Eccellenze campane, i migliori vitigni autoctoni

Proprio cosi, il vino gioca sicuramente un ruolo fondamentale per gustare un pasto, tant’è vero che esiste una sorta di “regolamento” nella scelta dal vino da proporre a tavola in base ai cibi preparati. Seppur non ferrea, queste regole suggeriscono ad esempio di non utilizzare mai un vino il cui gusto possa sovrapporsi a quello del piatto, oppure di utilizzare vini leggeri e poco corposi in abbinamento a piatti leggeri e poco elaborati e viceversa usando dunque vini corposi e tannici qualora si consumi un pasto robusto. Al vino è legata anche l’importante dibattito circo gli effetti positivi o negativi che un suo consumo regolare può avere sul corpo umano. Seppur non c’è un vero e proprio accordo assoluto, si può certamente affermare che bere il vino moderatamente ed assieme ad un bel piatto fa meno male di bere superalcolici ed in taluni casi potrebbe anche fare “bene alla salute”. Seppur interessanti, non è nostra intenzioni però soffermarci sulle regole da seguire a tavola o sugli effetti clinici che sono stati collegati all’uso del vino (e per i quali si potrebbe parlare per ore ed ore citando i più disparati studi dei ricercatori), ciò che invece abbiamo intenzione di fare è compiere un tuffo nella realtà campana analizzandone le eccellenze in campo di viticoltura.

La Campania ed i suoi vitigni:

La Campania nonostante il passare degli anni ed i vari avvenimenti storici, è rimasto uno dei territori più importanti della Penisola italiana (e forse anche europea) per quel che riguarda la varietà e la quantità dei vitigni che vengono coltivati. A rendere unica la varietà e la qualità dei vitigni campani ha contribuito certamente la posizione geograficamente strategica che la regione occupa nelle acque del mediterraneo e che l’hanno resa terra d’approdo per greci e fenici. Nel corso degli anni i viticoltori hanno mostrato un forte attaccamento alle radici storiche della regione ed anche in anni in cui le indicazioni del mercato sembravano andare in una direzione praticamente opposta, i vignaioli campani hanno continuato a credere fermamente nel valore storico e qualitativo delle loro coltivazioni tradizionali. Questa tendenza è più che evidente ancora oggi e difatti sulle tavole campana difficilmente si portano vini come il merlot o lo chardonnay o ancora il cabernet ed il sauvignon; tutti questi vini che hanno una tiratura internazionale hanno un ruolo marginale nelle viticolture campane.

Le viticolture autoctone:

Seppur con le dovute eccezioni (tra l’altro anche ben circoscritte) la maggior parte delle bottiglie di vino campano sono prodotte da sempre con uve autoctone, proprio per questo motivo il gusto del vino prodotto in questa regione ha un sapore unico e difficilmente riconducibile a modelli standardizzati. Proprio per questo motivo le produzioni locali hanno attirato l’attenzione di molti operatori ed appassionati di vino. Voler tracciare una mappatura completa di tutte la varietà di vino censite in Campania non è certamente un lavoro da poco: Solo una piccolissima parte dell’incredibile serbatoio di biodiversità è stata studiata nel dettaglio da un punto di vista genetico, agronomico od organolettico, eppure periodicamente su alcuni di questi vitigni pressoché sconosciuti al grande pubblico nascono dei progetti, non solo aziendali, con l’obiettivo di recuperarli e valorizzarli ben oltre i pochi filari in cui sono presenti. Eppure nel grande ed eterogeneo scenario dei vini, vi sono certamente alcuni nomi che oggi giorno rappresentano delle vere e proprie autorità nel settore.

I migliori vini della Campania:

Come abbiamo detto poc’anzi, nel vasto panorama campano si possono riuscire ad identificare alcuni vini che sono generalmente riconosciuti come “eccellenze campane” e qui di seguito vi parleremo proprio di questi vini. Tra prodotti provenienti dai versanti collinari delle province di Benevento ed Avellino, i vigneti terrazzati a precipizio sul mare della zona amalfitana, passando per Ischia e Capri sino a giungere alle pendici del Vesuvio; scegliere i prodotti migliori non è certamente cosa facile ma sono cinque i vini classici che emergono.

