Grappa e Cocktail: un binomio che si consolida

Esistono cocktail a base di grappa gustosi ed equilibrati? Il binomio grappa e cocktail è un orrore da bartender o un esperimento tutto da provare? Forse non lo sapevi ma tra le ricette dei bar più esclusivi del nostro Paese la grappa ha un posto d’onore tra gli ingredienti da mixare assieme a frutta, ghiaccio e succhi di frutta. Ciò che conta davvero, per qualunque ricetta, è l’uso di una grappa davvero pregiata perché sarà proprio questa fare la differenza tra una “ciofeca” ed un cocktail eccezionale. Oggi saremo un po’ di parte per cui la prima grappa che ci viene in mente da utilizzare per la preparazione di un cocktail speciale proviene direttamente dal trentino. Difatti siamo certi che potrai servire mix deliziosi a base fruttata utilizzando una grappa Marzadro, la quale, per la sua ricchezza organolettica, potrà dare grande risalto e allietare anche i palati più esigenti.

I cocktail a base di grappa più interessanti

Un cocktail di cui non ci stancheremmo mai è il Grappalicious perché unisce dei sapori insoliti che equilibrano tra loro la dolcezza della prugna, la robustezza della grappa e l’acidità del succo di limone. Per prepararlo basta filtrare il limone, schiacciare le prugne mature e versare il tutto nello shaker con abbondante ghiaccio e cinque centilitri di grappa. Il vero tocco di maestria risiede nel separare la granatina dal cocktail in modo tale che le due consistenze formeranno due strati colorati deliziosi da bere e da vedere.

Se ti piacciono i sapori più decisi, invece, potresti chiedere al barman un bel Punching Bee. Questo cocktail è servito in diverse varianti ma quella che ci piace di più è quella a base di vodka, grappa, miele e camomilla. Per dare un tocco acidulo finale, ideale per mandare giù l’amaro alcolico, il barman esperto aggiungerà anche una goccia di bergamotto. In questo caso ci troviamo dinanzi ad un cocktail piuttosto raro dato che gli ingredienti non sono sempre reperibili su un piano bar qualunque. Occhio al bicchiere perché il Punching Bee va servito solamente in un old fashioned pieno di ghiaccio rotondo e rigorosamente senza cannuccia.

Si può usare la grappa nei cocktail?

Quindi no, non c’è nulla di male nel considerare la grappa come un ingrediente da Cocktail. Questa pratica non è così recente come potresti pensare dal momento che già dagli anni trenta del novecento veniva impiegata come miscela di altri succhi e alcolici. Ne trovi traccia nel libro di Elvezio Grassi, una bibbia per chi lavora nel settore. “Mille Misture” è un trattato di oltre duecento pagine in cui l’autore ripercorre le ricette e i trucchi del mestiere con aneddoti che ne spiegano anche la storia e le origini.

Non è un caso se tra queste pagine compaiano ben cinque cocktail a base di grappa in un periodo storico in cui questa bevanda spiritosa non era ancora considerata così pregiata come accade ai nostri giorni. I puristi storceranno il naso, sostenendo che la grappa debba essere consumata sempre da sola, nel bicchiere giusto e alla temperatura ideale. Questo è vero se ti concedi un’acquavite pregiata, magari invecchiata o aromatizzata al punto giusto. Lo stesso vale per le più pregiate grappe giovani che, tuttavia, possono finire in un bel bicchierone alto assieme a ghiaccio, granatina e succhi di frutta.

Una moda che deve ancora esplodere

Certo è che i cocktail a base di grappa sono più unici che rari e, quindi, trovarli sul menu di un qualsiasi bar potrebbe non essere così facile. Il motivo risiede nel fatto che la grappa è un distillato difficile da equilibrare dal momento che sprigiona una miscela di aromi molto intensa. Se dai uno sguardo all’ABC della miscelazione, infatti, vedrai che gli spirit impiegati per i cocktail sono sempre poco aromatici mentre, la grappa è esattamente l’opposto.

Il rischio che si corre miscelando in modo troppo improvvisato la grappa con altri ingredienti è quello di dare vita ad un completo disastro di sapori, imbevibile ed eccessivamente alcolico. Difatti il cocktail non deve mai dare sensazioni di alcol bruciante, né tantomeno deve anestetizzare olfatto e palato. Ecco perché i bartender più ambiziosi prediligono ricette rivisitare ma usando la grappa giusta, ovvero quella in grado di equilibrare tutti gli ingredienti senza trasformarsi in qualcosa di sgradevole. Magari tra qualche anno la grappa sarà stata sdoganata come il gin nel mondo dei cocktail ma, per il momento, possiamo goderci le poche rarità sul mercato e vantarci di aver avuto la possibilità di assaggiare una rarità introvabile a base di grappa.

Il galateo del caffè: come va servito e come berlo!

Talvolta vi deliziamo con articoli sul caffè e allora, apprendendo un interessante approfondimento sul blog del caffè calabrese per eccellenza, Caffè Aiello, trattiamo oggi un argomento davvero molto curioso ed interessante: il galateo del caffè.

Come servire e come bere la bevanda nera a casa e al bar secondo le regole del buon gusto.

Servire il caffè, al bar e a casa

Il caffè va sempre servito su un piattino, nella sua tazzina e con il cucchiaino posto alla destra di chi dovrà berlo. Anche il manico della tazzina dev’essere orientato a destra, per agevolare l’impugnatura di chi lo berrà. Se però siamo a conoscenza che il nostro ospite, o il cliente del bar, è mancino possiamo invertire tutto agevolando prese e impugnature sulla sinistra.

