Le ricette e i cocktail con Gin Mare

Gin Mare è il primo gin mediterraneo che rappresenta una vera delizia per gli appassionati del genere. Uno dei cocktail più buoni che si possano preparare con questo gin è il Med in the City, che aggiunge un finale croccante a meravigliose note agrumate. Per prepararlo servono 50 ml di Gin Mare, 15 ml di succo di limone, 15 ml di gum syrup, 10 ml di Tio Pepe Sherry, 3 foglie di basilico fresco e 2 dash di Bitter all’arancia. Per chi, invece, ama i sapori floreali e dolci, il cocktail da realizzare con Gin Mare è Aviation Gin & Tonic: in questo caso servono 50 ml di Gin Mare, 5 ml di succo di limone, 15 ml di liquore alla violetta, 200 ml di acqua tonica e 5 ml di liquore al maraschino.

Che cos’è il Gin Mare

Il Gin Mare è originario della Spagna, e più precisamente di Vilanova I La Geltru, una piccola località situata a pochi passi da Barcellona, affacciata sulle acque del mar Mediterraneo. La distilleria iberica realizzò il suo primo gin agli inizi degli anni ’40 del secolo scorso. A più di 80 anni di distanza, il Gin Mare continua a essere uno dei gin più venduti in Spagna. Frutto di continue ricerche e sperimentazioni, il Gin Mare contiene varie erbe botaniche ed è stato sviluppato con la collaborazione della Global Premium Brands.

Come viene realizzato questo gin

A Vilanova I La Geltru il famoso Gin Mare viene prodotto con un alambicco fiorentino da 25 litri. È di non meno di 4 ore la durata del processo di distillazione, che è preceduto da quasi un anno di maturazione degli agrumi, mentre le erbe botaniche vengono lasciate in infusione per 36 ore. La distillazione viene effettuata 200 litri alla volta, mentre gli scarti toccano i 100 litri. Il passaggio conclusivo consiste nell’aggiunta di spiriti neutri e acqua nel corso delle distillazioni, che in tutto sono sei.

Perché Gin Mare è un gin mediterraneo

L’attributo di mediterraneo per il Gin Mare è stato assegnato a ragion veduta. Infatti, risaltano al naso i diversi odori caratteristici della zona, con una varietà davvero ampia di erbe botaniche che oscillano tra le foglie di oliva e il rosmarino, passando per il timo e il ginepro. Quello che si sperimenta è un tocco al palato davvero originale e speciale, con la brezza marina fresca che viene rievocata in maniera istantanea dall’accento saporito e aromatico. Il consiglio è di gustare il Gin Mare con i cocktail migliori a base di gin, come per esempio il London Mule e il Gin Mare Tonic.

Dove si compra

Per comprare online il Gin Mare si può fare riferimento al sito web dei Fratelli Mazza, marchio noto in tutta la Sicilia per la sua lunga esperienza maturata nel settore dei vini e dei distillati. Una caratteristica peculiare di questa azienda è la ricerca di produzioni poco note, ma di valore assoluto, secondo l’idea di voler scoprire le eccellenze siciliane, italiane e internazionali per diffonderle e farle conoscere. Fratelli Mazza attualmente si rivolge sia al mercato italiano che a quello internazionale; il suo staff nutre una profonda passione nei confronti del vino e di tutte le novità del settore, con la consapevolezza che l’universo del bere richiede un impegno costante e competenze specialistiche.

La fermentazione e l’affinamento

Gin Mare, che è disponibile nel formato da 70 cl e ha una gradazione del 43%, viene realizzato con spezie che arrivano dalla Turchia, dalla Grecia, dall’Italia e dalla Spagna. La sua fama deriva, tra l’altro, dalla sua personalità mediterranea e al tempo stesso speziata, che richiama i profumi costieri dei pini marittimi e degli agrumi, ma anche delle piante di pomodoro, del ginepro, del basilico, delle olive e del rosmarino. Il naso è pervaso da una sensazione gradevole, con una bottiglia artigianale e pura che trasmette le sensazioni del mare.

La storia dei vini toscani

In questo articolo vi portiamo alla scoperta della storia dei vini toscani, un pezzo della tradizione italiana.

Ti sei mai chiesto come è nato il vino in Italia? Ne conosci la storia? Ogni parte d’Italia sicuramente ha la sua ma in questo articolo voglio portarti alla scoperta della storia dei vini toscani, tra cui incontriamo Frescobaldi vini, vini importanti che ad oggi sono conosciuti non solo sul territorio nazionale ma anche sul territorio internazionale. Andiamo perciò ad approfondire questo argomento nelle prossime righe.

