Diventa un vero Chef-fuoriclasse: ecco il migliore corso di formazione per chef

 

Molte persone credono di poter diventare chef da un giorno all’altro, semplicemente cucinando quanto più possibile tra le quattro mura domestiche, andando alla ricerca di ricette sempre nuove online oppure sui libri dei più grandi chef del mondo e guardando innumerevoli programmi di cucina in televisione. Coloro che credono di poter diventare chef in questo modo, vivono di false speranze. Quella dello chef è una figura professionale infatti davvero molto complessa, che necessita che molti diversi elementi si incastrino alla perfezione tra loro, una figura professionale che può nascere davvero e che ha delle speranze di fare carriera solo seguendo un buon corso di formazione. Ovviamente di corsi di formazione nel settore della ristorazione ne esistono a centinaia, ma tra le proposte più interessanti ci sentiamo in dovere di segnalare il corso chefuoriclasse di CEF – Centro Europeo di Formazione.

Questo è un corso eccellente perché non offre ai futuri chef solo la possibilità di scoprire ogni più piccolo segreto delle tecniche della cucina, ma perché garantisce ai futuri chef di comprendere appieno quale sia il loro ruolo in una cucina professionale. Uno chef deve essere in grado di realizzare i piatti secondo la tradizione, ma anche sempre con qualche piccolo accorgimento creativo ed innovativo, propendo nuovi abbinamenti che possano destare interesse negli ospiti del suo ristorante, e deve saper impiattare le sue pietanze al meglio così che sia possibile ottenere un eccellente effetto scenografico. Uno chef deve sapersi anche organizzare al meglio in cucina e deve saper sincronizzare i tempi di cottura in modo impeccabile. Deve però anche saper essere il capo della sua brigata, sapendo quindi sempre come approcciarsi al meglio con il personale della cucina ma anche con il personale di sala. Inoltre uno chef deve saper gestire anche le pratiche amministrative e burocratiche della propria cucina, deve saper gestire i soldi a disposizione, deve avere un’infarinatura di marketing così da poter fare pubblicità al meglio al suo locale e ai suoi piatti, deve saper organizzare eventi e tenere la contabilità. Certo, un giorno forse potrà anche delegare alcune di queste attività ad altri, ma solo se le conosce bene, in modo intenso, ha la possibilità di poter avere una carriera fertile, in ascesa, una carriera davvero carica di soddisfazioni. E il corso del Centro Europeo di Formazione consente di ottenere tutto questo, un corso insomma davvero completo.

Il corso chefuoriclasse di CEF è eccellente anche perché si tratta di un corso a distanza. Questo significa che il corso può essere seguito senza alcuna difficoltà anche da coloro che vanno ancora a scuola o da coloro che hanno un lavoretto part time e significa soprattutto che ognuno può studiare dal luogo che più preferisce, seguendo il proprio ritmo personale, con la possibilità insomma di dare sempre il massimo ed essere sempre concentrato. Ovviamente il corso prevede un’assistenza continua da parte del docente, così da poter fugare ogni dubbio e da poter affrontare le verifiche sempre al meglio. Inoltre il corso offre un apprendimento molto social, con la possibilità online di scambiare idee ed opinioni con gli altri corsisti e di dare il via a veri e propri dibattiti, perché alla fine solo attraverso lo scambio e la condivisione è possibile crescere, sia come figure professionali che come persone.

MASCIARELLI E LA VALORIZZAZIONE DEI VINI ABRUZZESI

Quando si tratta di vini abruzzesi, forse i più esperti vi indicheranno sempre quelli prodotti dai vini abruzzesi di Masciarelli, da molto tempo ormai sinonimo di qualità e bontà perché si sente la passione e l’impegno che tale azienda mette nella produzione di queste bevande. Sapori intensi e colori vivaci, che se avete il piacere di assaporare potete comodamente acquistare su www.tannico.it.