Nel caso il caffè fosse servito con un biscotto, un cioccolatino o un elemento della piccola pasticceria, questo va posto sulla sinistra del commensale, in un piattino coperto da una salvietta di carta o cotone.

Sia che si tratti del cliente di un bar che di un ospite a casa nostra, se è richiesto per macchiare il caffè, il latte va servito sempre con un piccolo bricco e mai direttamente nella bevanda, sebbene questa regola sia spesso sdoganata sia al bar che a casa, l’importante è sapere che il bon ton richiede sia servito così!

A casa il caffè dev’essere servito sempre dalla padrona di casa, anche se il resto del pasto non è stato servito da lei. Il caffè sarà portato a tavola su di un vassoio nella sua caffettiera se è stato fatto in una moka, purché sia ben lucida e pulita, oppure direttamente nelle tazzine se è stato fatto da macchine per caffè espresso. Zucchero, latte, cioccolata e dolciumi per accompagnare il caffè dovranno essere serviti sempre sul vassoio che, una volta poggiato sulla tavola, sarà svuotato servendo una persona per volta, partendo dalle donne. Se il vassoio non è sufficientemente grande per trasportare caffè e suoi contorni per tutti i commensali, sarà il caso di portare prima solo il caffè alle donne, poi solo il caffè agli uomini ed infine, quando le tazzine sono state servite tutte, portare a tavola latte, zucchero e dolciumi.

Come bere il caffè, al bar e a casa

Il galateo vorrebbe che per bere il caffè sia necessario prendere la tazzina con il suo piattino ed il cucchiaino posto al di sopra, poggiare la tazzina sul palmo della mano accessoria e, una volta zuccherato, girare il caffè tenendo sempre il piattino sul palmo della mano.

Terminata la fase di dolcificazione, per chi lo prende zuccherato, bisogna riporre il cucchiaino al suo posto sul piattino e prendere la tazzina avvicinandola più possibile alla bocca senza inclinare il collo.

Una volta terminata la degustazione bisogna riporre la tazzina sul piattino e solo a quel punto riposare piattino, tazzina e cucchiaino sul bancone del bar o sulla tavola della casa che ci ospita.

Mai lasciare il cucchiaino all’interno della tazzina ed anche per zuccherare il caffè esiste una regola: il cucchiaino deve fare movimenti rotatori dal basso verso l’alto, non solo per compiere un gesto elegante, ma anche e soprattutto per funzionalità: in questo modo infatti la schiuma non si smonterà e il nostro espresso conserverà la sua caratteristica cremina intatta.

Queste sono le principali regole del galateo per servire e per bere il caffè, al bar e a casa.
Ed ora, andiamo a prendere un bel caffè insieme!

Turismo sostenibile: il Trekking tra le vigne

Gli appassionati di vino amano andare alla scoperta delle vigne presenti sul territorio italiano e delle cantine più rinomate, così da potersi lasciare andare a qualche degustazione, così da vivere un’esperienza nel mondo del vino immersiva e capace di far provare emozioni intense, emozioni semplicemente meravigliose. Non tutti sanno però che è anche possibile fare trekking tra le vigne italiane! Sì, stiamo parlando proprio di quelle lunghe passeggiate immersi nella natura, a diretto contatto con il verde, passeggiate che permettono di rinvigorire il corpo e lo spirito.

 

Trekking tra le vigne, di cosa si tratta

Il trekking prevede lunghe camminate nella natura, di solito nella natura incontaminata, selvaggia, lontana da ogni elemento umano. Un abbigliamento comodo e uno zaino per un panino. Nel caso del trekking tra le vigne ovviamente le passeggiate sono di tipo completamente diverso. Non si va a camminare infatti nella natura selvaggia, ma nei vigneti insieme a coloro che li curano anno dopo anno con amore, passione, dedizione. Ovviamente alcune sessioni di trekking possono essere molto più ampie e prevedere quindi camminate anche nel territorio circostante, ma il focus è sempre sulle vigne, sulla cantina, sull'attività che lì viene portata avanti. 

Si tratta di un'esperienza immersiva nella storia e nel modo di lavorare di una cantina e nei suoi prodotti, che consente di avvicinarsi a questo mondo in modo davvero impeccabile, di viverlo non solo da vicino, ma dall’interno.

 

Trekking tra le vigne, per chi è adatto 

Questa è un'esperienza senza dubbio consigliabile per tutti gli amanti del vino e per le persone più esperte che vogliono imparare ogni più piccolo segreto dei vini che più amano degustare. Si tratta però di un'esperienza che va benissimo anche per i principianti e i meno esperti, così come per i semplici curiosi. Consente infatti di scoprire delle zone del territorio italiano che altrimenti sarebbe impossibile conoscere e consente di addentrarsi in tradizioni antichissime e in sapori che fanno parte del nostro Bel Paese. Ecco spiegato il motivo per cui sono sempre più numerosi i turisti che scelgono di vivere un’esperienza di questo tipo! 

