Il vino Prosecco si distingue dallo Spumante

Molto spesso ci chiediamo se il Prosecco è un vino oppure uno spumante.
Il Prosecco fondamentalmente è un vino bianco elegante, dotato di un profumo fruttato e floreale ricavato da un vitigno di uva di nome Glera, tipico delle regioni del Veneto, escluso Verona e Rovigo e Friuli Venezia Giulia, ma viene prodotto anche in Piemonte.
Secondo il Disciplinare, la produzione delle varianti spumante o frizzante è possibile anche in aree diverse da quelle di produzione delle uve, in questo caso rientra anche il Piemonte, che produce Prosecco da moltissimi anni.
La versione Prosecco Spumante è caratterizzata da una capsula che ricopre la gabbietta e il tappo a fungo.
Il Prosecco spumante DOCG riporta la parola superiore sull'etichetta accanto alla scritta Prosecco, questa è una dicitura obbligatoria a garanzia della Denominazione di Origine Controllata, la pressione del vino spumante deve superare i 3.5 bar.
Il Regolamento CE479/08 della normativa UE definisce lo spumante un prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto di uve e di vino, caratterizzato da uno sviluppo di anidride carbonica alla stappatura del recipiente, proveniente escusivamente dalla fermentazione e se conservato in recipienti chiusi, presenta una sovrapressione non inferiore a 3 bar, dovuta all’anidride carbonica e per il quale il titolo alcolometrico totale delle partite cuvée destinate alla sua elaborazione non è inferiore a 8.5% vol.

Ciò che contraddistingue il Prosecco dallo spumante è che il Prosecco è un vino, giallo paglierino, leggero e delicato, che può anche non essere frizzante. La versione del Prosecco Frizzante, quello delle bollicine, possiede il tappo senza capsula, per dare la possibilità di non confondersi con il Prosecco Spumante, sull'etichetta è scritta la parola "Frizzante", l'unica differenza fra i due tipi di vini è la pressione, che per il frizzante non deve superare i 2.5 bar.
Lo spumante invece è il prodotto ottenuto dalla prima e dalla seconda fermentazione del mosto. Ricavato da uve di prima qualità raccolte a mano, il mosto pigiato si lascia fermentare, per dare origine alla classica spumatizzazione. Con alcune lievi differenze a seconda della classe qualitativa a cui appartiene il vino, lo spumante è ideale per accompagnare dolci e dessert. Il processo di produzione dello spumante utilizza il metodo Charmat, occorre un mese affinché il vno divenga spumante, aggiungendo poi lieviti e zucchero. Il vino Prosecco è invece un vino giovane, ideale per gli aperitivi e per accompagnare i pasti in modo fresco e gustoso.
Esistono vari tipi di Prosecco: quello Brut, l'Extra-Dry, oppure il Dry, la versione Brut è meno dolce, mentre la versione Dry è quella più dolce, l'Extra-Dry è la via di mezzo tra i due tipi.

Il Prosecco Brut è la categoria che contiene meno zucchero, presenta infatti meno di 12 grammi di zucchero per litro.
Il sapore è pieno, leggermente acidulo e lievemente fruttato: risulta quindi ideale per accompagnare un pasto, in virtù del suo gusto particolarmente intenso si presta molto a tutti i tipi di antipasti, primi piatti a base di pasta, risotti, carni bianche, pesce e formaggi freschi e di media stagionatura.
Il Prosecco Dry comprende il prosecco più dolce, con un residuo di zucchero tra i 17 e i 32 grammi per litro.
Il Prosecco Extra-Dry ha un residuo zuccherino che si aggira tra i 17 e i 32 grammi a litro.
Un quarto della produzione di Prosecco è piemontese e viene prodotto prevalentemente nella categoria "Frizzante" Queste aziende negli anni hanno sostenuto uno sforzo economico incredibile, per promuovere a livello internazionale il marchio Prosecco, portando il vino ad essere considerato non un prodotto tipico di zona di produzione, ma un autentico prodotto Made in Italy.
Dopo una lotta durata moltissimi anni è stata riconoscuiuta la DOC per il prosecco.
Il Comitato Nazionale per la Tutela Vini a denominazione di origine controllata DOC e IGT in un incontro a Roma, ha espresso parere favorevole alla proposta di riconoscimento della nuova DOC Prosecco, finalizzata al rafforzamento della tutela dei vini già commercializzati, con riferimento a DOC e IGT piemontesi.

Geologia e vino

Geologia e vino sembrano mondi molto diversi e distanti apparentemente, ma in realtà la geologia e il vino hanno molti punti di contatto. Non c’è vino infatti senza vite: e la vite è una pianta molto esigente che per crescere bene e dare buoni risultati in termine di prodotto finale ha bisogno di un clima con importanti escursioni termiche stagionali, necessita di un’esposizione ben soleggiata (altrimenti l’uva non matura bene) ed ha bisogno di un terreno ben arieggiato e drenato, meglio se in pendenza. 

Come deve essere il suolo: 

il suolo rappresenta lo stadio finale dell’alterazione del substrato roccioso. Le rocce determinano le caratteristiche peculiari di un certo terreno, sia per quanto riguarda le proprietà fisiche che quelle chimiche e mineralogiche. 

Il suolo ha grande importanza per la crescita della vie e per il vino. 

Da un substrato roccioso,  si ha un certo suolo, una certa vite, un certo vino.  

Ad esempio prendendo in considerazione suoli ricchi di Azoto, tendono a dare origine a vini a bassa gradazione alcolica e dal sapore grossolano. 

Il Fosforo, diffuso sia in rosse sedimentarie che vulcaniche, conferisce al vino una certa finezza, e una ricchezza in colore. 

Il Potassio, comune nelle rocce vulcaniche, dà uve molto zuccherine: esempio il Passito di Pantelleria che viene prodotto sulle lave basaltiche isolane . 

Il Calcio, elemento presente nelle rocce calcaree, conferisce robustezza e gusto al vino. 

Suoli sabbiosi sono mediamente indicati per produrre vini di qualità, pur dovendo tenere in conto anche altri parametri ( microclima, esposizione ecc) dando origine a vini leggeri e profumati. 

Su suoli argillosi possiamo trovare vini alcolici e poco colorati. 

Da tutto questo, si può certamente dire che le caratteristiche di un vino siano influenzate in maniera determinante da un insieme di molti fattori naturali quali la composizione del substrato e del suolo,  il clima, oltre che dal tipo di vitigno,  dal metodo di coltivazione, di produzione e di conservazione. Ciascuno di questi elementi ha un suo effetto nelle fasi di “vitificazione” e “vinificazione”, la loro ssomma conferisce tipicità e unicità al vino. 

Questa idea che incorpora il concetto di territorio, comprende non solo fattori fisici, chimici, ma  anche antropici e storici. Tutti i fattori lavorano insieme per creare un “luogo” che infonde particolari caratteristiche al vino. Si inizia con la roccia e  il suolo che ne deriva, attraverso il clima e le pratiche  di coltivazione dei vigneti, per finire con l’arte dell’enologo e la percezione del consumatore. 

Vinitaly compie 50 anni

Era il 1967 quando alla Fiera di Verona nascevano “le giornate del vino italiano”.

Oggi Vinitaly ha tagliato il traguardo del mezzo secolo di vita, e la straordinaria intuizione di Angelino Betti, allora segretario generale dell’ente fieristico di Verona, si è trasformata nella rassegna regina a livello mondiale per tutto il comparto vitivinicolo.

La cinquantesima edizione di Vinitaly è stata inaugurata alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ribadito: “questa rassegna è riuscita nel tempo, ad accompagnare, interpretare, favorire la crescita di un prodotto italiano, diventato sempre più simbolo di qualità . Dal tempo in cui Verona – ha poi continuato- decise di promuovere le prime giornate del vino italiano si è avviato un cambiamento profondo, che ha riguardato tanto le produzioni agroalimentarri e vitivinicole, il loro mercato, l’organizzazione d’impresa, quanto la società circostante, il rapporto con la natura e il territorio, la cultura del cibo e, dunque, il legame tra i prodotti della terra e la nostra stesa civiltà. Proprio la capacità di guidare l’innovazione è stata il segno più incisivo di questo percorso compiuto dai produttori di vino italiano”

In questi 50 anni Vinitaly si è affermato come uno dei brand piu’ conosciuti a livello mondiale risultato reso possibile dalle migliaia di aziende vinicole che hanno sempre partecipato e creduto in questa manifestazione.

Questa edizione particolare, Vinitaly “conquista” il centro di Verona infatti, è tornato il “Vinitaly and the City”, il fuori salone . L’appuntamento ha dato vita ad una serie di degustazioni enogastronomiche, spettacoli, concerti e incontri nelle piazze centrali di Verona.

“La cinquantesima edizione di Vinitaly –ha ricordato Maurizio Danese presidente di Veronafiere- celebra la storia, ma guarda anche al futuro iniziando con la distinzione netta tra quello che è il winw business, sempre più internazionale e concentrato in fiera, e il wine festival con cui si vuol coinvolgere il pubblico di appassionati potenziando attività del fuori salone.”

La cinquantesima edizione di Vinitaly si può dire da record:

gli espositori sono stati più di 4100 su oltre 100 mila quadrati di superficie coperta, ad essa va aggiunto una grande edizione di Sol&Agrifood, la manifestazione dedicata all’agroalimentare di qualità , il salone internazionale sulle tecnologie per viticultura e olivicoltura, delle quali l’Italia è leader incontrastata a livello mondiale.

La parola chiave di Vinitaly 2016 è stata: innovazione di prodotto, di processo e di consumo .

Si può dire senza ombra di dubbio che il nostro vino ha raggiunto un ottimo livello qualitativo inimmaginabile fino a venti anni fa.

Il vino italiano affascina la Cina

Il consumo di vino cresce nei Paesi emergenti, dove non è mai stato parte della cultura.

L’Europa produce il 59% del vino mondiale, mentre nel nuovo Mondo ci sono due nuovi protagonisti produttivi: l’Argentina e la Cina.

L’Argentina è il quinto produttore mondiale di vino dopo la Francia, Italia, Spagna e Usa. La Cina in termini produttivi è a ridosso dell’Argentina.

In Asia, a portar avanti le importazioni è il Giappone, seguito dalla Cina, Hong Kong e Singapore .

La Cina è diventato ormai un mercato che attrae tutti i paesi esportatori per il numero di potenziali nuovi consumatori, sta investendo molto nella produzione del vino e in un futuro potrebbe diventare anche esportatore.

L’Italia vanta una tradizione vinicola piu’ antica, una varietà di prodotti che nessun altro paese al mondo può vantare. Secondo un rapporto dell’istituto IWRS : Istituto Britannico international Wine and Spirit Research, nel 2016 la Cina consumerà 3 miliardi di bottiglie di vino annue, diventando così il primo mercato globale nel giro di 20 anni. Per questo, il vino italiano in Cina ha enormi potenzialità di crescita.

Come hanno fatto questi paesi a competere con l’Italia o la Francia? I paesi del nuovo mondo hanno saputo creare le condizioni per un vantaggio competitivo. Indipendentemente dalle risorse iniziali, un paese può costruire le pre-condizioni per il successo delle proprie aziende.

Il vantaggio competitivo di una nazione non si fonda solo sulla qualità di risorse naturali di un paese, ma anche sugli strumenti messi in campo per creare un vantaggio competitivo.

I governi possono migliorare l’istruzione creare nuove infrastrutture, promuovere la formazione di capitali o attrarre capitali dall’estero.

Una azienda italiana,che ha esportato vino in Cina, tramite la parole del suo amministratore delegato, ritiene che i cinesi si stanno avvicinando al vino e anche il governo si è attivato affinchè venga apprezzato il prodotto. Lo stesso presidente cinese, si è fatto fotografare col bicchiere di vino in mano con lo scopo di incentivare il consumo di una bevanda più salutare rispetto ai tradizionali liquori . Noi italiani siamo arrivati in Cina relativamente da poco, però le nostre potenzialità di crescita sono enormi, ma non si può entrare nel mercato improvvisandosi, bisogna essere organizzati strutturati e avere le idee chiare su come muoversi. E’ importante avere un Local Manager preparato sul posto che sappia gestire in maniera ottimale l’attività sul territorio.

Questa figura , deve fare da tramite con l’azienda italiana deve quindi conoscere la lingua cinese e la cultura. I cinesi non conoscono ancora bene il vino bisogna insegnar lorole basi: partire dal come versarlo per arrivare a come abbinarlo, ma senza dubbio questo sarà un mercato che darà buoni frutti.

Vino e innovazione

Il confezionamento e la riconoscibilità delle bottiglie cono tra le maggiori innovazioni del prodotto.

Sempre più numerose sono le etichette intelligenti in grado di certificare l’autenticità del prodotto per mezzo di un Qrcode stampato con dei segni identificativi unici e non riproducbili oppure dotate di chip Nfc per fornire informazioni sul prodotto e sul produttore. Se il chip Nfc viene inserito nel tappo è possibile capire se la bottiglia sia stata aperta precedentemente o rabboccata, e le condizioni di trasporto e conservazione.

In un’azienda agricola californiana esiste una produzione molto tecnologica: il vino fermenta dentro una cava, all’interno di cisterne che vengono controllate in tempo reale da un sistema di densitometria austica. Le informazioni che vengono raccolte danno origine ad un enorme flusso di dati che viene visualizzato in una sala paragonabile a quella de una base astronautica, questo permette di capire ogni minima variazione di temperatura interna al mosto e correggerla dove può essere necessario.

L’innovazione tecnologica parte già fin dalla radice della vite: ci sono nuovi corroboranti di origine naturale, che migliorano la resistenza della pianta e le sue capacità di nutrirsi.

Dei sensori posti lungo il vigneto possono aiutare a tenere sotto controllo i parametri ambientali e la presenza di insetti.

Ottimo è l’utilizzo degli scarti: dalla fermentazione di una tonnellata di vinacce l’Universita’ di Adelaide è riuscita a ottenere fino a 400 litri di bioetanolo per utilizzare come combustibile, e altri resti possono essere utilizzati come fertilizzanti o cibo per animali. Utilizzo ottimale visto che ogni anno si producono 13,4 milioni di tonnellate di vinacce e che gran parte vengono di questi vengono distrutti.

Frivolo è l’innovazione in tavola del vino . Sono cambiati gli schemi di apparecchiatura della tavola: i ristoranti hanno sostituito la loro cristalleria adattandola alle esigenze dei consumatori che sono sempre più esigenti e desiderano bere il vino in calici adatti, trasparenti con coppe allungate e meno ampie.

Il bicchiere dell’acqua è diminuito d’altezza fino a diventare una coppa distinguendosi dai calici del vino.

Per accentuare la diversità dai cristalli destinati ai diversi vini e champagne, il contenitore per l’acqua è colorato in abbinamento con la tovaglia o con i fiori del centrotavola.

Può essere anche troppo pignolo seguire queste indicazioni, ma anche il bon ton deve seguire l’innovazione dei tempi e sarebbe opportuno che i libri di testo utilizzati dagli studenti delle scuole alberghiere siano modernizzati in modo che gli studenti non si trovino a dover fare in modo completamente diverso quando potranno entrare nel mondo del lavoro.

Il consumo italiano di birra e vino

In Italia, dove il trono è occupato dal vino, la birra sta conquistando i favori dei consumatori.

I produttori di birra stanno facendo un buon lavoro di promozione e di rivalutazione del loro prodotto.

Nei ristoranti, luogo dove il vino è compagno del cibo, insieme alla carta dei vini, comincia ad essere frequente anche la presenza della carta delle birre, non solo servite alla spina, ma anche in bottiglia.

Compagna della pizza, oggi sta diventando anche adatta al cibo.

Il vino continua reggere il confronto, ma è pur vero che ultimamente la distanza tra le due bevande si è ridotta.

Sarà che forse i consumatori stanno cercando altro, e la birra può essere una alternativa.

La birra è certamente meno formale del vino anche se vanta una storia ancor più lunga di quella del vino. I consumatori non vedono nella birra la formalità e la cerimonialità che accompagna il vino. Per esempio se si fa una rapida visita a un qualsiasi supermercato dove c’erano ampi spazi dedicati al vino, oggi si notano zone dedicate alla birra,con un’ampia scelta di tipi, produttori, dalle lattine alle bottiglie per ogni esigenza.

Di certo queste considerazioni non sono frutto della paura di veder tramontare il vino, cosa francamente , piuttosto improbabile, ma la birra è una bevanda nobile e antica, ricca di cultura e che merita attenzione.

Il consumo di birra in Italia sta crescendo: il 64% degli italiani oltre i 15 anni beve birra è comunque un consumo inferiore a quello di Paesi europei come Spagna e Grecia per non parlare della patria dei consumi di questa bevanda, la Germania, dove se ne bevono circa 130 litri a testa.

In Italia sta aumentando la varietà delle birre di fascia alta a testimonianza di un interese diffuso verso un consumo di qualità.

E’ meglio dal punto di vista della salute un bicchiere di vino o di birra?

L’alcol in sé non è da eliminare, dei livelli controllati di alcol aiutano a ridurre i coaguli di sangue che causano l’ictus o gli attacchi cardiaci. Però sempre con moderazione sia che si tratti di vino o di birra.

Uno studio danese ha rilevato che “chi consuma vino regolarmente ha una mortalità più bassa connessa a malattie coronariche” il consumatore di vino preferisce cibi sani come frutta, ortaggi,alimenti con bassi contenuti di grasso , rispetto agli acquirenti di birra che preferiscono accompagnare la bevande con salumi, patatine.

Il vino è però più costoso della birra, quindi la gente tende soprattutto di questi tempi, a privilegiare prodotti purtroppo, economicamente più accessibili .

Vino e turismo in Italia

L’Italia è il primo paese produttore al mondo e il secondo per esportazione di vini cresce il fatturato dei vini italiani toccando la punta record: nel 2015, 10 miliardi.

Cresce anche il numero degli addetti e occupati in questo settore.

In questo momento cosi difficile il settore del vino fornisce opportunita’ di lavoro nella ristorazione agricoltura, turismo e altri settori inerenti.

L’Italia è il paese al mondo con la più antica tradizione legata al vino. Uno dei nomi attribuiti dai Greci alla nostra Penisola è stato : Enotria tellus, cioè terra del vino.

Ogni italiano nel momento in cui nasce diventa cittadino di ENOTRIA ed è naturale amico del vino.

La storia della viticoltura italiana risale agli anni intorno al 1000 a.c. quando i Greci conquistarono il bacino del Mediterraneo: durante le loro campagne di colonizzazione introdussero la coltivazione della vite nel nostro Paese, prima in Sicilia e Calabria per diffonderli verso il nord.

Il turismo del vino significa degustazione e acquisti fatti direttamente “in fattoria”.

Una tradizione, quella legata al vino nelle nostre campagne, che è l’ingrediente più stimolante dell’agriturismo: luoghi dove si può degustare e acquistare direttamente presso il produttore.

Sul turismo del vino sono stati condotti degli studi che hanno portato alla conclusione che il turismo del vino si integra con il turismo gastronomico creando un connubio molto importante.

Il turismo enogastronomico è legato alla buona cucina, all’acquisto di prodotti tipici, all’educazione alimentare.

La maggior parte degli agriturismi sono produttori di vino e protagonisti del turismo dello stesso.

Molti turisti stranieri vengono in Italia per le vacanze, per il buon vino e buon cibo.

E’ in crescita il numero delle cantine che investono a favore dell’accoglienza rendendo la loro cantina in un luogo aperto per incontri, eventi culturali, manifestazioni.

Dietro ogni sorso di vino c’è una storia e andare per cantina è il modo migliore per conoscerla.

Siamo il paese con il più alto numero di vitigni utilizzati (200) seguiti dalla Francia ( 87), siamo i maggiori produttori di vino (44,4 milioni di ettolitri nel 2014). Una dote così importante dovrebbe costituire un punto di forza per la nostra terra.

L’Italia dovrebbe essere al primo posto nel mondo enoturistico però ci sono altri paesi che ci stanno sorpassando (USA, Australia, Cile, Argentina) che hanno adottato un modello diverso con imprese giovani e di grandi dimensioni forte approccio al business e al marketing.

Gli organi di governo istituzionale territoriale e imprenditoriale devono cercare di promuovere strategie che facciano emergere il potenziale ancora non espresso dei nostri territori vitinicoli.

Un esempio di buon lavoro è dato dai Comuni del Chianti (San Casciano in val di Pesa, Tavernelle val di Pesa, Poggibonsi) grazie ad investimenti e politiche mirate ad accrescere la conoscenza dei territori, si sono valorizzate anche le bellezze artistiche di città come Firenze, Siena e la natura magnifica della Toscana.

Un bicchiere al giorno toglie il medico di torno: quando il vino è salutare

Oramai si sa, la verità sta sempre nel mezzo, e la salute si raggiunge sempre, o quasi, con la moderazione. Questo vale in particolar modo per una bevanda alcolica come il vino che, se assunta con dosaggi eccessivi, può portare a conseguenze anche estremamente gravi. D’altro canto il detto che un bicchiere di vino al giorno fa bene al cuore deve aver pure un fondo di verità, no?

 

In effetti il vino presenta una sorprendente gamma di effetti benefici. Questi coinvolgono l’apparato circolatorio, oltre a notevoli effetti positivi anche per le articolazioni.

I polifenoli come tannini e flavonoidi contenuti nella bevanda, in quantità particolarmente consistente nel vino rosso, sono infatti ricchi di antiossidanti e hanno proprietà anticancerogene.

I tannini inoltre sono anche attivi nello stimolo dello scioglimento dei grassi; favorisce inoltre un’azione protettrice della mucosa gastrica e sono importanti alleati nella lotta contro l’artrosi, l’arteriosclerosi e l’infarto.

 

E le calorie? È vero che passare in enoteca con eccessiva frequenza non farà sicuramente bene ai chili di troppo ma, altra faccia della medaglia, l’assunzione di piccoli quantitativi di vino può addirittura favorire il metabolismo. Questo perchè il vino aiuta a scindere gli alimenti introdotti nel corpo in sostanze semplici, in modo tale da facilitarne l’assorbimento cellulare. L’alcool permette infatti una maggiore secrezione salivare, contenente ptialina, un enzima che concorre nel processo di scissione primario. Il tutto permettendo anche un aumento del traffico intestinale. Inoltre l’alcool in dosi non eccessive da un senso di sazietà che, ovviamente abbinato a una dieta sana ed equilibrata, può essere un valido alleato per perdere peso.

 

Per gli astemi, esiste un metodo tutto esterno per poter godere degli effetti salutari provenienti dai vigneti senza iniziare a sentirsi da subito girare la testa. Alcuni centri benessere e istituti specializzati hanno infatti introdotto alcuni trattamenti proprio a base di vino: questi comprendo scrub, massaggi e impacchi. La “Wine beauty” insomma è una mania che recentemente ha preso piede nel mondo e che ha portato anche alla produzione di creme e lozioni ad hoc per diverse esigenze. Ad esempio possiamo trovare molti

Queste innovazioni nell’utilizzo del vino e delle proprietà dell’uva a livello estetico hanno in pratica dato vita a una nuova professione, quella dell’agriestetista, che promette di avere interessanti sviluppi per il futuro. Insomma, non tutte le cose buone fanno male alla salute, anche nel più impensabile dei casi.

Vini dell’altro mondo: il boom australiano e neozelandese

Direttamente dall’emisfero australe arrivano i prodotti vinicoli della Nuova Zelanda e dell’Australia. Le terre di Kiwi e canguri, sino a pochi anni fa considerate produttori vinicoli di serie B, sono arrivate negli ultimi anni ad affermarsi tra i maggiori produttori ed esportatori vinicoli a livello mondiale, con particolare attenzione al mercato cinese, dell’asia sudorientale e al Commonwealth Britannico.

 

Dalla liberalizzazione del mercato nel 1980 ad oggi, la produzione vinicola è aumentata del 400%, registrando picchi di interesse soprattutto da parte degli importatori asiatici, che stanno raggiungendo in questo senso i livelli del mercato Statunitense. Nel 2015 infatti la Nuova Zelanda ha raggiunto il suo record storico, con un fatturato di un miliardo di dollari nel settore dell’export vinicolo. L’Australia, d’altro canto, ha registrato una crescita del 66% per quanto riguarda l’esportazione dei propri prodotti in Cina.

 

La richiesta è aumentata enormente negli ultimi anni, portando anche i prezzi ad aumentare, in controtendenza con gli standard dei produttori europei che, invece, hanno optato per ribassare i prezzi sfidando la concorrenza.

 

Tallone d’achille per il commercio internazionale relativo a questi paesi è anche l’alto costo dei trasporti: le nuove tecnologie hanno però permesso di aumentare capacità di stoccaggio e rapidità nelle spedizioni, in modo da abbattere i costi di esportazione.

 

Ma quali sono i cavalli di battaglia della produzione vinicola di questi paesi? La Nuova Zelanda è celebre per il suo Sauvigon Blanc, molto diverso da quello francese, che presenta un sapore particolarmente aromatico e ricco. Altro vino rinomato è lo Chardonnay locale, coltivato nell’estremo sud: il tipo di terreno permette infatti di coltivare migliori tipi vigneti a bacca bianca. Inoltre negli ultimi anni è stata notevolmente implementata la produzione del Gewuztraminer. Per quanto riguarda i rossi, a dominare il panorama neozelandese è il Pinot nero.

 

In Australia invece troviamo un’importante produzione di Shiraz (denominazione locale del Syrah): la regione orientali del New South Wales e del Queensland sono le più rinomate per i loro vitigni e importanti per il loro volume di esportazione nelle altre regioni e al di fuori del paese, a cui si aggiunge il Victoria, dove vengono prodotti vini di particolare pregio. La regione dell’Australia Meridionale, al contrario, è quasi priva di vitigni: le condizioni climatiche non hanno permesso uno sviluppo florido del settore come nelle altre regioni.

 

Sebbene questa fetta di mercato proveniente dall’Oceania non abbia ancora raggiunto livelli di notorietà di quelli tradizionali Europei, la sua crescita rapida e le nuove innovazioni nel campo della coltivazione vinicola promettono uno sviluppo interessante, che potrebbe nel futuro alterare notevolmente le presenze di vini importati sugli scaffali europei.

Zucchine in cucina per tutti i gusti

Con l’arrivo della bella stagione le zucchine diventano protagoniste della tavola: grazie al loro sapore delicato e alla consistenza, risultano essere molto versatili, prestandosi alle più svariate ricette.

Antipasti, contorni, primi piatti e secondi piatti: per chi ama questo ingrediente è possibile gustarlo con gli abbinamenti più vari.

Come contorno o antipasto le zucchine possono essere utilizzate in purezza e senza altri accostamenti: possono essere fritte, in pastella o semplicemente con un velo di farina, oppure grigliate e magari condite con un filo di aceto balsamico o con della glassa. Con l'arrivo della bella stagione poi in questo modo sono l'ideale per accompagnare grigliate in campagna, feste in bus Roma o eventi che prevedono un buffet freddo, oppure i classici pranzi in spiaggia.

Si possono poi creare, utilizzando le fette di zucchine grigliate lasciate raffreddare, anche delle roselline: basta spalmare del formaggio fresco, arrotolare le fette su loro stesse e chiuderle con un filo di erba cipollina.

Per i primi piatti si possono preparare dei gustosi sughi attraverso la combinazione con dei pomodorini pachino oppure, per chi preferisce la pasta in bianco, con dei dadini di speck. Immancabile il classico risotto zucchine e gamberetti o, utilizzando lo stesso abbinamento, spiedini fritti di gamberetti e zucchine (è sufficiente avvolgere attorno al gamberetto una fetta sottile lunga di zucchina e passare tutto in pastella).

Come secondo piatto possono proporsi varie idee. SI va dalla semplice ma gustosa frittata con zucchine e parmigiano che, per i più golosi, può essere arricchita con della ricotta fresca, fino alle torte salate, in cui possiamo inventare davvero ogni accostamento possibile.

La quiche può essere preparata semplicemente utilizzando zucchine, precedentemente saltate in padella, e uova oppure accostando il nostro ingrediente a dei funghi, dei pomodorini e del formaggio (scamorza, mozzarella) o ancora accostando le zucchine ad un affettato o ad altre verdure, come gli asparagi, ad esempio.

 

Inoltre possiamo preparare delle zucchine ripiene da cuocere al forno, in questo caso si può optare per diversi tipi di farcitura: ricotta, parmigiano e pepe; carne macinata a scelta; tonno e tuorlo d’uovo. Nel caso delle zucchine ripiene si può optare per la qualità tonda, che grazie alla sua forma si presta bene a tale tipo di ricetta.

Le zucchine, tagliate a rondelle sottili sono un ottimo condimento per la pizza bianca o per la schiacciata, in cui diventano protagoniste. Questa seconda ricetta è molto semplice: si crea una pastella di farina, acqua e olio a cui si aggiungono le zucchine a rondelle, poi si stende tutto in una teglia da forno, si spolvera con abbondante parmigiano e si cuoce fino a doratura.

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