I monti e il mare

L’Abruzzo è una regione molto particolare: il suo entroterra è molto montuoso, fatto praticamente solo di montagne anche piuttosto alte e colline, ma al contempo affaccia sull’Adriatico, presentando un lungo e frastagliato litorale. Questa regione, posizionata geograficamente al Centro dell’Italia ma legata storicamente e culturalmente al Sud, è quindi molto interessante e tutte queste variazioni di paesaggio fanno sì che ci siano variazioni anche dal punto di vista enologico.

Differenze date da variazioni climatiche. Sulla costa abbiamo i tipici climi costieri mediterranei, che rimangono miti e ventilati anche in inverno. Ma basta percorrere pochi chilometri e giungere nell’entroterra per avere temperature freddissime in inverno, i climi tipici dell’appennino. Ma la cosa davvero straordinaria è che, nonostante questi climi, la maggior parte della produzione dei vini abruzzesi avviene sui colli dell’appennino, quelli che precedono le montagne (si parla del 90%) e il resto viene fatto direttamente sugli appennini.

L’Abruzzo è quindi costernato di vitigni autoctoni, per cui tra i vini bianchi i più coltivati sono il Trebbiano d’Abruzzo, il Pecorino, la Passerina, il Montonico. Tra i rossi abbiamo invece il Sangiovese e il Montepulciano, che in questa regione esprimono tutto il loro potenziale. Tutto questo, però, va assaggiato e bevuto con la certezza della qualità assoluta e nella regione abruzzese se si cerca qualità, l’azienda cui rivolgersi è la Masciarelli.

Masciarelli Tenute Agricole

La Masciarelli Tenute Agricole venne fondata nel 1981 a San Martino sulla Marruccina (Chieti), in luoghi ricchi di cultura e storia. L’attuale capo, ancora parte della famiglia Masciarelli, è Giuseppe che dimostra ancora quella passione e quell’impegno tipici dei suoi predecessori, rimanendo legato al vino e alla sua amata terra abruzzese. Giuseppe porta avanti la ditta cercando innovazione tecnologica nella produzione, ma questo per lui non significa per forza rinunciare alla tadizione e, soprattutto, non significa andare contro l’ambiente. Linea di punta odierna è la Marina Cvetic che è frutto di una collaborazione tra il Masciarelli e sua moglie che, appunto, si chiama Marina.

Tutto però nasce a Gianni Masciarelli, fondatore dell’azienda, che dal suo nonno da parte di madre Umberto eredita l’amore per le vigne e per il vino, e fin da un’età molto giovane inizia progetti ed esperimenti con l’uva, avendo come scopo la valorizzazione dell’Abruzzo e dei suoi vini, portandoli però allo stesso tempo al di fuori dei confini italiani.

Portare a termine questo scopo per Gianni significava solo una cosa:
innovare continuamente. E non a caso fu proprio la ditta Masciarelli Tenute Agricole a portare per la prima volta in Abruzzo il sistema Guyot per l’allevamento e anche l’utilizzo delle botti di rovere francese per rendere più fini e pregiati il Montepulciano e il Trebbiano.

Gianni Masciarelli aveva solamente vent’anni quando operò la sua prima vendemmia estiva di Champagne, che segnerà definitivamente la sua strada e lo porterà, nell’Ottantuno, a fondare la ditta omonima che inizia la sua vita producendo proprio Trebbiano e Montepulciano. Il successo fu praticamente immediato, al punto che già due anni topo – nel 1983 – si producono oltre 9000 bottiglie, un traguardo davvero impressionante.

È del 1984, poi, il Villa Gemma Rosso: si tratta di un particolare Montepulciano che Gianni ottiene con l’uva San Martino e capisce che quello è il nuovo modo di fare vino e che, è il suo stile, il suo marchio di fabbrica. Inoltre, sempre al fine di valorizzare l’Abruzzo, sceglie i vigneti più vecchi e meno produttivi per rilanciarli, definendo quindi le sue due cantine: quella di cemento (la fabbrica) e quella del cielo, la vigna.

 

3 errori da non fare quando si cuoce un dolce in forno

3 errori da non fare quando si cuoce un dolce in forno

Preparare un dolce può essere faticoso e difficile, ma cuocerlo forse anche di più. Questo perché la pasticceria è una vera scienza che richiede studio e una serie di accortezze. Il rischio è sempre quello di preparare dolci sbagliati, poco cotti e soprattutto davvero poco morbidi. Chiunque prepari ogni giorno dolci a domicilio lo sa benissimo: i forni non sono tutti uguali ma le regole di cottura praticamente sì. Ecco alcune per evitare di sbagliare.

1. Mai aprire il forno durante la cottura

Quando iniziate a cuocere un dolce abbiate cura di non aprire mai il forno durante il tempo di cottura. Questo perché lo sbalzo termico tra la temperatura bollente del forno e quella fredda dell’aria esterna potrebbe afflosciare il vostro dolce e renderlo irrimediabilmente più brutto. Cercate di aspettare almeno ¾ del tempo, e lasciatevi gli ultimi 10 minuti per un eventuale controllo del dolce. Attenzione: quando posizionate il vostro dolce, evitate di metterlo troppo in basso o troppo in alto. Se lo mettete troppo in alto, rischiate di cuocere solo la superficie e di lasciarlo crudo al centro mentre se è troppo in basso potrebbe accadere l’effetto contrario: brucia sotto ma non cuoce sopra. Meglio porlo in posizione centrale, una sorta di via di mezzo che renda la cottura più omogenea.

2. Attenzione alla temperatura

Vi è mai capitato di trovarvi davanti un dolce con una superficie troppo rialzata e ricco di pieghe al centro? Ciò accade quando la temperatura del forno è più alta del previsto: di conseguenza la superficie si cuoce troppo velocemente e si forma quindi una leggera crosta. Per ovviare ciò, provate a controllare in modo preciso la temperatura del forno, magari facendovi aiutare da un termostato che segnali eventuali sbalzi. Così facendo, avrete più possibilità di cuocere il vostro dolce in modo omogeneo.

3. E quando so che è cotto?

Per capire se un dolce è realmente cotto bisogna fare la famigerata prova dello stecchino. Prendete uno stuzzicadenti e inseritelo rigorosamente al centro del vostro composto (questo perché è la parte che ci mette di più a cuocere). Se lo stecchino esce completamente pulito, allora il vostro dolce è finalmente pronto. Se invece sembra che pieno di piccole briciole, dove aspettare ancora un po’. Non fidatevi dell’estetica del vostro dolce: il fatto che all’esterno vi sembra cotto può davvero ingannare. Ecco perché questa prova è importantissima per evitare di servire torte crude proprio al centro.

A cosa servono le cantinette per il vino

A cosa servono le cantinette per il vino

Quando si parla di una cantinetta per il vino si fa riferimento a un frigo particolare il cui compito è quello di garantire una manutenzione corretta e una conservazione adeguata delle bottiglie di vino non solo nelle enoteche ma anche nelle abitazioni private in cui, evidentemente, non c'è spazio per una cantina tradizionale. Si tratta di soluzioni molto importanti, dal momento che una bottiglia conservata in modo non idoneo può compromettere i risultati di una vinificazione accurata: ecco perché è indispensabile essere consapevoli delle principali norme per la conservazione del vino e rispettarle, così da essere certi di non compromettere la qualità delle bottiglie a disposizione, a maggior ragione nel caso in cui il loro prezzo di acquisto sia stato elevato.

Per i consumatori tradizionali, e cioè quelli che sono abituati ad acquistare un numero contenuto di bottiglie nel giro di un mese, poter usufruire di un luogo destinato unicamente alla conservazione del vino può non essere fondamentale, anche perché in genere le bottiglie che si comprano vengono aperte dopo pochi giorni. Diverso è, invece, il caso di chi effettua acquisti in quantitativi molto più consistenti: in una circostanza del genere non si può fare a meno di soluzioni adeguate per fare in modo che le caratteristiche del vino rimangano inalterate.