Il trekking tra le vigne prevede molte diverse tipologie di percorsi, alcuni più semplici e brevi, altri un pochino più complessi. Proprio per questo motivo tutti possono praticare questa attività, persone allenate così come persone che invece l'allenamento fisico non sanno neanche cosa sia, adulti, bambini, ragazzi, un’attività versatile come poche altre riescono ad essere. Non è neanche necessario avere dell'abbigliamento o dell’attrezzatura tecnica. Non si tratta infatti di camminate che comportano particolari difficoltà. Basta indossare delle buone calzature da trekking e abbinarci delle calze termiche per piedi freddi e il gioco è fatto. Questo tipo di escursione non richiede grande attrezzatura tecnica nè grossa esperienza essendo tracciati sempre vicino ad abitati o cantine. 

 

Non solo trekking, anche degustazioni ovviamente

Dopo aver visitato le vigne e il territorio circostante, dopo aver visto le persone che lavorano in quella cantina e il modo di portare avanti l’attività, dopo aver scoperto tradizioni che si tramandano di generazione in generazione, arriva ovviamente il momento della degustazione. Sì, il trekking tra le vigne finisce sempre con una bella degustazione in cantina, di solito compresa nel prezzo ovviamente. È semplicemente meraviglioso degustare un eccellente prodotto Made in Italy dopo una bella passeggiata, quasi una sorta di premio per le fatiche che sono state fatte durante il cammino!

Imbottigliamento vino: i consigli professionali per non sbagliare

L'imbottigliamento è una delle fasi più importanti nella produzione del vino. Ma qual è il modo corretto per eseguirlo? In quest'articolo risponderemo proprio a questa domanda, partendo da che cos'è nello specifico l'imbottigliamento e proseguendo con dei consigli utili per eseguirla nel modo corretto.

Che cos'è l'imbottigliamento e le sue fasi preliminari

Come già detto nell'introduzione, l'imbottigliamento è uno dei processi fondamentali nella produzione del vino. Questo perché è il primo processo in cui si può vedere il frutto della fermentazione del vino, durato per minimo un mese. Inoltre, questo processo molto importante è irreversibile, poiché una volta imbottigliato il prodotto, non si potrà più intervenire se dovessero nascere dei problemi durante il suo successivo "riposo".

Prima che il vino venga imbottigliato però, vi sono delle importanti fasi preliminari da eseguire.

Per prima cosa bisogna analizzare il prodotto, in modo da valutare se è avvenuta una corretta fermentazione. In questa analisi vengono, infatti, analizzati il contenuto alcolico, l'acidità totale e volatile e la concentrazione di alcune sostanze quali il ferro, il rame, i lieviti e alcune proteine.

La fase successiva è quella della filtrazione del prodotto, che avviene per eliminare tutti i depositi e per garantire una maggiore limpidezza del vino. Inoltre, viene fatta anche per eliminare alcune proteine e alcuni lieviti che sono troppo concentrati.

Come avviene l’Imbottigliamento del vino

Il processo di imbottigliamento del vino inizia con la scelta delle bottiglie e del loro lavaggio, un momento molto importante in quanto le bottiglie devono essere sterili, in modo da poter contenere correttamente il vino non facendolo andare a male.

Una volta fatto questo si può passare al travaso del vino nelle bottiglie perfettamente pulite e sterilizzate. Generalmente, questo processo avviene partendo dalla botte di vino che viene posizionata in alto e facendo passare attraverso di essa un tubo di plastica, che faciliterà per l'appunto il travaso.

Una volta finita questa procedura, si passa alla fase seguente, ovvero quella di tappatura delle bottiglie. Questa procedura può sembrare molto banale, ma in realtà non lo è affatto; va eseguita molto scrupolosamente per scongiurare qualsiasi problema, come per esempio l'ossidazione del vino.

Una volta imbottigliare e tappate, le bottiglie di vino possono essere conservate in un luogo fresco, senza luci e senza odori, nel quale potranno affinarsi prima di essere stappate.

Alcuni consigli dei professionisti

Per eseguire un corretto imbottigliamento anche a casa, ecco dei pratici consigli che i professionisti di questo settore usano per ottenere un buon prodotto.

I consigli dei professionisti sono:

  • scegliere la tipologia corretta di bottiglia: a seconda del vino che vogliamo produrre, vi sono delle bottiglie adatte ad ogni tipologia. Generalmente possiamo distinguere tre tipologie di bottiglie: quella emiliana, quella bordolese e il bottiglione. La prima bottiglia viene consigliata per dei vini mossi, a differenza della seconda che viene consigliata per più tipologie di vini poiché ha una spalla larga per trattenere i sedimenti e perché è molto leggera. Infine, il bottiglione viene consigliato per i vini che vengono consumati in grande quantità. Generalmente supera il litro e mezzo di capacità. Tra l’altro, bisogna tenere in considerazione il colore del vetro della bottiglia. Difatti, per i vini rossi viene consigliata una bottiglia del vetro verde o marrone, mentre per i vini rosati e bianchi, una con un vetro di colore verde o bianco;
  • scegliere la tipologia del tappo: come già detto nel paragrafo precedente, il tappo svolge un ruolo cruciale poiché previene l'ossidazione del vino all'interno della bottiglia. Esistono quattro tipologie di tappi: quello sintetico, quello di sughero, quello a vite e quello in vetro. Nel primo caso, esso viene utilizzato per i vini che non hanno bisogno di un lungo invecchiamento, a differenza di quelli di sughero che permettono una lenta ossigenazione dei vini più invecchiati e pregiati. Questa tipologia di tappo però può sgretolarsi molto facilmente e in alcuni casi può dare anche una sensazione sgradevole al vino. Per quanto riguarda quelli a vite venivano utilizzati molto in passato per il loro costo molto basso, ma ora sono poco utilizzati. Infine, i tappi in vetro vengono considerati i migliori poiché sono sterili ed ecologici, ma hanno dei costi molto elevati;
  • scegliere un buon momento per imbottigliare: per ottenere un buon vino, è necessario scegliere anche un buon momento per imbottigliarlo. Generalmente bisogna scegliere un periodo in cui il clima è mite, magari evitando i giorni in cui piove, in cui c’è molto vento o troppo sole, in quanto potrebbero alterare le caratteristiche del vino.

