Berlucchi, spumante di Franciacorta.

Berlucchi è una delle grandi cantine di Franciacorta, conosciuta in tutto il mondo e rappresentativa dello spumante italiano. Berlucchi è un classico delle feste ma non solo, bevuto come aperitivo e a tutto pasto durante tutto l’anno.

Fondata nel 1955 dall’incontro di Guido Berlucchi e Franco Ziliani. L’unione perfetta, quella di un benestante uomo d’affari amante della cultura e del vino ed un giovane enologo della scuola piemontese. Essi unirono le forze per dare vita ad un progetto imprenditoriale che ancora oggi traina il settore della spumantistica italiana. La cantina di Franciacorta Guido Berlucchi è sinonimo di bollicine e produce alcuni dei Franciacorta più buoni di sempre, parola di appassionato. Guido Berlucchi, nella sua prestigiosa tenuta di Palazzo Lana mise a disposizione di Franco, diplomato nella scuola enologica di Alba, la sia storica cantina.
Franco diede vita, nel 1961 al primo spumante metodo classico della Franciacorta e gli fu dato il nome di Pinot Spumante Franciacorta. Franco Ziliani, enologo molto talentuoso, negli anni seguenti affinò le tecniche con risultati eccelsi che valorizzarono tutto il territorio di Franciacorta. Alla cantina Guido Berlucchi va dato il merito di aver dato un impulso fondamentale allo sviluppo del metodo classico in Franciacorta e il successivo affermarsi della denominazione Franciacorta DOCG e del relativo consorzio di tutela.

 

Qual è il Franciacorta Berlucchi più venduto?

Il Franciacorta più venduto tra le enoteche italiane è il Franciacorta Berlucchi ’61, uno spumante di recente produzione che vuole celebrare l’anno del primo spumante della cantina: il 1961. Berlucchi ’61 è assemblato con Chardonnay al 90% ed un 10% di Pinot Nero ed è perfetto per l’aperitivo ma si può tranquillamente bere durante un pasto, in particolare con pietanze non troppo intense e strutturate. Il prezzo di Berlucchi è sempre stato un punto forte della cantina, grazie alla tecnologia in cantina e la grande estensione dei vigneti, Berlucchi riesce a contenere i costi senza rinunciare alla qualità del prodotto. Il Franciacorta Berlucchi ’61 ha un costo medio di 18 €. Del Franciacorta Berlucchi ’61 esiste anche una versione rosata, detta anche rosé. In questa la percentuale di Pinot Nero sale al 40%.

 

Franciacorta, significato e caratteristiche.

Il nome Franciacorta deriva dal latino “curtes francae”, una zona priva di dazi durante il medioevo. La zona della Franciacorta si estende dal Lago d’Iseo a nord scendendo a sud fino a Brescia. In questa zona, formata durante il ritirarsi dei ghiacciai, il terreno è particolarmente vocato per via della composizione geologica del terreno. Le colline attorno all’area creano una fitta trama tra le brezze del lago e il calore dell’estate che portano le uve coltivate a maturare in modo ottimale. La denominazione Franciacorta DOCG vede 19 comuni al suo interno estesi per oltre venti chilometri di area. I vitigni coltivati principalmente in questa zona sono Erbamat (in parte minore), Chardonnay (maggiore) e Pinot Nero.
Berlucchi è uno dei fondatori del Consorzio di Tutela della denominazione Franciacorta DOCG nel 1990.

Vini italiani in purezza: i 5 più amati e apprezzati in tutto il mondo

Sono decisi, fieri e qualche volta austeri: i vini in purezza non cedono a nessun compromesso. Dedicati ai palati dei veri intenditori, negli ultimi decenni hanno cercato la strada per stupire anche i neofiti e coloro che amano percorrere sentieri meno impervi. Il risultato? Un vero successo, come testimoniano questi 5 vini italiani che rappresentano un vero e proprio vanto nazionale.

 

Il segreto dei monovitigni

Ma cosa significa vinificare in purezza? La risposta non è semplice. Da un punto di vista strettamente tecnico, vuol dire che per produrre quel determinato vino è stato utilizzato un solo tipo di uva ma in realtà, questo termine, cela un mondo diverso, inaspettato. Il monovitigno amplifica al massimo i caratteri varietali dell’uva protagonista, li esalta senza nasconderli. È la traduzione in termini sensoriali delle caratteristiche di un determinato terroir e della mano sapiente dei viticoltori. Pensiamo, ad esempio, alla Ribolla Gialla, un vino che da solo ha il potere di comunicare al mondo l’essenza del Friuli. Il suo sorso narra del terreno nel quale cresce la vite, la ponca friulana, del clima del Collio, terroir d’elezione, ma anche dell’impegno di winemaker che hanno accettato la sfida di produrre vini in purezza.

Elegante, piacevolmente acida, dotata di quella scorrevolezza che seduce il palato: la Ribolla Gialla è un bianco di carattere e capace di mutare colore in base al tipo di vinificazione. La scuola di Oslavia ci ha insegnato che la macerazione sulle bucce e il riposo in botte regala a questa uva una piacevole colorazione che vira verso l'arancione, creando così la base per eccellenti orange wines. Senza questo passaggio invece offre una veste snella ed elegante e un colore delicato, di un bel giallo paglierino.