Ecco perché si rende necessario il ricorso a una cantinetta, che offre la possibilità di rispettare tutti i parametri principali dal punto di vista della conservazione dei vini: e cioè, tra l'altro, il posizionamento delle bottiglie in senso orizzontale, le temperature costanti, l'assenza di luce e la mancanza di sbalzi di umidità. Le escursioni termiche e la luce, infatti, trasmettono energia al vino: e lo stesso accade in presenza di temperature molto elevate. Il risultato è rappresentato da un'aggregazione di polifenoli e di tannini, mentre il tartaro cristallizza: tutte situazioni che rischiano di peggiorare la qualità del vino sia sul piano del profumo che sul piano del gusto.

Lo stesso effetto dinamico sul tappo si potrebbe concretizzare in presenza di condizioni di umidità variabili o di un suo livello eccessivamente basso: il tappo si potrebbe seccare, per poi gonfiarsi di nuovo in occasione di un successivo incremento di umidità. Nel momento in cui ciò dovesse accadere, all'interno della bottiglia non penetrerebbe solo l'aria, ma anche tantissimi batteri. Niente di pericoloso dal punto di vista della salute: il problema è che a questo punto il vino si trasformerebbe a causa dei processi chimici innescati, con una sensibile alterazione della qualità.

EnoArte di Elisabetta Rogai

Nell’occasione della V Edizione di Food&book,  Enoarte di Elisabetta Rogai, Mital e l’Azienda Agricola La Querce hanno voluto raccontare una storia che ha un passato lungo 8 mila anni…….

Una eccezionale performance live dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai, che con  la sua esclusiva tecnica di EnoArte, già da anni brevettata su materiali quali tela, jeans e marmo, ha dipinto con il Sangiovese dell’azienda La Querce, interagendo con gli ospiti, una nuova creatura artistica ispirata alla Terra, dal titolo “Oltre le tenebre”.

Il vino-pittura utilizzato è stato un toscano fermentato e conservato in un gigantesco orcio di terracotta di Mital dell’Impruneta, il paese della terracotta, che è stato appositamente collocato in sala per il processo di creazione dell’opera. Un particolare omaggio al “paese dal colore rosso”, dove la storia legata a orci e Brunelleschi affonda le sue radici nel periodo Medievale, ma è stato anche un momento unico e raro per vedere in azione le inesplorate interpolazioni tra arte e vino realizzate dall’originale artista che vive, tramite la sua fervida e virtuosa attività, una perfetta simbiosi con la natura.

Mitale e Azienda Agricola La Querce, un insolito binomio d’arte per Elisabetta Rogai, terracotta e vino toscano de La Querce fermentato e conservato in un orcio di terracotta di Mital dell’Impruneta, il paese della terracotta, il  “paese dal colore rosso”, dove la storia legata agli orci e a Brunelleschi affonda le sue radici nel periodo Medievale,  la “civiltà del cotto“ nata nel XI secolo, che racconta di questo affascinante mondo color rosso brunito, dove vivono ancora grazie alle poche fornaci rimaste, le attività delle famiglie patriarcali di una volta. Terracotta e Vino, la terra toscana, una terra eccellente e di altissima qualità, il Galestro Imprunetino.

Quella del vino fermentato nella terracotta è un mercato di nicchia, ma si riscontra un grande interesse da parte di nomi importanti dell’enologia italiana e mondiale che porta a pensare ad un trend generale in ascesa La terracotta dell’Impruneta ha caratteristiche ideali per la vinificazione e la maturazione del vino, fornisce inoltre un ottimo isolamento termico e quindi ha la capacità preservare il vino da pericolosi sbalzi di temperatura, mentre la sua porosità consente allo stesso di conservare una giusta ossigenazione e tutto ciò, poiché la terracotta è un materiale inerte, avviene senza trasmettere alcun tipo di sapore, cosa che invece non accade quando il vino è conservato nel legno.  Altra caratteristica della terracotta è quella di conservare l’integrità dell’uva, il vino si presenta con un colore rosso porpora intenso, deciso e profondo, il profumo dona sensazioni di confettura di frutti rossi in primo piano accompagnate da note leggermente tostate, speziate e di pepe oltreché un sentore minerale dovuto alla terracotta. In bocca una certa morbidezza è resa vitale da una buona vena di freschezza e tannicità.