Aglianico: L’Aglianico è uno dei primi vini che abbiamo il È un vitigno antico, probabilmente originario della Grecia e introdotto in Italia intorno al VII-VI secolo a.C.dovere di citare, appartenente alla varietà di uve rosse l’Aglianico è una delle più diffuse del meridione. Le origini del nome non sono certe ma si suppone possa provenire da una storpiatura della parola Ellenico. Le uve di Aglianico sono anche utilizzate come base per il Taurasi ed il Falerno. Le caratteristiche di questo vino sono le seguenti:

  • Epoca di vendemmia: media o tardiva (nel mese di ottobre)
  • Vigoria: medio – alta
  • Peso medio del grappolo: 150 – 250 grammi
  • Acino: medio-piccolo, forma sferica; buccia molto pruinosa, di colore blu-nero, poca consistenza e medio spessore.

Falanghina: Altro vino importante in Campania è la Falanghina, in queste terre crescono due varietà di uve Falanghina ed entrambe vengono utilizzate per la produzione di eccellenti vini bianchi frizzanti. La falanghina è un vitigno molto antico, originario delle pendici del Taburno e di alcune zone dei Campi Flegrei. Per quanto riguarda le caratteristiche del vino, questo si presenta lievemente dolce e fruttato.

  • Colore bacca: Bianca
  • Foglia: media o piccola, cuneiforme, raramente orbicolare, trilobata e meno spesso pentalobata.
  • Grappolo: lungo o medio, di media grandezza e compatto, cilindrico o conico, con un'ala corta.
  • Acino: medio, sferoide, regolare Buccia: spessa e consistente, di colore grigio-giallastro, con buona presenza di pruina.

Lacryma Christi del Vesuvio: Questo vino è sicuramente uno dei più interessanti presenti in Campania, prima ancora che per il sapore per le leggende che ne accompagnano il nome. Qui di seguito vi riportiamo a citazione di una delle più suggestive leggende legate al nome: "Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl'inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi". Oltre a questo vi sono poi altre versioni che narrano di Cristo in visita ad un eremita redento che prima del commiato gli trasforma la sua bevanda poco potabile in vino eccellente. Storie a parte parliamo del vino in sé. Il Lachrima si può trovare sia rosso che bianco e qui di seguito vi riportiamo le caratteristiche di entrambi:
Rosso:

  • Colore: rosso rubino, talmente vivace e prorompente per cui sembra venuto fuori dal Vesuvio stesso
  • Profumo: gradevole, profuma di frutta rossa e talvolta di spezie
  • Sapore: secco e con un aroma armonico, complesso e corposo;
  • Vitigni: Piedirosso e/o Sciascinoso (min 80%), Aglianico (max 20%);
  • Gradazione alcolica: minimo 12%
  • Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65%

Bianco:

  • Colore: giallo paglierino più o meno carico, con riflessi dorati;
  • Profumo: gradevolmente vinoso, di un profumo intenso che ricorda le ginestre vesuviane con un trionfo di tonalità fruttate che vanno dalla mela cotogna, molto matura, a note di ananas, banana e pesca gialla;
  • Sapore: secco e leggermente acidulo, ben strutturato, con un aroma fruttato-floreale di notevole persistenza aromatica
  • Vitigni: Coda di Volpe bianca e/o Verdeca (min 80%), Falanghina e/o Greco (max 20%);
  • Gradazione alcolica: minimo 12%
  • Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65 %

Piedirosso: Altro prodotto tipico della Campania, questo vino si ottiene a partire dalle uve di Piedirosso che crescono in tutta la regione. Conosciute anche con il nome di “Per’epalummo”(piede di piccione nel dialetto napoletano) queste uve devono il loro nome al colore della buccia delle loro bacche che ricorda proprio quella delle zampe di un piccione. Non lasciatevi ingannare però del nome che certamente non suscita una bella immagine, il sapore di questo vino saprà certamente conquistarvi, non a caso è considerato una specialità del posto. Qui di seguito elenchiamo le caratteristiche principali:

  • colore: rosso rubino brillante più o meno intenso.
  • odore: vinoso, gradevole, caratteristico.
  • sapore: fruttato, asciutto.

Greco di Tufo: Siamo ormai giunti alla fine di questo tuffo nella napoletanità vinicola. L’ultimo vino che di cui vi vogliamo parlare è il famoso Greco di Tufo. Le informazioni storiche di questo vino non sono tantissime ma ciò che si certamente affermare è che Il vitigno fu portato nella provincia di Avellino, nella zona dei comuni di Tufo, dai Pelasgi della Tessaglia (Grecia), nel I secolo a.C.Il Greco di Tufo è un vino che beneficia della menzioneDOCG. Come tale è prodotto in otto Comuni dellaprovincia di Avellino. Da notare che il Greco di Tufo è uno tra i pochi bianchi in Italia che si presta all'invecchiamento. Per quanto riguarda le caratteristiche del vino come per i precedenti qui di seguito trovate le principali caratteristiche:

  • colore: giallo paglierino più o meno intenso.
  • odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico.
  • sapore: secco, armonico.
  • acidità totale minima: 5,0 g/l
  • gradazione alcolica minima: 11,50% vol.
  • estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

La fine del percorso:

Si conclude cosi la nostra mini guida tra i vini migliori che a nostro avviso sono coltivati nella Campania, il nostro consiglio e di provare voi stessi questi prodotti unici accostandoli al piatto più appropriato o degustandoli in buona compagnia.

Fonte: http://localitaitaliane.it/notizie-campania/

Le migliori enoteche di Milano

Si sa che Milano è la patria dell'aperitivo, ma dove bere un buon bicchiere di vino all'ombra della Madunina? In questo articolo vi vogliamo condurre in un itinerario tra enoteche e wine bar milanesi alla scoperta di luoghi in cui deliziare i sensi e rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro o svagarsi nel fine settimana.

N'Ombra de Vin

Un'enoteca, un wine bar, un bistrot, uno spazio polivalente che ospita anche iniziative culturali ed artistiche, musica dal vivo e dj-set, ma senza dimenticare l'assoluto protagonista: il vino. Location suggestiva, ricavata da un antico refettorio, questo è uno degli indirizzi più famosi tra gli amanti del vino milanesi. Una lista che include vini italiani, francesi, bollicinee distillati, serviti alla mescita o venduti a bottiglia e accompagnati da una cucina locale e saporita con piatti di carne, uova, taglieri e formaggi.

Cantine Isola

Una vera e propria istituzione del vino a Milano, aperte oltre cento anni fa e con la stessa gestione da oltre vent'anni. Una piccole enoteca con spazio esterno ed un locale caratterizzato da muri totalmente ricoperti di bottiglie e foglietti illustrativi che per ogni vino indicano i prezzi per annate. Ambiente accogliente da enoteca di un tempo, nel quale perdersi tra una chiacchiera ed un calice in un'atmosfera genuina ed autentica.

Signorvino

Un wine bar su piazza Duomo sembra un luogo dai prezzi inarrivabili, invece Signorvino è un wine bar dall'atmosfera moderna dove è possibile bere buon vino da una carta che vanta oltre 700 etichette, tutte italiane, adatte ado ogni fascia di prezzi. L'enoteca Signorvino Milano è un Wine Bar in cui è possibile accompagnare il vino con cucina tipica italiana o taglieri, ideale per un pranzo, una cena, un aperitivo o una pausa dallo shopping.

Comptoir De France

Compotir De France è un angolo di Francia a Roma dove è possibile gustare calici d'Oltralpe a prezzi popolari. Una varia proposta al bicchiere, nella quale farsi guidare dai gentilissimi titolari, ma anche buonissimi formaggi francesi che possono essere accompagnati al bicchiere di vino o acquistati d'asporto.

Hic Enoteche 2.0

In zona Buenos Aires questa enoteca coniuga l'amore per il vino e la tradizione nella sua produzione con la tecnologia. Qui infatti si acquista vino attraverso uno schermo touch che oltre a mostrare etichette in vendita fornisce per ciascuna una scheda nella quale sono descritti tutti i dettagli della bottiglia, dal metodo di produzione al prezzo.

La Cieca

La Cieca oltre ad essere un'enoteca classica dove bere un'ottima selezione di vini, è anche un progetto originale ed ambizioso. Questo locale ha infatti due carte di vini, una classica, detta bianca, dove sono indicate tutte le informazioni dei vini, ed una nera, dove del vino è indicato solo un nome di fantasia, e dove dunque si può ordinare alla cieca. I vini sono serviti in un calice nero e si possono fare domande per indovinare che etichetta si sta bevendo, in caso ci si riesca il vino viene offerto dalla casa.

Questa enoteca privilegia vini di piccoli produttori ed offre piccoli sfizi per aperitivi, taglieri, formaggi e salumi di pesce.