Tutto ebbe inizio con gli Etruschi

La storia dei vini toscani è molto antica infatti si stima che la creazione dei primi vigneti sul territorio toscano sia dovuto agli etruschi che portarono la viticoltura nel lontano 500 a.C. in quello che all’epoca era chiamato Etruria. Furono poi i romani a svilupparla maggiormente e ad incentivarne lo sviluppo rurale. Per vederlo però diffondersi veramente dobbiamo arrivare all’anno mille quando grazie ai monastici dei Benedettini e dei Vallombrosani la viticoltura divenne molto popolare.

Cosa crearono i monaci?

I monaci furono veramente un tassello importante nella storia dei vini toscani perché si impegnarono nella creazione di piccole attività produttive che avevano il compito di rifornire le scorte dei vescovati che durante quegli anni, parliamo perciò del Medioevo, furono colpiti duramente dalla povertà.

La vera svolta

Fu però poi nel 1282 che ci fu la vera svolta perché sempre nel territorio toscano, più precisamente a Firenze fu fondata l’arte dei Vinattieri ossia una vera e propria società che si occupava di amministrare il commercio del vino, non solo nella città ma anche nel contado fiorentino.

500 anni dopo e le prime 4 zone protette

Dopo circa 500 anni, precisamente nel 1716, fu emanato un importante bando dal granducale di Cosimo III che determinava la protezione di 4 zone vinicole: Chianti, Carmignano, Pomino, Valdarno Superiore. Immagino che non ti risultano nuovo, anche perché formano ancora oggi l’attuale Denominazione di Origine.

Furono consacrati i primi vini nel XIX secolo

Arriviamo poi alla consacrazione dei primi vini, il primo fu l’uvaggio chiantigiano, a seguire il Sangiovese presente sul Canaiolo nero e sulla Malvasia. Nel frattempo però si continuavano le sperimentazioni e si cercava di adattare le vigne francesi al territorio toscano.

Arriviamo ai giorni nostri: Arriviamo poi agli anni recenti con il 1963 e i primi riconoscimenti importanti:

  • La Vernaccia di San Gimignano viene riconosciuto marchio DOC.
  • Brunella di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano ricevono il marchio DOGG.

A partire dagli anni 80 vennero introdotti nuovi metodi e soprattutto si cominciò a sperimentare l’uso di vigneti di altre regioni per produrre un unico vino. Venne così riscoperto gran parte del territorio che fino ad allora era magari destinato ad altro uso o in totale disuso come ad esempio la costa tirrenica.

I vini toscani oggi sono una garanzia sia sul territorio italiano che mondiale.

Vino da meditazione: i calici per una migliore degustazione

Per vini da meditazione si intendono tutti quei vini strutturati per i quali non è necessario alcun abbinamento al cibo. Il vino da meditazione può, infatti, essere degustato da solo poiché racchiude delle qualità organolettiche che vengono apprezzate in un lasso di tempo più lungo rispetto alla durata di una cena. Tra i vini da meditazione ricordiamo, ad esempio, i vini più liquorosi come il Passito di Pantelleria o il Vin santo toscano. Analogamente, tra i vini rossi includiamo quelli da lungo invecchiamento, come il Barolo, l’Amarone o il Cannonau di Sardegna DOC.
Per assaporare un vino da meditazione è importante dunque prendersi il giusto tempo, per rilassarsi e comprendere il vino, nella sua complessità di sapori e sentori. Per assaporare il vino da meditazione e cogliere tutte le sue sfumature è altresì importante scegliere i giusti calici.

Vino da meditazione: i calici più indicati

La forma del bicchiere, oltre a presentare il vino da un punto di vista estetico, è importante per esaltare il colore, il profumo e le sue caratteristiche organolettiche .
Innanzitutto, il materiale più indicato per i calici per vino da meditazione è il vetro sottile o cristallo, trasparente e liscio. E’ consigliabile lavare i calici a mano, con la sola acqua calda, asciugandoli poi con un panno. Inoltre, per degustare al meglio il vino da meditazione è sufficiente riempire il calice fino ad un terzo della sua capacità, se il bicchiere è piccolo. Mentre se il calice è più grande va riempito per un quarto della sua capacità, tenendo il bicchiere dallo stelo e non dalla coppa. Per quanto riguarda i modelli di calice più indicati, citiamo:

  • il sauternes, ideale per vini da meditazione, vini dolci e muffati;
  • il grand ballon, perfetto per i vini da lungo invecchiamento e particolarmente strutturati;
  • il tulipano piccolo, indicato per i passiti e i vini dolci.

Lo stelo sottile ed allungato, dei calici per vino, oltre a conferire un effetto elegante alla presentazione del prodotto, è importante per garantire una migliore manegevolezza del bicchiere, evitando il più possibile il contatto della mano con il bevante per non compremetterne la perfetta temperatura di degustazione.