E la storia affascinante si è presentata durante la Cena della Legalità, format oramai consolidato dallo Chef calabrese Filippo Cogliandro che della propria arte culinaria ha creato un pretesto per parlare della “sua” terra connessa alla legalità, presso il Grand Hotel Croce di Malta, a Montecatini. L’occasione propizia per “ gustare un territorio” e conoscerlo attraverso i prodotti, i sapori, i profumi ed i colori: nel rispetto delle sue origini e della passione di quello che oramai per Cogliandro è diventato un “rito” tout court.

 

www.elisabettarogai.it

www.laquerce.com

www.terrecottemital.it

 

press: Cristina Vannuzzi

La  cucina messicana

Quando si parla di tradizioni culinarie una di quelle più importanti è sicuramente quella messicana, che si caratterizza per i suoi gusti intensi con una particolare predisposizione per  piatti piccanti.

La cucina del Messico offre una grande varietà di pietanze che hanno subito influenze spagnole e caraibica.

Una delle principali caratteristiche della cucina messicana e la velocità di preparazione di alcuni piatti che ne fanno un emblema delle street food.

Ad oggi il cibo messicano è tra i più esportati al mondo e questo accade anche in Italia dove è ben rappresentato da ogni ristorante messicano a Roma.

Piatti tipici della cucina messicana

Una delle principali caratteristiche della cucina messicana è  quella delle salse come ad esempio il guacamole, una particolare salsa con avocado cipolla e lime e l’enchilada fatta con peperoni, pomodoro e peperoncino.

Queste salse vengono usate per accompagnare cibi come le tortillas,un tipico antipasto messicano.

Altri importanti piatti della cucina messicana troviamo il burrito,il nachos e la fajtas e huevo ranceros.

Insalata di quinoa

Questo piatto  viene molto utilizzato da chi mangia fuori casa e contiene al suo interno numerosi ingredienti tipici della cultura culinaria messicana.

In insalata di quinoa messicana possiamo trovare: fagioli neri, mais e avocado e grazie alla nota piccante tipica messicana risulta essere un piatto molto forte al palato  ed inoltre risulta essere un piatto molto nutriente visto che quinoa è ricca di proteine

Chili messicano

Quando si parla di cibo messicano non si può non nominare il chili, sicuramente il piatto più conosciuto della tradizione del paese del centro america.

Il chili è uno stufato di carne, che può essere di maiale  o manzo, a cui vengono aggiunti  dei fagioli neri  con pomodoro e il tipico peperoncino messicano che dona al chili il suo inconfondibile sapore piccante

Fajitas  di manzo

Tra i vari piatti a base di carne troviamo anche le fajitas, delle striscie di carne di manzo che vengono saltate in padella e a cui vengono poi aggiunte varie tipi di verdure come peperoni e cipolla.

Le fajitas vengono avvolte all’interno di una tortilla, la tipica focaccia di mais fatta con la farina di mais e accompagnato dalle tipiche salse messicane come guacamole e enchilada  e  vengono serviti i fagioli neri come contorno.

Burrito

Tra i cibi più buoni della cucina messicana troviamo sicuramente il burrito, una tortilla  grigliata che viene riempita con carne di pollo o maiale a cui vengono aggiunti altri ingredienti tipici della cucina messicana come riso, fagioli e pomodori il tutto accompagnati dalle piccanti salse messicane.

Il burrito presenta molte varianti soprattutto negli Stati Uniti, dove  fa parte della tradizione culinaria del Texas.

 

Un’esplosione di gusto: la cucina messicana

 

I piatti preparati nella cucina messicana sono molto famosi per il loro tocco intenso e per la varietà dei gusti che offre, per i profumi delle numerose spezie utilizzate e, ancor di più per le allegre e colorate decorazioni con cui vengono servite. Ma le ricette messicane sono conosciute nel mondo anche perché fanno parte di una delle cucine in cui la quantità di proteine, vitamine e minerali è tra le più alte a livello globale.