Bisogna ricordare che questa operazione va sempre eseguita in ambienti chiusi.

Quindi, l'imbottigliamento è un processo molto importante che può alterare le caratteristiche del vino se viene mal eseguito. È bene dunque seguire sempre i consigli degli esperti del settore.

Breve guida all’Amarone delle Valpolicella

Che cos'è l'Amarone

L'Amarone, vino rosso DOCG tipico della Valpolicella, in provincia di Verona, è un vino passito. Già su questa affermazione i non esperti rimangono un po' sbalorditi – come un vino passito? Ma non sono dolci i passiti?-.  No, l'utilizzo del termine passito significa solamente che le uve sono state appassite, disidratandosi e concentrando gli zuccheri. Questi zuccheri poi possono essere completamente trasformati in alcol attraverso la fermentazione alcolica, dando origine a un vino passito secco, come l'Amarone, che proprio per l'alta concentrazione di zuccheri presenti nel mosto possiede un'alta gradazione alcolica.  

 

Vitigni destinati alla produzione dell'Amarone

I vitigni tradizionali con cui viene ottenuto il vino Amarone sono la sacra triade: Corvina, Corvinone e Rondinella, spesso viene utilizzata anche la Molinara. Più precisamente, citando il disciplinare, l'Amarone può essere ottenuto attraverso la vinificazione dei seguenti vitigni:

  • Corvina, dal 45% al 95 %;
  • Corvinone, che può sostituire il precedente nella misura massima del 50%;
  • Rondinella, dal 5% al 30 %;
  • Altri vitigni a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona fino ad un massimo del 15% con un limite del 10% per ogni singolo vitigno;
  • Altri vitigni classificati autoctoni italiani, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione per la Provincia di Verona per il 10% totale.

 

Perché si chiama così

Secondo la vulgata l'Amarone venne chiamato così per distinguerlo dal dolce Recioto, anche questo un vino passito ma per l'appunto dolce, poiché gli zuccheri del mosto, concentrati attraverso l'appassimento dell'uva, non vengono tutti trasformati in alcol ma rimangono come residuo zuccherino.  

 

Breve storia

Si narra che l'Amarone sia nato per sbaglio proprio dal più antico Recioto, una sorda di serendipity enologica. In pratica il Recioto, dimenticato in una botte, proseguì la fermentazione fino a diventare Amarone, mentre solitamente (come oggi) la fermentazione veniva bloccata attraverso l'abbassamento della temperatura del liquido e la conseguente inibizione dell'opera dei lieviti: responsabili della trasformazione degli zuccheri in alcol.  

 

Caratteristiche

L'Amarone è un vino dall'alto grado alcolico, per le motivazioni appena riportate e relative all'appassimento delle uve da cui si ottiene; è anche un vino molto particolare in quanto coniuga la freschezza dei vitigni d'origine e la ridotta presenza di tannini con le morbidezze gustative date dall'alcol e i polialcoli come la glicerina. Le sfumature odorose dei prodotti ben fatti sono interminabili, intense e nette,  lasciano presagire ad assaggi memorabili con persistenze retro-olfattive lunghissime giocate sui frutti e le spezie.  

 

Degustazione

Per degustare al meglio un Amarone occorrerà aprirlo qualche ora prima e magari utilizzare un decanter versandone la metà: potrai divertirti a comparare l'Amarone rimasto in bottiglia con quello soggetto ad una maggiore ossigenazione ad opera del decanter. I calici da utilizzare sono quelli ampi da vini rossi "nobili", se sei indeciso qui trovi una guida sui calici da vino.

 

Prezzi

L'Amarone, soprattutto se di buona qualità, è un vino notoriamente costoso a causa delle tecnica produttiva dell'appassimento che genera una quantità di prodotto di molto inferiore rispetto alle vinificazioni "tradizionali". Il prezzo come sempre lo fa soprattutto il mercato ed essendo l'Amarone un prodotto molto apprezzato, sia in Italia che all'estero, questo incide sulle sue quotazioni. Generalizzando puoi cominciare ad acquistare un buon Amarone intorno ai 30/35 euro, per giungere fino ai 3/400 euro delle etichette più blasonate.  

 

Quali sono i migliori

Il mondo dell'Amarone è in continua evoluzione e in Valpolicella ci sono moltissime realtà valide, quindi sarebbe quasi scorretto assegnare il giudizio di "miglior Amarone" e lungi da noi arrogarcene il diritto. Possiamo tuttavia rispondere alla domanda citando i due produttori più iconici: quelli che, per intenderci, generano sempre la calca ai banchi d'assaggio: parliamo delle memorabili cantine intitolate ai celebri Romano Dal Forno e Giuseppe Quintarelli.  

 

Abbinamenti

L'Amarone è un vino che viene spesso indicato come vino da meditazione, quindi da bere da solo, concentrandosi sulle mille sfumature gusto-olfattive che riesce ad esprimere. Se vogliamo abbinarlo a dei cibi dovremo rispettare il criterio della pari-struttura e quindi affiancare preparazioni elaborate a base di carni rosse: come gli stracotti, i brasati e i filetti in crosta. Grandi soddisfazioni dà anche l'abbinamento con formaggi dalla forte aromaticità e persistenza gustativa: il taleggio, il pecorino di Pienza, il formaggio di Fossa, il Castelmagno, il Bitto e gli altri innumerevoli prodotti dell'eccellenza casearia nostrane e d'oltralpe.  

Sacchetti per alimenti: meglio plastica biodegradabile o carta?

I danni dell’inquinamento da plastica sono ormai noti e per tale motivo già nel 2018 i sacchetti per alimenti in Italia sono realizzati in plastica biodegradabile. Questa soluzione però non risolve il problema ambientale né soddisfa i consumatori. Le buste in plastica infatti non sono per niente comode. Hanno una scarsa resistenza al peso e si rompono in men che non si dica. Le shopper in carta sono sicuramente la scelta migliore anche per il settore food. Vediamo subito quali sono i vantaggi dei sacchetti per alimenti in carta e come sfruttarli per promuovere al meglio la propria attività.

Perché scegliere i sacchetti per alimenti in carta?

Sfatiamo subito un falso un mito: le shopper in carta non meno resistenti di quelle in plastica, soprattutto se biodegradabili. I sacchetti per alimenti in carta sono caratterizzati da una maggiore resistenza al peso e alle temperature. A seconda dei prodotti maggiormente venduti è possibile realizzare la shopper più adeguata grazie alle varietà di tipi di carta disponibili e alle diverse grammature. A ciò bisogna aggiungere che queste shopper hanno un minore impatto ambientale rispetto alla plastica e sono inoltre riciclabili, riutilizzabili ed economiche. Su Mister Shopper ad esempio una busta in carta avana compresa di incisione con stampa a caldo costa soltanto 0,19 centesimi. Come puoi facilmente intuire la carta oltre ad essere ecologicamente sostenibile offre anche numerosi vantaggi.

Tutte le tipologie di shopper in carta

Come anticipato esistono diverse tipologie di sacchetti per alimenti realizzati in carta. Queste che seguono sono le buste in carta più utilizzate:

  • shopper in carta kraft: in assoluto le più vendute ed economiche. Sono caratterizzate da un’ottima resistenza e sono adatte a qualsiasi tipo di attività: bottega alimentare, attività di ristorazione con consegne a domicilio e asporto, pasticcerie etc.
  • shopper in carta riciclata: sicuramente le più ecologiche. Sono ideali per tutte quelle attività che hanno a cuore il tema ambientale e vogliono trasmettere tale valore ai propri clienti. Recentemente è stato inoltre dimostrato da uno studio che scegliere sacchetti di alimenti in carta riciclata aumenta le vendite: circa il 50% dei consumatori infatti preferisce brand che utilizzano packaging ecologici.
  • shopper di lusso in carta: si tratta della versione più costosa dei sacchetti per alimenti attualmente in commercio. La differenza qui la fanno la grammatura (che solitamente parte da 170 gr circa) ed i manici a cordino realizzati in cotone. Questi sacchetti sono particolarmente indicati per prodotti food gourmet come ad esempio panettoni e colombe artigianali.

 

Due elementi meritano particolare l’attenzione: i manici e la forma delle shopper. Se vendi prodotti piuttosto leggeri puoi scegliere un semplice manico a pattina se invece per quelli più pesanti è preferibile scegliere un manico ritorto in carta. Se vendi prodotti con prezzi medio/alti il manico in tessuto (cotone o raso) è la scelta ideale. In merito alla forma segui queste indicazioni:

  • sacchetti bassi e larghi: per tutte le attività di ristorazione che utilizzano principalmente vaschette per il take-away;
  • sacchetti alti: per le stuzzicherie ed i panini

Shopper personalizzate in carta per attirare nuovi clienti

Le buste non sono semplici contenitori che consentono ai tuoi clienti di trasportare i prodotti acquistati sono degli strumenti di marketing low budget molto efficaci. Una volta usciti dal negozio/ristorante fungono da veri e propri manifesti pubblicitari in giro per la città. Quelli in carta in particolare essendo riutilizzabili continuano a promuovere la tua azienda anche dopo l’acquisto/consegna. Grazie alla personalizzazione puoi realmente attirare nuovi clienti e promuovere il tuo brand o la tua attività. Come? Con un progetto grafico e slogan da stampare sulle tue shopper. Che sia il logo con i contatti utili o una campagna per promuovere saldi ed offerte speciali ti consigliamo di affidarti ad un’agenzia di comunicazione per elaborare una strategia efficace ed un ottimo fornitore per la realizzazione dei sacchetti per alimenti. Su Mister Shopper il processo di personalizzazione ed acquisto è davvero semplicissimo: basta selezionare le diverse caratteristiche delle shopper (stampa, colore, formato) ed inserire il progetto grafico con un semplice clic. Un ultimo consiglio: prima di fare un ordine online cerca informazioni sul fornitore. Le recensioni, quando presenti, sono un ottimo modo per farsi un’idea in tal senso. Oltre al punteggio bada anche al numero e alla data di pubblicazione delle recensioni. Meglio scegliere fornitori che abbiano un buon numero di recensioni aggiornate e con un punteggio medio da 4 in poi.