Precisiamo comunque che il vino da meditazione, seppur si presti maggiormente per una degustazione fuori pasto, può essere abbinato ad alcuni piatti dai sapori particolari , tra cui i formaggi erborinati e stagionati oppure, in riferimento ai vini da meditazione come i passiti, si abbina perfettamente i dolci a base pasta di mandorle e biscotti come i cantucci, e infine si potrà degustare accompagnato da un cioccolato particolare.

Masseto 2017 il giudizio di Wine Advocate

The Wine Advocate di Robert Parker, uno dei più grandi critici internazionali, in Italia è rappresentato da Monica Larner. Quando si tratta di grandi vini, l’Italia è sempre ai primi posti e tra questi c’è un vino di grandissima levatura, parliamo del Masseto.
Un vino, il Masseto, prodotto con Merlot in purezza e caratterizzato da un prezzo di mercato inaccessibile ai più ma sempre presente nelle degustazioni più esclusive. Masseto ha un prezzo medio di circa 1000 € a bottiglia e prende il proprio nome da una piccola vigna nel cuore della Toscana, di proprietà di Tenuta dell’Ornellaia.
Ma veniamo al dunque e riportiamo il giudizio su Masseto, vendemmia 2017.

 

Masseto 2017: il grande vino

“Il Masseto mette in scena, per il terzo anno consecutivo, un’altra esaltante performance, una performance da urlo. Il vigneto dove matura l’uva di Masseto è un appezzamento di forma triangolare nascosto sul retro della stessa proprietà: la cantina di Ornellaia. Questo piccolo riquadro dove si coltiva esclusivamente Merlot, si trova alla base delle montagne che guardano il mare Tirreno. Le vigne sorgono ad un’altitudine compresa tra gli 80 e i 100 metri s.l.m., sui famosi terreni di argilla blu, unici di Bolgheri. Questa posizione ideale apre i vigneti a brezze morbide grazie alla vicinanza del mare dopo lunghe ore di luce. È un piccolo giardino dell’Eden per la coltivazione del Merlot. Il centro dei vigneti ospita la nuova cantina Masseto e l’adiacente sala di degustazione ricavata da un casale preesistente. Il Masseto, tuttavia, si produce nella vecchia cantina.
La fermentazione inizia in vasche d’acciaio e di rovere, prima che il vino venga travasato in barrique, dove riposa per due anni. Il vino viene poi affinato in bottiglia per ulteriori 12 mesi prima della commercializzazione. Come la maggior parte delle annate di Masseto assaggiate in una fase giovanile, il legno è molto evidente e pone le basi in termini di consistenza e struttura. È potente con un buon tenore alcolico di 15,5%.
Ho assaggiato questo vino accanto al Massetino, uno degli ultimi arrivati, un vino decisamente più giocoso. Il Masseto mostra al palato un frutto importante e denso derivato da una stagione calda e secca (che ha prodotto bacche più piccole, più ricche e più compatte). Forse, ciò che manca a questa annata è il profondo carattere varietale che abbiamo visto in annate recenti come la 2016 e la 2015.
Se si temesse che l’annata calda possa far emergere troppi toni di frutta matura, si deve pensare al rovere che farà in modo di ammorbidire alcune delle componenti più volatili del frutto. Le note distintive di macchia mediterranea che ho sempre associato al Masseto sono meno presenti in questa annata. I tannini del rovere si fanno sentire sul finale, con tostatura e vaniglia che sicuramente si attenueranno con l’invecchiamento.
Curiosità, ho assaggiato nuovamente il vino 12 ore dopo, e si erano già ammorbiditi notevolmente.”

L’utilizzo dei botanicals nei drink e gli abbinamenti con il gin

Fiori, spezie, erbe, piante sono tutti elementi naturali che possiamo trovare molto spesso come ingredienti principali per la produzione di distillati e per aromatizzare o guarnire i migliori cocktail. Alcune tipologie di erbe aromatiche sono perfette per creare mix che rendono più gustosi e saporiti i nostri drink preferiti. Negli ultimi anni, i botanicals rappresentano per i barman esperti degli elementi di tendenza da saper manovrare e mixare alla perfezione.

In questo articolo vedremo nel dettaglio cosa sono i botanicals e perché sono fondamentali per la produzione del gin tonic agrumato, scopriremo poi quali sono quelli più utilizzati e come individuare i botanicals presenti in un gin, magari degustando uno dei quattro gin targati Malfy.

 

Che cosa sono e come si utilizzano i botanicals nei drink

Il termine botanicals fa riferimento a tutte quegli ingredienti naturali come erbe, fiori, radici o spezie, in grado di poter aromatizzare qualsiasi alimento o bevanda. Questi ingredienti naturali si utilizzano in tante occasioni diverse, in particolare per la macerazione dei superalcolici distillati.  Tra i distillati più conosciuti che utilizzano le erbe aromatiche durante la loro macerazione troviamo il gin, come il gustoso gin rosa. L’utilizzo dei botanicals per la macerazione dei distillati è pressoché lo stesso: generalmente, dopo il processo di distillazione della bevanda, si inseriscono questi ingredienti naturali per instaurare un processo di infusione volto ad aromatizzare il liquido. Oltre ad essere utilizzati come ingredienti per aromatizzare, i botanicals sono molto sfruttati anche come guarnizione dei cocktail, rendendoli ben visibili all’interno del bicchiere. Si tratta di un metodo utilizzato dai bartender per dare un valore aggiunto al cocktail grazie all’effetto visivo e alla profumazione dei fiori, delle radici o delle spezie.

 

Abbinamenti con gin: quali sono i botanicals più utilizzati

Il gin è un distillato secco che si ottiene grazie alla distillazione del ginepro unito all’alcol, viene spesso aromatizzato con diverse erbe aromatiche come spezie, fiori, bacche e ginepro. Le erbe aromatiche utilizzate per la produzione di gin agrumato hanno permesso nel corso degli anni di realizzare diverse tipologie di gin aromatizzati, dai più originali come il gin al pompelmo a più tradizionali come il gin rosa. Gli ingredienti naturali come le erbe aromatiche rappresentano gli elementi che permettono di identificare una tipologia di bevanda alcolica come il gin e il loro utilizzo varia principalmente in base al produttore. Tra i botanicals più popolari troviamo:

  • Ginepro;
  • Cardamomo;
  • Coriandolo;
  • Arancia;
  • Limone;
  • Pompelmo;
  • Pepe;
  • Angelica;
  • Fiori;
  • Rose;
  • Bacche selvatiche.

La scelta dei botanicals permette di diversificare il prodotto e di valorizzare la terra di origine del produttore, per questo motivo un gin è molto legato al territorio di chi lo produce. I Gin Malfy, ad esempio, sono prodotti realizzati con aromi che caratterizzano la bellissima Costiera Amalfitana.

 

Come scoprire i botanicals presenti in un gin

Il modo migliore per scoprire quali tipologie di erbe aromatiche sono state aggiunte all’interno del drink scelto per un aperitivo con gin è degustare con calma tutti gli abbinamenti di sapore che troviamo all’interno della bevanda.

La degustazione di un gin segue poche e semplici regole:

  • Pulire la bocca da altri sapori, preferibilmente con un sorso di caffè freddo;
  • Utilizzare un gin a temperatura ambiente, preferibilmente ad una temperatura che varia dai 21° ai 23°;
  • Utilizzare un bicchiere a stelo lungo per preservare gli aromi ed esaltarli, così da poter comprendere alla perfezione tutti i botanicals utilizzati per aromatizzare la bevanda.
A cosa serve l’alambicco?

Hai sentito parlare di alambicco? Ma cos’è? A cosa serve? Scopriamolo in questo articolo così che tu possa acquistare il migliore. L’alambicco ha una storia molto antica che risale a migliaia di anni fa, non è noto il periodo preciso in cui fu realmente inventato ma sappiamo che non è di epoca moderna e che per tutti questi anni ha condizionato il processo di distillazione di prodotti di ogni genere. In questo articolo non ti porterò a scoprire la sua storia perché in parte è ancora un mistero ma ti porterò a capire cos’è, come funziona e come sfruttarlo al meglio ma prima devi conoscere la distillazione un processo scientifico strettamente legato all’alambicco  che si può ottenere al meglio solo utilizzato il miglior alambicco in circolazione.

Che cos’è la distillazione?

La distillazione è un processo scientifico e per qualcuno un’arte che permette di realizzare prodotti unici che sono ottenuti dalla fermentazione di sostanze di vario genere. Il processo di distillazione è particolarmente conosciuto ed utilizzato in ambito alcolico, viene infatti utilizzato per realizzare diverse bevande alcoliche tra cui la grappa. Per avviare però il processo di distillazione viene utilizzato l’alambicco.

Che cos’è l’alambicco?

L’alambicco è perciò lo strumento che permette di avviare un processo di distillazione e di dare vita al prodotto, nel caso più diffuso ad una bevanda alcolica nei casi più moderni ad altri liquidi particolari come olii essenziali. Di fatti il processo di distillazione si sta applicando sempre a più prodotti, e viene perciò sperimentato su vari fronti, ciò ci permette di trovare sempre prodotti originali e nuovi sul mercato.

Ora vediamo come funziona. Prendiamo ad esempio la realizzazione di una grappa semplice senza aromi aggiuntivi. L’alambicco presenta una caldaia all’interno della quale andranno inserite le vinacce, le vinacce non sono altro che la buccia dell’uva e mosto fermentato. La caldaia viene chiusa grazie ad un tappo ermetico dal quale esce un tubo che è solito chiamarsi collo di cigno. Dentro al collo di cigno passano i vapori dell’alcol in ebollizione che devono raggiungere la serpentina. La serpentina viene raffreddata ad acqua dove i vapori generati in precedenza riassumono la forma liquida dando vita al distillato e quindi alla grappa. Questo tipo di alambicco e di processo è sicuramente il più semplice che possiamo incontrare ed è anche quello che possiamo utilizzare a livello casalingo. Vi è poi la distillazione continua che permette di utilizzare un alambicco differente che si “autoricarica continuamente” producendo un costante distillato. Questa tipologia di metodo è ovviamente utilizzato in ambiti più professionali e dove le quantità di distillato da ottenere sono elevate.

Migliori gin 2022: anticipazioni sulla top ten

Quando parliamo di gin, qual è il segreto per conoscere i migliori del 2022? Sicuramente dare un’occhiata alla top ten dedicata al mondo del gin italiano. Tutti i gin menzionati si possono trovare sullo shop Rivoldrink! Per trovare il gin più adatto all’occasione, è importante conoscere quali sono i distillati italiani. Così, si avrà la certezza di offrire a commensali o clienti un gin davvero all’altezza. Quali sono i migliori distillati a disposizione prodotti in Italia?

Migliori gin 2022 in Italia: quali sono

Le Regioni italiane offrono gusti unici. Non vale solo per l’enogastronomia o per le tradizioni in cucina. Questo concetto è valido anche per distillati e gin. Quali sono i migliori in Italia?

1. Wolfrest alba

Migliori gin 2022 del Piemonte? Di certo il Wolfrest alba! Questo gin è difficilissimo da trovare, perché nella sua ricetta c’è anche il tartufo di Alba. Il gin è arricchito con erbe aromatiche e nocciola. Per questo è noto anche come gin al tartufo bianco. Molti lo conoscono anche perché ha un lupo come simbolo.

2. Ginterior

Il Ginterior è noto tra i migliori gin in assoluto nel Friuli Venezia Giulia. È molto apprezzato da chi ama una particolare varietà, l’Old Tom Gin. Infatti, questa ne è una versione regionale. In Friuli si aromatizza con tarassaco, pesche e miele di marasca. Tipico di Trieste, ha come simbolo una donna.

3. Gin dei Sospiri

Prende il nome dal ponte che si trova a Venezia. Infatti, il gin dei Sospiri nasce sull’isola di Sant’Erasmo, nota anche come orto di Venezia. Questo distillato è aromatizzato con ginepro e una pianta molto particolare, la salicornia.

4. Taggiasco extravirgin

Il gin ligure non nasce a Genova, ma a Imperia. Si può gustare sia da solo, sia con il Negroni. In ogni caso, si abbina bene a tantissimi cocktail. Viene considerato un gin contemporaneo perché si aromatizza con le olive taggiasche e il ginepro.

5. Gin Tuono

L’Emilia-Romagna regala emozioni con il gin Tuono. Il distillato si chiama come l’azienda che lo produce lentamente. Infatti, ha una lunghissima tradizione. La ricetta originale prevede che venga realizzato a bassa temperatura. Poi, si aromatizza con oltre 15 erbe aromatiche. Tra di esse, spiccano tiglio, ginepro, camomilla e angelica. Il risultato è un’armonia di gusto. Delicato e fresco, si usa anche in estate.

6. Gin-epraio

In realtà, nella confezione si trova sotto il nome di Ginepraio. È un distillato toscano biologico. Per realizzarlo, si utilizza un antico alambicco locale. Ha un effetto balsamico, quindi è un altro tra i migliori gin che si presta a essere consumato da solo o in cocktail.

7. Aquamirabilis

Abruzzese, questo gin appartiene ai London Dry rivisitati in chiave regionale. Spicca il ginepro, ma si trovano anche l’arancia e il cedro nella ricetta. Si tratta di uno dei migliori del Sud Italia, diventato anche famoso per essere prodotto a Gubbio.

8. Passion

Nato a Nocera Inferiore nel Salernitano, il Passion è molto dolce e di colore rosa. Questo dipende dal fatto che il gin campano si realizza con il mirtillo. Questo è anche il motivo per cui ha un gusto così particolare. Si usa per stupire commensali e clienti con qualcosa di dolce.

9. Black Virgin

Questo gin proviene dalla Puglia e ha un sapore davvero forte. Il segreto di questo distillato è che si produce a San Giovanni Rotondo, nel Foggiano. Nella preparazione si usano liquirizia, cumino, pepe nero e tè.

10. Volcano Etna Dry

Il Volcano Etna Dry Gin si usa a tavola. Infatti, si gusta al posto del vino in abbinamento a piatti di pesce. Contiene l’arancia amara e la nocciola dell’Etna, che sono rarità tipiche della Sicilia. Infatti, queste piante si trovano proprio alle pendici del vulcano. Da qui deriva il nome del gin. Ha un gusto fresco e intenso, che non passa inosservato quando viene presentato a tavola. La confezione è granitica (sembra composta da blocchi di ghiaccio). Qui troneggia una V leggermente arrotondata.

Migliori gin 2022, dove trovarli

Come per le fiere del vino, anche il gin ha delle fiere dedicate sparse per l’Europa. È anche vero che non si può attendere l’evento espositivo per gustare un buon gin. Per questo, è a disposizione degli appassionati del mondo dei distillati Rivoldrink. Il rivenditore online è in grado di offrire all’ingrosso qualsiasi tipo di bevanda, gin incluso. Oltre a offrire una vasta esposizione “Migliori gin”, il rivenditore all’ingrosso è in grado di offrire a ristoratori, imprenditori di strutture ricettive o semplici amanti del gin soluzioni all’altezza delle aspettative sul proprio sito ufficiale! 

Scelta del vino: consigli per non sbagliare

A differenza dei distillati e di altre bevande, il vino è una bevanda da pasto e quindi è proprio nel contesto di un pranzo o di una buona cena che il vino dà il meglio di sè. Per valorizzare tanto il pasto quanto sopratutto il vino, è importante che l'abbinamento sia azzeccato. Per non commettere errori se dobbiamo portare una bottiglia di vino ad una cena, il consiglio è di affidarsi ad una enoteca più che alla grande distribuzione, che ha una enorme quantità di vino ma con una qualità poco affidabile, anche se attualmente molti supermercati offrono all'interno dei sommelier in grado di orientarci nella scelta di un buon vino.

I grandi produttori di vino destinano a enoteche e ristoranti il meglio della produzione, mentre per la grande distribuzione producono una seconda linea più economica, a parte alcuni supermercati che hanno lo scaffale "enoselezione" che contiene gli stessi distribuiti alle enoteche ma a prezzi più competitivi.

Scegliere correttamente un vino: partiamo dalle basi

Il primo aspetto da prendere in considerazione nella scelta del vino è il cibo a cui vogliamo abbinarlo, tenendo conto che, se all'interno della cena ci sono differenti portate, probabilmente sarà necessario avere differenti bottiglie. Il vino per essere buono deve essere equilibrato e armonico ed è importante ricordare che i vini leggeri devono essere sempre serviti prima di quelli più robusti e, in generale, serviti secondo una gradazione alcolica crescente. Prima di cambiare bottiglia di vino durante il cambio di portata dei pasti è bene separarli con dell'acqua.

Vini bianchi

Ad esclusione di quelli particolarmente strutturati, i vini bianchi si abbinano molto bene ai piatti di mare. Alcuni bianchi più strutturati si abbinano molto bene anche a piatti di terra, in particolar modo a piatti a base di carni bianche, come coniglio, pellame, piccola selvaggina. Mentre i vini rossi tollerano maggiormente di essere serviti a temperatura ambiente, i vini bianchi devono essere serviti rigorosamente freschi e la regola di base, con qualche eccezione, richiede che i vini bianchi secchi vengano serviti prima dei vini rossi.

Vini rossi

I vini rossi tendenzialmente si abbinano alla carne e ai piatti di terra in generale, anche se abbiamo alcuni vini rossi piuttosto giovani, leggeri e leggermente aciduli che si prestano bene ad essere abbinati anche a piatti di mare, ad esempio la zuppa di pesce. Difficilmente un buon vino rosso si può servire con molluschi o crostacei. Possono essere serviti a temperatura ambiente, almeno quelli più maturi e di buona struttura. Un'ottima idea è anche quella di abbinarli a primi piatti come la carbonara, in particolare i vini più robusti, come confermato anche da Cucina e Cultura, servizio di catering a Roma. 

Vini rosati

Categoria di vini un pò snobbata a favore dei rossi o dei bianchi, i rosati sono vini interessanti che possono regalarci abbinamenti davvero sorprendenti. Si abbinano facilmente alla maggior parte degli antipasti, agli affettati e anche ad alcuni piatti di pesce.

Spumanti

A seconda del vitigno e del grado zuccherino, lo spumante può essere abbinato a tanti tipi di portate differenti, oltre ad essere l'unico che si presta bene anche come aperitivo, quindi può essere bevuto da solo. Quelli secchi si prestano molto bene ai piatti di mare, in particolar modo ai crostacei, ai molluschi e alle fritture di pesce perché ripuliscono in modo frizzante la bocca dall'unto della frittura.

Vini dolci

Gli spumanti possono essere anche dolci e si abbinano molto bene ai dessert. Tra questi possiamo inserire la categoria dei vini passiti, che hanno un elevato residuo zuccherino e che si abbinano bene, oltre ai dolci, anche ad alcuni formaggi, tipo gli erborinati. Mai abbinare vini liquorosi alla selvaggina perché gli zuccheri residui del vino renderebbero poco piacevole al palato il gusto selvatico della carne.

Come preparare l’auto per una gita fuori porta

Per una gita fuori porta, magari alla ricerca di cantine aperte, una buona idea è preparare adeguatamente la propria auto. La gita con amici e famigliari può essere migliorata se si sfruttano alcuni accessori per auto e in particolare i tappetini in gomma, grazie ai quali il proprio abitacolo rimarrà pulito e perfetto sotto ogni aspetto.
Recarsi in Franciacorta per esempio e gustare degli ottimi vini sarà un’esperienza che tutta la famiglia apprezzerà, tanto più se rendiamo confortevole e salutare il viaggio in auto.

 

Una gita alla scoperta dei sapori locali

Siamo in Lombardia, tra Brescia e il Lago d’Iseo: la Franciacorta si estende in questi territori, conosciuti anche per l’omonimo vino.
Quando si ha intenzione di trascorrere una giornata alla scoperta dei gusti tipici della Franciacorta, recarsi presso le cantine aperte è la scelta migliore da compiere poiché si unisce la ricerca di sapori pregiati alla vista di panorami mozzafiato e attività uniche che non si compiono tutti i giorni.
Tra di esse spicca l’opportunità di recarsi presso i diversi tracciati per le biciclette, realizzati con estrema cura, così come praticare escursioni interessanti e il birdwatching presso le Torbiere del Sebino.
Si tratta quindi di una serie di attività che, se affiancate alla degustazione dei tanti prodotti locali, rendono un fine settimana perfetto.
Per quanto riguarda la produzione di vini, bisogna parlare del Franciacorta Brut Cabocho e del Berlucchi, che rappresentano prodotti tipici di questa zona, in grado di soddisfare anche le esigenze più raffinate in termini di gusto.
Ovviamente, per rendere questa vacanza migliore, ci si deve spostare con la propria automobile e prepararla adeguatamente, anche pensando a tutti gli accessori che si possono rilevare utili durante il viaggio. Parliamo per esempio dei tappetini in gomma che, non solo garantiscono una maggior pulizia dell’abitacolo, ma rendono anche più sicura la trasferta.

 

Un accessorio essenziale per ogni viaggio

I vantaggi dei tappetini in gomma sono molteplici e uno di questi è da ricercare nella pulizia del veicolo.
Quando si decide di organizzare una gita negli incantevoli luoghi della Franciacorta, spesso e volentieri ci si dimentica che le zone rurali possono essere sinonimo di sporcizia che viene trasportata all’interno del veicolo.
Questo non accade con i tappetini in gomma, la cui struttura permette di catturare completamente tutti i residui presenti sotto le scarpe, evitando che questi raggiungano la tappezzeria del veicolo.
Con un semplice lavaggio, poi, i tappetini realizzati in gomma torneranno a essere puliti e completamente privi di ogni difetto.

 

Un valido alleato per la sicurezza durante la guida

Ma quando si analizzano i vantaggi dei tappetini in gomma è importante sottolineare come questi accessori offrano un importante livello di sicurezza durante la guida.
Questo grazie alla particolare struttura che li caratterizza: le calzature, infatti, difficilmente scivoleranno come invece accade con i classici tappetti realizzati con la moquette o con altri tessuti.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda il movimento improvviso dei tappetini stessi: questi, una volta adagiati sul lato della guida, rimarranno ben saldi al veicolo, evitando che si spostino e vadano sotto i pedali di guida.
Ciò accade specialmente quando le scarpe, essendo sporche di fango dopo una gita nelle zone di campagne, tendono a scivolare creando quindi una situazione di pericolo costante.
Quando si sfrutta questo accessorio, dunque, si fa una scelta di maggior sicurezza e ci si può godere più serenamente il viaggio, con lo spirito di un’esperienza unica, sotto ogni punto di vista.
Se desideri acquistare i tappetini in gomma per un viaggio sicuro e piacevole, troverai sul sito Withcar.it i migliori modelli compatibili con i diversi veicoli presenti sul mercato.
Sarà inoltre possibile acquistare diversi altri accessori indispensabili per mantenere perfettamente ordinato il mezzo, come le protezioni delle traverse, le tendine parasole su misura, le vasche per il baule, i proteggi schienali e tanti altri accessori che renderanno ancora più confortevole il viaggio per tutta la famiglia.
Sul sito Withcar.it sarà possibile trovare tante offerte di prodotti realizzati con i più elevati standard di qualità, su misura per il proprio veicolo e le proprie esigenze.