La maggior parte di questi piatti proviene dalle tradizioni instaurate da Aztechi e Maya prima della scoperta dell’America e vengono preparate con ingredienti che erano tipici del luogo come ad esempio le quesadillas, che sono tortille preparate con cereali o farina e condite con formaggio fresco di Queso, carne di pollo e di maiale, hanno al loro interno il tradizionale pepe del Cile.

I colori proposti da questi piatti, che colpiscono per la loro varietà, vengono creati attraverso l’uso di una grande quantità di tipi di verdure come ad esempio i peperoni rossi e gialli, il peperoncino rosso piccante e non, i peperoni verdi, i broccoli, il cavolfiore e i ravanelli.

 

Alcune tradizioni della cucina messicana

 

Le pietanze della cucina messicana si differenziano in base alla regione di provenienza per via delle differenze climatiche che variano da regione a regione e delle differenze etniche fra gli abitanti del luogo. Ad esempio al nord si potrà gustare una cucina ricca di molte varietà di carne, mentre, nel Messico del sud-est potrete gustare una grande selezione di verdure piccanti e pollo. Ma in tutto il Messico non mancherete di trovare anche frutti di mare preparati nello stile di Veracruz e piatti dal sapore esotico, conosciuti come cucina prehispánica di comida che, come da tradizione azteca o maya, usa ingredienti particolari come ad esempio la carne di iguana o quella di serpente ma anche di cervo e scimmia fino ad arrivare all’utilizzo di alcune varietà di insetti.

 

Cucina messicana in Italia

Ma se volete provare uno dei tanti piatti tipici della cucina messicana sarà possibile trovarne di ben fatti anche in un Ristorante messicano a Roma o nella vostra città. Qui, infatti, potrete gustare preparazioni tradizionali come la salsa guacamole, a base di avocado; la fajidas, tipico street food dell’America centrale; i fagioli alla messicana, rinomati in tutto il mondo; i burritos, cioè una sorta di piadina in stile tex-mex; ma anche dolci come il dulche de leche a base di latte e i jamoncillos con latte e frutta secca.

 

Birredamanicomio.com, primo e-commerce italiano con più di 500 birre artigianali

 

Non tutti però hanno un e-commerce di riferimento dove acquistarle e chi è alle prime armi può persino avere qualche dubbio sul prodotto da comperare.

E allora, sai qual è il primo e-commerce italiano ad avere un’offerta di oltre 500 birre artigianali da tutto il mondo? Si chiama birredamanicomio.com e sarà il tuo nuovo portale per l’acquisto di gustose birre artigianali e la scoperta di novità ed eventi sulla cultura birraia.

Più di 500 birre artigianali a portata di click

Perché birredamanicomio.com diventerà presto la tua piattaforma per l’acquisto online di birre? Oltre a una proposta che conta più di 500 birre artigianali provenienti da 100 etichette, non paghi i costi di spedizione per ordini di almeno 100 euro. La spedizione è veloce (l’elaborazione dell’ordine si verifica in 24/48 ore) e sicura, grazie ad appositi imballi.

Non ti basta? E allora sappi che puoi usufruire di un’assistenza clienti unica. Per ogni dubbio circa il tuo ordine e in fase post vendita puoi contare su uno staff di giovani creativi. Professionisti del settore che sapranno anche consigliarti sui prodotti che meglio si sposano con le tue preferenze e sui relativi abbinamenti.

Alcuni esempi di birre li potete trovare qui:

Birre Weiss – https://www.birredamanicomio.com/birre-artigianali/birra-weiss/

Birre IPA – https://www.birredamanicomio.com/birre-artigianali/birre-ipa/

Birre Belghe – https://www.birredamanicomio.com/birre-artigianali/birre-belghe/

mentre in questa categoria trovate le selezioni delle migliori birre artigianali: https://www.birredamanicomio.com/birre/kit-degustazione/

Un portale per tutti, neofiti ed esperti delle birre artigianali

Il portale è comunque concepito per ogni tipo di utente, non c’è bisogno che tu sia un esperto. Non avrai difficoltà a individuare la tua birra preferita anche se ben poco conosci delle birre artigianali.

