Un’esplosione di gusto: la cucina messicana

 

I piatti preparati nella cucina messicana sono molto famosi per il loro tocco intenso e per la varietà dei gusti che offre, per i profumi delle numerose spezie utilizzate e, ancor di più per le allegre e colorate decorazioni con cui vengono servite. Ma le ricette messicane sono conosciute nel mondo anche perché fanno parte di una delle cucine in cui la quantità di proteine, vitamine e minerali è tra le più alte a livello globale.

La maggior parte di questi piatti proviene dalle tradizioni instaurate da Aztechi e Maya prima della scoperta dell’America e vengono preparate con ingredienti che erano tipici del luogo come ad esempio le quesadillas, che sono tortille preparate con cereali o farina e condite con formaggio fresco di Queso, carne di pollo e di maiale, hanno al loro interno il tradizionale pepe del Cile.

I colori proposti da questi piatti, che colpiscono per la loro varietà, vengono creati attraverso l’uso di una grande quantità di tipi di verdure come ad esempio i peperoni rossi e gialli, il peperoncino rosso piccante e non, i peperoni verdi, i broccoli, il cavolfiore e i ravanelli.

 

Alcune tradizioni della cucina messicana

 

Le pietanze della cucina messicana si differenziano in base alla regione di provenienza per via delle differenze climatiche che variano da regione a regione e delle differenze etniche fra gli abitanti del luogo. Ad esempio al nord si potrà gustare una cucina ricca di molte varietà di carne, mentre, nel Messico del sud-est potrete gustare una grande selezione di verdure piccanti e pollo. Ma in tutto il Messico non mancherete di trovare anche frutti di mare preparati nello stile di Veracruz e piatti dal sapore esotico, conosciuti come cucina prehispánica di comida che, come da tradizione azteca o maya, usa ingredienti particolari come ad esempio la carne di iguana o quella di serpente ma anche di cervo e scimmia fino ad arrivare all’utilizzo di alcune varietà di insetti.

 

Cucina messicana in Italia

Ma se volete provare uno dei tanti piatti tipici della cucina messicana sarà possibile trovarne di ben fatti anche in un Ristorante messicano a Roma o nella vostra città. Qui, infatti, potrete gustare preparazioni tradizionali come la salsa guacamole, a base di avocado; la fajidas, tipico street food dell’America centrale; i fagioli alla messicana, rinomati in tutto il mondo; i burritos, cioè una sorta di piadina in stile tex-mex; ma anche dolci come il dulche de leche a base di latte e i jamoncillos con latte e frutta secca.

 

Birredamanicomio.com, primo e-commerce italiano con più di 500 birre artigianali

 

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Più di 500 birre artigianali a portata di click

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Alla scoperta della tavola della Valle d’Itria

La Valle d'Itria è uno dei luoghi più suggestivi d’Italia e si trova sul territorio delle province di Brindisi, Taranto e Bari. È la culla dei caratteristici trulli, costruzioni uniche nel loro genere ma è, anche, la patria di piatti tradizionali e gustosi e di tradizione gastronomiche che sono tutte da scoprire.

Tra gnummareddi e frittata di lampascioni…un’esplosione di sapori!

Se vi trovate dalle parti della Puglia non potete certamente tralasciare una visita enogastronomica nei ristoranti Valle d’Itria, come ad esempio l’Osteria Sant’Anna.

Tra le risorse della zona ci sono sicuramente le carni che, nella zona, sono famose per la loro bontà. In tutta la regione Puglia, in generale, l’allevamento di ovini è molto diffuso e tra i piatti più famosi, tipici e caratteristici, non potevano che essere presenti i gustosissimi gnummareddi. Gli gnummareddi sono dei particolari involtini di carne, molto saporiti, che contengono interiora o di agnello o di vitello, in budello. Vengono prevalentemente cotti sulla brace o comunque su di una griglia. Dopo averli assaggiati sarà assolutamente impossibile non amarli!

Un altro piatto che la fa da padrone nella tradizione pugliese e della Valle d'Itria è senza ombra di dubbio, la frittata di lampascioni. Questo meraviglioso tipo di cipolla selvatica tipica cresce nelle campagne della zona e nonostante il suo gusto particolare è molto semplice da preparare perché si fa esattamente come per una classica frittata di cipolle.

Piatti famosi e tradizionali della Valle d’Itria

Quando si sente parlare di cucina tradizionale pugliese il primo piatto che viene in mente sono le, ormai famose nel mondo, orecchiette con le cime di rapa. Questa tipica ricetta regionale, che tutti abbiamo assaggiato almeno una volta nella vita, è un piatto che se gustato in una delle tante osterie della zona lascerà a bocca aperta per la sua bontà; ma, è anche facile da ricreare a casa, sulla propria tavola, purchè, oltre alle cime di rapa si prepari anche la pasta fresca a mano.

Un altro piatto tipico assolutamente da provare le sagne ‘ncannulate. Questa primo piatto è fatto con una pasta di forma ritorta che oltre che buona è anche bellissima da vedere. Viene generalmente condita con sugo fresco e ricotta forte salentina, morbida e piccante.

Infine, se siete amanti dei salumi non potete mancare di assaggiare una fetta di Capocollo di Martina Franca. Questo salume viene ricavato dalla lonza del maiale attraverso un processo di lavorazione che prevede una marinatura nel vincotto che ne fa un salume di qualità più che eccellente.

Chiara e il Vino anti terremoto

Chiara e il Vino anti terremoto

Chiara Lungarotti

Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri”. Chiara Lungarotti è tornata dal Vinitaly di Verona nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia.

Le Vigne di Turrita di Montefalco

Le Vigne di Turrita di Montefalco

Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il migliore al mondo sul vino. Dal 24 agosto scorso, quando un rombo di magnitudo 6 ha scosso Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Accumuli (Rieti), l’Umbria è finita in un cono d’ombra. “E’ come se fossimo in un secondo cratere: nel 95% della regione non ci sono stati stati danni, ma a crollare è stato il turismo”. Ristoranti e musei non sono più pieni, le visite e gli acquisti nelle cantine sono state colpite da questo effetto collaterale. Per questo Chiara Lungarotti lancia il suo appello agli italiani: tornate in Umbria, aiutate gli umbri.

La Tenuta di Torgiano

La Tenuta di Torgiano

Qui si scrutano i terremoti da secoli. “A Perugia, nell’abbazia di San Pietro – spiega la vignaiola – c’è padre Mariano, sa tutto sulle scosse, guida l’Osservatorio sismico Bina dove c’è un sismografo a pendolo del 1751, il più antico d’Italia. Padre Mariano nel 1997 riuscì a presagire quello che poi accadde e corse dal prefetto. Non era una previsione, ma un timore purtroppo azzeccato”.
Chiara Lungarotti mostra i muri dell’azienda: “Nemmeno una crepa”. E sembra di sentire lo scrittore John Fante raccontare il suo Abruzzo e la “gente che mi somiglia, gente piccola che quando fa una casa con tutto l’universo dentro, è capace di resistere anche al Diluvio universale”. La donna del vino racconta: “Papà Giorgio costruì questo edifico nel 1964, portò i suoi operai da fuori regione, disse che voleva una casa di cui fidarsi. Ed eccola qui, neppure un segno dopo le scosse”. Slow Food, pochi giorni fa, ha lanciato un appello: “se non ve la sentite di visitare le cantine perché temete nuove scosse, comprate in vino di Umbria, Abruzzo e Marche nelle enoteche delle vostre città, sostenete i vignaioli in difficoltà, se lo meritano”.

La sede della Cantina

La sede della Cantina

Tra i possibili acquisti c’è l’ultimo nato in casa Lungarotti. Si chiama Ilbio, un Sagrantino 2015 dalla Tenuta di Montefalco. Un vino che conferma la svolta ambientale anche di antiche cantine italiane: Antinori, ad esempio, ha appena acquistato Capraia, azienda bio con 45 ettari di viti, a Castellina, nel Chianti Classico (“Tutte le nostre aziende sono sostenibili, ma questo è un passo avanti in una strada, come il biologico, che tutti devono percorrere”), ha detto la presidente Albiera Antinori al “Corriere Fiorentino”.

Chiara Lungarotti

Chiara Lungarotti

Il bio di Lungarotti, un Igt Umbria, “come ogni Sagrantino riflette più il produttore che la provenienza”, dice Lungarotti, “lo abbiamo voluto morbido e piacevole. Il Sagrantino può diventare un cavallo selvaggio. L’abbiamo domato. Ci pensavamo da anni, durante le prove lo chiamavano il vino bio. Nessuna fantasia. Abbiamo continuato così, mettendo nell’etichetta la pianta catastale della zona da cui arriva, Turrita di Montefalco, certificata bio da tre anni”. Solo diecimila bottiglie per questa prima incursione nel pianeta biologico di Lungarotti. Un bel color rubino, un profumo di frutti rossi, nel bicchiere i tannini si fanno sentire: un vino piacevole che promette di resistere bene agli anni.
Nonostante il calo di turisti in Umbria, Chiara Lungarotti continua a ricevere gli appassionati del vino e a vendere in cantina circa il 10% delle bottiglie. Ne produce 2,5 milioni. Sei bottiglie su dieci vengono vendute in Italia, un mercato in crescita del 2,6% nel 2016. Una storica cantina che si evolve per stare al passo con i tempi e assomiglia alla resistente casa di John Fante “con dentro tutto l’universo” della gente che l’ha costruita.

Fonte Corriere.it a cura di Luciano Ferraro

Fonte: Chiara e il Vino anti terremoto

Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

Ina D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale VeronafiereIna D’Agata, direttore scientifico Vinitaly International Academy; Stevie Kim, Managing Director Vinitaly International; Ilaria Tachis, figlia di Giacomo Tachis; Giovanni Mantovani, Direttore Generale Veronafiere

Verona, 13 aprile 2016 – “Dell’enologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su un’eccezionale sensibilità”. Potrebbe esser questo l’incipit di un “testamento”, con i lasciti al mondo del vino di uno dei più grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, più che l’uomo del “Rinascimento” del vino italiano, uno “scienziato”, che, in punta di piedi, con la sua professionalità, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ciò che si sarebbe compiuto, e compreso, solo più tardi. Cinquant’anni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sarà la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se l’enologia colta è, senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi più celebri “Super Italians”, i vini italiani “fuori dagli schemi” (in “Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie”, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dell’enologia italiana, e che rappresentano l’eredità tecnica di uno dei suoi “padri fondatori”.

Ilaria Tachis al Vinitaly 2016Ilaria Tachis al Vinitaly 2016

“I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis – ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani – è un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche più intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalità straniere – prosegue Mantovani – non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo”.

Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016:Degustazione dedicata a Giacomo Tachis durante Vinitaly 2016

Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perché non ha mai anteposto la tecnica all’anima della terra, piuttosto è rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dell’enologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto “Rinascimento” del vino italiano – attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in un’immagine innovativa dell’Italia evocatrice di qualità – già in atto, forse in modo sotterraneo, fin dall’inizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta è la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello è uscito con l’annata 1971. Dalla Toscana, la sua patria d’adozione, fino a molti dei territori dell’Italia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dall’attrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo all’esplosione enoica dell’isola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi.

Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi più preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai “codificate”, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dell’enologia moderna di Bordeaux. Dall’uso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, all’invecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione è perfetta ed è data dall’equilibrio tra quantità di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per l’estrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha “risintonizzato” l’Italia enoica con i tempi.

Ma, soprattutto, ogni suo vino è stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo così la tradizione stessa diventa il vero strumento dell’innovazione. Enologo certo, ma Tachis è stato senz’altro qualcosa di più. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po’ alchimista e un po’ scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura.

L’eredità più preziosa che Tachis ha lasciato all’enologia non è quindi uno strumento tecnico, un’innovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui è una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sarà a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva “mescolatore di vini”, ci ha insegnato che lo studio principale dell’enologia dovrebbe fondarsi sull’“interpretazione umana dell’uva”, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.

Servizio Stampa Veronafiere
E-mail: pressoffice@veronafiere.it | Twitter: @pressVRfiere | Web: www.vinitaly.com

Fonte: Giacomo Tachis e l’Enologia Colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata

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Pomodori e umami

Scritto da Giuseppe Capano il 4 agosto 2017 – 22:21

Pomodorini in cottura 518Tutti conosciamo i sapori di base, ci accompagnano da quando siamo nati e nell’insieme pensiamo che siano quelli comuni e scontati che abbiamo piano piano acquisito nella vita e anche se abbiamo qualche sospetto spesso non pensiamo ce ne siano altri.
Che vi fosse almeno un altro sapore di base, invece, già in molti in passato se lo erano chiesto e dopo varie vicende alterne alla fine si è ritenuto di dover codificare quale altro elemento sensoriale forte vi fosse nel corollario complessivo di ciò che percepiamo.

Si tratta dell’umami uno dei sapori fondamentali di riferimento anche se appunto la sua introduzione e classificazione è relativamente recente.
Si tratta sostanzialmente dell’ultimo secolo e tutto sommato è in apparenza ancora abbastanza sconosciuto nella nostra cucina in cui le sue sostanze di base come il glutammato sono poco famigliari o al contrario fortemente demonizzate per far parte in maniera artificiosa e fastidiosa di molti dadi e estratti di carne industriali.
A livello aromatico l’impronta è quella di una sorta di forte sapidità slegata dal concetto classico del salato come normalmente lo intendiamo in occidente, mentre in oriente è molto famigliare e riconducibile a tante preparazioni della cucina locale.
Come dicevo il glutammato o l’acido glutammico è alla base di questo sapore di base ed è interessante notare che la sua presenza è in realtà più frequenta di quello che si pensi anche nelle nostre ricette tradizionali per via di normalissimi ingredienti di base molto usati.
Fra tutti il pomodoro che nasconde al suo interno una concentrazione interessante di questa sostanza soprattutto quando è molto maturo e di stagione con il lavoro naturale del sole sulla pianta.
Dobbiamo fare attenzione però perché spesso si rischia inconsapevolmente di perdere questa sostanza in quanto è concentrata più nella polpa gelatinosa interna attaccata ai semi che nel tessuto sodo rosso.
E perderla è un peccato in quanto usufruire di questo sapore consente di limitare molto la presenza del sale esterno che spesso si aggiunge alle pietanze in maniera sproporzionato.
Quando si puliscono i pomodori quindi meglio recuperare sempre la polpa interna scartando i soli semi, una possibilità è anche quella semplicemente di frullare leggermente il tutto e poi filtrare.
Con questa sorta di acqua gelatinosa molto saporita si possono ad esempio far marinare delle verdure affettate fini come delle zucchine e iniziare così a percepire come grazie a questo semplice accorgimento l’ortaggio acquista un sapore gradevole senza dover aggiungere altro.
Provate in una di queste giornate di vacanza approfittando dei pomodori stagionali maturati al sole specie se avete la fortuna di farveli regalare da qualche contadino locale!!!

Pomodorini 518

Tags: aromi, condimenti, insaporitori, umami
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Fonte: Pomodori e umami

Sagrantino e Medioevo nel cuore dell’Umbria

 

Hai bisogno di un consiglio di viaggio per abinare le tue prossime vacanze a un tour enogastronomico in Umbria? Piuttosto del solito hotel questa volta pensa alla scelta di una struttura turistica differente.

Prova a cercare sui motori di ricerca agriturismo Umbria e inizia a sfogliare la lista dei risultati. Per un soggiorno nella natura, non c’è di meglio che un agriturismo nel cuore verde d’Italia. L’Umbria ti riserva tante bellezze, un patrimonio storico e artistico di inestimabile valore, una fitta rete di sentieri per le tue escursioni e qualche prezioso tesoro della tavola.

Da dove iniziare? Se sei già stato in Umbria per lavoro o in vacanza, e conosci già le maggiori città d’arte, ti consigliamo una meta speciale. Si chiama Montefalco e appartiene alla selezione dei Borghi più Belli d’Italia. Sulle guide turistiche la troverai citata anche come “ringhiera dell’Umbria”. Il motivo? Presto detto. Montefalco si trova su un colle panoramico, nel bel mezzo della vallata umbra che va da Perugia a Spoleto.

Se decidi di visitare il borgo nel prossimo mese, potrai partecipare all’Agosto Montefalchese, l’appuntamento clou dell’estate in Umbria. Sono tre settimane di feste, giochi, rievocazioni storiche e sfilate in costume. L’evento più atteso dell’Agosto Montefalchese è la corsa del bove: si tratta di un antico gioco medievale, preceduto da un corteo storico composto da ben quattrocento figuranti. Niente esibizioni cruenti: l’uso degli animali è bandito; la corsa del bove, nella sua versione moderna, consiste in una staffetta di corridori, uno per ogni quartiere del borgo. Oltre che nella corsa del bove, le contrade di Montefalco si sfidano in prove di abilità con la balestra e con le bandiere. Il premio? Il titolo del Falco d’Oro, ambitissimo da tutti i partecipanti.

Montefalco è festa, musica e buona tavola. Il borgo è la considerata la piccola capitale del vino rosso più pregiato dell’Umbria. Hai mai assaggiato il Sagrantino di Montefalco DOCG? Lo si produce solo in questo piccolo spicchio di terra della provincia di Perugia, nei comuni di Montefalco, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria, Bevagna e Castel Ritaldi. Ha un sapore caratteristico, tannico, asciutto e armonico e il suo colore è intenso, un bel rosso rubino carico di passioni. Lo puoi assaggiare in tutte le taverne del centro storico di Montefalco o nelle tenute vitivinicole degli immediati dintorni.

Il Sagrantino è un vino da meditazione, da sorseggiare con lentezza: puoi abbinarlo agli arrosti di carne rossa, ai piatti di cacciagione o ai tipici formaggi stagionati del centro Italia. Una vacanza così non puoi proprio perdertela.

 

Tavolette di cioccolato: base d’effetto per i dolci

Le tavolette di cioccolato sono una vera e propria leccornia, che dalla notte dei tempi affascina grandi e piccini. La loro destinazione è, molto spesso, mordi e fuggi, ma queste preparazioni possono essere impiegate anche in cucina nelle ricette di dolci prelibati. Il cioccolato, al latte, fondente o bianco può, infatti, diventare l'ingrediente chiave nella preparazione di mousse al cucchiaio o essere impiegato nei ripieni, nella preparazione di creme spalmabili, di farciture o di scenografiche decorazioni.

Come sempre, la buona qualità delle materie prime decreta la felice riuscita della preparazione, quindi è ideale scegliere delle tavolette di ottima qualità, che garantiscono un'elevata resa e un sapore speciale. Il cioccolato al latte, classico e dal sapore dolce può essere impiegato per realizzare delle creme di farcitura per le torte soffici a base di pan di Spagna o anche per le crostate. Amalgamato con ingredienti come la panna, il latte o il burro e sciolto al bagnomaria, il cioccolato regala profumi e aromi inaspettati, che possono essere resi più originali grattugiando la scorza dell'arancia fresca o aggiungendo un goccio di liquore.

Il cioccolato bianco può essere impiegato allo stesso scopo, magari nella preparazione di farciture, ma anche nella realizzazione di gelati e sorbetti originali fatti in casa. Il cioccolato bianco sa anche diventare l'ingrediente base di preparazioni al cucchiaio inaspettate, che possono essere rallegrate dalla presenza delle fragole o dei frutti rossi.

E infine, il cioccolato può essere scelto nella versione fondente, la più profumata, salutare e ricca di gusto. In questo caso è possibile preparare dolci di ogni tipologia, dalle creme di farcitura agli spumosi dessert al cucchiaio, grattugiando la tavoletta e componendola con ingredienti quali la panna, il latte, lo zucchero e gli aromi.

Ma il cioccolato sa diventare anche una grande e regale decorazione, soprattutto nella versione versatile delle tavolette. Basta servirsi di un pelapatate o di una grattugia a fori larghi e grattugiare il cioccolato sopra ai dolci, alle mousse o ai dessert più particolari, per dare vita a una decorazione scenografica e buonissima da gustare. Il cioccolato può essere intagliato al coltello o con il pelapatate, per creare riccioli e composto anche di tre colori diversi, impiegando le tavolette di cioccolato bianco, fondente e al latte. In questo modo i sapori delle decorazioni si uniscono e l'effetto decorativo è sicuramente scenografico, ancor più se definito da cibi a contrasto cromatico come le erbette aromatiche, i frutti di bosco, le fragole o gli agrumi.

Brindisi, un tour enogastronomico di questa bellissima terra

Uno dei territori più belli del nostro Paese, la Puglia ogni anno è meta di turisti provenienti da tutt'Italia e dal resto d'Europa. Ad attrarre tanti visitatori non solo le bellezze paesaggistiche del territorio pugliese, ma anche quelle architettoniche ed artistiche presenti. Ad arricchire ulteriormente questo già ricco patrimonio, vi è anche la squisita e rinomata enogastronomia. E tra le province che si distinguono in questo ambito, vi è senz'altro quella di Brindisi. Qui tra osterie tipiche e ristoranti a Cisternino o in altri deliziosi paesini della zona, si può scoprire e assaporare la vera gastronomia brindisina e pugliese in generale. Essa riesce ad offrire pietanze e vini di assoluta bontà, che hanno conquistato tante persone, dagli chef più prestigiosi fino ai semplici appassionati di cucina. Andiamo a scoprire quindi cosa ci riserva, a livello enogastronomico, questa terra meravigliosa.

 

Gastronomia

 

Celebri in quest'area, ma anche in tutta la regione, sono le orecchiette, ancora in diversi paesini fatti in casa come nelle più antiche tradizioni, con le cime di rape. Un piatto saporito ed apprezzatissimo. Sempre con le rape o con broccoli o ancora col ragù di carne vengono preparati i cavatelli, una sorta di fusilli più piccoli. Native dell'area tra Fasano e Cisternino sono invece le "Bombette", degli involtini di carne di maiale a cui si aggiungono formaggio e pepe. Simili sono anche gli "Gnummareddi", altri involtini di carne, ma preparati con interiora di capretto o agnello.

 

Ci si deve spostare a Ceglie Messapica invece per degustare il rinomato panino cegliese, farcito con tonno, una fetta di provolone stagionato e piccante, a cui poi si aggiunge la mortadella ed un filo d'olio. Dopo averlo degustato ci si può addolcire col tipico biscotto cegliese, un pasticcino fatto di mandorle, marmellata di limone o amarene e poi infine ricoperto di glassa di zucchero e cacao. Della zona di Fasano invece si consiglia di degustare la tipica focaccia, a cui si possono aggiungere pomodori e olive, ed eventualmente farcita con rape o cipolle.  Da non dimenticare infine anche il rinomato olio Collina di Brindisi a marchio Dop, tipico delle zone di Fasano, Cisternino e dintorni, considerato tra i migliori olii nazionali.   

 

​Vini

 

Particolari sono le specialità prodotte dai vigneti della provincia brindisina, tanto da ideare l'"Appia dei Vini", un percorso enogastronomico che unisce diversi comuni, tra cui Ostuni, Brindisi, Mesagne, Latiano e San Vito dei Normanni. E tipici proprio di queste aree sono l'Aleatico di Puglia, il Brindisi rosso e rosato e l'Ostuni, tutti vini con marchio Doc. Da non dimenticare la presenza di ottimi vigneti indigeni quali il celebratissimo Negramaro (da cui nasce l'omonimo vino) ed il Susumaniello.

 

L’Italia: terra di sapori

 

L’Italia, terra di sapori, nasconde in ogni angolo vere e proprie perle culinarie ed enologiche. Sono innumerevoli i prodotti territoriali dei quali il nostro paese può vantare, alcuni più noti come per esempio i vini, altri più particolari e ricercati, come ricette antiche che si tramandano da generazioni. Chi ama il mondo del food&beverage certamente rimarrà piacevolmente colpito dal sito abcvino.com ; portale semplice ed intuitivo, si distingue da molti altri per l’incredibile varietà di notizie ed informazioni inerenti all’universo enogastronomico italiano e non solo.

Abcvino.com riporta tutte le notizie provenienti dal settore relative a premi, innovazioni tecniche e tecnologiche, imprenditoria giovanile, ponendo l’accento sul punto di vista estero, ovvero sottolineando quando come e perché gli altri Paesi invidiano la nostra produzione vinicola e alimentare.

Il portale è suddiviso in categorie e aree tematiche contenenti articoli di blog sempre interessanti e originali che invogliano ancor di più ad addentrarsi per scoprire tutti i segreti del food Made in Italy.  Le aree tematiche riguardano le Fiere del vino, la Gastronomia e le ricette, i vini italiani e altri articoli di vario genere.

Fiere del Vino

Come si può intuire dal titolo stesso, questa sezione del sito è dedicata a tutti gli eventi enologici in programma per i mesi seguenti. Queste fiere sono dedicate ai professionisti di settore che presentano la propria azienda e cantina, ma anche ad intenditori che vogliono, per così dire, restare in allenamento assaggiando i vini di nuova produzione. Le porte sono aperte a tutti anche a chi si addentra nel mondo della divina bevanda per la prima volta e ne vuole scoprire i mille volti. Uno degli eventi più noti di questo periodo è senza dubbio il Vinitaly, svoltosi a Verona; questa fiera ha radici lontane, infatti prese vita per la prima volta nel 1967.

Gastronomia

In gastronomia, inutile dirlo, troviamo tutto ciò che riguarda le novità in ambito food. Dalla produzione di varie tipologie di olio alla loro provenienza, dall’esplosione e diffusione del finger food alla novità di quelli che oggi sono noti come temporary restaurant e naturalmente tutte le notizie che riguardano ristoranti vegani. E ancora, ricette, trucchi della cucina, piatti tipici e abbinamenti piatto – vino. Il mondo della gastronomia italiana non ha segreti.

Vini italiani

…e non solo. Questa sezione del sito è dedicata solo al vino, alle bollicine. I post pubblicati riguardano naturalmente le tipologie di uve e le cantine italiane, ma anche il largo impiego che si fa del vino anche in ambiti trasversali come la cosmesi oppure è possibile scoprire che collegamento persiste tra i vigneti e le fasi lunari.

Miscellanea

Ultima ma non meno importante voce del menù. Contiene un mix di tematiche legate a cibi e bevande più in generale, snocciolando curiosità e storia di vini birre e ricette regionali. Ecco alcuni degli ultimi articoli postati:

 

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