I migliori vini di Vignale Monferrato

Al centro del triangolo piemontese Casale Monferrato-Alessandria-Asti sorge un borgo, sulla sommità di una collina. Si chiama Vignale Monferrato, un piccolo gioiello circondato da una parte dall’arco alpino tra Monviso e Monte Rosa, dall’altro affacciato verso l’appenino ligure. 

Un gioiello, un paese, un tesoro da scoprire diventato nei secoli scrigno tradizione e soprattutto di vini. Tanti vini, ciascuno con storie, metodologie e tipologie di vigne differenti che danno origine a questo territorio unico e conosciuto in tutto il mondo che è il Monferrato. 

Entrare nel Monferrato significa assistere a uno spettacolo unico: colline ricoperte di vigneti a perdita d’occhio, borghi, casali e cantine secolari, torri e castelli d’origine medioevale che svettano nel panorama e si distingue per l’armonia e l’equilibrio tra le qualità estetiche dei suoi paesaggi e le diversità architettoniche e storiche dei manufatti associati alle attività di produzione di vini, internazionalmente riconosciuti tra i più importanti prodotti enologici del mondo.

Vignale culla del Grignolino e della Barbera del Monferrato

Vignale sorge nel cuore di questa terra generosa che vanta una cultura enogastronomica di qualità. L’etimologia di Vignale svela la sua secolare vocazione. Il toponimo, con le forme altomedievali di Vignalis e Vignalus, è attestato fin dal IX secolo: una forma composta da vinea, che in latino significa «vigneto» e -alis, suffisso locativo. Dunque «luogo da vigna» fin da quando possiamo attestarne la nascita. Vignale è anche capitale del Grignolino, il «più rosso dei bianchi piemontesi e il più bianco dei rossi», come disse Veronelli. Un vino «dispari, scandalo e delizia, eccentrico e amato» che ha trovato dimora su queste colline fin dal XIII secolo e che proprio qui raggiunge il vertice della qualità grazie ad una secolare perizia enologica.

Vignale è terra di alcuni dei migliori vini del Monferrato tra cui la Barbera del Monferrato, considerata una delle varietà più importanti in Italia e protagonista assoluta del successo dei vini del Monferrato che chiude il 2021 con 65 milioni di bottiglie prodotte a un giro d’affari di 400 milioni di euro, come confermato dai dati del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Ma la Barbera non è l’unico vino che raccoglie tra tradizione di Vignale. 

Sono tante infatti le denominazione di questa zona dedicate al vino. Le più importanti sono:

  • Barbera d’Asti DOCG
  • Barbera del Monferrato DOC
  • Barbera del Monferrato Superiore DOCG
  • Grignolino del Monferrato Casalese DOC
  • Barbera del Monferrato DOC
  • Piemonte DOC Grignolino
  • Piemonte DOC Cortese
  • Monferrato DOC Dolcetto

L’unicità dei vini del Monferrato 

La cultura vitivinicola piemontese costituisce la base dell’identità della regione e le eccellenze delle tecniche di coltivazione, le innovazioni negli aspetti produttivi, l’evoluzione di secolari saperi artigianali e tecnologici, oltre che la qualità dei vini prodotti, ne fanno un riferimento su scala mondiale.

I dati del 2020 hanno evidenziato l’andamento eccezionale dei vini rossi DOP piemontesi, la crescita più elevata dei vini DOP in generale (+13%) contro IGP (+10%) e vini da tavola (+5%) e l’andamento molto positivo delle vendite delle aziende basate in Piemonte (+19%).

In questo territorio la produzione del vino ha una tradizione millenaria come testimoniato dagli antichi registri comunali che confermano compravendite di vigne e di uva fino al 900 d.c.
L’unicità di questi vini trae origine da tanti fattori. Tra questi la collocazione del territorio: il Monferrato infatti è un sistema collinare compreso tra i 120 e 350 metri s.l.m. e si trova nel cuore della fascia temperata. Il 45esimo parallelo infatti attraversa il comune di Vignale Monferrato. Le Alpi e il mare influenza il clima del Monferrato e lo rendo territorio perfetto per la vite. 

Hic et Nunc, una delle più importanti cantine del Monferrato 

In questo paradisiaco contesto sorge una delle cantine più pregiati e importanti: la cantina Hic et Nunc. La sua storia inizia nel 2012 con il recupero di 100 ettari di terreni poco più a nord di Vignale Monferrato. 
Le prime annate Hic et Nunc sono uscite sul mercato nel 2016: Barbera del Monferrato, Piemonte Cortese e due spuntanti Brut ottenuti da vitigni autoctoni (barbera e grignolino). Nel corso degli anni l’azienda ha proseguito la sua ricerca enologica sui vitigni locali che Hic et Nunc ha scelto di vinificare in purezza: la Barbera d’Asti, il Dolcetto e il Nebbiolo del Monferrato e, soprattutto, il Grignolino, che a Vignale trova il suo luogo d’elezione.