La selezione dei prodotti si verifica nel rispetto di vari criteri, ecco quali: colore della birra, gusto, e in caso di utenti più preparati lo stile. Per ogni birra è stata inoltre inserita una scheda tecnica nella quale puoi trovare tutte le informazioni più importanti, comprensibili anche dai meno esperti.

Se poi vuoi approfondire le tue conoscenze in fatto di cultura birraia, su birredamanicomio.com c’è un interessante blog con novità, interviste, recensioni ed eventi.

Vorresti invece farti un regalo o farlo a un tuo amico appassionato di birra? Anche in questo caso birredamanicomio.com ti viene in aiuto. Insieme a un’articolata offerta di birre artigianali sono disponibili tanti altri prodotti: bicchieri per degustare le birre, t-shirt a tema e kit degustazione già pronti.

Come puoi non provare birredamanicomio.com?! Visita il sito e scoprine tutti i vantaggi.

 

Alla scoperta della tavola della Valle d’Itria

La Valle d'Itria è uno dei luoghi più suggestivi d’Italia e si trova sul territorio delle province di Brindisi, Taranto e Bari. È la culla dei caratteristici trulli, costruzioni uniche nel loro genere ma è, anche, la patria di piatti tradizionali e gustosi e di tradizione gastronomiche che sono tutte da scoprire.

Tra gnummareddi e frittata di lampascioni…un’esplosione di sapori!

Se vi trovate dalle parti della Puglia non potete certamente tralasciare una visita enogastronomica nei ristoranti Valle d’Itria, come ad esempio l’Osteria Sant’Anna.

Tra le risorse della zona ci sono sicuramente le carni che, nella zona, sono famose per la loro bontà. In tutta la regione Puglia, in generale, l’allevamento di ovini è molto diffuso e tra i piatti più famosi, tipici e caratteristici, non potevano che essere presenti i gustosissimi gnummareddi. Gli gnummareddi sono dei particolari involtini di carne, molto saporiti, che contengono interiora o di agnello o di vitello, in budello. Vengono prevalentemente cotti sulla brace o comunque su di una griglia. Dopo averli assaggiati sarà assolutamente impossibile non amarli!

Un altro piatto che la fa da padrone nella tradizione pugliese e della Valle d'Itria è senza ombra di dubbio, la frittata di lampascioni. Questo meraviglioso tipo di cipolla selvatica tipica cresce nelle campagne della zona e nonostante il suo gusto particolare è molto semplice da preparare perché si fa esattamente come per una classica frittata di cipolle.

Piatti famosi e tradizionali della Valle d’Itria

Quando si sente parlare di cucina tradizionale pugliese il primo piatto che viene in mente sono le, ormai famose nel mondo, orecchiette con le cime di rapa. Questa tipica ricetta regionale, che tutti abbiamo assaggiato almeno una volta nella vita, è un piatto che se gustato in una delle tante osterie della zona lascerà a bocca aperta per la sua bontà; ma, è anche facile da ricreare a casa, sulla propria tavola, purchè, oltre alle cime di rapa si prepari anche la pasta fresca a mano.

Un altro piatto tipico assolutamente da provare le sagne ‘ncannulate. Questa primo piatto è fatto con una pasta di forma ritorta che oltre che buona è anche bellissima da vedere. Viene generalmente condita con sugo fresco e ricotta forte salentina, morbida e piccante.

Infine, se siete amanti dei salumi non potete mancare di assaggiare una fetta di Capocollo di Martina Franca. Questo salume viene ricavato dalla lonza del maiale attraverso un processo di lavorazione che prevede una marinatura nel vincotto che ne fa un salume di qualità più che eccellente.

Chiara e il Vino anti terremoto

Chiara e il Vino anti terremoto

Chiara Lungarotti

Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri”. Chiara Lungarotti è tornata dal Vinitaly di Verona nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia.