Tra i vari produttori in loco un posto d’onore è occupato dall'eccellente interpretazione della Ribolla in purezza che ci ha regalato Villa Vitas, una cantina storica del borgo di Strassoldo, in Friuli. Dominata dalla splendida villa settecentesca che è possibile affittare per soggiorni ed eventi, l’azienda offre un’etichetta che ci ha stupito nella degustazione per la sua veste fresca e immediata dominata dai tipici caratteri varietali che conducono il gioco senza mai prevaricare la piacevolezza della beva.

 

Il Merlot

Basta dire Merlot per evocare la malizia di un giardino fruttato, di un raggio di sole che scalda le mani e di un rosso che domina la scena con il suo profumo inconfondibile. Merito della vinificazione in purezza che gli ha permesso finalmente di esprimere la sua naturale identità. Questo vino spesso è viene utilizzato in blend con altre varietà, come nel caso del taglio bordolese. Un assemblaggio che regala senza dubbio prodotti eccellenti, come il passionale e aristocratico Bordeaux, ma è da solo che il Merlot svela tutto il suo potenziale. Un profumo fruttato di eccezionale intensità che lentamente evolve verso un tipico sentore di sottobosco e di cuoio, di tabacco e di fine cioccolato.

 

Il Sangiovese, un Supertuscan prezioso

È il vitigno più coltivato in Italia ma anche l’uva che regala vini che tutto il mondo ci invidia. Ne citiamo uno su tutti, il più blasonato ma anche il più adatto a testimoniare l’importanza della vinificazione in purezza: il Brunello di Montalcino. Il Sangiovese non fa sconti, la sua vinificazione è definita pericolosa nei documenti storici perché basta un niente, una virgola di troppo, a renderlo aceto. Va trattato con i guanti? Si, anche se forse sarebbe meglio affermare che è un rosso che deve essere lasciato da solo a guidare le danze. E non sbaglia un passo. Il risultato è un naso che diventa ostaggio di un bouquet succoso di frutti neri che evolvono rapidamente in un terreno fatto di terra, humus e funghi. Al palato l’acidità si lega con un tannino vellutato e paziente; è il re dei vini, da riporre con cura in cantina.

 

Barbera

La vinificazione in purezza ha regalato alla Barbera il posto che gli spettava di diritto nell'enologia piemontese. Oscurata dal Barolo, vino passito simbolo di festa e di aristocrazia, la barbera è il rosso che si distingue per i tratti austeri ma anche per la produzione sovrabbondante. Un tempo era considerato un vino da pasto, oggi invece, l’interpretazione da solista regala ottime etichette, veri e propri palcoscenici in cui la tenacia muscolare del sorso, ricco e nervoso, fa da contraltare a un profumo tipicamente fruttato.

 

Negroamaro

Il Negroamaro è la storia dell’identità di un terroir, di un rosso che ha percorso la strada del successo, partendo da semplice uva da taglio per i vini settentrionali e diventando nel tempo il simbolo del Salento stesso. È puro oro nero, che arde come la terra che lo nutre e come il sole che scalda i grappoli. La vinificazione in purezza accentua la veste speziata, il sottofondo dominato dalle erbe aromatiche, dal tabacco e da piacevoli sfumature di macchia mediterranea. Numerose le variazioni sul tema e anche qualche assemblaggio ben riuscito. Ma per assaporare il cuore della terra, del sole e del vento, il consiglio è soltanto uno: un calice di Negroamaro da bere vista mare!

In conclusione, la vinificazione in purezza non è soltanto una tecnica, ma un vero e proprio omaggio ad alcuni vitigni fieri, indomiti, in una parola semplicemente italiani.

Etichette per birra artigianale: creatività e lavorazioni esclusive

Le etichette sono il principale veicolo per trasmettere tutte le informazioni del prodotto sui vengono apposte. In linea generale, l’etichettatura per le bottiglie di birra prevede l’inserimento di informazioni quali:

  • il nome del prodotto
  • quantità totale di alcool presente (TAVE) obbligatorio solo per contenuto di alcool superiore a 1,2% in volume
  • lotto di produzione
  • data di conservazione
  • riferimenti dell’azienda produttrice e sede dello stabilimento
  • gli ingredienti
  • la presenza di solfiti

Tuttavia l’etichetta per birra ha anche lo scopo di far conoscere il tuo prodotto e la tua azienda. Si tratta dunque di un vero e proprio biglietto da visita per raggiungere e attrarre nuovi clienti, in grado di rendere esclusiva ed inconfondibile la bottiglia e il tuo prodotto. Per raggiungere un preciso obiettivo di comunicazione è necessario studiare e progettare ogni singolo dettaglio che andrà a comporre le tue etichette per birra artigianale. 

Etichette per birra artigianale: raccontano la storia del prodotto

ILMA Etichette è l’etichettificio italiano, con sede a Grugliasco in provincia di Torino, che realizza etichette per birra artigianale in collaborazione con le migliori agenzie grafiche e di comunicazione specializzate nel packaging di prodotti beverage. ILMA trasforma il tuo concept creativo in etichette speciali, che raccontano la storia del prodotto e dell'azienda che lo produce. Un valore aggiunto per una birra artigianale che vuole distinguersi dalle concorrenti. Per esaltare le caratteristiche di questo prodotto artigianale,  ILMA mette a disposizione le sue competenze professionali frutto di passione e di anni di esperienza nell’ambito del beverage.