Come vendere vino a Dubai

Quali sono gli aspetti che devono essere tenuti in considerazione da chi ha intenzione di vendere vino a Dubai? In primo luogo, è bene sgombrare il campo dagli equivoci: anche se si sta parlando di un Paese in prevalenza musulmano, la vendita di vino e di altri alcolici è permessa. Non solo è tollerata, insomma, ma è anche desiderata, apprezzata e incentivata, al punto che gli Emirati Arabi – di cui Dubai fa parte – negli ultimi anni sono diventati un vero e proprio punto di riferimento da questo punto di vista. D'altra parte, in presenza di un numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo così elevato, sarebbe stato sorprendente il contrario.

Addirittura, un report fornito dal Foreign Agricultural Service degli Stati Uniti riferisce di un mercato che, anno dopo anno, conosce una crescita pari all'8%. Se nel 2010 negli Emirati le importazioni di vino avevano toccato i dieci milioni di litri, per un giro di affari superiore ai 50 milioni di dollari, non è difficile calcolare a quale livello si sia arrivati negli ultimi anni. Attenzione, comunque, perché l'importazione degli alcolici è permessa, ma ciò non vuol dire che sia libera: infatti, per vendere vino a Dubai e distribuirlo è necessario fare riferimento ad alcuni importatori specifici che dispongono di un'autorizzazione da parte del governo.

Tra i fattori su cui è bene concentrare l'attenzione c'è quello relativo ai dazi doganali: oltre alla tariffa pari al 50% in vigore sugli alcolici, è necessario calcolare una tassa al consumo pari al 30%. Il mercato del vino a Dubai è, in sintesi, in netta crescita: tra i più amati e venduti, oltre a quelli italiani, ci sono quelli tedeschi e quelli alsaziani. Il consumo, come è facile immaginare, è appannaggio soprattutto dei non musulmani (si pensi che i musulmani possono acquistare al massimo due litri di alcol o vino, mentre non ci sono limitazioni di questo genere per chi non è musulmano). Fermo restando che si ha a che fare con una burocrazia che non è per nulla semplice, dunque, gli imprenditori interessati a esportare devono sapere che le aziende principali nell'ambito della distribuzione sono la MMI – acronimo di Maritime Mercantile International – e la A&E – acronimo di African & Eastern -. 

Infine, l'ultimo elemento da non dimenticare per vendere vino a Dubai è quello che riguarda la traduzione in lingua di tutti i documenti, delle etichette e di ogni altro allegato: a questo proposito, non si può fare a meno di rivolgersi a un'agenzia di traduzione specializzata del settore per avere la certezza di usufruire di un servizio impeccabile e ottimale.

Negroamaro di Puglia

 

Il prodotto più rappresentativo dell’enologia della Puglia è il Negroamaro, un vino rosso profumato e dal sapore persistente e fresco. E’ un vino rinomato ed apprezzato anche fuori dai confini nazionali grazie al suo corpo importante e agli aromi intensi e piacevoli.

 

Il Negroamaro

Il Negroamaro è il vitigno più diffuso in Puglia e si trova, in particolare, nel Salento e nelle provincie di Taranto e Brindisi. Le sue origini, non completamente certe, si fanno risalire all’epoca della dominazione greca. Il nome Negroamaro potrebbe derivare da termini romani e greci indicanti il colore nero intenso delle uve.

A renderlo unico sono le caratteristiche dei terreni, spesso argillosi e calcarei, ed il clima piuttosto caldo. Il forte irraggiamento solare, garantisce alle uve una maturazione perfetta e un’ottima quantità di zucchero.

Il Negroamaro è un vino di corpo, elegante raffinato la cui gradazione alcolica può addirittura essere maggiore a 14 gradi. Viene vinificato sia in rosso che in rosato.

Le uve Negroamaro sono impiegate sia in purezza che in abbinamento alla Malvasia Nera per i vini della DOC Salice Salentino. In base al disciplinare del Salice Salentino, il Negroamaro può essere completato al massimo per il 15% da Malvasia Nera. Le uve Negroamaro sono inserite n ei disciplinari dell’Alezio DOC, del Galantina DOC, del Leverano DOC, dello Squinzano DOC, del Matino DOC, del Nardò DOC e del Copertino DOC.