Le Vigne di Turrita di Montefalco

Le Vigne di Turrita di Montefalco

Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il migliore al mondo sul vino. Dal 24 agosto scorso, quando un rombo di magnitudo 6 ha scosso Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Accumuli (Rieti), l’Umbria è finita in un cono d’ombra. “E’ come se fossimo in un secondo cratere: nel 95% della regione non ci sono stati stati danni, ma a crollare è stato il turismo”. Ristoranti e musei non sono più pieni, le visite e gli acquisti nelle cantine sono state colpite da questo effetto collaterale. Per questo Chiara Lungarotti lancia il suo appello agli italiani: tornate in Umbria, aiutate gli umbri.

La Tenuta di Torgiano

La Tenuta di Torgiano

Qui si scrutano i terremoti da secoli. “A Perugia, nell’abbazia di San Pietro – spiega la vignaiola – c’è padre Mariano, sa tutto sulle scosse, guida l’Osservatorio sismico Bina dove c’è un sismografo a pendolo del 1751, il più antico d’Italia. Padre Mariano nel 1997 riuscì a presagire quello che poi accadde e corse dal prefetto. Non era una previsione, ma un timore purtroppo azzeccato”.
Chiara Lungarotti mostra i muri dell’azienda: “Nemmeno una crepa”. E sembra di sentire lo scrittore John Fante raccontare il suo Abruzzo e la “gente che mi somiglia, gente piccola che quando fa una casa con tutto l’universo dentro, è capace di resistere anche al Diluvio universale”. La donna del vino racconta: “Papà Giorgio costruì questo edifico nel 1964, portò i suoi operai da fuori regione, disse che voleva una casa di cui fidarsi. Ed eccola qui, neppure un segno dopo le scosse”. Slow Food, pochi giorni fa, ha lanciato un appello: “se non ve la sentite di visitare le cantine perché temete nuove scosse, comprate in vino di Umbria, Abruzzo e Marche nelle enoteche delle vostre città, sostenete i vignaioli in difficoltà, se lo meritano”.

La sede della Cantina

La sede della Cantina

Tra i possibili acquisti c’è l’ultimo nato in casa Lungarotti. Si chiama Ilbio, un Sagrantino 2015 dalla Tenuta di Montefalco. Un vino che conferma la svolta ambientale anche di antiche cantine italiane: Antinori, ad esempio, ha appena acquistato Capraia, azienda bio con 45 ettari di viti, a Castellina, nel Chianti Classico (“Tutte le nostre aziende sono sostenibili, ma questo è un passo avanti in una strada, come il biologico, che tutti devono percorrere”), ha detto la presidente Albiera Antinori al “Corriere Fiorentino”.

Chiara Lungarotti

Chiara Lungarotti

Il bio di Lungarotti, un Igt Umbria, “come ogni Sagrantino riflette più il produttore che la provenienza”, dice Lungarotti, “lo abbiamo voluto morbido e piacevole. Il Sagrantino può diventare un cavallo selvaggio. L’abbiamo domato. Ci pensavamo da anni, durante le prove lo chiamavano il vino bio. Nessuna fantasia. Abbiamo continuato così, mettendo nell’etichetta la pianta catastale della zona da cui arriva, Turrita di Montefalco, certificata bio da tre anni”. Solo diecimila bottiglie per questa prima incursione nel pianeta biologico di Lungarotti. Un bel color rubino, un profumo di frutti rossi, nel bicchiere i tannini si fanno sentire: un vino piacevole che promette di resistere bene agli anni.
Nonostante il calo di turisti in Umbria, Chiara Lungarotti continua a ricevere gli appassionati del vino e a vendere in cantina circa il 10% delle bottiglie. Ne produce 2,5 milioni. Sei bottiglie su dieci vengono vendute in Italia, un mercato in crescita del 2,6% nel 2016. Una storica cantina che si evolve per stare al passo con i tempi e assomiglia alla resistente casa di John Fante “con dentro tutto l’universo” della gente che l’ha costruita.

Fonte Corriere.it a cura di Luciano Ferraro

Fonte: Chiara e il Vino anti terremoto

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