Scelta del vino: consigli per non sbagliare

A differenza dei distillati e di altre bevande, il vino è una bevanda da pasto e quindi è proprio nel contesto di un pranzo o di una buona cena che il vino dà il meglio di sè. Per valorizzare tanto il pasto quanto sopratutto il vino, è importante che l'abbinamento sia azzeccato. Per non commettere errori se dobbiamo portare una bottiglia di vino ad una cena, il consiglio è di affidarsi ad una enoteca più che alla grande distribuzione, che ha una enorme quantità di vino ma con una qualità poco affidabile, anche se attualmente molti supermercati offrono all'interno dei sommelier in grado di orientarci nella scelta di un buon vino.

I grandi produttori di vino destinano a enoteche e ristoranti il meglio della produzione, mentre per la grande distribuzione producono una seconda linea più economica, a parte alcuni supermercati che hanno lo scaffale "enoselezione" che contiene gli stessi distribuiti alle enoteche ma a prezzi più competitivi.

Scegliere correttamente un vino: partiamo dalle basi

Il primo aspetto da prendere in considerazione nella scelta del vino è il cibo a cui vogliamo abbinarlo, tenendo conto che, se all'interno della cena ci sono differenti portate, probabilmente sarà necessario avere differenti bottiglie. Il vino per essere buono deve essere equilibrato e armonico ed è importante ricordare che i vini leggeri devono essere sempre serviti prima di quelli più robusti e, in generale, serviti secondo una gradazione alcolica crescente. Prima di cambiare bottiglia di vino durante il cambio di portata dei pasti è bene separarli con dell'acqua.

Vini bianchi

Ad esclusione di quelli particolarmente strutturati, i vini bianchi si abbinano molto bene ai piatti di mare. Alcuni bianchi più strutturati si abbinano molto bene anche a piatti di terra, in particolar modo a piatti a base di carni bianche, come coniglio, pellame, piccola selvaggina. Mentre i vini rossi tollerano maggiormente di essere serviti a temperatura ambiente, i vini bianchi devono essere serviti rigorosamente freschi e la regola di base, con qualche eccezione, richiede che i vini bianchi secchi vengano serviti prima dei vini rossi.

Vini rossi

I vini rossi tendenzialmente si abbinano alla carne e ai piatti di terra in generale, anche se abbiamo alcuni vini rossi piuttosto giovani, leggeri e leggermente aciduli che si prestano bene ad essere abbinati anche a piatti di mare, ad esempio la zuppa di pesce. Difficilmente un buon vino rosso si può servire con molluschi o crostacei. Possono essere serviti a temperatura ambiente, almeno quelli più maturi e di buona struttura. Un'ottima idea è anche quella di abbinarli a primi piatti come la carbonara, in particolare i vini più robusti, come confermato anche da Cucina e Cultura, servizio di catering a Roma. 

Vini rosati

Categoria di vini un pò snobbata a favore dei rossi o dei bianchi, i rosati sono vini interessanti che possono regalarci abbinamenti davvero sorprendenti. Si abbinano facilmente alla maggior parte degli antipasti, agli affettati e anche ad alcuni piatti di pesce.

Spumanti

A seconda del vitigno e del grado zuccherino, lo spumante può essere abbinato a tanti tipi di portate differenti, oltre ad essere l'unico che si presta bene anche come aperitivo, quindi può essere bevuto da solo. Quelli secchi si prestano molto bene ai piatti di mare, in particolar modo ai crostacei, ai molluschi e alle fritture di pesce perché ripuliscono in modo frizzante la bocca dall'unto della frittura.

Vini dolci

Gli spumanti possono essere anche dolci e si abbinano molto bene ai dessert. Tra questi possiamo inserire la categoria dei vini passiti, che hanno un elevato residuo zuccherino e che si abbinano bene, oltre ai dolci, anche ad alcuni formaggi, tipo gli erborinati. Mai abbinare vini liquorosi alla selvaggina perché gli zuccheri residui del vino renderebbero poco piacevole al palato il gusto selvatico della carne.