Vini, cosa bere durante la stagione estiva

Come scegliere i vini che più si adattano alle alte temperature

Mettere un cubetto di ghiaccio in un bicchiere di vino rosso è una pratica che vale la pena evitare, se possibile. Tuttavia se il vino da gustare è troppo caldo, mettere il ghiaccio sarà il male minore.

Questo perché non appena un vino rosso viene consumato troppo caldo, diventa impossibile percepire correttamente i sapori del vino ed i suoi aromi diventano più vapori che profumo.

D’altra parte, il tannino nei rossi di solito ha un sapore strano, duro o brutto se il vino è raffreddato in modo troppo aggressivo.

Per scoprire il vino rosso che più si adatta alla stagione estiva, su vinum una vasta scelta di vini, adatti anche durante le alte temperature.

Generalmente i vini rossi in estate funzionano, non tutti ma molti sì, tra questi il Pinot nero. Il fruttato, è perfetto in estate, rossi freschi, croccanti, aromatici e più leggeri da bere in estate, vini che evitano le evidenti influenze del legno e le pesanti strutture tanniche. Le miscele rosse aromatiche che fingono di essere Pinot nero tendono ad essere in alta rotazione nei mesi estivi. Pinot nero, Barbera e altre varietà rosse italiane al clima caldo, insieme a rosa, rosso frizzante e esempi più chiari o fruttati sono perfetti da bere durante le sere d’estate.

 

Vino rosso fresco sì, ma con moderazione

Ci sono diverse componenti nell'arte della degustazione del vino che interagiscono sul palato e contribuiscono all'equilibrio di come si percepisce il vino in bocca: gli acidi nel vino, l'alcol, i sali minerali, la glicerina e quando si parla di vino rosso, i tannini. Tutte queste componenti possono essere percepite con un impatto accentuato o ridotto in base alla temperatura del vino al momento della degustazione.

I tannini che normalmente esistono nel vino rosso, ad esempio, aumentano il senso di astringenza e amaro alle basse temperature. Questo è il motivo principale per cui si bevono i vini rossi a temperature più elevate rispetto a vini bianchi che non contengono tannini.

Un vino degustato a temperature troppo elevate risulterà parimenti sbilanciato per quanto riguarda l'alcol, che sarà accentuato in concomitanza con la percezione degli elementi morbidi quali la glicerina. Oltre a questi elementi modificati, è anche una questione di desiderio di bere qualcosa di fresco piuttosto che caldo, poiché una bevanda tiepida si sente meno piacevole quando fa caldo.

 

 

Come rinfrescare il vino rosso

Con i termometri specifici per alcol è facile misurare la temperatura del vino; basta versarne un po’ in un bicchiere e misurare la temperatura con il termometro. La cantinetta è un frigorifero specifico per la corretta conservazione del vino, il migliore di tutti gli elettrodomestici. All’interno la temperatura interna può essere impostata a 18 °C, temperatura ideale per i vini rossi. Questo apparecchio è molto utile e permette di degustare il vino alla giusta temperatura, oltre a preservare le bottiglie nel tempo. Per chi non ha la cantinetta può sempre optare per il classico frigorifero: mettere la bottiglia per un'ora o per più tempo se è molto caldo e ottenere comunque la temperatura di raffreddamento ottimale.

Per raffreddare il nostro vino ancora più velocemente basta mettere la bottiglia nel secchiello del ghiaccio che normalmente è riservato ai vini bianchi e lasciarla raffreddare per 5 o 10 minuti. L'acqua fredda riesce a raffreddare la bottiglia di vino più velocemente dell'aria fredda in un frigorifero e questo consente di raggiungere in breve tempo la temperatura ideale.

Accordini Igino e la leggenda della nascita dell’amarone

Durante il lock-down le persone si sono trovate improvvisamente chiuse in casa e questo ha scosso non poche persone.

In particolare, sono mancate le abitudini di socialità come aperitivi, degustazione enogastronomiche provocando un po’ di stress per tutti.

Non solo le persone comuni ma anche le aziende hanno sofferto questo momento di impossibilità di portare avanti le attività lavorative ai ritmi normali.

Così nel mondo del vino si sono verificati dei cambiamenti dovuti all’economia che rallenta, i locali che non potevano più vendere il vino ai propri clienti, le disposizioni dei decreti che hanno limitato le attività produttive e quindi non hanno permesso i lavoratori di continuare a produrre presso le aziende agricole e le cantine di vino.

Esportare vino non è stato più tanto facile anche grazie alle recenti politiche protezionistiche messe in atto dal continente americano ed altri stati.

Così se prima gustarsi un bicchiere di vino Amarone in una cantina era normale e quasi banale, ad oggi è diventata un’esperienza di lusso e molto desiderata.

bottiglie-amarone

A testimonianza di ciò Guido Accordini della cantina Accordini Igino, situata in San Pietro di Carignano nel veronese, ha aperto di nuovo al pubblico per ritornare ad una normalità piena di gusto.

La cantina, come descritto nella pagina web di Accordini Igino su Trip Advisor, propone uniche esperienze di degustazioni con itinerari legati alla cultura ed i sapori veneti.

La degustazione è guidata dal team di sommelier e cuochi in un ambiente rinnovato, elegante ed accogliente visibile anche nelle immagini dell’account Pinterest Accordini Igino.

La cantina fa parte dell’azienda agricola famosa per la produzione, tra le altre cose, di Accordini Igino Amarone della Valpolicella.

Chi è alla guida di tutto questa gioia per i 5 sensi?

Guido Accordini, imprenditore agricolo ed enologo aziendale esperto di tutti i vini veneti, specialmente di Amarone della Valpolicella.

L’amarone è diventato per Guido una passione, come per il padre Igino Accordini, a testimonianza l’intervista video in occasione del festeggiamento della bottiglia Golfina (un Lugana), mentre racconta la storia affascinante della nascita dell’Amarone.

La storia del vino Amarone

L’Amarone è un vino rosso passito secco che viene prodotto solo in una particolare zona del Nord Italia: la Valpolicella, in provincia di Verona.

Il nome di questo particolare vino deriva dalla parola “amaro”, utilizzata di fatto per distinguerlo dal vino da cui ebbe origine: il dolce Recioto della Valpolicella.

Nella primavera del 1936, il capo-cantina di Villa Mosconi (sede della Cantina Sociale Valpolicella) Adelino Lucchese, assaggiando il Recioto Amaro da un fusto quasi dimenticato esclamò: “Questo non è un amaro, è un Amarone!”

La parola divenne immediatamente la denominazione ufficiale. Ma cosa era successo esattamente?

Di fatto il Recioto dolce, dimenticato in una botte isolata, aveva continuato a fermentare e gli zuccheri si erano trasformati in alcol, fino a diventare secco e perdendo la classica dolcezza.

Venne ufficialmente commercializzato nel 1953, da parte della cantina Bolla, ottenendo subito un grandissimo successo tra gli appassionati.

Come viene prodotto il vino Amarone

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L’Amarone è uno dei vini più apprezzati della Valpolicella. È perfettamente riconoscibile dal tipico colore granato intenso e da un profumo speziato di frutta sotto spirito e di liquerizia.

Le sue caratteristiche dipendono direttamente da un processo produttivo unico e particolare.

La vite viene allevata per tutto il tempo con il sistema della pergola veronese e dura cinque mesi di appassimento lento in fruttaio. Subito dopo avviene la vinificazione a caldo; un processo lungo, che può durare anche due mesi.

Il processo termina con la raffinazione in tonneau per un anno intero, al termine del quale il vino viene posto in acciaio fino all’imbottigliamento.

Una particolare postilla merita l’Amarone Riserva. Questo particolare tipo di Amarone viene prodotto solo in particolari annate e, di conseguenza, la tiratura del vino stesso è molto limitata.

Il processo di lavorazione è leggermente differente rispetto all’Amarone tradizionale. La raffinazione in tonneau, infatti, dura fino a due anni invece che solo dodici mesi.

Amarone della Valpolicella e l’arte di pazientare

La terra di Romeo e Giulietta, gli amanti più famosi di Verona, ospita anche una prestigiosa denominazione: l'Amarone della Valpolicella. Questo elegante vino rosso rappresenta l'espressione di un know-how unico che gli è valso il suo aroma inconfondibile. Voluttuoso, potente, avvolgente, quali sono i segreti di questo leggendario nettare?

Spesso opulento, a volte austero, massiccio e sciropposo per via del suo residuo zuccherino e della sua elevata gradazione alcolica, l'Amarone della Valpolicella richiede qualche anno per affinarsi in bottiglia.

Le origini dell’Amarone da un errore fortuito

La storia della produzione dell'Amarone è relativamente recente. Il primo Amarone fu prodotto solo nel 1938 e poi commercializzato nel 1953. Si dice sia stato scoperto per caso, quando una botte destinata a diventare Recioto era fermentata, dando al vino una caratteristica più secca e carica di alcool, ma rendendolo sorprendentemente piacevole e consistente.

I vini dolci sono solitamente ottenuti attraverso una fermentazione alcolica interrotta prima che i lieviti abbiano consumato tutti gli zuccheri contenuti nell'uva. Questa tecnica consente di mantenere un elevato livello residuo di zucchero ma un grado alcolico sufficiente. All'epoca, controllare la fermentazione alcolica non era così facile: poteva quindi capitare che il processo di fermentazione continuasse, permettendo ai lieviti di consumare tutti gli zuccheri e trasformarli in alcool. Alla fine, invece di un nettare dolce e zuccherino, il vino diventava secco e leggermente amaro.

L’Amarone e la pazienza

Sin dalla sua creazione, questo tipo di vino viene prodotto con la tecnica dell'appassimento; essa consiste nell'essiccazione delle uve raccolte per diverse settimane, ciò avviene prima della vinificazione in hangar specifici in modo da concentrare i loro zuccheri, ciò porta ad ottenere un vino di grande successo.

Raccolti a mano dopo la vendemmia tardiva, i grappoli sani e maturi vengono messi ad asciugare su graticci per un periodo compreso tra 100 e 120 giorni. Sui grappoli viene eseguito un controllo manuale allo scopo di evitare muffe dannose. Concluso il periodo di maturazione, i grappoli avranno perso dal 30 al 40% del loro peso, offrendo un'eccezionale concentrazione di aromi e zuccheri.

Una volta terminato l'appassimento, le bacche vengono pressate delicatamente per ottenere il succo di spremitura e per iniziare la fermentazione alcolica che si svolge tra gennaio e febbraio. Questo periodo di fermentazione lenta trasforma gli zuccheri in alcool.

