Il vino italiano affascina la Cina

Il consumo di vino cresce nei Paesi emergenti, dove non è mai stato parte della cultura.

L’Europa produce il 59% del vino mondiale, mentre nel nuovo Mondo ci sono due nuovi protagonisti produttivi: l’Argentina e la Cina.

L’Argentina è il quinto produttore mondiale di vino dopo la Francia, Italia, Spagna e Usa. La Cina in termini produttivi è a ridosso dell’Argentina.

In Asia, a portar avanti le importazioni è il Giappone, seguito dalla Cina, Hong Kong e Singapore .

La Cina è diventato ormai un mercato che attrae tutti i paesi esportatori per il numero di potenziali nuovi consumatori, sta investendo molto nella produzione del vino e in un futuro potrebbe diventare anche esportatore.

L’Italia vanta una tradizione vinicola piu’ antica, una varietà di prodotti che nessun altro paese al mondo può vantare. Secondo un rapporto dell’istituto IWRS : Istituto Britannico international Wine and Spirit Research, nel 2016 la Cina consumerà 3 miliardi di bottiglie di vino annue, diventando così il primo mercato globale nel giro di 20 anni. Per questo, il vino italiano in Cina ha enormi potenzialità di crescita.

Come hanno fatto questi paesi a competere con l’Italia o la Francia? I paesi del nuovo mondo hanno saputo creare le condizioni per un vantaggio competitivo. Indipendentemente dalle risorse iniziali, un paese può costruire le pre-condizioni per il successo delle proprie aziende.

Il vantaggio competitivo di una nazione non si fonda solo sulla qualità di risorse naturali di un paese, ma anche sugli strumenti messi in campo per creare un vantaggio competitivo.

I governi possono migliorare l’istruzione creare nuove infrastrutture, promuovere la formazione di capitali o attrarre capitali dall’estero.

Una azienda italiana,che ha esportato vino in Cina, tramite la parole del suo amministratore delegato, ritiene che i cinesi si stanno avvicinando al vino e anche il governo si è attivato affinchè venga apprezzato il prodotto. Lo stesso presidente cinese, si è fatto fotografare col bicchiere di vino in mano con lo scopo di incentivare il consumo di una bevanda più salutare rispetto ai tradizionali liquori . Noi italiani siamo arrivati in Cina relativamente da poco, però le nostre potenzialità di crescita sono enormi, ma non si può entrare nel mercato improvvisandosi, bisogna essere organizzati strutturati e avere le idee chiare su come muoversi. E’ importante avere un Local Manager preparato sul posto che sappia gestire in maniera ottimale l’attività sul territorio.

Questa figura , deve fare da tramite con l’azienda italiana deve quindi conoscere la lingua cinese e la cultura. I cinesi non conoscono ancora bene il vino bisogna insegnar lorole basi: partire dal come versarlo per arrivare a come abbinarlo, ma senza dubbio questo sarà un mercato che darà buoni frutti.

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