltre a mangiare e bere, puoi partecipare a degustazioni,
conferenze, presentazioni e incontri internazionali che si tengono in una sala apposita.

ElDiset

Altro tempio dedicato al vino è ElDiset (quartiere Born, via Antic de Sant Joan, 3. Tra scaffali e cantine refrigerate che
custodiscono le bottiglie alla temperatura giusta, puoi degustare circa 60 varietà di vino (bianco, rosato, rosso e spumante), la
maggior parte del catalano e origine spagnola. Ammira anche le pareti decorate con gusto e fascino e l’arredamento curato. A
differenza di Monvínic, non ha una cucina molto ampia. Atmosfera elegante e piacevole, buona musica e prezzi alla portata
fanno di ElDiset un gran bel wine bar.

La Vinoteca Torres

Il suo nome dice tutto, ‘Vinoteca’, il mondo del vino ai tuoi piedi, o meglio, nella tua bocca. Ottima carta dei vini per questa
enoteca che troverai in Passeig de Gràcia, 78. Ampia scelta, incontri di degustazione e una completa offerta gastronomica
rendono La Vinoteca Torres un punto di riferimento per gli appassionati del nettare di Bacco.

Ti consigliamo di fare un salto anche a:

  • Bodega Vinito. Al numero 27 di carrer del Parlament, la Bodega Vinito ti invita ad entrare nel suo locale senza porte. Le bottiglie decorano le pareti e l’ampia scelta di vini a prezzi bassi si accompagna a tapas e pinchos. Te lo consigliamo!
  • Tiriñuelo. A differenza degli altri locali questa enoteca offre tapas tipiche dei Paesi Baschi. I vini invece provengono da tutto il mondo con prevalenza degli spagnoli dell’area di Logrono. ù
  • Cata 1.81. Cata 1.81 Wine Restaurant è il posto ideale per una cena romantica: i piatti sono deliziosi e non sarà difficile abbinarli ad una delle 200 etichette presenti in cantina.
  • Quimet & Quimet. Ami il vino? Sei un sommelier? Fai un salto in una delle cantine più complete di Barcellona. Si trova in Carrer del Poeta Cabanyes e qui puoi trovare bottiglie da quasi 1000€! C’ anche una vasta selezione di vini spumanti e vermouth.
  • Vinoteca Padrò & Esteve. Più di 2.000 referenze in questa enoteca in grado di soddisfare i gusti dei più esigenti “professionisti del vino”. Partecipa ad uno dei tanti incontri di degustazione organizzati durante tutto l’anno.
  • Carte des Vins. Questo franchising francese si trova a Sant Antoni dels Sombrerers. Buona selezione di etichette e possibilità di acquistare qualche bottiglia.
  • Celler de Gélida. Chiudiamo il nostro tour enologico a Barcellona con questa cantina in Carrer del Vallespir, 65. Specializzata in vini stranieri, senza tuttavia trascurare i vini eccellenti Rioja o castigliano, in Celler de Gélida potrai degustare etichette difficilmente reperibili in altri luoghi a Barcellona. Oltre ai francesi e agli italiani, qui infatti ci trovi vini argentini, cileni, tedeschi, portoghesei ed australiani.

 

Pappardelle gratinate al tartufo bianco e fonduta di formaggi

Le “Pappardelle gratinate al tartufo bianco e fonduta di formaggi” costituiscono una ricetta delicata e dal profumo del pregiato fungo, ma al tempo stesso molto gustosa e di semplice preparazione, quindi facilmente inseribile in un menù considerevole.

Il tartufo già dal tempo dei Sumeri era considerato un ingrediente molto pregiato e gustoso, elemento ideale per dare un tocco in più ad un piatto. In tutte le sue varietà il tartufo si caratterizza per il suo aroma intenso e travolgente, per tale ragione va abbinato a piatti semplici che ne risaltino non solo il gusto ma anche l’odore.

In base alla varietà si preferisce utilizzarlo crudo o aggiunto in preparazione.

Ecco la ricetta gustosissima delle pappardelle al tartufo bianco e fonduta!

Ingredienti (per 4 persone):

  • 350 gr. di tagliatelle all’uovo fresche
  • 80 gr. di Fontina
  • 80 gr. di formaggio Branzi
  • 200 gr. di besciamella
  • Tra i 25 e i 50 gr. di Tartufo Bianco
  • Burro q.b.
  • Pangrattato q.b.
  • Grana Padano grattugiato q.b.

Preparazione:

  1. Tagliamo a cubetti i due formaggi e prepariamo la besciamella fluida (se è troppo densa aggiungiamo qualche cucchiaio di latte), dopodiché puliamo con uno spazzolino il tartufo bianco senza bagnarlo troppo e dopo averlo pulito lo asciughiamo accuratamente.
  2. Imburriamo una pirofila e cospargiamola di pangrattato.
  3. Lessiamo le pappardelle per qualche minuto lasciandole al dente e scoliamole, poi condiamole con due fiocchi di burro e riponiamole nella pirofila insieme ai cubetti di formaggio precedentemente preparati. Spolveriamoci sopra il grana grattugiato e ricopriamole con la besciamella fluida.
  4. Teniamole in forno per circa 20 minuti a 180° e una volta estratte affettiamoci sopra il tartufo bianco.

La quantità di tartufo da utilizzare può variare in base al nostro budget da un minimo di 25 gr ad un massimo di 50 gr. Ricordiamoci che abbondare in modo esagerato con il tartufo è solo uno spreco e non migliora il risultato.

Il tartufo possiede un gusto delicato e penetrante, che si avverte subito sia per l’odore sia per il sapore. Pertanto nella scelta del vino bisogna tener conto della forza di questo ingrediente e cercare di scegliere un vino che non ne vada a sopraffare il sapore ma che al tempo stesso possa sostenerne la forza. Quindi vanno esclusi i vini troppo aromatici e acidi.

Per il tartufo bianco si preferiscono vini quali il Dolcetto d’Alba, il Barolo o un Pinot Nero.

Per il tartufo nero si consiglia Bordeaux o Montepulciano, oppure un bianco Trebbiano o Muller Thurgau.

COCKTAIL E FILM, UN BINOMIO DI SUCCESSO

 

Molto apprezzati dagli adulti, i cocktail vengono sempre più scoperti e bevuti anche dai giovani. Dai gusti assai diversi e dalla gradazione alcolica varia, alcuni di essi tendono ad essere presenti e consumati anche durante qualche festa di 18 anni a Roma così come anche in tante altre località. Una moda che si diffonde tra i giovani, anche grazie a varie pellicole cinematografiche dove si vedono affascinanti e celebri attori sorseggiarne alcuni, magari a cui fa seguito l'immancabile sigaretta. Nel corso del tempo, quindi, sono stati tanti i film in cui hanno fatto la loro comparsa diversi cocktail, fino a diventare, alcuni di essi, una vera e propria icona di uno o più personaggi cinematografici.

 

In quest'ultimo caso, l'esempio più celebre non può che essere la saga di James Bond. Infatti, prima lo scrittore Ian Fleming nei suoi libri e poi i vari registi nella loro trasposizione cinematografica, hanno fatto bere al loro protagonista, affascinante ed abile agente segreto britannico, un Vodka-Martini. Il successo letterario e cinematografico del personaggio hanno reso questo cocktail celebre e diffuso in tutto il mondo. Questo in pratica è composto da Gordon's gin, vodka, Lillet Blanc (una sorta di vermouth di origine francese), a cui si abbina una fetta di limone. Il tutto, "agitato e non mescolato", come spesso si sente dire dal protagonista.    

 

Stesso percorso e stesso risultato per un'opera letteraria dello scrittore americano Scott Fitzgerald, portata poi sullo schermo. Ne "Il grande Gatsby", il personaggio principale Jay Gatsby (interpretato prima da Robert Redford e poi, più recentemente, da Leonardo DiCaprio) non beve altro che Gin Rickey. Questo è composto da gin, succo di lime, acqua tonica, a cui si abbina uno spicchio di lime stesso.

 

Ancora una volta un libro, ma dell'americano Truman Capote, che si trasforma in un film, entrato nella leggenda del cinema. Nel romantico "Colazione da Tiffany", sempre la protagonista, Holly Golightly (interpretato magistralmente da Audrey Hepburn) ama bere un White Angel. Un cocktail semplice ma alquanto forte, composto da vodka e gin, a cui si aggiunge del ghiaccio.

 

Non si contano invece, nel famoso film "Il grande Lebowski", i bicchieri di White Russian che vengono bevuti dal protagonista, l'eccentrico Jeffrey Lebowski. Un cocktail, piccola variante del Black Russian, a base di vodka, a cui si aggiunge del liquore di caffé e della panna. Il tutto viene servito con del ghiaccio.

 

In un altro celebre film, la divertente commedia "A qualcuno piace caldo", interpretato da attori straordinari come Marilyn Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis, la protagonista femminile, la simpatica ma sfortunata Zucchero (la Monroe) ama bere un Manhattan. Questo cocktail è fatto da whisky, vermouth ed una goccia di angostura (un amaro utilizzato spesso per aromatizzare distillati e cocktail appunto).   

Bianchello del Metauro: un vino che si fa bere

Un vino delicato, che si fa bere, ma che può sorprendere con note armoniose.

Un vitigno che ha origini antiche
Il vitigno del Bianchello del Metauro si creda abbia origine molto antiche, si narra che sia stato proprio questo vino a fiaccare le armate cartaginesi di Asdrubale, che proprio nella battaglia del Metauro vennero sconfitte dalle legioni romane di Gaio Claudio Nerone. Si narra infatti, che le armate cartaginesi bevvero con gioia e delizia un vino bianco che ne deliziò animi e corpi, tanto da renderli ben poco pronti per la battaglia che sarebbe seguita. Il vitigno è in Bianchello o Biancame, annesso con il marchio D.O.C. solo in alcuni comuni del medio e basso Metauro, zona situata a ridosso degli Appennini nella pronvincia di Pesaro-Urbino.

Il biaco vino che si vuol far bere
Il vino D.O.C. Bianchello del Metauro è un vino gentile, fresco e dalla facile bevuta, ha un giallo paglierino caratteristico, dal sapore delicato, armonico e fresco e da note molto delicate, che lo rendono gentile e gioviale. In passato il vino non rappresentava un'eccellenza, infatti era relegato ai pochi conoscitori, che lo amavano proprio per la facilità con cui si beveva e con l'allegria che poteva donare, anche con un semplice bicchiere poiché la leggerezza del vino e la sua freschezza lo rendono un vino amabile. Oggigiorno invece, il Bianchello del Metauro ha acquisito qualche connotazione particolare, anche grazie all'aggiunta di una parte di vitigno di Malvasia oltre al vitigno predominante, i quali hanno donato una personalità maggiormente unica e anche una longevità maggiore, apprezzati da un maggior numero di intenditori.

Il Bianchello del Metauro dell'azienda vinicola Crespaia
Sono pochi i vini D.O.C. Bianchello del Metauro a poter davvero sorprendere con le loro caratteristiche uniche e perticolari, uno di questi è prodotto dall'azienda vinicola Crespaia, che ne produce due tipi differenti, il classico e quello di categoria Superiore, quest'ultimo si contraddistingue per le sue note più soavi, fresche, date da un una fermentazione diversa, maggiormente più lunga, che donano un color giallo paglierino più intenso, un arricchimento di sapore e odore, che rendono questo Bianchello del Metauro un vino sempre facile da bere, ma che si contraddistingue per toni unici e diversi dai canoni normali. L'azienda vinicola Crespaia presenta i suoi vini con tutta la maestria e la passione dei viticoltori di una volta, in un luogo dedicato principalmente alla produzione del buon vino, in un ambiente ricco di fascino, tra ulivi e paesaggi tipici dell'Appennino della provincia di Pesaro-Urbino.

Le migliori birre artigianali inglesi

Il Regno Unito oltre ad essere un paese meraviglioso è molto conosciuto ed amato anche per la presenza di numerosi pub, dove poter gustare ottime e particolari birre.Le birre inglesi nascono da antiche tradizioni artigianali e per la passione che il popolo inglese ha sempre dimostrato verso questa bevanda. In Europa le birre più conosciute e servite all’interno dei locali sono soprattutto quelle di natura industriale, nel Regno Unito invece le birre maggiormente consumate dalle persone sono quelle artigianali. Chi desidera sorseggiare una birra inglese di ottima qualità non deve fare altro che recarsi in un locale chic della capitale, come il room 26 di roma, che offre ai suoi ospiti la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di prodotti.

Sveliamo gli stili British più apprezzati

La birra artigianale inglese è un prodotto veramente speciale, la sua produzione generalmente si tramanda di generazione in generazione. La birra artigianale è in genere prodotta in quantità limitata, con ingredienti di alta qualità, non subisce il processo di pastorizzazione e non viene quasi mai filtrata. Le migliori birre artigianali inglesi hanno al loro interno dei lieviti vivi, che continuano a fermentare nel tempo, rendendo così il prodotto unico e inimitabile. Di seguito sono illustrati gli stili di alcune tra le più amate birre inglesi artigianali.

  • Pale Ale è una birra spesso definita pallida, perchè ha un colore molto chiaro, il suo indice alcolico è basso, è un prodotto ad alta fermentazione ed è l’ideale per chi si avvicina alla birra inglese per la prima volta.

  • India Pale Ale ha una gradazione alcolica superiore rispetto alla semplice Pale Ale, il suo gusto è davvero particolare, tendente all’amaro. E’ uno degli stili British più antichi, veniva prodotta già in passato ed esportata verso tutte le colonie inglesi, ma durante il tragitto, la birra perdeva la sua freschezza e quindi furono aumentate le quantità di luppolo e la sua gradazione alcolica.

  • Bitter ha un sapore deciso e secco, al suo interno è presente una grande quantità di luppolo.

  • Porter ha un colore molto scuro ed un sapore intenso e cremoso.

  • Barley Wine è una birra dal sapore dolce e maltato, ha un gusto forte e sciroppato.

  • Mild Ale ha un gusto delicato, il suo colore è intenso e scuro ed ha una bassa gradazione alcolica.

  • Old Ale è caratterizzata da un colore intenso e scuro, il suo sapore è dolciastro ma ha un’elevata gradazione alcolica. E’ il prodotto ideale per chi ama le birre ambrate.

”VIN’ A TRANI”, LA COMUNICAZIONE DEL BUON BERE

“VIN’ A TRANI”, LA COMUNICAZIONE DEL BUON BERE

 

Enologia e mass media ai tempi della macchina per scrivere

 

Il museo si trasforma nella redazione di un giornale del passato

 

 

Domenica 26 marzo 2017, ore 11.00

Polo Museale (Palazzo Lodispoto, Trani)

 

 

Saranno Gigi Brozzoni, curatore della Guida Oro – I Vini di Veronelli, Michele Peragine, della RAI e presidente dell'AGAP (Associazione Giornalisti Agroalimentari Puglia), Luciano Pignataro, de “Il Mattino” di Napoli e autore di uno dei più seguiti blog di enogastronomia, e Stefano Tesi, giornalista freelance e collaboratore di “Civiltà del Bere”, “Spirito Divino” e “Cucina&Vini”, i giornalisti specializzati che si cimenteranno nella stesura di un “pezzo” alla macchina per scrivere nel quale consegneranno i loro pensieri sul vino e sulla città di Trani che con il vino si identifica da sempre, ispirati dalla bellezza della cattedrale romanica sul mare.

Avverrà domenica 26 marzo in piazza Duomo, all’interno di Palazzo Lodispoto (XVII sec.), sede del più grande museo d’Europa dedicato appunto alla macchina per scrivere gestito dalla Fondazione Seca che, per l’occasione, si trasformerà nella redazione di un giornale, come quelle di un tempo quando ancora non c’erano i computer, prima dell’avvento di internet e del digitale.

La manifestazione culturale si inserisce all’interno della terza edizione di “Vin’ a Trani”, l’avvenimento il cui nome è con l’apostrofo a forma di goccia e il simbolo è una cattedrale fatta di soli calici, insieme la declinazione in vernacolo di un invito e al tempo stesso la valorizzazione del prodotto tipico più famoso, marchio di fabbrica di un territorio.

Le vecchie tastiere delle antiche macchine per scrivere (ce ne sono oltre 400 provenienti da tutto il mondo all’interno del museo, dalla prima in assoluto della storia, una “Sholes & Glidden" del 1873, passando dalla dorata "Royal quiet deluxe", usata dall’agente segreto 007, fino alla “Writer's block” ingabbiata in fili di acciaio per denunciare la censura), torneranno a vivere, toccate dalle dita di giornalisti specializzati del settore che in passato le utilizzavano come strumento del loro lavoro nelle redazioni dei giornali o delle tv.

I 4 giornalisti dovranno comporre un articolo in cui spiegare il vino in simbiosi con Trani, vera e propria perla dell’Adriatico. Il loro “pezzo” sarà poi oggetto di approfondimento e confronto, aperto ad addetti ai lavori e semplici appassionati, sulle tradizioni enologiche della città, a partire da alcuni documenti inediti di proprietà di Cristoforo Pastore (appartenente ad una famiglia dalle antiche tradizioni enologiche) che testimoniano il legame tra la città e il suo prodotto principe. Carte e materiale unico che raccontano delle giornate in vigna, delle vendemmie, dei processi di vinificazione, dei viaggi del vino fuori dai confini della Puglia.

Basti pensare che si chiamavano “I Trani”, infatti, quelle botteghe della Milano “da bere” degli anni ’60 dove si poteva mangiare e stare in compagnia. “Scolando barbera”, cantava Giorgio Gaber in una sua famosa canzone chiamata proprio “Trani a go go”, ispirata ai momenti passati insieme ad artisti come Dario Fo, Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Lino Banfi, e tanti altri.

Ad introdurre il momento di confronto, moderato dal giornalista del “Corriere del Mezzogiorno” Pasquale Porcelli, sarà la proiezione di un cortometraggio realizzato tra le vie del centro storico di Trani dal regista barese Andrea Leonetti Di Vagno che descrive le emozioni che procurano la città e il suo vino. Raccontate attraverso le immagini, anche dall’alto, e la tastiera di una vecchia macchina per scrivere dalla quale fuoriescono un foglio e un pensiero.

Sarà l’occasione per parlare di vino, di arte e di cultura, ma anche per muoversi tra passato e presente, su come è cambiato il giornalismo, la comunicazione e naturalmente il mondo dell’enologia, non più solo un fenomeno di nicchia.

Ideata e organizzata da Francesca de Leonardis, consulente enogastronomica, e Michele Matera, titolare del ristorante “Corteinfiore”, “Vin’ a Trani” è l’occasione per mettere insieme i produttori di vino del territorio e quelli che vengono da più lontano. Ma anche per rendere concreta l’idea di destagionalizzazione del turismo da più parti auspicata per far vivere la città 12 mesi l’anno, non solo durante l’estate.

L’idea da cui si parte infatti è quella di accendere Trani, farla tornare ai fasti del passato, emozionare chi viene a visitarla, promuoverla a capitale del buon vivere. Non solo per i monumenti ma anche per le sensazioni che è capace di suscitare. Partendo proprio dal vino, simbolo di una città che deve vivere, nelle intenzioni degli organizzatori, 12 mesi l’anno senza interruzioni, come se la bella stagione durasse per sempre.

Il confronto a colpi di tasti delle macchine per scrivere sarà solo un assaggio di quanto avverrà in serata quando, all’interno di Palazzo San Giorgio, nel salotto buono della città, saranno oltre 40 le cantine che esporranno i loro prodotti in degustazione in un ideale itinerario enologico e gastronomico. Non mancherà neppure il “moscato di Trani”, vero e proprio padrone di casa, e l’angolo del food, con le eccellenze gastronomiche del territorio.

Storia e mondanità insieme, dunque, per una miscela che vuole diventare un format vero e proprio destinato a durare negli anni anche grazie al lavoro di esperti ed enologi che in un mercato in cui la domanda è in calo, riescono a proporre una selezione di altissimo livello, oggi più che mai indispensabile.

Insieme ci saranno le sigle di Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e Ais (Associazione Italiana Sommelier). Il partner sociale, come lo scorso anno, sarà Made in Carcere, l’iniziativa nata nel 2007 da un’idea di Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, una cooperativa sociale, non a scopo di lucro, che dà lavoro alle detenute. Le donne impegnate nel progetto producono manufatti "diversa(mente) utili", dalle borse agli accessori originali e colorati.

 

Con viva preghiera di diffusione e partecipazione.

 

Per contatti stampa:

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Cortometraggio "Vin' a Trani"