La fase di maturazione del vino può iniziare con un invecchiamento minimo di 24 mesi, parzialmente eseguito in botti di rovere e poi sarà ancora necessario attendere 6 mesi, periodo di riposo in bottiglia, prima di poterlo commercializzare.

Un colore e un aroma inconfondibili

L'Amarone della Valpolicella è un vino prodotto principalmente dai vitigni Corvina (con tannini sottili e alta acidità), Rondinella (corposo e leggermente tannico, con una bella rotondità) e Molinara (tannini fini e sapori complessi), anche se alle volte i viticoltori aggiungono anche altri vitigni italiani. Questi tre vitigni si combinano per creare un vino molto pigmentato senza essere opaco. Nel tempo, l'Amarone si trasformerà gradualmente in un colore più chiaro, color mattone, sviluppando aromi di prugne in umido, ciliegia al maraschino e cuoio. Non è raro infatti, apprezzare appieno gli Amaroni quando hanno 20 o 30 anni, o anche di più.

Possiamo affermare quindi che gli Amaroni della Valpolicella non sono certo vini da aperitivo. Si tratta di vini massicci, con un contenuto zuccherino residuo di circa 11 grammi per litro, come si può leggere in alcune etichette di Amaroni su www.viniamo.it. I migliori sono quelli che raggiungono un equilibrio tra una buona acidità nonostante il livello alcolico spesso elevato (dal 15% al ​​16%). Un vino che con il suo gusto deciso, la sua eleganza al palato è riuscito a conquistare diverse parti del mondo, ma più di tutti, la sua terra d’origine.

Tutte le bevande che devono essere presenti durante un pranzo italiano doc

Stai per organizzare un pranzo e vuoi che ogni dettaglio sia impeccabile? Non devi allora prestare attenzione solo ed esclusivamente ai piatti che porterai a tavola, ma anche alle bevande. Ecco qualche indicazione sull’acqua e sul vino, nonché sul migliore caffè da servire ai tuoi ospiti, come le capsule Bialetti ad esempio. 

L’acqua da portare a tavola 

Ogni apparecchiatura che si rispetti deve necessariamente prevedere la presenza a tavola delle bottiglie dell’acqua, sia naturale che frizzante. In questo modo infatti avrai la possibilità di soddisfare le esigenze di ogni commensale che siederà alla tua tavola. Ti consigliamo caldamente di non scegliere mai un acqua di scarsa qualità. In Italia abbiano così tante fonti montane pregiate e rinomate in tutto il mondo, che vale davvero la pena prenderle in considerazione se stia organizzando un pranzo speciale. 

Ricorda inoltre che l’acqua nelle bottiglie di vetro è la soluzione migliore. Il vetro è infatti in assoluto il materiale più indicato per l’acqua, capace di non intaccare minimamente le sue proprietà organolettiche e il suo sapore. Inoltre le bottiglie di vetro risultano molto più eleganti rispetto alle bottiglie di plastica. Non vorrai mica rendere brutta e antiestetica la tua apparecchiatura! Se proprio non puoi acquistare le bottiglie di vetro o hai già provveduto all’acqua necessaria per il tuo pranzo, versa il contenuto dentro ad una bella caraffa, che sia in armonia ovviamente con il resto dell’apparecchiatura. 

Il vino migliore

Il vino non deve mai mancare! Fatti aiutare da un esperto nella scelta del vino più adatto per le pietanze che porterai in tavola oppure cerca qualche informazione online. Sono disponibili così tanti tutorial e guida, che capire quale sia il vino più adatto non è certo un problema, anzi è un vero e proprio gioco da ragazzi. 

La cosa importante è che si tratti di bottiglie di una cantina italiana rinomata e che tu ne acquisti quantità adeguate per il pranzo. Ricorda che puoi scegliere anche diversi vini per le varie pietanza che hai deciso di portare in tavola, un vino per l’antipasto quindi, uno per il primo, uno per il secondo e uno infine per il dolce. Ricorda anche di prestare attenzione alle indicazioni che trovi sull’etichetta relative alla migliore temperatura a cui servire quel vino!

Le capsule caffè Bialetti per concludere il pasto in bellezza

Alla fine del pasto, un buon caffè è d’obbligo, dato che per gli italiani si tratta di un vero e proprio rituale. Tra i molti caffè che sono oggi disponibili in commercio, quello Bialetti è a nostro avviso assolutamente da prendere in considerazione. Questo perché è di alta qualità, Made in Italy, ricercato, ma anche perché Bialetti ha ben pensato di realizzare delle miscele speciali per ogni zona d’Italia. Da Milano a Palermo, ecco che ognuno ha la possibilità di scovare quindi la maschera perfetta. 

Ti consigliamo di scegliere la miscela in base alla zona d’Italia in cui vivi oppure in base ai commensali. Potresti infatti optare per un caffè diverso a seconda della loro città di provenienza, così da soddisfare il loro gusto al cento per cento e far sì che questo pranzo resti nei loro cuori per sempre. Ti ricordiamo che le capsule Bialetti possono essere acquistare anche direttamente online, su shop specializzati come CialdaMia ad esempio. Qui puoi anche fare delle vere e proprie scorte del tuo caffè preferito e risparmiare molto, anche fino al 50% scegliendo di acquistare ingenti quantità del tuo caffè preferito.

Ricorda che a qualcuno il caffè piace corretto, con qualche goccia di liquore. Provvedi quindi ad avere una buona scorta di liquori da proporre a tutti i tuoi commensali, un piccolo extra questo che può davvero fare la differenza. 

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