 

Caratteristiche sensoriali del Negroamaro

 

Il Negroamaro classico ha un colore rosso rubino brillante che si modifica con l’invecchiamento giungendo a diventare granato e poi con venature arancioni. I suoi sentori si amplificano con l’invecchiamento che, in genere, viene effettuato in botte.

I profumi del Negroamaro di Puglia sono vibranti e si richiamano ai frutti, come amarene e bacche, e spezie come vaniglia e tabacco. Il Negroamaro classico ha un sapore persistente e un retrogusto leggermente astringente ma comunque rotondo e molto piacevole che lo caratterizzano come vino da tutto pasto. Le uve vinificate in purezza all’esame gustativo si contraddistinguono per un finale tendente all’amaro e una grande aromaticita.

E’ un vino forte e tanninico che si presta ottimamente ai primi piatti tipici della Puglia e ai tanti pani tradizionali, compresa la focaccia. Il Negroamaro si rivela adatto al pesce, anche in zuppa, e alle carni come quelle bianche dell’agnello; si apprezza con i formaggi ed altri prodotti locali, come le verdure e i legumi, ceci in particolare.

La versione rosata del Negroamaro di Puglia, ricca di profumi di spezie e fiori, si può accostare con formaggi freschi, crostacei e molluschi.

Eleonora Casula

3397916117

eleonora@ele22.it

www.ele22.it

FB: Eleonora Casula

Linkedin: Eleonora Casula

 

Alla ricerca del migliore vino del Lazio

L'Italia della bella vita, l'Italia del buon cibo è anche l'Italia dell'ottimo vino. Sono molte le regioni italiane che producono un vino estremamente buono. Una di queste è il Lazio.

Come si produce il vino?

Quello che arriva sulla nostra tavola è l'atto finale di un lunghissimo processo in almeno sei fasi.

La prima fase è quella della vendemmia, La più pesante ma anche quella più romantica e dentro l'immaginario comune. Anticamente era fatta a mano, oggi invece, a causa della mancanza di manodopera, viene eseguita meccanicamente, ma è piùà grossolana poiché non permette di fare una cernita dei grappoli da cogliere in base, ad esempio, alla maturazione o all’integrità degli acini.

Poi, la pigiatura. In pochi, nelle regioni dove il vino è una delle risorse, non hanno pigiato i chicchi con i piedini all'asilo. La fermentazione,  o vinificazione, può durare da 1 giorno a 1 settimana, ma può essere anche prolungata fino a 10 giorni quando si tratta di vini più complessi. Questo processo avviene differentemente se si tratta di vini bianchi o rossi. Se il mosto non viene fatto fermentare e viene separato dalle bucce e filtrato, si otterranno vini bianchi, per i vini rosati invece si esegue una parziale vinificazione in bianco.

Il vino rosso, infine, si ottiene lasciando fermentare il mosto macerando insieme a bucce, semi e raspi, che rilasciano il colore tipicamente rosso.

Infine, l'invecchiamento: ossia si travasa il vino, purificato dai residui solidi e dalle vinacce che rimangono sul fondo dei tini, nelle botti dove avvengono una seconda fermentazione e un’ulteriore trasformazione dello zucchero residuo. La temperatura deve mantenersi a 15°C.

A questo punto, i vini bianchi sono pronti per essere imbottigliati, mentre per i vini rossi inizia l’invecchiamento, che può durare fino a 5 anni.

I vini laziali

I migliori vini laziali sono stati individuati per questo 2016.

per i vini rossi:

  • – Cesanese del piglio Docg superiore Romanico 2013

  • – Cesanese di Olevano Romano Doc Consilium 2011
     

per i bianchi:

  • – Frascati superiore Docg riserva Luna Mater 2014

 

  • – Civitella d’Agliano Igt Grechetto Poggio della Costa 2014

 

  • – Lazio Igt Grechetto Ametis 2014

 

  • Lazio Igt Grechetto Poggio Triale 2013

 

  • – Lazio Igt Malvasia puntinata Cardito 2014

 

  • – Moscato di Terracina Doc secco Oppidum 2014

 

Per gustare una di queste prelibatezze direttamente dalle cantine, consigliamo di alloggiare in uno dei tanti alberghi a Roma e partire per un tour enogastronomico alla scoperta dei vini laziali. 

Il vino Prosecco si distingue dallo Spumante

Molto spesso ci chiediamo se il Prosecco è un vino oppure uno spumante.
Il Prosecco fondamentalmente è un vino bianco elegante, dotato di un profumo fruttato e floreale ricavato da un vitigno di uva di nome Glera, tipico delle regioni del Veneto, escluso Verona e Rovigo e Friuli Venezia Giulia, ma viene prodotto anche in Piemonte.
Secondo il Disciplinare, la produzione delle varianti spumante o frizzante è possibile anche in aree diverse da quelle di produzione delle uve, in questo caso rientra anche il Piemonte, che produce Prosecco da moltissimi anni.
La versione Prosecco Spumante è caratterizzata da una capsula che ricopre la gabbietta e il tappo a fungo.
Il Prosecco spumante DOCG riporta la parola superiore sull'etichetta accanto alla scritta Prosecco, questa è una dicitura obbligatoria a garanzia della Denominazione di Origine Controllata, la pressione del vino spumante deve superare i 3.5 bar.
Il Regolamento CE479/08 della normativa UE definisce lo spumante un prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto di uve e di vino, caratterizzato da uno sviluppo di anidride carbonica alla stappatura del recipiente, proveniente escusivamente dalla fermentazione e se conservato in recipienti chiusi, presenta una sovrapressione non inferiore a 3 bar, dovuta all’anidride carbonica e per il quale il titolo alcolometrico totale delle partite cuvée destinate alla sua elaborazione non è inferiore a 8.5% vol.

Ciò che contraddistingue il Prosecco dallo spumante è che il Prosecco è un vino, giallo paglierino, leggero e delicato, che può anche non essere frizzante. La versione del Prosecco Frizzante, quello delle bollicine, possiede il tappo senza capsula, per dare la possibilità di non confondersi con il Prosecco Spumante, sull'etichetta è scritta la parola "Frizzante", l'unica differenza fra i due tipi di vini è la pressione, che per il frizzante non deve superare i 2.5 bar.
Lo spumante invece è il prodotto ottenuto dalla prima e dalla seconda fermentazione del mosto. Ricavato da uve di prima qualità raccolte a mano, il mosto pigiato si lascia fermentare, per dare origine alla classica spumatizzazione. Con alcune lievi differenze a seconda della classe qualitativa a cui appartiene il vino, lo spumante è ideale per accompagnare dolci e dessert. Il processo di produzione dello spumante utilizza il metodo Charmat, occorre un mese affinché il vno divenga spumante, aggiungendo poi lieviti e zucchero. Il vino Prosecco è invece un vino giovane, ideale per gli aperitivi e per accompagnare i pasti in modo fresco e gustoso.
Esistono vari tipi di Prosecco: quello Brut, l'Extra-Dry, oppure il Dry, la versione Brut è meno dolce, mentre la versione Dry è quella più dolce, l'Extra-Dry è la via di mezzo tra i due tipi.

Il Prosecco Brut è la categoria che contiene meno zucchero, presenta infatti meno di 12 grammi di zucchero per litro.
Il sapore è pieno, leggermente acidulo e lievemente fruttato: risulta quindi ideale per accompagnare un pasto, in virtù del suo gusto particolarmente intenso si presta molto a tutti i tipi di antipasti, primi piatti a base di pasta, risotti, carni bianche, pesce e formaggi freschi e di media stagionatura.
Il Prosecco Dry comprende il prosecco più dolce, con un residuo di zucchero tra i 17 e i 32 grammi per litro.
Il Prosecco Extra-Dry ha un residuo zuccherino che si aggira tra i 17 e i 32 grammi a litro.
Un quarto della produzione di Prosecco è piemontese e viene prodotto prevalentemente nella categoria "Frizzante" Queste aziende negli anni hanno sostenuto uno sforzo economico incredibile, per promuovere a livello internazionale il marchio Prosecco, portando il vino ad essere considerato non un prodotto tipico di zona di produzione, ma un autentico prodotto Made in Italy.
Dopo una lotta durata moltissimi anni è stata riconoscuiuta la DOC per il prosecco.
Il Comitato Nazionale per la Tutela Vini a denominazione di origine controllata DOC e IGT in un incontro a Roma, ha espresso parere favorevole alla proposta di riconoscimento della nuova DOC Prosecco, finalizzata al rafforzamento della tutela dei vini già commercializzati, con riferimento a DOC e IGT piemontesi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi