Chiara e il Vino anti terremoto

Chiara e il Vino anti terremoto

Chiara Lungarotti

Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri”. Chiara Lungarotti è tornata dal Vinitaly di Verona nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia.

Le Vigne di Turrita di Montefalco

Le Vigne di Turrita di Montefalco

Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il migliore al mondo sul vino. Dal 24 agosto scorso, quando un rombo di magnitudo 6 ha scosso Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Accumuli (Rieti), l’Umbria è finita in un cono d’ombra. “E’ come se fossimo in un secondo cratere: nel 95% della regione non ci sono stati stati danni, ma a crollare è stato il turismo”. Ristoranti e musei non sono più pieni, le visite e gli acquisti nelle cantine sono state colpite da questo effetto collaterale. Per questo Chiara Lungarotti lancia il suo appello agli italiani: tornate in Umbria, aiutate gli umbri.

La Tenuta di Torgiano

La Tenuta di Torgiano

Qui si scrutano i terremoti da secoli. “A Perugia, nell’abbazia di San Pietro – spiega la vignaiola – c’è padre Mariano, sa tutto sulle scosse, guida l’Osservatorio sismico Bina dove c’è un sismografo a pendolo del 1751, il più antico d’Italia. Padre Mariano nel 1997 riuscì a presagire quello che poi accadde e corse dal prefetto. Non era una previsione, ma un timore purtroppo azzeccato”.
Chiara Lungarotti mostra i muri dell’azienda: “Nemmeno una crepa”. E sembra di sentire lo scrittore John Fante raccontare il suo Abruzzo e la “gente che mi somiglia, gente piccola che quando fa una casa con tutto l’universo dentro, è capace di resistere anche al Diluvio universale”. La donna del vino racconta: “Papà Giorgio costruì questo edifico nel 1964, portò i suoi operai da fuori regione, disse che voleva una casa di cui fidarsi. Ed eccola qui, neppure un segno dopo le scosse”. Slow Food, pochi giorni fa, ha lanciato un appello: “se non ve la sentite di visitare le cantine perché temete nuove scosse, comprate in vino di Umbria, Abruzzo e Marche nelle enoteche delle vostre città, sostenete i vignaioli in difficoltà, se lo meritano”.

La sede della Cantina

La sede della Cantina

Tra i possibili acquisti c’è l’ultimo nato in casa Lungarotti. Si chiama Ilbio, un Sagrantino 2015 dalla Tenuta di Montefalco. Un vino che conferma la svolta ambientale anche di antiche cantine italiane: Antinori, ad esempio, ha appena acquistato Capraia, azienda bio con 45 ettari di viti, a Castellina, nel Chianti Classico (“Tutte le nostre aziende sono sostenibili, ma questo è un passo avanti in una strada, come il biologico, che tutti devono percorrere”), ha detto la presidente Albiera Antinori al “Corriere Fiorentino”.

Chiara Lungarotti

Chiara Lungarotti

Il bio di Lungarotti, un Igt Umbria, “come ogni Sagrantino riflette più il produttore che la provenienza”, dice Lungarotti, “lo abbiamo voluto morbido e piacevole. Il Sagrantino può diventare un cavallo selvaggio. L’abbiamo domato. Ci pensavamo da anni, durante le prove lo chiamavano il vino bio. Nessuna fantasia. Abbiamo continuato così, mettendo nell’etichetta la pianta catastale della zona da cui arriva, Turrita di Montefalco, certificata bio da tre anni”. Solo diecimila bottiglie per questa prima incursione nel pianeta biologico di Lungarotti. Un bel color rubino, un profumo di frutti rossi, nel bicchiere i tannini si fanno sentire: un vino piacevole che promette di resistere bene agli anni.
Nonostante il calo di turisti in Umbria, Chiara Lungarotti continua a ricevere gli appassionati del vino e a vendere in cantina circa il 10% delle bottiglie. Ne produce 2,5 milioni. Sei bottiglie su dieci vengono vendute in Italia, un mercato in crescita del 2,6% nel 2016. Una storica cantina che si evolve per stare al passo con i tempi e assomiglia alla resistente casa di John Fante “con dentro tutto l’universo” della gente che l’ha costruita.

Fonte Corriere.it a cura di Luciano Ferraro

Fonte: Chiara e il Vino anti terremoto

Sagrantino e Medioevo nel cuore dell’Umbria

 

Hai bisogno di un consiglio di viaggio per abinare le tue prossime vacanze a un tour enogastronomico in Umbria? Piuttosto del solito hotel questa volta pensa alla scelta di una struttura turistica differente.

Prova a cercare sui motori di ricerca agriturismo Umbria e inizia a sfogliare la lista dei risultati. Per un soggiorno nella natura, non c’è di meglio che un agriturismo nel cuore verde d’Italia. L’Umbria ti riserva tante bellezze, un patrimonio storico e artistico di inestimabile valore, una fitta rete di sentieri per le tue escursioni e qualche prezioso tesoro della tavola.

Da dove iniziare? Se sei già stato in Umbria per lavoro o in vacanza, e conosci già le maggiori città d’arte, ti consigliamo una meta speciale. Si chiama Montefalco e appartiene alla selezione dei Borghi più Belli d’Italia. Sulle guide turistiche la troverai citata anche come “ringhiera dell’Umbria”. Il motivo? Presto detto. Montefalco si trova su un colle panoramico, nel bel mezzo della vallata umbra che va da Perugia a Spoleto.

Se decidi di visitare il borgo nel prossimo mese, potrai partecipare all’Agosto Montefalchese, l’appuntamento clou dell’estate in Umbria. Sono tre settimane di feste, giochi, rievocazioni storiche e sfilate in costume. L’evento più atteso dell’Agosto Montefalchese è la corsa del bove: si tratta di un antico gioco medievale, preceduto da un corteo storico composto da ben quattrocento figuranti. Niente esibizioni cruenti: l’uso degli animali è bandito; la corsa del bove, nella sua versione moderna, consiste in una staffetta di corridori, uno per ogni quartiere del borgo. Oltre che nella corsa del bove, le contrade di Montefalco si sfidano in prove di abilità con la balestra e con le bandiere. Il premio? Il titolo del Falco d’Oro, ambitissimo da tutti i partecipanti.

Montefalco è festa, musica e buona tavola. Il borgo è la considerata la piccola capitale del vino rosso più pregiato dell’Umbria. Hai mai assaggiato il Sagrantino di Montefalco DOCG? Lo si produce solo in questo piccolo spicchio di terra della provincia di Perugia, nei comuni di Montefalco, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria, Bevagna e Castel Ritaldi. Ha un sapore caratteristico, tannico, asciutto e armonico e il suo colore è intenso, un bel rosso rubino carico di passioni. Lo puoi assaggiare in tutte le taverne del centro storico di Montefalco o nelle tenute vitivinicole degli immediati dintorni.

Il Sagrantino è un vino da meditazione, da sorseggiare con lentezza: puoi abbinarlo agli arrosti di carne rossa, ai piatti di cacciagione o ai tipici formaggi stagionati del centro Italia. Una vacanza così non puoi proprio perdertela.

 

Capodanno: ecco la classifica delle migliori “bollicine” per i festeggiamenti

Non è capodanno senza le bollicine dello spumante o dello champagne, a seconda dei gusti. Il capodanno a Roma per esempio non è tale senza la giusta atmosfera e il frizzo dello spumante sulle labbra, ma le bollicine non sono tutte uguali e per una fine dell’anno davvero speciale bisogna scegliere qualcosa di eccezionale cercando di districarsi tra prosecchi, spumanti e champagne, a caccia del perlage più memorabile … anche per i prezzi.

Spumanti e champagne pregiati per festeggiare in modo memorabile

Le differenze tra uno spumante e l’altro sono legate ai vitigni e alle uve utilizzate per la vinificazione, ma anche il metodo conta:

  • il metodo classico (o Champenoise) utilizzato per gli champagne con spumentizzazione in bottiglia e aggiunta di zucchero.
  • il metodo Charmat o Martinotti che si usa, ad esempio, per i prosecchi spumantizzati in cisterne.

Fatte le dovute premesse, ecco quali sono i migliori (e più cari) vini spumantizzati per festeggiare la più bella e divertente mezzanotte dell’anno

  1. Armand de Brignac Ace of Spades gold Methuselah. Uno spumante per una notte di follia racchiuso in una bottiglia tutta d’oro da 6 litri prodotto in numero limitato. Il processo di vinificazione, dalla raccolta delle uve fino al rémuage, ovvero quella piccola rotazione che bisogna far compiere alle bottiglie ogni giorno per assicurare un fine perlage, è affidato a un piccolo gruppo di specialisti che ne cura la produzione. Il costo di una di queste bottiglie è di circa 5.600 euro

  2. Krug Clos d’Ambonnay. Uno degli Champagne più rari (prodotto in due sole annate 1996 e 1998), che nasce da uve di una particolare specie di Pinot Noir su un terreno di meno di un ettaro nei pressi di Ambonnay. Un processo di dodici anni di cantina ed una ricerca minuziosa sugli equilibri gli conferisce un aromatico odore di pane caldo. Prezzo di mercato intorno ai 2.000 euro

  3. Boërl & Kroff Brut. Un brand giovane (nato nel 2008) per uno Champagne di alta gamma. La produzione è di pochi esemplari numerati (circa duemila) con una capsula in oro massiccio 18 carati. Prezzo: circa 3.000 euro.

  4. Dom Pérignon Œnothèque Rosé 1992. Icona nel mondo degli sparkling wines. Lo champagne rosé appartiene alla serie vintage che è considerato uno dei migliori ed èanche raro: all’Italia sono destinate poche decine di bottiglie. Il prezzo di mercato si attesta sugli 800 € (ma vi sono esemplari della selezione 1983 che costano anche 2000 euro

  5. Franciacorta Cuvèe Prestige Salmanazar 2011. Vino frizzante nato solo dalle migliori selezioni di uva Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco provenienti da 134 vigne, vengono vinificate separatamente e sapientemente assemblate alle riserve delle migliori annate. Il prezzo di mercato è di 500 euro.

  6. Le Bertole Prosecco di Valdobbiadene extra dry 2011. Spumante da occasioni eleganti, ottenuto da una rigorosa selezione di uve Glera, fragrante al punto giusto. Il prezzo per una confezione con cassa in legno Methuselah è di circa 230/250 euro.

  7. Bellavista Vittorio Moretti 2004 (con sigillo Alla Scala) 2014. La bottiglia fu realizzata per celebrare i dieci anni di collaborazione della celebre winery con il Teatro alla Scala. Il prezzo è di 120/150 euro

  8. Ferrari Balthazar Magnum millesimato. Una delle case vinicole più famose in Italia che produce spumanti per le grandi occasioni, da oltre 100 anni. La linea grandi formati, della quale Balthazar fa parte, è speciale anche per questo: 12 litri in una sola bottiglia. Il prezzo è di 560/600 euro.

  9. Champagne Louis Roederer Cristal Rosé 2002. Cofanetto Magnum Luxury perfetto per la mezzanotte di capodanno. Il prezzo è di 500 €. Esiste una versione lusso di questo champagne con una bottiglia “ingabbiata” in una rete realizzata a mano da maestri orafi, in edizione limitatissima: sette metri d’ottone bagnati in oro 24 carati. La bottiglia è una magnum da 3 litri dall’esorbitante prezzo di 17.800 euro.

  10. Mumm Cordon Rouge Formula 1. Il Mumm è lo champagne da grandi serate come il capodanno per il quale si potrebbe optare per un magnum dal costo di 500 euro.

Se pensate che questi spumanti e champagne siano troppo cari, allora dovreste conoscere il Gout de Diamant, lo champagne più caro al mondo e costa 1.800.000 euro, il cui unico esemplare prodotto è stato venduto ad un anonimo acquirente.

Ciò che lo rende così costoso è una placca in oro bianco massiccio sulla quale sono incise le informazioni d’etichetta e sul simbolo centrale, sempre nel prezioso metallo, è incastonato un diamante da 19 carati. Sono state prodotte delle versioni “più economiche” – ma sempre dai prezzi esorbitanti – destinate al mercato più “commerciale” dove le etichette in oro sono sostituite da etichette in placche d’argento con incastonato uno Svarowski al posto del diamante.

 

 

La viticoltura in armonia con la Luna

 

Il mondo della viticoltura si basa sia sugli ultimi ritrovati della ricerca scientifica sia su tutto un sottobosco di conoscenze provenienti dalla tradizione e tramandate oralmente dal padre in figlio, da vignaiolo a vignaiolo.

Tra i piccoli viticoltori, magari con qualche anno in più, o tra chi si cimenta autonomamente con piccole si sente spesso dire “Devo aspettare la luna giusta per imbottigliare il vino”, oppure “Ho imbottigliato il vino con la luna sbagliata e non è venuto frizzante”. Questo perchè la luna ha un grande potere sulla qualità del vino e chi segue un calendario lunare punta a produrre vino che segua i ritmi della natura.

Per sapere con che luna imbottigliare il vino o eseguire quelle che sono le attività più tipiche per quanto riguarda la viticoltura, può dotarsi di un calendario lunare inteso come calendario con le indicazioni delle fasi lunari e dei segni zodiali in cui la luna transita, oppure di un agenda-calendario delle semine e dei raccolti che inevitabilmente va ad indicare anche come comportarsi con le piante di vite e con il vino.

Qui di seguito vi riportiamo i giorni migliori in cui eseguire le più comuni operazioni connesse alla coltivazione dell’uva ed alla produzione del vino.

Chi intende piantare o seminare le viti dovrà scegliere i giorni caratterizzati dalla luna crescente o discendete (da gemelli a sagittario) nelle cosiddette giornate dei frutti ovvero quando la luna transita in ariete, o leone, o sagittario.

Per potare le viti scegliete i giorni di luna calante nei, sopra menzionati giorni dei frutti. Ma con un’eccezione: gli esemplari di vite giovani dovrebbero essere potate per tre anni in luna crescente affinchè il succo ristagni favorendo la formazione del “succo nero”.

Per irrigare le vigne evitate i cosiddetti giorni dei fiori ovvero quelli in cui la luna transita in gemelli, bilancia e acquario poiché in questo periodo è più probabile l’attacco dei parassiti. Alcune delle migliori viti del mondo si trovano in regioni in cui piove di rado, ed altrettanto di rado vengono annaffiate.

La vendemmia, andrebbe programmata in luna crescente quando transita nei segni che vanno dal sagittario ali gemelli. Non si considera invece i giorni dei pesci, quando la luna va consumata non appena raccolta.

Per pigiare l’uva aspettate la luna crescente in quanto questa fase rende più rapido il processo di fermentazione.

Infine per travasare il vino scegliete i giorni di luna calante affinchè il vino si conservi più a lungo.

Utilizzare questi metodi così naturali non solo consente di avere vini ed uva particolarmente buona, ma consente anche di ridurre al minimo l’uso di pesticidi con un conseguente risparmio economico sull’utilizzo di questi veleni.

 

Le proprietà del vino a portata di cosmetici

Bere un bicchiere di vino durante i pasti fa bene non solo alla salute ma anche all'umore e alla pelle ed è proprio grazie alle sue proprietà antiossidanti e ai suoi innumerevoli benefici che le case cosmetiche hanno deciso di creare dei prodotti per la pelle a base di vino. Questa tendenza si chiama Wine Beauty ed è stata presentata la prima volta nel 2015, in occasione del Vinitaly di Vicenza.

Le aziende produttrici di cosmetici hanno deciso di sfruttare i benefici di questo super antiossidante utilizzando per i loro prodotti non solo il vino ma anche l’uva, le foglie di vite, i tranci di vite, ingrediente principale rimane tuttavia il vino rosso (un potente antiossidante), ma alcune case cosmetiche utilizzano anche lo spumante nella creazione dei loro prodotti. Molte di queste brand, inoltre, sono molto attente anche al problema dell'ambiente e di conseguenza all’eco-sostenibilità, per questo, durante il processo di produzione dei cosmetici cercano di usare gli scarti della vite che altrimenti, se non utilizzati, vanno buttati.

In Italia la diffusione della Wine Beauty si deve soprattutto alla Coldiretti e ai mercati di Campagna Amica che hanno visto il potenziale di sfruttare le proprietà del vino nella produzione di crene e sieri di bellezza.  

Vediamo ora quali sono i cosmetici a base di vino più amati e utilizzati dalle donne insieme al blog makeup Donna e Dintorni.

Si chiama Vinoperfect la linea promossa dalla famosa casa cosmetica francese Caudalìe, questa linea ha come obiettivo principale l’eliminazione delle macchie e l’uniformità dell’incarnato attraverso l’utilizzo di sieri, creme viso e creme colorate tutte con protezione solare. Caudalìe ha pensato bene di utilizzare le proprietà del vino in questa sua nuova linea di creme. L’ingrediente principale alla base di questi prodotti è la viniferina estratta da tralci di vite, questo ingrediente è conosciuto e utilizzato dai contadini francesi, essi infatti lo utilizzano già come schiarente delle macchie cutanee e per avere un incarnato uniforme e luminoso.

Alchimia Natura, la famosa brand produttrice di cosmetici bio, ha invece lanciato la linea Bacco di…Vino che oltre a estratti di vite e uva nera presente nell’Appennino Modenese, utilizza anche i benefici antiossidanti di altri frutti come il melograno, il ribes e il mirtillo. I prodotti presenti in questa innovativa linea sono ricchi di polifenoli e contengono il Resverartolo un antiossidante che combinato con le vitamine A, C, E allieva le infiammazioni cutanee e stimola la produzione di collagene.

Borsa di Studio Vincenzo D’Isanto de I Balzini Winery

ROMINA RIDOLFI

vince la borsa di studio

VINCENZO D'ISANTO di I BALZINI WINERY.

 

Salvador Dali'   diceva che  i veri intenditori non bevono vino, ma degustano segreti……

Ma Antonella e Vincenzo D’Isanto contraddicono brillantemente l’artista Dalì,  una delle figure più eclettiche del ‘900, loro producono il vino, lo bevono  e degustano anche segreti perché il loro brillante sodalizio dura da anni, un fil rouge che li vede insieme, impegnati, sempre accanto, legati sia sul lavoro che in fattoria.

Sono proprietari infatti dell’Azienda agricola I Balzini  che sorge nel comune di Barberino Val d'Elsa e in un settembre caldo, ancora estivo, nel mese dedicato alla vendemmia, quando in Italia si celebra il vino, da I Balzini si premiano i giovani più promettenti  in occasione della terza edizione della "Borsa di Studio Vincenzo D'Isanto", iniziativa promossa e ideata dall'azienda vitivinicola I Balzini in onore del proprio fondatore Vincenzo D'Isanto.

In un prato suggestivo, all’ombra di un grande albero e sotto un romantico balcone, a metà strada tra Firenze e Siena, alcuni tra i più promettenti neo sommelier della delegazione AIS di Firenze si sono contesi la borsa di studio "Vincenzo D'Isanto": un assegno di 700 euro, pari al costo d'iscrizione al corso di terzo livello. Una vera e propria sfida a colpi di degustazioni fra i migliori sommelier della delegazione AIS di Firenze che ha visto vincere il primo premio Vincenzo D'Isanto una grande Romina Ridolfi in una finale tiratissima davanti ad Anna Maria Taccioli e Valentina Mannucci.

"Da sempre I Balzini – spiega la moglie di Vincenzo Antonella D'Isanto, da qualche anno alla guida dell'azienda e Delegata Regionale de Le Donne del Vino della Toscanasi impegna nella diffusione e promozione della cultura del vino e del bere consapevole. Crediamo, infatti, che i giovani Sommelier di oggi ereditino sia l'onore che la responsabilità di coltivare e trasmettere questi valori. Valori che rappresentano certamente una passione ma anche la possibilità di costruirsi un futuro professionale e un bene inestimabile per tutto il nostro territorio".

Vincenzo D'Isanto è sommelier Ais dal 1984 ed è proprio nel 2014, in occasione dei festeggiamenti per il trentesimo anno di iscrizione all'Associazione, che Antonella ha deciso di istituire una borsa di studio che incentivasse e stimolasse i neo Sommelier a proseguire nel proprio percorso.

La giornata di gara ha previsto, durante la mattinata, lo svolgimento della prova scritta e di quella di degustazione bendata, durante la quale i candidati hanno dovuto riconoscere un vino de I Balzini. Nel pomeriggio, i tre candidati che hanno ottenuto i migliori risultati si sono affrontati in una prova orale, aperta al pubblico, durante la quale, tra l'altro, hanno raccontato l'azienda.

In palio, oltre al rimborso del corso per il primo classificato e una targa celebrativa, ci sono stati anche una doppia Magnum e una Magnum de I Balzini White Label per il secondo e il terzo classificati.

Vincenzo e Antonella D’Isanto, da una vita, una passione comune, tenersi per mano e camminare insieme lungo i viottoli, tra i filari e i terrazzamenti de I Balzini…..

 

marketing@ibalzini.it

www.ibalzini.it

text cristina vannuzzi

La forza delle bollicine

Lo champagne, è sicuramente uno degli alcolici più famosi in tutto il mondo. Non soltanto per il suo indiscusso pregio, o il suo gusto, ma anche perché ormai simbolo di lusso e di eleganza. Sono tante le scene dei film divenute celebri grazie allo champagne, pensate a James Bond -si, non solo Martini- Colazione da Tiffany o ancora Quando la moglie è in vacanza.

Ma vediamo di conoscere di più sulla storia di questa bevanda. Partiamo dal nome, lo champagne infatti prende il proprio nome dalla nota regione francese “Champagne”, situata a nord-est, località in cui questo vino è stato creato e prodotto. Il nome dell'inventore di sicuro non sarà sconosciuto ai più: parliamo di Dom Pierre Pèrignon, un giovane monaco benedettino.

I vini francesi da sempre, fin dal medioevo, sono stati ritenuti di pregio. La maggior parte di questi venivano prodotti dai monaci, perché avevano del terreno a disposizione, braccia per poterli coltivare e, più  importante, avevano bisogno  del vino durante la messa. Ben presto però, i vini iniziarono ad essere anche fonte di guadagno per le abbazie, ed iniziarono a farsi conoscere; quando arrivarono nelle tavole dei potenti di Francia, iniziarono ad essere conosciuti in tutto il mondo perché essi iniziarono ad offrirli come omaggio ad altri regnanti provenienti da altri paesi europei.

Nel 1600, numerose guerre e diversi saccheggi, fecero sì che le abbazie venissero abbandonate, provocando così il decadimento delle vigne. Circa 70 anni dopo, Pèrignon  trovo un convento in decadimento le vigne, per fortuna, non erano seccate, e si adoperò affinché non soltanto i campi ma anche il convento riprendessero vita.

Esistono differenti versioni su come sia nato lo champagne, in quanto c’è chi afferma che sia nato per un errore casuale durante la vinificazione dei vini bianchi, chi afferma che Perignon abbia usato degli ingredienti particolari, come dei fiori di pesco, chi ancora riporta che abbia imbottigliato il vino in modo immediato dopo la fermentazione . Ciò che diede un effetto particolare a questo vino, era la spuma, assente in tutti gli altri vini. Perignon si stupì della gradevolezza di quell'aroma e si diede da fare per far conoscere quella scoperta al mondo.

Oggi, lo champagne è sicuramente un alleato validissimo per l'organizzazione eventi Roma e ovunque nel mondo. È un modo sicuro per trasformare una festa in un elegante party. Di certo non è qualcosa da concedersi tutti i giorni, ma per un'occasione speciale si può certo fare uno strappo alla regola.

CALICI DI STELLE EUGANEI

CALICI DI STELLE EUGANEI

Villa Beatrice d’Este

5/7 agosto – 13esima edizione

 

Quasi come un'ormai consolidata tradizione è toccato all'infaticabile Martino Benato, fra i più accesi organizzatori e fautori dell'evento,  a spiegare che fra le novità del Calici di Stelle Euganei, giunta in questo 2106  alla sua 13 a edizione, è davvero degna di nota la presenza dei produttori di vini Bio tra i ventuno produttori della Doc Euganea.

Altro record di questa manifestazione a Villa Beatrice d'Este in quel dei Colli Euganei,  visto che mai, come per questo atteso appuntamento sul monte Gemola da venerdì 5 a domenica 7 agosto,  si era raggiunto un così elevato numero di vignaioli che, sotto l'egida del Movimento Turismo del Vino, motore della manifestazione fin dai suoi esordi come ha ricordato il presidente regionale del Veneto, Giorgio Salvan, le Città del Vino, il Consorzio Vini doc Colli Eugaeni, guidati dal presidente Emanuele Calaon, le amministrazioni dei cinque comuni di Arquà Petrarca, Baone, Cinto Euganeo, Rovolon e Vò, la strada del Vino dei Colli Euganei, daranno la stura alle loro migliori bottiglie per ammaliare, con i  profumi e i sapori della Doc e Docg euganea le migliaia di persone che ogni anno attendono con grande interesse il via di una manifestazione enologica che ha pochi eguali.

 

Osservare la volta stellata fra le magie panoramiche offerte dal proscenio dei Colli Euganei sorseggiando un calice di una delle diverse  Doc prodotte in quest'angolo di Veneto. A cominciare, ricordano in coro gli amministratori dei 5 comuni coinvolti nel caleidoscopio manifesto che scandisce il calendario, da quella che già da qualche anno è diventata una DOCG. Vale a dire il Moscato Giallo Fior d'arancio nelle sue versioni dolce, secco e passito. Poliedrico risultato della passione dei vignaioli euganei per un vitigno che   sta muovendosi a grandi passi fra i vini più interessanti nel panorama enologico italiano dell'ultimo decennio. Vino di grandissima beva che ben si fa accompagnare dal cugino Serprino da uva che sui colli viene chiamata Serprina e non Glera come risponde all'appello dei trevigiani, dal Pinello, vera chicca autoctona del territorio, dai Pinot, dai Chardonnay, dal Manzoni e dai più robusti rossi bordolesi, Cabernet, Merlot, Carmenere ma anche  il Friularo, il Raboso o  misconosciuti  vini di antiche origini quali la Gatta, la Pataresca, la Corbina, Corbinona e Corbinella.

 

Insomma un vero tripudio di vini che si potranno gustare in tutta serenità con lo sguardo rivolto alle stelle accompagnati dal ritmo di brani delle migliori band del territorio, ma soprattutto dalle tipicità gastronomiche euganee e patavine che prevedono anche debito spazio alla tendenza vegetariana e vegana del momento.  Il tutto, hanno sottolineato gli organizzatori, dopo aver parcheggiato il proprio automezzo nel comodo parcheggio di cava Cocuzzola a Baone e raggiunto con il bus  navetta, gratuito, Villa Beatrice d'Este, proprio  sulla cima del monte Gemola . Da dove, dopo aver acquistato il carnet di 5 ticket, del costo di euro 20, ci si potrà dedicare alla magia del Calici di Stelle Euganei 2016. Non dimenticando che come vuole ormai consolidata tradizione a guidare lo sguardo dei presenti fra le vie stellate alla ricerca della personalissima cometa ci saranno anche gli astrofili dell'associazione Astronomica Euganea capitanata da Michele Alberti che nella conferenza stampa non ha nascosto la sua rinnovata emozione per far parte di un così affiatato team di persone innamorate del loro territorio e capaci. soprattutto, di far calamitare su di esso l'attenzione di quanti, anno dopo anno, sono ormai diventati milioni.

 

Per la cronaca, va ricordato che alla conferenza stampa, in rappresentanza delle diverse amministrazioni, oltre ai citati rappresentati delle diverse associazioni e consorzio,  erano presenti il sindaco di Vo , Vanessa Trevisan , Lisa Loreggian, assessore di Arquà Petrarca, Stefano Ambrosi , consigliere di Cinto Euganeo e rappresentante dell'omonima pro Loco e Maria Elena Sinigaglia, sindaco di Rovolon. A fornire la loro puntuale e professionale ospitalità i Valentini&Carraro, titolari dell'Enoteca La Mia Cantina di piazzale Santa Croce a Padova.  

IL VINO TOSCANO INCANTA I RUSSI

IL VINO TOSCANO INCANTA I RUSSI

A Forte dei Marmi l’EnoArte di Elisabetta Rogai

Un entusiasmo …alle stelle….. da parte di un selezionato pubblico di magnati russi per una serie di prodotti toscani che hanno accompagnato la performance live con il vino dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai nella sua personale “Oltre le Stelle”  a Forte dei Marmi, usando la sua tecnica EnoArte, dipingere con il vino. Ed è stata proprio la notte di San Lorenzo, la caduta delle stelle, il picco atteso nella notte quando abbiamo assistito ad un vero e proprio show con "più di una stella cadente al minuto, circa un'ottantina all'ora in media".

Secondo una credenza ancora molto diffusa, un desiderio espresso nel momento in cui si vede nel cielo una stella cadente si realizzerà. Quest'anno il consiglio è di prepararsene più di uno e di restare svegli fino all'alba: il fenomeno sarà più visibile nella seconda parte della notte, dalla mezzanotte in poi. Fin dall'antichità gli uomini hanno aspettato a testa in su la pioggia di stelle cadenti di metà agosto, tradizione di speranza, ma sempre e comunque spettacolo suggestivo e che quest'anno lo sarà ancora di più, vista l'assenza della Luna. Le stelle cadenti non sono stelle, il fenomeno è causato da minuscoli frammenti di polvere e roccia, i meteoroidi, che cadono dallo spazio nella nostra atmosfera dove bruciano per attrito, divenendo visibili anche a occhio nudo e diventando così "meteore", quelle che comunemente chiamiamo stelle cadenti.  

Ma per l’artista fiorentina Elisabetta Rogai non è un fenomeno casuale,  sono veramente stelle, simbolo di speranza, e l’artista ha voluto condividere il prodigio che si ripete tutti gli anni il 10 agosto nella notte calda d’estate, la notte di San Lorenzo, con i nuovi estimatori della sua arte, il gruppo di magnati e collezionisti russi di Art Dinasty Gallery, la Galleria più glamour di Forte dei Marmi, con sede a Ginevra e Mosca diretta con competenza dal Direttore Francesca Giuli, per presentare la  personale con le sue fantasie e i sogni impressi sul canvas, sul jeans, su tela, il cachemere delle pashmine, dipinti al vino su lastre di marmo….l’eclettismo dell’artista che cerca solo bellezza nei volti che dipinge. Il prossimo step per l’artista sarà una sua personale a Mosca, proprio dipingendo con i vini toscani, infatti nella notte delle stelle cadenti, la notte di San Lorenzo, la sorpresa per una inedita e inaspettata performace live davanti ad un pubblico attento, sorpreso, gente che viene da un mondo di una cultura diversa che non ha mai visto il capolavoro del vino che si trasforma in arte, il nostro prodotto della terra che la Rogai esalta, scopre e usa, gestendolo in maniera diversa, competente, unica. 

E si apre uno spaccato d’Arte, quella di Elisabetta Rogai nelle sue eclettiche composizioni, dipinti a olio e su jeans, opere fatte usando il vino,  con la tecnica Enoarte, la sensualità dei suoi foulard/pashmina e dei caftani ricavati dalla stampa dei suoi dipinti con il vino, e poi i vini toscani, il rosso e il Brunello di Corte dei Venti di Clara Monaci, il magnifico rosso Nemo e lo Chardonnay del Castello di Monsanto della Famiglia Bianchi, il fresco rosè di Villa Pillo di Gambassi Terme, il Pietraserena di San Gimignano, i pecorini toscani al vino di Forme d’Arte di Paolo Piacenti, una novità sorprendete per gli ospiti russi le cofaccine stuzzicanti di Nome, produzioni artigianali toscane che accolgono gli ospiti in una location affascinante, dove in realtà il primo attore diventa il vino, per una architettura musicale, armoniosa,  dove l’arte della Rogai, artista che sa ascoltare il tempo e la natura, dotata di uno spirito libero e colorato, piena di fantasia e magia, si sposa con il gusto e le tonalità del vino, dando colore alla tela, dandole un anima, svelando talento ed estro, passione e curiosità di conoscere mondi nuovi, come nuove tecniche, materiali insoliti, l’arte prestata al fashion, al food, al vino……una musica lontana, la calda voce di Barbara Vignali, le stelle cadenti, una serata che solo la Versilia può regalare, una bella sera d’estate.

Le sue opere sono create con la tecnica di Enoarte, una personalissima invenzione dell’artista, unica in Italia,  che consiste nel dipingere usando il vino come colore. Dopo anni di studio e molti tentativi, attraverso l’aiuto del professor Roberto Bianchini (docente di chimica organica dell’Università degli Studi di Firenze) Elisabetta Rogai è riuscita a capire come “fissare” il vino sulla tela, un procedimento particolare che dona al quadro una vita vera e propria. Ciò che rende queste opere d’arte davvero particolari è il fatto che dopo un primo tratteggio della bozza del disegno fatta con la fusaggine di vite – carboncino – l’artista nella loro realizzazione usa solo ed esclusivamente vino rosso (e bianco per le sfumature) senza aggiungervi altri componenti. Un fissaggio naturale impedisce poi al vino di invecchiare oltre un certo limite, stabilito da Elisabetta: in questo modo i colori restano sempre  luminosi, senza sbiadire troppo, la realtà che cambia a seconda del punto di osservazione dell’artista, ma rimane sempre arte pura.

www.elisabettarogai.it

Personale di Elisabetta Rogai “Oltre le stelle” Forte dei Marmi, 6/31 agosto 2016

Art Dinasty Gallery – Piazzetta dei Marmi – (via Barsanti) – Forte dei Marmi

Eccellenze campane, i migliori vitigni autoctoni

Proprio cosi, il vino gioca sicuramente un ruolo fondamentale per gustare un pasto, tant’è vero che esiste una sorta di “regolamento” nella scelta dal vino da proporre a tavola in base ai cibi preparati. Seppur non ferrea, queste regole suggeriscono ad esempio di non utilizzare mai un vino il cui gusto possa sovrapporsi a quello del piatto, oppure di utilizzare vini leggeri e poco corposi in abbinamento a piatti leggeri e poco elaborati e viceversa usando dunque vini corposi e tannici qualora si consumi un pasto robusto. Al vino è legata anche l’importante dibattito circo gli effetti positivi o negativi che un suo consumo regolare può avere sul corpo umano. Seppur non c’è un vero e proprio accordo assoluto, si può certamente affermare che bere il vino moderatamente ed assieme ad un bel piatto fa meno male di bere superalcolici ed in taluni casi potrebbe anche fare “bene alla salute”. Seppur interessanti, non è nostra intenzioni però soffermarci sulle regole da seguire a tavola o sugli effetti clinici che sono stati collegati all’uso del vino (e per i quali si potrebbe parlare per ore ed ore citando i più disparati studi dei ricercatori), ciò che invece abbiamo intenzione di fare è compiere un tuffo nella realtà campana analizzandone le eccellenze in campo di viticoltura.

La Campania ed i suoi vitigni:

La Campania nonostante il passare degli anni ed i vari avvenimenti storici, è rimasto uno dei territori più importanti della Penisola italiana (e forse anche europea) per quel che riguarda la varietà e la quantità dei vitigni che vengono coltivati. A rendere unica la varietà e la qualità dei vitigni campani ha contribuito certamente la posizione geograficamente strategica che la regione occupa nelle acque del mediterraneo e che l’hanno resa terra d’approdo per greci e fenici. Nel corso degli anni i viticoltori hanno mostrato un forte attaccamento alle radici storiche della regione ed anche in anni in cui le indicazioni del mercato sembravano andare in una direzione praticamente opposta, i vignaioli campani hanno continuato a credere fermamente nel valore storico e qualitativo delle loro coltivazioni tradizionali. Questa tendenza è più che evidente ancora oggi e difatti sulle tavole campana difficilmente si portano vini come il merlot o lo chardonnay o ancora il cabernet ed il sauvignon; tutti questi vini che hanno una tiratura internazionale hanno un ruolo marginale nelle viticolture campane.

Le viticolture autoctone:

Seppur con le dovute eccezioni (tra l’altro anche ben circoscritte) la maggior parte delle bottiglie di vino campano sono prodotte da sempre con uve autoctone, proprio per questo motivo il gusto del vino prodotto in questa regione ha un sapore unico e difficilmente riconducibile a modelli standardizzati. Proprio per questo motivo le produzioni locali hanno attirato l’attenzione di molti operatori ed appassionati di vino. Voler tracciare una mappatura completa di tutte la varietà di vino censite in Campania non è certamente un lavoro da poco: Solo una piccolissima parte dell’incredibile serbatoio di biodiversità è stata studiata nel dettaglio da un punto di vista genetico, agronomico od organolettico, eppure periodicamente su alcuni di questi vitigni pressoché sconosciuti al grande pubblico nascono dei progetti, non solo aziendali, con l’obiettivo di recuperarli e valorizzarli ben oltre i pochi filari in cui sono presenti. Eppure nel grande ed eterogeneo scenario dei vini, vi sono certamente alcuni nomi che oggi giorno rappresentano delle vere e proprie autorità nel settore.

I migliori vini della Campania:

Come abbiamo detto poc’anzi, nel vasto panorama campano si possono riuscire ad identificare alcuni vini che sono generalmente riconosciuti come “eccellenze campane” e qui di seguito vi parleremo proprio di questi vini. Tra prodotti provenienti dai versanti collinari delle province di Benevento ed Avellino, i vigneti terrazzati a precipizio sul mare della zona amalfitana, passando per Ischia e Capri sino a giungere alle pendici del Vesuvio; scegliere i prodotti migliori non è certamente cosa facile ma sono cinque i vini classici che emergono.

Aglianico: L’Aglianico è uno dei primi vini che abbiamo il È un vitigno antico, probabilmente originario della Grecia e introdotto in Italia intorno al VII-VI secolo a.C.dovere di citare, appartenente alla varietà di uve rosse l’Aglianico è una delle più diffuse del meridione. Le origini del nome non sono certe ma si suppone possa provenire da una storpiatura della parola Ellenico. Le uve di Aglianico sono anche utilizzate come base per il Taurasi ed il Falerno. Le caratteristiche di questo vino sono le seguenti:

  • Epoca di vendemmia: media o tardiva (nel mese di ottobre)
  • Vigoria: medio – alta
  • Peso medio del grappolo: 150 – 250 grammi
  • Acino: medio-piccolo, forma sferica; buccia molto pruinosa, di colore blu-nero, poca consistenza e medio spessore.

Falanghina: Altro vino importante in Campania è la Falanghina, in queste terre crescono due varietà di uve Falanghina ed entrambe vengono utilizzate per la produzione di eccellenti vini bianchi frizzanti. La falanghina è un vitigno molto antico, originario delle pendici del Taburno e di alcune zone dei Campi Flegrei. Per quanto riguarda le caratteristiche del vino, questo si presenta lievemente dolce e fruttato.

  • Colore bacca: Bianca
  • Foglia: media o piccola, cuneiforme, raramente orbicolare, trilobata e meno spesso pentalobata.
  • Grappolo: lungo o medio, di media grandezza e compatto, cilindrico o conico, con un'ala corta.
  • Acino: medio, sferoide, regolare Buccia: spessa e consistente, di colore grigio-giallastro, con buona presenza di pruina.

Lacryma Christi del Vesuvio: Questo vino è sicuramente uno dei più interessanti presenti in Campania, prima ancora che per il sapore per le leggende che ne accompagnano il nome. Qui di seguito vi riportiamo a citazione di una delle più suggestive leggende legate al nome: "Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl'inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi". Oltre a questo vi sono poi altre versioni che narrano di Cristo in visita ad un eremita redento che prima del commiato gli trasforma la sua bevanda poco potabile in vino eccellente. Storie a parte parliamo del vino in sé. Il Lachrima si può trovare sia rosso che bianco e qui di seguito vi riportiamo le caratteristiche di entrambi:
Rosso:

  • Colore: rosso rubino, talmente vivace e prorompente per cui sembra venuto fuori dal Vesuvio stesso
  • Profumo: gradevole, profuma di frutta rossa e talvolta di spezie
  • Sapore: secco e con un aroma armonico, complesso e corposo;
  • Vitigni: Piedirosso e/o Sciascinoso (min 80%), Aglianico (max 20%);
  • Gradazione alcolica: minimo 12%
  • Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65%

Bianco:

  • Colore: giallo paglierino più o meno carico, con riflessi dorati;
  • Profumo: gradevolmente vinoso, di un profumo intenso che ricorda le ginestre vesuviane con un trionfo di tonalità fruttate che vanno dalla mela cotogna, molto matura, a note di ananas, banana e pesca gialla;
  • Sapore: secco e leggermente acidulo, ben strutturato, con un aroma fruttato-floreale di notevole persistenza aromatica
  • Vitigni: Coda di Volpe bianca e/o Verdeca (min 80%), Falanghina e/o Greco (max 20%);
  • Gradazione alcolica: minimo 12%
  • Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65 %

Piedirosso: Altro prodotto tipico della Campania, questo vino si ottiene a partire dalle uve di Piedirosso che crescono in tutta la regione. Conosciute anche con il nome di “Per’epalummo”(piede di piccione nel dialetto napoletano) queste uve devono il loro nome al colore della buccia delle loro bacche che ricorda proprio quella delle zampe di un piccione. Non lasciatevi ingannare però del nome che certamente non suscita una bella immagine, il sapore di questo vino saprà certamente conquistarvi, non a caso è considerato una specialità del posto. Qui di seguito elenchiamo le caratteristiche principali:

  • colore: rosso rubino brillante più o meno intenso.
  • odore: vinoso, gradevole, caratteristico.
  • sapore: fruttato, asciutto.

Greco di Tufo: Siamo ormai giunti alla fine di questo tuffo nella napoletanità vinicola. L’ultimo vino che di cui vi vogliamo parlare è il famoso Greco di Tufo. Le informazioni storiche di questo vino non sono tantissime ma ciò che si certamente affermare è che Il vitigno fu portato nella provincia di Avellino, nella zona dei comuni di Tufo, dai Pelasgi della Tessaglia (Grecia), nel I secolo a.C.Il Greco di Tufo è un vino che beneficia della menzioneDOCG. Come tale è prodotto in otto Comuni dellaprovincia di Avellino. Da notare che il Greco di Tufo è uno tra i pochi bianchi in Italia che si presta all'invecchiamento. Per quanto riguarda le caratteristiche del vino come per i precedenti qui di seguito trovate le principali caratteristiche:

  • colore: giallo paglierino più o meno intenso.
  • odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico.
  • sapore: secco, armonico.
  • acidità totale minima: 5,0 g/l
  • gradazione alcolica minima: 11,50% vol.
  • estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

La fine del percorso:

Si conclude cosi la nostra mini guida tra i vini migliori che a nostro avviso sono coltivati nella Campania, il nostro consiglio e di provare voi stessi questi prodotti unici accostandoli al piatto più appropriato o degustandoli in buona compagnia.

Fonte: http://localitaitaliane.it/notizie-campania/