Etichette per birra artigianale: i dettagli che fanno la differenza

Per etichette per birra creative ed originali ILMA sviluppa il progetto grafico partendo dall'idea dell'azienda committente, proponendo soluzioni studiate in funzione dei principi di neuromarketing che analizzano la psicologia di acquisto del target a cui si rivolgono.
Il target, infatti, è l’elemento che condiziona maggiormente i colori e le grafiche delle etichette per birra artigianale che devono raccontare il prodotto in modo differente, a seconda del pubblico a cui sono destinate. Poi, a seconda della tipologia di birra, del colore della bottiglia, della collocazione delle etichette sulla bottiglia (collo della bottiglia o del corpo) si definisce l’intera struttura delle etichette, scegliendo la carta migliore e la tecnica di stampa più idonea al concetto di comunicazione.

Per etichette adesive della migliore qualità vengono proposte carte speciali che tengono in considerazione le condizioni climatiche di conservazione della birra artigianale. In questo modo vengono garantite tutte le caratteristiche grafiche dell’etichetta, resistenti e durevoli nel tempo. Scopri alcuni dei lavori realizzati da ILMA Etichette visitando il suo Porfolio.

Grappa e Cocktail: un binomio che si consolida

Esistono cocktail a base di grappa gustosi ed equilibrati? Il binomio grappa e cocktail è un orrore da bartender o un esperimento tutto da provare? Forse non lo sapevi ma tra le ricette dei bar più esclusivi del nostro Paese la grappa ha un posto d’onore tra gli ingredienti da mixare assieme a frutta, ghiaccio e succhi di frutta. Ciò che conta davvero, per qualunque ricetta, è l’uso di una grappa davvero pregiata perché sarà proprio questa fare la differenza tra una “ciofeca” ed un cocktail eccezionale. Oggi saremo un po’ di parte per cui la prima grappa che ci viene in mente da utilizzare per la preparazione di un cocktail speciale proviene direttamente dal trentino. Difatti siamo certi che potrai servire mix deliziosi a base fruttata utilizzando una grappa Marzadro, la quale, per la sua ricchezza organolettica, potrà dare grande risalto e allietare anche i palati più esigenti.

I cocktail a base di grappa più interessanti

Un cocktail di cui non ci stancheremmo mai è il Grappalicious perché unisce dei sapori insoliti che equilibrano tra loro la dolcezza della prugna, la robustezza della grappa e l’acidità del succo di limone. Per prepararlo basta filtrare il limone, schiacciare le prugne mature e versare il tutto nello shaker con abbondante ghiaccio e cinque centilitri di grappa. Il vero tocco di maestria risiede nel separare la granatina dal cocktail in modo tale che le due consistenze formeranno due strati colorati deliziosi da bere e da vedere.

Se ti piacciono i sapori più decisi, invece, potresti chiedere al barman un bel Punching Bee. Questo cocktail è servito in diverse varianti ma quella che ci piace di più è quella a base di vodka, grappa, miele e camomilla. Per dare un tocco acidulo finale, ideale per mandare giù l’amaro alcolico, il barman esperto aggiungerà anche una goccia di bergamotto. In questo caso ci troviamo dinanzi ad un cocktail piuttosto raro dato che gli ingredienti non sono sempre reperibili su un piano bar qualunque. Occhio al bicchiere perché il Punching Bee va servito solamente in un old fashioned pieno di ghiaccio rotondo e rigorosamente senza cannuccia.

Si può usare la grappa nei cocktail?

Quindi no, non c’è nulla di male nel considerare la grappa come un ingrediente da Cocktail. Questa pratica non è così recente come potresti pensare dal momento che già dagli anni trenta del novecento veniva impiegata come miscela di altri succhi e alcolici. Ne trovi traccia nel libro di Elvezio Grassi, una bibbia per chi lavora nel settore. “Mille Misture” è un trattato di oltre duecento pagine in cui l’autore ripercorre le ricette e i trucchi del mestiere con aneddoti che ne spiegano anche la storia e le origini.

Non è un caso se tra queste pagine compaiano ben cinque cocktail a base di grappa in un periodo storico in cui questa bevanda spiritosa non era ancora considerata così pregiata come accade ai nostri giorni. I puristi storceranno il naso, sostenendo che la grappa debba essere consumata sempre da sola, nel bicchiere giusto e alla temperatura ideale. Questo è vero se ti concedi un’acquavite pregiata, magari invecchiata o aromatizzata al punto giusto. Lo stesso vale per le più pregiate grappe giovani che, tuttavia, possono finire in un bel bicchierone alto assieme a ghiaccio, granatina e succhi di frutta.

Una moda che deve ancora esplodere

Certo è che i cocktail a base di grappa sono più unici che rari e, quindi, trovarli sul menu di un qualsiasi bar potrebbe non essere così facile. Il motivo risiede nel fatto che la grappa è un distillato difficile da equilibrare dal momento che sprigiona una miscela di aromi molto intensa. Se dai uno sguardo all’ABC della miscelazione, infatti, vedrai che gli spirit impiegati per i cocktail sono sempre poco aromatici mentre, la grappa è esattamente l’opposto.

Il rischio che si corre miscelando in modo troppo improvvisato la grappa con altri ingredienti è quello di dare vita ad un completo disastro di sapori, imbevibile ed eccessivamente alcolico. Difatti il cocktail non deve mai dare sensazioni di alcol bruciante, né tantomeno deve anestetizzare olfatto e palato. Ecco perché i bartender più ambiziosi prediligono ricette rivisitare ma usando la grappa giusta, ovvero quella in grado di equilibrare tutti gli ingredienti senza trasformarsi in qualcosa di sgradevole. Magari tra qualche anno la grappa sarà stata sdoganata come il gin nel mondo dei cocktail ma, per il momento, possiamo goderci le poche rarità sul mercato e vantarci di aver avuto la possibilità di assaggiare una rarità introvabile a base di grappa.

Il galateo del caffè: come va servito e come berlo!

Talvolta vi deliziamo con articoli sul caffè e allora, apprendendo un interessante approfondimento sul blog del caffè calabrese per eccellenza, Caffè Aiello, trattiamo oggi un argomento davvero molto curioso ed interessante: il galateo del caffè.

Come servire e come bere la bevanda nera a casa e al bar secondo le regole del buon gusto.

Servire il caffè, al bar e a casa

Il caffè va sempre servito su un piattino, nella sua tazzina e con il cucchiaino posto alla destra di chi dovrà berlo. Anche il manico della tazzina dev’essere orientato a destra, per agevolare l’impugnatura di chi lo berrà. Se però siamo a conoscenza che il nostro ospite, o il cliente del bar, è mancino possiamo invertire tutto agevolando prese e impugnature sulla sinistra.

Nel caso il caffè fosse servito con un biscotto, un cioccolatino o un elemento della piccola pasticceria, questo va posto sulla sinistra del commensale, in un piattino coperto da una salvietta di carta o cotone.

Sia che si tratti del cliente di un bar che di un ospite a casa nostra, se è richiesto per macchiare il caffè, il latte va servito sempre con un piccolo bricco e mai direttamente nella bevanda, sebbene questa regola sia spesso sdoganata sia al bar che a casa, l’importante è sapere che il bon ton richiede sia servito così!

A casa il caffè dev’essere servito sempre dalla padrona di casa, anche se il resto del pasto non è stato servito da lei. Il caffè sarà portato a tavola su di un vassoio nella sua caffettiera se è stato fatto in una moka, purché sia ben lucida e pulita, oppure direttamente nelle tazzine se è stato fatto da macchine per caffè espresso. Zucchero, latte, cioccolata e dolciumi per accompagnare il caffè dovranno essere serviti sempre sul vassoio che, una volta poggiato sulla tavola, sarà svuotato servendo una persona per volta, partendo dalle donne. Se il vassoio non è sufficientemente grande per trasportare caffè e suoi contorni per tutti i commensali, sarà il caso di portare prima solo il caffè alle donne, poi solo il caffè agli uomini ed infine, quando le tazzine sono state servite tutte, portare a tavola latte, zucchero e dolciumi.

Come bere il caffè, al bar e a casa

Il galateo vorrebbe che per bere il caffè sia necessario prendere la tazzina con il suo piattino ed il cucchiaino posto al di sopra, poggiare la tazzina sul palmo della mano accessoria e, una volta zuccherato, girare il caffè tenendo sempre il piattino sul palmo della mano.

Terminata la fase di dolcificazione, per chi lo prende zuccherato, bisogna riporre il cucchiaino al suo posto sul piattino e prendere la tazzina avvicinandola più possibile alla bocca senza inclinare il collo.

Una volta terminata la degustazione bisogna riporre la tazzina sul piattino e solo a quel punto riposare piattino, tazzina e cucchiaino sul bancone del bar o sulla tavola della casa che ci ospita.

Mai lasciare il cucchiaino all’interno della tazzina ed anche per zuccherare il caffè esiste una regola: il cucchiaino deve fare movimenti rotatori dal basso verso l’alto, non solo per compiere un gesto elegante, ma anche e soprattutto per funzionalità: in questo modo infatti la schiuma non si smonterà e il nostro espresso conserverà la sua caratteristica cremina intatta.

Queste sono le principali regole del galateo per servire e per bere il caffè, al bar e a casa.
Ed ora, andiamo a prendere un bel caffè insieme!

Turismo sostenibile: il Trekking tra le vigne

Gli appassionati di vino amano andare alla scoperta delle vigne presenti sul territorio italiano e delle cantine più rinomate, così da potersi lasciare andare a qualche degustazione, così da vivere un’esperienza nel mondo del vino immersiva e capace di far provare emozioni intense, emozioni semplicemente meravigliose. Non tutti sanno però che è anche possibile fare trekking tra le vigne italiane! Sì, stiamo parlando proprio di quelle lunghe passeggiate immersi nella natura, a diretto contatto con il verde, passeggiate che permettono di rinvigorire il corpo e lo spirito.

 

Trekking tra le vigne, di cosa si tratta

Il trekking prevede lunghe camminate nella natura, di solito nella natura incontaminata, selvaggia, lontana da ogni elemento umano. Un abbigliamento comodo e uno zaino per un panino. Nel caso del trekking tra le vigne ovviamente le passeggiate sono di tipo completamente diverso. Non si va a camminare infatti nella natura selvaggia, ma nei vigneti insieme a coloro che li curano anno dopo anno con amore, passione, dedizione. Ovviamente alcune sessioni di trekking possono essere molto più ampie e prevedere quindi camminate anche nel territorio circostante, ma il focus è sempre sulle vigne, sulla cantina, sull'attività che lì viene portata avanti. 

Si tratta di un'esperienza immersiva nella storia e nel modo di lavorare di una cantina e nei suoi prodotti, che consente di avvicinarsi a questo mondo in modo davvero impeccabile, di viverlo non solo da vicino, ma dall’interno.

 

Trekking tra le vigne, per chi è adatto 

Questa è un'esperienza senza dubbio consigliabile per tutti gli amanti del vino e per le persone più esperte che vogliono imparare ogni più piccolo segreto dei vini che più amano degustare. Si tratta però di un'esperienza che va benissimo anche per i principianti e i meno esperti, così come per i semplici curiosi. Consente infatti di scoprire delle zone del territorio italiano che altrimenti sarebbe impossibile conoscere e consente di addentrarsi in tradizioni antichissime e in sapori che fanno parte del nostro Bel Paese. Ecco spiegato il motivo per cui sono sempre più numerosi i turisti che scelgono di vivere un’esperienza di questo tipo! 

Il trekking tra le vigne prevede molte diverse tipologie di percorsi, alcuni più semplici e brevi, altri un pochino più complessi. Proprio per questo motivo tutti possono praticare questa attività, persone allenate così come persone che invece l'allenamento fisico non sanno neanche cosa sia, adulti, bambini, ragazzi, un’attività versatile come poche altre riescono ad essere. Non è neanche necessario avere dell'abbigliamento o dell’attrezzatura tecnica. Non si tratta infatti di camminate che comportano particolari difficoltà. Basta indossare delle buone calzature da trekking e abbinarci delle calze termiche per piedi freddi e il gioco è fatto. Questo tipo di escursione non richiede grande attrezzatura tecnica nè grossa esperienza essendo tracciati sempre vicino ad abitati o cantine. 

 

Non solo trekking, anche degustazioni ovviamente

Dopo aver visitato le vigne e il territorio circostante, dopo aver visto le persone che lavorano in quella cantina e il modo di portare avanti l’attività, dopo aver scoperto tradizioni che si tramandano di generazione in generazione, arriva ovviamente il momento della degustazione. Sì, il trekking tra le vigne finisce sempre con una bella degustazione in cantina, di solito compresa nel prezzo ovviamente. È semplicemente meraviglioso degustare un eccellente prodotto Made in Italy dopo una bella passeggiata, quasi una sorta di premio per le fatiche che sono state fatte durante il cammino!

Imbottigliamento vino: i consigli professionali per non sbagliare

L'imbottigliamento è una delle fasi più importanti nella produzione del vino. Ma qual è il modo corretto per eseguirlo? In quest'articolo risponderemo proprio a questa domanda, partendo da che cos'è nello specifico l'imbottigliamento e proseguendo con dei consigli utili per eseguirla nel modo corretto.

Che cos'è l'imbottigliamento e le sue fasi preliminari

Come già detto nell'introduzione, l'imbottigliamento è uno dei processi fondamentali nella produzione del vino. Questo perché è il primo processo in cui si può vedere il frutto della fermentazione del vino, durato per minimo un mese. Inoltre, questo processo molto importante è irreversibile, poiché una volta imbottigliato il prodotto, non si potrà più intervenire se dovessero nascere dei problemi durante il suo successivo "riposo".

Prima che il vino venga imbottigliato però, vi sono delle importanti fasi preliminari da eseguire.

Per prima cosa bisogna analizzare il prodotto, in modo da valutare se è avvenuta una corretta fermentazione. In questa analisi vengono, infatti, analizzati il contenuto alcolico, l'acidità totale e volatile e la concentrazione di alcune sostanze quali il ferro, il rame, i lieviti e alcune proteine.

La fase successiva è quella della filtrazione del prodotto, che avviene per eliminare tutti i depositi e per garantire una maggiore limpidezza del vino. Inoltre, viene fatta anche per eliminare alcune proteine e alcuni lieviti che sono troppo concentrati.

Come avviene l’Imbottigliamento del vino

Il processo di imbottigliamento del vino inizia con la scelta delle bottiglie e del loro lavaggio, un momento molto importante in quanto le bottiglie devono essere sterili, in modo da poter contenere correttamente il vino non facendolo andare a male.

Una volta fatto questo si può passare al travaso del vino nelle bottiglie perfettamente pulite e sterilizzate. Generalmente, questo processo avviene partendo dalla botte di vino che viene posizionata in alto e facendo passare attraverso di essa un tubo di plastica, che faciliterà per l'appunto il travaso.

Una volta finita questa procedura, si passa alla fase seguente, ovvero quella di tappatura delle bottiglie. Questa procedura può sembrare molto banale, ma in realtà non lo è affatto; va eseguita molto scrupolosamente per scongiurare qualsiasi problema, come per esempio l'ossidazione del vino.

Una volta imbottigliare e tappate, le bottiglie di vino possono essere conservate in un luogo fresco, senza luci e senza odori, nel quale potranno affinarsi prima di essere stappate.

Alcuni consigli dei professionisti

Per eseguire un corretto imbottigliamento anche a casa, ecco dei pratici consigli che i professionisti di questo settore usano per ottenere un buon prodotto.

I consigli dei professionisti sono:

  • scegliere la tipologia corretta di bottiglia: a seconda del vino che vogliamo produrre, vi sono delle bottiglie adatte ad ogni tipologia. Generalmente possiamo distinguere tre tipologie di bottiglie: quella emiliana, quella bordolese e il bottiglione. La prima bottiglia viene consigliata per dei vini mossi, a differenza della seconda che viene consigliata per più tipologie di vini poiché ha una spalla larga per trattenere i sedimenti e perché è molto leggera. Infine, il bottiglione viene consigliato per i vini che vengono consumati in grande quantità. Generalmente supera il litro e mezzo di capacità. Tra l’altro, bisogna tenere in considerazione il colore del vetro della bottiglia. Difatti, per i vini rossi viene consigliata una bottiglia del vetro verde o marrone, mentre per i vini rosati e bianchi, una con un vetro di colore verde o bianco;
  • scegliere la tipologia del tappo: come già detto nel paragrafo precedente, il tappo svolge un ruolo cruciale poiché previene l'ossidazione del vino all'interno della bottiglia. Esistono quattro tipologie di tappi: quello sintetico, quello di sughero, quello a vite e quello in vetro. Nel primo caso, esso viene utilizzato per i vini che non hanno bisogno di un lungo invecchiamento, a differenza di quelli di sughero che permettono una lenta ossigenazione dei vini più invecchiati e pregiati. Questa tipologia di tappo però può sgretolarsi molto facilmente e in alcuni casi può dare anche una sensazione sgradevole al vino. Per quanto riguarda quelli a vite venivano utilizzati molto in passato per il loro costo molto basso, ma ora sono poco utilizzati. Infine, i tappi in vetro vengono considerati i migliori poiché sono sterili ed ecologici, ma hanno dei costi molto elevati;
  • scegliere un buon momento per imbottigliare: per ottenere un buon vino, è necessario scegliere anche un buon momento per imbottigliarlo. Generalmente bisogna scegliere un periodo in cui il clima è mite, magari evitando i giorni in cui piove, in cui c’è molto vento o troppo sole, in quanto potrebbero alterare le caratteristiche del vino.

Bisogna ricordare che questa operazione va sempre eseguita in ambienti chiusi.

Quindi, l'imbottigliamento è un processo molto importante che può alterare le caratteristiche del vino se viene mal eseguito. È bene dunque seguire sempre i consigli degli esperti del settore.

Breve guida all’Amarone delle Valpolicella

Che cos'è l'Amarone

L'Amarone, vino rosso DOCG tipico della Valpolicella, in provincia di Verona, è un vino passito. Già su questa affermazione i non esperti rimangono un po' sbalorditi – come un vino passito? Ma non sono dolci i passiti?-.  No, l'utilizzo del termine passito significa solamente che le uve sono state appassite, disidratandosi e concentrando gli zuccheri. Questi zuccheri poi possono essere completamente trasformati in alcol attraverso la fermentazione alcolica, dando origine a un vino passito secco, come l'Amarone, che proprio per l'alta concentrazione di zuccheri presenti nel mosto possiede un'alta gradazione alcolica.  

 

Vitigni destinati alla produzione dell'Amarone

I vitigni tradizionali con cui viene ottenuto il vino Amarone sono la sacra triade: Corvina, Corvinone e Rondinella, spesso viene utilizzata anche la Molinara. Più precisamente, citando il disciplinare, l'Amarone può essere ottenuto attraverso la vinificazione dei seguenti vitigni:

  • Corvina, dal 45% al 95 %;
  • Corvinone, che può sostituire il precedente nella misura massima del 50%;
  • Rondinella, dal 5% al 30 %;
  • Altri vitigni a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona fino ad un massimo del 15% con un limite del 10% per ogni singolo vitigno;
  • Altri vitigni classificati autoctoni italiani, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione per la Provincia di Verona per il 10% totale.

 

Perché si chiama così

Secondo la vulgata l'Amarone venne chiamato così per distinguerlo dal dolce Recioto, anche questo un vino passito ma per l'appunto dolce, poiché gli zuccheri del mosto, concentrati attraverso l'appassimento dell'uva, non vengono tutti trasformati in alcol ma rimangono come residuo zuccherino.  

 

Breve storia

Si narra che l'Amarone sia nato per sbaglio proprio dal più antico Recioto, una sorda di serendipity enologica. In pratica il Recioto, dimenticato in una botte, proseguì la fermentazione fino a diventare Amarone, mentre solitamente (come oggi) la fermentazione veniva bloccata attraverso l'abbassamento della temperatura del liquido e la conseguente inibizione dell'opera dei lieviti: responsabili della trasformazione degli zuccheri in alcol.  

 

Caratteristiche

L'Amarone è un vino dall'alto grado alcolico, per le motivazioni appena riportate e relative all'appassimento delle uve da cui si ottiene; è anche un vino molto particolare in quanto coniuga la freschezza dei vitigni d'origine e la ridotta presenza di tannini con le morbidezze gustative date dall'alcol e i polialcoli come la glicerina. Le sfumature odorose dei prodotti ben fatti sono interminabili, intense e nette,  lasciano presagire ad assaggi memorabili con persistenze retro-olfattive lunghissime giocate sui frutti e le spezie.  

 

Degustazione

Per degustare al meglio un Amarone occorrerà aprirlo qualche ora prima e magari utilizzare un decanter versandone la metà: potrai divertirti a comparare l'Amarone rimasto in bottiglia con quello soggetto ad una maggiore ossigenazione ad opera del decanter. I calici da utilizzare sono quelli ampi da vini rossi "nobili", se sei indeciso qui trovi una guida sui calici da vino.

 

Prezzi

L'Amarone, soprattutto se di buona qualità, è un vino notoriamente costoso a causa delle tecnica produttiva dell'appassimento che genera una quantità di prodotto di molto inferiore rispetto alle vinificazioni "tradizionali". Il prezzo come sempre lo fa soprattutto il mercato ed essendo l'Amarone un prodotto molto apprezzato, sia in Italia che all'estero, questo incide sulle sue quotazioni. Generalizzando puoi cominciare ad acquistare un buon Amarone intorno ai 30/35 euro, per giungere fino ai 3/400 euro delle etichette più blasonate.  

 

Quali sono i migliori

Il mondo dell'Amarone è in continua evoluzione e in Valpolicella ci sono moltissime realtà valide, quindi sarebbe quasi scorretto assegnare il giudizio di "miglior Amarone" e lungi da noi arrogarcene il diritto. Possiamo tuttavia rispondere alla domanda citando i due produttori più iconici: quelli che, per intenderci, generano sempre la calca ai banchi d'assaggio: parliamo delle memorabili cantine intitolate ai celebri Romano Dal Forno e Giuseppe Quintarelli.  

 

Abbinamenti

L'Amarone è un vino che viene spesso indicato come vino da meditazione, quindi da bere da solo, concentrandosi sulle mille sfumature gusto-olfattive che riesce ad esprimere. Se vogliamo abbinarlo a dei cibi dovremo rispettare il criterio della pari-struttura e quindi affiancare preparazioni elaborate a base di carni rosse: come gli stracotti, i brasati e i filetti in crosta. Grandi soddisfazioni dà anche l'abbinamento con formaggi dalla forte aromaticità e persistenza gustativa: il taleggio, il pecorino di Pienza, il formaggio di Fossa, il Castelmagno, il Bitto e gli altri innumerevoli prodotti dell'eccellenza casearia nostrane e d'oltralpe.  

Sacchetti per alimenti: meglio plastica biodegradabile o carta?

I danni dell’inquinamento da plastica sono ormai noti e per tale motivo già nel 2018 i sacchetti per alimenti in Italia sono realizzati in plastica biodegradabile. Questa soluzione però non risolve il problema ambientale né soddisfa i consumatori. Le buste in plastica infatti non sono per niente comode. Hanno una scarsa resistenza al peso e si rompono in men che non si dica. Le shopper in carta sono sicuramente la scelta migliore anche per il settore food. Vediamo subito quali sono i vantaggi dei sacchetti per alimenti in carta e come sfruttarli per promuovere al meglio la propria attività.

Perché scegliere i sacchetti per alimenti in carta?

Sfatiamo subito un falso un mito: le shopper in carta non meno resistenti di quelle in plastica, soprattutto se biodegradabili. I sacchetti per alimenti in carta sono caratterizzati da una maggiore resistenza al peso e alle temperature. A seconda dei prodotti maggiormente venduti è possibile realizzare la shopper più adeguata grazie alle varietà di tipi di carta disponibili e alle diverse grammature. A ciò bisogna aggiungere che queste shopper hanno un minore impatto ambientale rispetto alla plastica e sono inoltre riciclabili, riutilizzabili ed economiche. Su Mister Shopper ad esempio una busta in carta avana compresa di incisione con stampa a caldo costa soltanto 0,19 centesimi. Come puoi facilmente intuire la carta oltre ad essere ecologicamente sostenibile offre anche numerosi vantaggi.

Tutte le tipologie di shopper in carta

Come anticipato esistono diverse tipologie di sacchetti per alimenti realizzati in carta. Queste che seguono sono le buste in carta più utilizzate:

  • shopper in carta kraft: in assoluto le più vendute ed economiche. Sono caratterizzate da un’ottima resistenza e sono adatte a qualsiasi tipo di attività: bottega alimentare, attività di ristorazione con consegne a domicilio e asporto, pasticcerie etc.
  • shopper in carta riciclata: sicuramente le più ecologiche. Sono ideali per tutte quelle attività che hanno a cuore il tema ambientale e vogliono trasmettere tale valore ai propri clienti. Recentemente è stato inoltre dimostrato da uno studio che scegliere sacchetti di alimenti in carta riciclata aumenta le vendite: circa il 50% dei consumatori infatti preferisce brand che utilizzano packaging ecologici.
  • shopper di lusso in carta: si tratta della versione più costosa dei sacchetti per alimenti attualmente in commercio. La differenza qui la fanno la grammatura (che solitamente parte da 170 gr circa) ed i manici a cordino realizzati in cotone. Questi sacchetti sono particolarmente indicati per prodotti food gourmet come ad esempio panettoni e colombe artigianali.

 

Due elementi meritano particolare l’attenzione: i manici e la forma delle shopper. Se vendi prodotti piuttosto leggeri puoi scegliere un semplice manico a pattina se invece per quelli più pesanti è preferibile scegliere un manico ritorto in carta. Se vendi prodotti con prezzi medio/alti il manico in tessuto (cotone o raso) è la scelta ideale. In merito alla forma segui queste indicazioni:

  • sacchetti bassi e larghi: per tutte le attività di ristorazione che utilizzano principalmente vaschette per il take-away;
  • sacchetti alti: per le stuzzicherie ed i panini

Shopper personalizzate in carta per attirare nuovi clienti

Le buste non sono semplici contenitori che consentono ai tuoi clienti di trasportare i prodotti acquistati sono degli strumenti di marketing low budget molto efficaci. Una volta usciti dal negozio/ristorante fungono da veri e propri manifesti pubblicitari in giro per la città. Quelli in carta in particolare essendo riutilizzabili continuano a promuovere la tua azienda anche dopo l’acquisto/consegna. Grazie alla personalizzazione puoi realmente attirare nuovi clienti e promuovere il tuo brand o la tua attività. Come? Con un progetto grafico e slogan da stampare sulle tue shopper. Che sia il logo con i contatti utili o una campagna per promuovere saldi ed offerte speciali ti consigliamo di affidarti ad un’agenzia di comunicazione per elaborare una strategia efficace ed un ottimo fornitore per la realizzazione dei sacchetti per alimenti. Su Mister Shopper il processo di personalizzazione ed acquisto è davvero semplicissimo: basta selezionare le diverse caratteristiche delle shopper (stampa, colore, formato) ed inserire il progetto grafico con un semplice clic. Un ultimo consiglio: prima di fare un ordine online cerca informazioni sul fornitore. Le recensioni, quando presenti, sono un ottimo modo per farsi un’idea in tal senso. Oltre al punteggio bada anche al numero e alla data di pubblicazione delle recensioni. Meglio scegliere fornitori che abbiano un buon numero di recensioni aggiornate e con un punteggio medio da 4 in poi.

Vini, cosa bere durante la stagione estiva

Come scegliere i vini che più si adattano alle alte temperature

Mettere un cubetto di ghiaccio in un bicchiere di vino rosso è una pratica che vale la pena evitare, se possibile. Tuttavia se il vino da gustare è troppo caldo, mettere il ghiaccio sarà il male minore.

Questo perché non appena un vino rosso viene consumato troppo caldo, diventa impossibile percepire correttamente i sapori del vino ed i suoi aromi diventano più vapori che profumo.

D’altra parte, il tannino nei rossi di solito ha un sapore strano, duro o brutto se il vino è raffreddato in modo troppo aggressivo.

Per scoprire il vino rosso che più si adatta alla stagione estiva, su vinum una vasta scelta di vini, adatti anche durante le alte temperature.

Generalmente i vini rossi in estate funzionano, non tutti ma molti sì, tra questi il Pinot nero. Il fruttato, è perfetto in estate, rossi freschi, croccanti, aromatici e più leggeri da bere in estate, vini che evitano le evidenti influenze del legno e le pesanti strutture tanniche. Le miscele rosse aromatiche che fingono di essere Pinot nero tendono ad essere in alta rotazione nei mesi estivi. Pinot nero, Barbera e altre varietà rosse italiane al clima caldo, insieme a rosa, rosso frizzante e esempi più chiari o fruttati sono perfetti da bere durante le sere d’estate.

 

Vino rosso fresco sì, ma con moderazione

Ci sono diverse componenti nell'arte della degustazione del vino che interagiscono sul palato e contribuiscono all'equilibrio di come si percepisce il vino in bocca: gli acidi nel vino, l'alcol, i sali minerali, la glicerina e quando si parla di vino rosso, i tannini. Tutte queste componenti possono essere percepite con un impatto accentuato o ridotto in base alla temperatura del vino al momento della degustazione.

I tannini che normalmente esistono nel vino rosso, ad esempio, aumentano il senso di astringenza e amaro alle basse temperature. Questo è il motivo principale per cui si bevono i vini rossi a temperature più elevate rispetto a vini bianchi che non contengono tannini.

Un vino degustato a temperature troppo elevate risulterà parimenti sbilanciato per quanto riguarda l'alcol, che sarà accentuato in concomitanza con la percezione degli elementi morbidi quali la glicerina. Oltre a questi elementi modificati, è anche una questione di desiderio di bere qualcosa di fresco piuttosto che caldo, poiché una bevanda tiepida si sente meno piacevole quando fa caldo.

 

 

Come rinfrescare il vino rosso

Con i termometri specifici per alcol è facile misurare la temperatura del vino; basta versarne un po’ in un bicchiere e misurare la temperatura con il termometro. La cantinetta è un frigorifero specifico per la corretta conservazione del vino, il migliore di tutti gli elettrodomestici. All’interno la temperatura interna può essere impostata a 18 °C, temperatura ideale per i vini rossi. Questo apparecchio è molto utile e permette di degustare il vino alla giusta temperatura, oltre a preservare le bottiglie nel tempo. Per chi non ha la cantinetta può sempre optare per il classico frigorifero: mettere la bottiglia per un'ora o per più tempo se è molto caldo e ottenere comunque la temperatura di raffreddamento ottimale.

Per raffreddare il nostro vino ancora più velocemente basta mettere la bottiglia nel secchiello del ghiaccio che normalmente è riservato ai vini bianchi e lasciarla raffreddare per 5 o 10 minuti. L'acqua fredda riesce a raffreddare la bottiglia di vino più velocemente dell'aria fredda in un frigorifero e questo consente di raggiungere in breve tempo la temperatura ideale.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi