Quando il vino ti fa bella.

Lo dicono tutti: un buon bicchiere di vino a pasto fa bene! Oltre ad essere rinfrancante ed una gioia per il palato, fa anche bene all'organismo grazie alle sue proprietà organolettiche. Delle ottime proprietà del vino si sono accorte anche le case cosmetiche, che da qualche anno hanno deciso di sfruttare questi benefici all'interno dei loro prodotti. Insieme al blog makeup Donna e Dintorni vedremo quali sono i cosmetici a base di vino più apprezzati dalle donne.

In generale vengono utilizzati gli estratti dei tranci, delle foglie, ma anche direttamente il vino rosso più ricco di antiossidanti ma anche lo spumante.

Il brand francese La Caudelie propone da alcuni anni una linea di prodotti dedicati al vino chiamata Vinoperfect. Si tratta di una linea composta da siero, creme viso e creme colorate con protezione solare per correggere l'incarnato ed in particolare eliminare le antiestetiche macchie del viso. Questa serie di prodotti si basa su una sostanza chiamata viniferina stabilizzata che viene ricavata dai tralci di vite ed è da molti secoli utilizzata in modo empirico dagli agricoltori francesi per schiarire le macchie delle palle e renderla liscia e luminosa.

L'azienda di prodotti bio Alchimia Natura ha anch'essa puntato sulla “Vino terapia”, attraverso un linea di trattamenti basati su estratti totali di vite e uva nera dell'Appennino Modenese. Ingredienti ricchi di polofenoli e vitamine dalle proprietà antiossidanti che proteggono i vasi della pelle. Questi prodotti contengono il Resverartolo un potente anti ossidante che agisce in compinazione con le Vitamini A,C,E al fine di calmare le infiammazioni della pelle e favorire la produzione di collagene che tende a rallentare per i processi ossidativi. La linea si chima Bacco di… Vino e contiene anche estratti di altri frutti da sempre conosciuti per le loro proprietà antiossidanti come il Melograno i Mirtilli ed il Ribes.

La cosiddetta “Wine Beauty” ha esordito per la prima volta in Italia a partire dal 2015 al Vinitaly di Vicenza e da allora le marche di cosmesi convenzionali e non che hanno deciso di puntare sull'uva sia per quanto riguarda i cosmetici contenti vino sia per quanto riguarda l'utilizzo dei tranci di vite. In questo ultimo caso tra l'altro, le aziende più attente all'ambiente ed alla sostenibilità stanno utilizzando gli scarti della vite, che normalmente verrebbero gettati per ricavare i preziosi elementi utilizzati nelle preparazioni cosmetiche.

In Italia la Coldiretti ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della Wine Beuaty anche grazie ai mercati di Campagna Amica.

Come vendere vino a Dubai

Quali sono gli aspetti che devono essere tenuti in considerazione da chi ha intenzione di vendere vino a Dubai? In primo luogo, è bene sgombrare il campo dagli equivoci: anche se si sta parlando di un Paese in prevalenza musulmano, la vendita di vino e di altri alcolici è permessa. Non solo è tollerata, insomma, ma è anche desiderata, apprezzata e incentivata, al punto che gli Emirati Arabi – di cui Dubai fa parte – negli ultimi anni sono diventati un vero e proprio punto di riferimento da questo punto di vista. D'altra parte, in presenza di un numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo così elevato, sarebbe stato sorprendente il contrario.

Addirittura, un report fornito dal Foreign Agricultural Service degli Stati Uniti riferisce di un mercato che, anno dopo anno, conosce una crescita pari all'8%. Se nel 2010 negli Emirati le importazioni di vino avevano toccato i dieci milioni di litri, per un giro di affari superiore ai 50 milioni di dollari, non è difficile calcolare a quale livello si sia arrivati negli ultimi anni. Attenzione, comunque, perché l'importazione degli alcolici è permessa, ma ciò non vuol dire che sia libera: infatti, per vendere vino a Dubai e distribuirlo è necessario fare riferimento ad alcuni importatori specifici che dispongono di un'autorizzazione da parte del governo.

Tra i fattori su cui è bene concentrare l'attenzione c'è quello relativo ai dazi doganali: oltre alla tariffa pari al 50% in vigore sugli alcolici, è necessario calcolare una tassa al consumo pari al 30%. Il mercato del vino a Dubai è, in sintesi, in netta crescita: tra i più amati e venduti, oltre a quelli italiani, ci sono quelli tedeschi e quelli alsaziani. Il consumo, come è facile immaginare, è appannaggio soprattutto dei non musulmani (si pensi che i musulmani possono acquistare al massimo due litri di alcol o vino, mentre non ci sono limitazioni di questo genere per chi non è musulmano). Fermo restando che si ha a che fare con una burocrazia che non è per nulla semplice, dunque, gli imprenditori interessati a esportare devono sapere che le aziende principali nell'ambito della distribuzione sono la MMI – acronimo di Maritime Mercantile International – e la A&E – acronimo di African & Eastern -. 

Infine, l'ultimo elemento da non dimenticare per vendere vino a Dubai è quello che riguarda la traduzione in lingua di tutti i documenti, delle etichette e di ogni altro allegato: a questo proposito, non si può fare a meno di rivolgersi a un'agenzia di traduzione specializzata del settore per avere la certezza di usufruire di un servizio impeccabile e ottimale.

Vini e matrimonio: tutto quello che c’è da sapere

In Italia un matrimonio senza vino non si è mai visto. Sarebbe blasfemia pura con le ottime produzioni vinicole che possiamo vantare da nord a sud. Dei buoni vini al vostro matrimonio, deliziano il palato, si abbinano alle pietanze che avete scelto e creano momenti di grande convivialità che il vostro fotografo matrimonio dovrà saper immortalare alla perfezione.

Come scegliere il vino.

Per scegliere il vino dove prima di tutto tenere conte della stagione e del clima. Se vi sposate durante l'estate è probabile vi imbatterete in una giornata calda. Meglio allora optare per dei vini freschi e leggeri. Se invece il matrimonio si svolgerà durante l'inverno, meglio scegliere dei vini più corposi e strutturati. Non dimentichiamo che ovviamente i vini adatti al periodo dovranno essere adattati alle pietanze del menu che pattuito con il ristorante od il catering.

Come calcolare quanto vino serve.

Che ci crediate o no c'è perfino una formula matematica che vi aiuta a calcolare quanto vino acquistare per accontentare tutti gli invitati senza dover lesinare sulle quantità. Ci ha pensato il matematico viaggiatore del 1500, Guglielmo da Ratisbona seguace di Melantone. Potete in breve calcolare il numero di bottiglie di cui avete bisogno dividendo il numero di invitati (bevitori e non bevitori) per 2,15. In altre parole se avessimo 100 invitati il numero di bottiglie sarebbero 46, ma poiché in questo caso si deve arrotondare per eccesso. Le bottiglie totali sarebbero 48.

Non solo durante il pranzo.

Se è vero che il vino trova spazio durante tutto il banchetto dall'antipasto al taglio della torta, è anche vero che il vino può essere introdotto con successo anche in forma di cocktail per esempio durante l'aperitivo. Durante l'aperitivo il vino può servire per il classico ed apprezzato sprizt, ma anche per il rinfrescante e tipicamente estivo bellini.

Come risparmiare sui costi del vino.

Si sa il budget del matrimonio è un argomento spinoso, qui se non volete rinunciare al vino seguite questi semplicissimi accorgimenti. Optare per dei vini locali è un ottimo modo per tagliare i costi, dal momento che così si eliminano i costi di trasporto o spedizione. Per quanto riguarda il brindisi finale se lo Champagne che rappresenta il top dell'eleganza rappresenta anche un costo non da poco. Meglio optare per uno spumante a “metodo classico” oppure se volete fare un figurone un ottima soluzione potrebbe essere il Prosecco Confondo che è ottimo ed ha un prezzo onestissimo.

Negroamaro di Puglia

 

Il prodotto più rappresentativo dell’enologia della Puglia è il Negroamaro, un vino rosso profumato e dal sapore persistente e fresco. E’ un vino rinomato ed apprezzato anche fuori dai confini nazionali grazie al suo corpo importante e agli aromi intensi e piacevoli.

 

Il Negroamaro

Il Negroamaro è il vitigno più diffuso in Puglia e si trova, in particolare, nel Salento e nelle provincie di Taranto e Brindisi. Le sue origini, non completamente certe, si fanno risalire all’epoca della dominazione greca. Il nome Negroamaro potrebbe derivare da termini romani e greci indicanti il colore nero intenso delle uve.

A renderlo unico sono le caratteristiche dei terreni, spesso argillosi e calcarei, ed il clima piuttosto caldo. Il forte irraggiamento solare, garantisce alle uve una maturazione perfetta e un’ottima quantità di zucchero.

Il Negroamaro è un vino di corpo, elegante raffinato la cui gradazione alcolica può addirittura essere maggiore a 14 gradi. Viene vinificato sia in rosso che in rosato.

Le uve Negroamaro sono impiegate sia in purezza che in abbinamento alla Malvasia Nera per i vini della DOC Salice Salentino. In base al disciplinare del Salice Salentino, il Negroamaro può essere completato al massimo per il 15% da Malvasia Nera. Le uve Negroamaro sono inserite n ei disciplinari dell’Alezio DOC, del Galantina DOC, del Leverano DOC, dello Squinzano DOC, del Matino DOC, del Nardò DOC e del Copertino DOC.

 

Caratteristiche sensoriali del Negroamaro

 

Il Negroamaro classico ha un colore rosso rubino brillante che si modifica con l’invecchiamento giungendo a diventare granato e poi con venature arancioni. I suoi sentori si amplificano con l’invecchiamento che, in genere, viene effettuato in botte.

I profumi del Negroamaro di Puglia sono vibranti e si richiamano ai frutti, come amarene e bacche, e spezie come vaniglia e tabacco. Il Negroamaro classico ha un sapore persistente e un retrogusto leggermente astringente ma comunque rotondo e molto piacevole che lo caratterizzano come vino da tutto pasto. Le uve vinificate in purezza all’esame gustativo si contraddistinguono per un finale tendente all’amaro e una grande aromaticita.

E’ un vino forte e tanninico che si presta ottimamente ai primi piatti tipici della Puglia e ai tanti pani tradizionali, compresa la focaccia. Il Negroamaro si rivela adatto al pesce, anche in zuppa, e alle carni come quelle bianche dell’agnello; si apprezza con i formaggi ed altri prodotti locali, come le verdure e i legumi, ceci in particolare.

La versione rosata del Negroamaro di Puglia, ricca di profumi di spezie e fiori, si può accostare con formaggi freschi, crostacei e molluschi.

Eleonora Casula

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Alla ricerca del migliore vino del Lazio

L'Italia della bella vita, l'Italia del buon cibo è anche l'Italia dell'ottimo vino. Sono molte le regioni italiane che producono un vino estremamente buono. Una di queste è il Lazio.

Come si produce il vino?

Quello che arriva sulla nostra tavola è l'atto finale di un lunghissimo processo in almeno sei fasi.

La prima fase è quella della vendemmia, La più pesante ma anche quella più romantica e dentro l'immaginario comune. Anticamente era fatta a mano, oggi invece, a causa della mancanza di manodopera, viene eseguita meccanicamente, ma è piùà grossolana poiché non permette di fare una cernita dei grappoli da cogliere in base, ad esempio, alla maturazione o all’integrità degli acini.

Poi, la pigiatura. In pochi, nelle regioni dove il vino è una delle risorse, non hanno pigiato i chicchi con i piedini all'asilo. La fermentazione,  o vinificazione, può durare da 1 giorno a 1 settimana, ma può essere anche prolungata fino a 10 giorni quando si tratta di vini più complessi. Questo processo avviene differentemente se si tratta di vini bianchi o rossi. Se il mosto non viene fatto fermentare e viene separato dalle bucce e filtrato, si otterranno vini bianchi, per i vini rosati invece si esegue una parziale vinificazione in bianco.

Il vino rosso, infine, si ottiene lasciando fermentare il mosto macerando insieme a bucce, semi e raspi, che rilasciano il colore tipicamente rosso.

Infine, l'invecchiamento: ossia si travasa il vino, purificato dai residui solidi e dalle vinacce che rimangono sul fondo dei tini, nelle botti dove avvengono una seconda fermentazione e un’ulteriore trasformazione dello zucchero residuo. La temperatura deve mantenersi a 15°C.

A questo punto, i vini bianchi sono pronti per essere imbottigliati, mentre per i vini rossi inizia l’invecchiamento, che può durare fino a 5 anni.

I vini laziali

I migliori vini laziali sono stati individuati per questo 2016.

per i vini rossi:

  • – Cesanese del piglio Docg superiore Romanico 2013

  • – Cesanese di Olevano Romano Doc Consilium 2011
     

per i bianchi:

  • – Frascati superiore Docg riserva Luna Mater 2014

 

  • – Civitella d’Agliano Igt Grechetto Poggio della Costa 2014

 

  • – Lazio Igt Grechetto Ametis 2014

 

  • Lazio Igt Grechetto Poggio Triale 2013

 

  • – Lazio Igt Malvasia puntinata Cardito 2014

 

  • – Moscato di Terracina Doc secco Oppidum 2014

 

Per gustare una di queste prelibatezze direttamente dalle cantine, consigliamo di alloggiare in uno dei tanti alberghi a Roma e partire per un tour enogastronomico alla scoperta dei vini laziali. 

Friuli, matrimoni e buon vino

Da circa due anni il Friuli si sta guadagnando la sua fetta di notorietà turistica in relazione alle sue ottime produzioni vinicole. Il La è stato dato dalla Lonely Planet che ha definito il Friuli come un delle mete imprescindibili per il 2016 sia per chi ama il vino che non solo. Al coro della Lonely Planet si sono uniti magazine online e giornalisti gastronomici che hanno definito il Friuli “la miglior regione italiana per quanto riguarda la produzione di vino di cui probabilmente non avete nemmeno mai sentito parlare”. Il vino in Friuli è storia, è cultura ma rappresenta soprattutto il 30% del fatturato delle aziende friulane.

I modi per inserire il vino all'interno del vostro matrimonio Friulano sono molteplici. Insieme a Glauco Comoretto il miglior fotografo matrimonio quando si tratta di fotografare matrimoni in Friuli ci spiega come introdurre il vino nella vostra cerimonia sia a livello culturale che strettamente gastronomico.

Per coloro che arrivano da fuori regione con qualche giorno di anticipo, magari con al seguito i genitori ed i testimoni possono nella sera precedente al matrimonio, organizzare una cena con degustazioni di vini locali. Magari su una bella terrazza con vista su uno splendido tramonto friulano, un modo per rilassarvi in vista del grande giorno.

Sempre per il pre nozze lo sposo con i suoi più cari amici con i quali ha deciso di dividere il suo addio al celibato può organizzare un tour delle cantine. Un modo per unire alla goliardia del momento, delle ottime degustazioni il tutto in contesti suggestivi e mozzafiato. Il tutto a patto di avere con voi il classico “guidatore sobrio”. Abbiamo parlato di addio al celibato ma non è detto che se la sposa apprezza il vino, questa proposta non possa essere convertita al femminile.

Se decidete di ambientare il vostro matrimonio in una location in stile agriturismo con annessa azienda di produzione vinicola, un tour delle cantine potrebbe essere un modo per intrattenere i vostri ospiti. Assieme ad uno staff preparato sia per quanto riguarda la degustazione sia per quanto riguarda le spiegazioni più tecniche.

E poi naturalmente il vino dovrà trovare adeguatamente spazio durante il vostro banchetto. Vuol dire che il menu dovrà essere predisposto per abbinare nel migliore dei modi ad ogni pietanza il vino più appropriato per esaltare sia le proprietà del vino che del cibo. Non solo: ovviamente il vino sarà anche utilizzato nella preparazione di brasati, riduzioni e gelatine con cui accompagnare qualche saporito formaggio locale.

 

 

Vendere vini italiani all’estero

L'Italia lo sappiamo è tra i massimi produttori di vini pregiati al mondo. Per vendere vini italiani all'estero sono due le modalità a cui si può far riferimento: la prima riguarda l'esportazione, mentre la seconda chiama in causa gli e-commerce. Per ciò che concerne le esportazioni, è bene mettere in evidenza, in primo luogo, che non si tratta di un'operazione così semplice: per il vino, ma anche per la birra e in generale per tutte le bevande alcoliche, ci sono aspetti fiscali, legali e burocratici a cui è bene prestare la massima attenzione. Se è vero che numerosi produttori di vino – magari titolari di aziende di piccole dimensioni – vorrebbero avere la possibilità di vendere le proprie bottiglie direttamente ai clienti e ai consumatori finali, è altrettanto vero che le regole da rispettare sono molto severe, e a volte proibitive.

Giusto per fare un esempio, c'è da tenere conto della normativa della Ue sulle accise, che obbliga i venditori a emettere la DAA, un documento necessario anche per la Germania e per gli altri Paesi che non prevedono aliquote per le accise. Anche per questo motivo a volte i produttori vinicoli decidono di rassegnarsi a non vendere direttamente. Ai fini di una esportazione, comunque, occorre badare alle etichette dei vini, su cui deve essere presente la designazione della categoria; tale indicazione non è obbligatoria solo se si è in presenza di un vino IGP o di un vino DOP. 

Sulle etichette dei vini da vendere all'estero, inoltre, vanno specificati il tenore di zucchero (nel caso in cui si tratti di vini spumanti aromatici, di vini spumanti di qualità, di vini spumanti gassificati o di vini spumanti), il titolo alcolometrico volumico effettivo, la provenienza e il nome del produttore. Sono facoltative, d'altro canto, le indicazioni che riguardano il tenore di zucchero per i vini non menzionati in precedenza. Bisogna ricordare, inoltre, di segnalare il lotto di produzione e la presenza di sostanze allergizzanti che potrebbero essere eventualmente presenti. 

Come accennato, però, chi è intenzionato a vendere dei vini italiani in uno o più Paesi stranieri – dalla Francia agli Stati Uniti – ha un'altra opportunità, che è quella di fare riferimento a un e-commerce: l'importante è, ovviamente, che il sito per gli acquisti sia tradotto in modo professionale. Il consiglio è quello di affidarsi a un'agenzia di traduzione e al suo staff qualificato: un negozio online che si presenta con degli errori o con degli strafalcioni non fa certo una bella figura con la clientela a cui si rivolge.

Fast food e slow food

 

Assieme alla mamma e alla squadra di calcio del cuore solo un’altra cosa è sacra in Italia : il cibo. Che sia colazione, pranzo, merenda, cena o spuntino di mezzanotte non si tratta mai di mettere nello stomaco qualcosa solo per avere il giusto sostentamento e non sentire i borbottii di fame della pancia. Nel bel paese mangiare vuol dire gustarsi ogni volta la pietanza di turno, con spesso pranzi e cene che diventano momenti di una ritualità quasi sacra da vivere assieme alla famiglia oppure con gli amici. Grande particolarità dell’Italia poi è che, nonostante le dimensioni non siano così grandi, ogni regione ha la sua cucina con piatti che variano di zona in zona anche solo spostandosi di pochi chilometri. Grande varietà ma alla base sempre lo stesso concetto : si mangia con calma a tavola e non ci si alza finchè non si è sazi. Questo principio è un po’ la nostra tradizione che si riflette anche nei ristoranti e soprattutto negli agriturismi che a prezzi contenuti offrono tante portate di qualità e vino a volontà. I tempi però cambiano e i minuti a disposizione per pranzare, ma anche cenare, spesso sono sempre meno così ecco il proliferare anche da noi tanti fast food per mangiare qualcosa  in un lasso di tempo molto breve. Una moda che sta prendendo sempre più piede e che viene direttamente dai paesi anglosassoni ma che noi, una volta recepita l’essenza, l’abbiamo modificata e fatta più nostra.

Fusione di generi

Non è un momento facile per il mondo della ristorazione nel nostro paese in questi ultimi anni. La crisi si è fatta sentire molto con gli italiani che sempre più spesso limitano le proprie uscite fuori casa solo ad un giorno alla settimana dovendo far quadrare i propri conti. Se ci mettiamo poi le sempre crescenti burocrazie tra norme, iscrizione al registro carico scarico rifiuti ed infiniti cavilli spesso rendono il voler aprire una attività quasi una vera e propria follia. Ma come in ogni momento di difficoltà la bravura per poter sopravvivere è sempre quella di sapersi riadattare e reinventare. Ecco così che, in un momento dove al sedersi a tavolino si preferisce un panino al volo, che questi due modi di intendere la cucina si vengono incontro in una sorta di fusione dove la tradizione culinaria italiana abbraccia il modo di consumare una pietanza in modo veloce. Ecco che quindi le classiche paninoteche di ispirazione anglosassone vengono affiancate a chioschi e piccoli locali che, in un’atmosfera più conviviale e tradizionale, offrono panini dove all’interno, invece del tradizionale hot dog o hamburger, puoi trovare verdura, pesce ma anche trippa, spezzatini e così via con la fantasia come unico limite.

 

Il vino Prosecco si distingue dallo Spumante

Molto spesso ci chiediamo se il Prosecco è un vino oppure uno spumante.
Il Prosecco fondamentalmente è un vino bianco elegante, dotato di un profumo fruttato e floreale ricavato da un vitigno di uva di nome Glera, tipico delle regioni del Veneto, escluso Verona e Rovigo e Friuli Venezia Giulia, ma viene prodotto anche in Piemonte.
Secondo il Disciplinare, la produzione delle varianti spumante o frizzante è possibile anche in aree diverse da quelle di produzione delle uve, in questo caso rientra anche il Piemonte, che produce Prosecco da moltissimi anni.
La versione Prosecco Spumante è caratterizzata da una capsula che ricopre la gabbietta e il tappo a fungo.
Il Prosecco spumante DOCG riporta la parola superiore sull'etichetta accanto alla scritta Prosecco, questa è una dicitura obbligatoria a garanzia della Denominazione di Origine Controllata, la pressione del vino spumante deve superare i 3.5 bar.
Il Regolamento CE479/08 della normativa UE definisce lo spumante un prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto di uve e di vino, caratterizzato da uno sviluppo di anidride carbonica alla stappatura del recipiente, proveniente escusivamente dalla fermentazione e se conservato in recipienti chiusi, presenta una sovrapressione non inferiore a 3 bar, dovuta all’anidride carbonica e per il quale il titolo alcolometrico totale delle partite cuvée destinate alla sua elaborazione non è inferiore a 8.5% vol.

Ciò che contraddistingue il Prosecco dallo spumante è che il Prosecco è un vino, giallo paglierino, leggero e delicato, che può anche non essere frizzante. La versione del Prosecco Frizzante, quello delle bollicine, possiede il tappo senza capsula, per dare la possibilità di non confondersi con il Prosecco Spumante, sull'etichetta è scritta la parola "Frizzante", l'unica differenza fra i due tipi di vini è la pressione, che per il frizzante non deve superare i 2.5 bar.
Lo spumante invece è il prodotto ottenuto dalla prima e dalla seconda fermentazione del mosto. Ricavato da uve di prima qualità raccolte a mano, il mosto pigiato si lascia fermentare, per dare origine alla classica spumatizzazione. Con alcune lievi differenze a seconda della classe qualitativa a cui appartiene il vino, lo spumante è ideale per accompagnare dolci e dessert. Il processo di produzione dello spumante utilizza il metodo Charmat, occorre un mese affinché il vno divenga spumante, aggiungendo poi lieviti e zucchero. Il vino Prosecco è invece un vino giovane, ideale per gli aperitivi e per accompagnare i pasti in modo fresco e gustoso.
Esistono vari tipi di Prosecco: quello Brut, l'Extra-Dry, oppure il Dry, la versione Brut è meno dolce, mentre la versione Dry è quella più dolce, l'Extra-Dry è la via di mezzo tra i due tipi.

Il Prosecco Brut è la categoria che contiene meno zucchero, presenta infatti meno di 12 grammi di zucchero per litro.
Il sapore è pieno, leggermente acidulo e lievemente fruttato: risulta quindi ideale per accompagnare un pasto, in virtù del suo gusto particolarmente intenso si presta molto a tutti i tipi di antipasti, primi piatti a base di pasta, risotti, carni bianche, pesce e formaggi freschi e di media stagionatura.
Il Prosecco Dry comprende il prosecco più dolce, con un residuo di zucchero tra i 17 e i 32 grammi per litro.
Il Prosecco Extra-Dry ha un residuo zuccherino che si aggira tra i 17 e i 32 grammi a litro.
Un quarto della produzione di Prosecco è piemontese e viene prodotto prevalentemente nella categoria "Frizzante" Queste aziende negli anni hanno sostenuto uno sforzo economico incredibile, per promuovere a livello internazionale il marchio Prosecco, portando il vino ad essere considerato non un prodotto tipico di zona di produzione, ma un autentico prodotto Made in Italy.
Dopo una lotta durata moltissimi anni è stata riconoscuiuta la DOC per il prosecco.
Il Comitato Nazionale per la Tutela Vini a denominazione di origine controllata DOC e IGT in un incontro a Roma, ha espresso parere favorevole alla proposta di riconoscimento della nuova DOC Prosecco, finalizzata al rafforzamento della tutela dei vini già commercializzati, con riferimento a DOC e IGT piemontesi.

Geologia e vino

Geologia e vino sembrano mondi molto diversi e distanti apparentemente, ma in realtà la geologia e il vino hanno molti punti di contatto. Non c’è vino infatti senza vite: e la vite è una pianta molto esigente che per crescere bene e dare buoni risultati in termine di prodotto finale ha bisogno di un clima con importanti escursioni termiche stagionali, necessita di un’esposizione ben soleggiata (altrimenti l’uva non matura bene) ed ha bisogno di un terreno ben arieggiato e drenato, meglio se in pendenza. 

Come deve essere il suolo: 

il suolo rappresenta lo stadio finale dell’alterazione del substrato roccioso. Le rocce determinano le caratteristiche peculiari di un certo terreno, sia per quanto riguarda le proprietà fisiche che quelle chimiche e mineralogiche. 

Il suolo ha grande importanza per la crescita della vie e per il vino. 

Da un substrato roccioso,  si ha un certo suolo, una certa vite, un certo vino.  

Ad esempio prendendo in considerazione suoli ricchi di Azoto, tendono a dare origine a vini a bassa gradazione alcolica e dal sapore grossolano. 

Il Fosforo, diffuso sia in rosse sedimentarie che vulcaniche, conferisce al vino una certa finezza, e una ricchezza in colore. 

Il Potassio, comune nelle rocce vulcaniche, dà uve molto zuccherine: esempio il Passito di Pantelleria che viene prodotto sulle lave basaltiche isolane . 

Il Calcio, elemento presente nelle rocce calcaree, conferisce robustezza e gusto al vino. 

Suoli sabbiosi sono mediamente indicati per produrre vini di qualità, pur dovendo tenere in conto anche altri parametri ( microclima, esposizione ecc) dando origine a vini leggeri e profumati. 

Su suoli argillosi possiamo trovare vini alcolici e poco colorati. 

Da tutto questo, si può certamente dire che le caratteristiche di un vino siano influenzate in maniera determinante da un insieme di molti fattori naturali quali la composizione del substrato e del suolo,  il clima, oltre che dal tipo di vitigno,  dal metodo di coltivazione, di produzione e di conservazione. Ciascuno di questi elementi ha un suo effetto nelle fasi di “vitificazione” e “vinificazione”, la loro ssomma conferisce tipicità e unicità al vino. 

Questa idea che incorpora il concetto di territorio, comprende non solo fattori fisici, chimici, ma  anche antropici e storici. Tutti i fattori lavorano insieme per creare un “luogo” che infonde particolari caratteristiche al vino. Si inizia con la roccia e  il suolo che ne deriva, attraverso il clima e le pratiche  di coltivazione dei vigneti, per finire con l’arte dell’enologo e la percezione del consumatore. 

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