I migliori vini di Vignale Monferrato

Al centro del triangolo piemontese Casale Monferrato-Alessandria-Asti sorge un borgo, sulla sommità di una collina. Si chiama Vignale Monferrato, un piccolo gioiello circondato da una parte dall’arco alpino tra Monviso e Monte Rosa, dall’altro affacciato verso l’appenino ligure. 

Un gioiello, un paese, un tesoro da scoprire diventato nei secoli scrigno tradizione e soprattutto di vini. Tanti vini, ciascuno con storie, metodologie e tipologie di vigne differenti che danno origine a questo territorio unico e conosciuto in tutto il mondo che è il Monferrato. 

Entrare nel Monferrato significa assistere a uno spettacolo unico: colline ricoperte di vigneti a perdita d’occhio, borghi, casali e cantine secolari, torri e castelli d’origine medioevale che svettano nel panorama e si distingue per l’armonia e l’equilibrio tra le qualità estetiche dei suoi paesaggi e le diversità architettoniche e storiche dei manufatti associati alle attività di produzione di vini, internazionalmente riconosciuti tra i più importanti prodotti enologici del mondo.

Vignale culla del Grignolino e della Barbera del Monferrato

Vignale sorge nel cuore di questa terra generosa che vanta una cultura enogastronomica di qualità. L’etimologia di Vignale svela la sua secolare vocazione. Il toponimo, con le forme altomedievali di Vignalis e Vignalus, è attestato fin dal IX secolo: una forma composta da vinea, che in latino significa «vigneto» e -alis, suffisso locativo. Dunque «luogo da vigna» fin da quando possiamo attestarne la nascita. Vignale è anche capitale del Grignolino, il «più rosso dei bianchi piemontesi e il più bianco dei rossi», come disse Veronelli. Un vino «dispari, scandalo e delizia, eccentrico e amato» che ha trovato dimora su queste colline fin dal XIII secolo e che proprio qui raggiunge il vertice della qualità grazie ad una secolare perizia enologica.

Vignale è terra di alcuni dei migliori vini del Monferrato tra cui la Barbera del Monferrato, considerata una delle varietà più importanti in Italia e protagonista assoluta del successo dei vini del Monferrato che chiude il 2021 con 65 milioni di bottiglie prodotte a un giro d’affari di 400 milioni di euro, come confermato dai dati del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Ma la Barbera non è l’unico vino che raccoglie tra tradizione di Vignale. 

Sono tante infatti le denominazione di questa zona dedicate al vino. Le più importanti sono:

  • Barbera d’Asti DOCG
  • Barbera del Monferrato DOC
  • Barbera del Monferrato Superiore DOCG
  • Grignolino del Monferrato Casalese DOC
  • Barbera del Monferrato DOC
  • Piemonte DOC Grignolino
  • Piemonte DOC Cortese
  • Monferrato DOC Dolcetto

L’unicità dei vini del Monferrato 

La cultura vitivinicola piemontese costituisce la base dell’identità della regione e le eccellenze delle tecniche di coltivazione, le innovazioni negli aspetti produttivi, l’evoluzione di secolari saperi artigianali e tecnologici, oltre che la qualità dei vini prodotti, ne fanno un riferimento su scala mondiale.

I dati del 2020 hanno evidenziato l’andamento eccezionale dei vini rossi DOP piemontesi, la crescita più elevata dei vini DOP in generale (+13%) contro IGP (+10%) e vini da tavola (+5%) e l’andamento molto positivo delle vendite delle aziende basate in Piemonte (+19%).

In questo territorio la produzione del vino ha una tradizione millenaria come testimoniato dagli antichi registri comunali che confermano compravendite di vigne e di uva fino al 900 d.c.
L’unicità di questi vini trae origine da tanti fattori. Tra questi la collocazione del territorio: il Monferrato infatti è un sistema collinare compreso tra i 120 e 350 metri s.l.m. e si trova nel cuore della fascia temperata. Il 45esimo parallelo infatti attraversa il comune di Vignale Monferrato. Le Alpi e il mare influenza il clima del Monferrato e lo rendo territorio perfetto per la vite. 

Hic et Nunc, una delle più importanti cantine del Monferrato 

In questo paradisiaco contesto sorge una delle cantine più pregiati e importanti: la cantina Hic et Nunc. La sua storia inizia nel 2012 con il recupero di 100 ettari di terreni poco più a nord di Vignale Monferrato. 
Le prime annate Hic et Nunc sono uscite sul mercato nel 2016: Barbera del Monferrato, Piemonte Cortese e due spuntanti Brut ottenuti da vitigni autoctoni (barbera e grignolino). Nel corso degli anni l’azienda ha proseguito la sua ricerca enologica sui vitigni locali che Hic et Nunc ha scelto di vinificare in purezza: la Barbera d’Asti, il Dolcetto e il Nebbiolo del Monferrato e, soprattutto, il Grignolino, che a Vignale trova il suo luogo d’elezione.

Come evitare di compiere errori quando si deve scegliere il vino

Quando si deve scegliere il vino occorre sempre prestare la massima attenzione a una serie di caratteristiche che fanno in modo che la propria decisione finale possa essere definita come ottimale e in grado di offrire quel tipo di soluzione perfetta.

Ecco quali sono le diverse tipologie di criteri che occorre necessariamente valutare in maniera tale da evitare di compiere una serie di errori che potrebbero avere delle cattive ripercussioni e rendere la decisione finale molto meno piacevole del previsto.

La scelta iniziale e le pietanze che si intende servire

Quando si parla di questo genere di scelta occorre, in primo luogo, valutare adeguatamente il tipo di menù che si intende servire, in maniera tale che il risultato finale della propria decisione possa essere sinonimo di massima soddisfazione e si possano evitare delle potenziali complicanze durante la decisione che si vorrebbe adottare.

Creare anticipatamente il tipo di menù che si vuole organizzare rappresenta quindi una decisione finale che non deve essere assolutamente essere messa in secondo piano ma che, al contrario, necessita della massima attenzione in fase decisionale proprio per avere la sicurezza che il prodotto che viene acquistato possa essere realmente ottimale.

Abbinamenti ma non solo

Ovviamente quando si deve scegliere il tipo di vino che si intende acquistare e servire, come uno dei prodotti presenti sul portale online di Viniamo.it, occorre anche valutare il fattore qualità relativo al prodotto, affinché si possa rimanere totalmente soddisfatti della propria decisione finale senza compiere alcun tipo di errore.

Ecco quindi che in questo frangente occorre capire quali siano gli aspetti chiave che vanno a contraddistinguere quel tipo di prodotto in maniera tale che il successo possa essere una costante sempre presente.

L'aroma, il sapore, la colorazione e ovviamente la qualità complessiva del prodotto, bottiglia inclusa, devono essere delle caratteristiche che non bisogna mai mettere in secondo piano e che permettono a tutti gli effetti di rimanere incredibilmente soddisfatti del risultato finale che viene toccato con mano.

Ecco quindi che grazie a tutte queste prime caratteristiche il fattore soddisfazione non viene mai messo in secondo piano e anzi, si avrà la concreta occasione di entrare in possesso di un prodotto di prima qualità che viene reputato come incredibilmente piacevole e soddisfacente, senza che nascano dubbi di ogni tipo nella propria mente, ulteriore aspetto fondamentale che occorre necessariamente prendere in considerazione.

La qualità della produzione

Ovviamente occorre prendere in considerazione anche la qualità della produzione, la quale deve essere necessariamente posta ai primi livelli in maniera tale che quella sensazione di soddisfazione possa essere sempre sentita e che, di conseguenza, non si rimanga come delusi dalla qualità dello stesso prodotto e quindi poco compiaciuti delle proprie decisioni finali.

Pertanto è molto importante svolgere questo tipo di analisi in maniera che il successo possa essere realmente toccato con mano e quindi che ogni bottiglia di vino che viene acquistata possa essere reputata come incredibilmente soddisfacente e piacevole da gustare, senza che possano esserci delle potenziali complicanze gravi che rendono la situazione molto meno piacevole da sentire in prima persona.

Grazie a queste caratteristiche, dunque, la sensazione di soddisfazione che si percepisce tende a essere assai elevata e si ha la concreta opportunità di portare sulla tavola il migliore vino possibile.
Ovviamente occorre pure precisare come sia una buona prassi svolgere un'ulteriore operazione, ovvero contattare il produttore per capire se effettivamente quel vino riesce a rispecchiare perfettamente tutte le diverse esigenze espresse oppure se sarebbe meglio far ricadere la propria decisione finale su altri articoli. Ecco dunque che grazie a questo genere di aspetti si possono evitare tante delusioni talvolta pesanti.

Vini italiani in purezza: i 5 più amati e apprezzati in tutto il mondo

Sono decisi, fieri e qualche volta austeri: i vini in purezza non cedono a nessun compromesso. Dedicati ai palati dei veri intenditori, negli ultimi decenni hanno cercato la strada per stupire anche i neofiti e coloro che amano percorrere sentieri meno impervi. Il risultato? Un vero successo, come testimoniano questi 5 vini italiani che rappresentano un vero e proprio vanto nazionale.

 

Il segreto dei monovitigni

Ma cosa significa vinificare in purezza? La risposta non è semplice. Da un punto di vista strettamente tecnico, vuol dire che per produrre quel determinato vino è stato utilizzato un solo tipo di uva ma in realtà, questo termine, cela un mondo diverso, inaspettato. Il monovitigno amplifica al massimo i caratteri varietali dell’uva protagonista, li esalta senza nasconderli. È la traduzione in termini sensoriali delle caratteristiche di un determinato terroir e della mano sapiente dei viticoltori. Pensiamo, ad esempio, alla Ribolla Gialla, un vino che da solo ha il potere di comunicare al mondo l’essenza del Friuli. Il suo sorso narra del terreno nel quale cresce la vite, la ponca friulana, del clima del Collio, terroir d’elezione, ma anche dell’impegno di winemaker che hanno accettato la sfida di produrre vini in purezza.

Elegante, piacevolmente acida, dotata di quella scorrevolezza che seduce il palato: la Ribolla Gialla è un bianco di carattere e capace di mutare colore in base al tipo di vinificazione. La scuola di Oslavia ci ha insegnato che la macerazione sulle bucce e il riposo in botte regala a questa uva una piacevole colorazione che vira verso l'arancione, creando così la base per eccellenti orange wines. Senza questo passaggio invece offre una veste snella ed elegante e un colore delicato, di un bel giallo paglierino.

Tra i vari produttori in loco un posto d’onore è occupato dall'eccellente interpretazione della Ribolla in purezza che ci ha regalato Villa Vitas, una cantina storica del borgo di Strassoldo, in Friuli. Dominata dalla splendida villa settecentesca che è possibile affittare per soggiorni ed eventi, l’azienda offre un’etichetta che ci ha stupito nella degustazione per la sua veste fresca e immediata dominata dai tipici caratteri varietali che conducono il gioco senza mai prevaricare la piacevolezza della beva.

 

Il Merlot

Basta dire Merlot per evocare la malizia di un giardino fruttato, di un raggio di sole che scalda le mani e di un rosso che domina la scena con il suo profumo inconfondibile. Merito della vinificazione in purezza che gli ha permesso finalmente di esprimere la sua naturale identità. Questo vino spesso è viene utilizzato in blend con altre varietà, come nel caso del taglio bordolese. Un assemblaggio che regala senza dubbio prodotti eccellenti, come il passionale e aristocratico Bordeaux, ma è da solo che il Merlot svela tutto il suo potenziale. Un profumo fruttato di eccezionale intensità che lentamente evolve verso un tipico sentore di sottobosco e di cuoio, di tabacco e di fine cioccolato.

 

Il Sangiovese, un Supertuscan prezioso

È il vitigno più coltivato in Italia ma anche l’uva che regala vini che tutto il mondo ci invidia. Ne citiamo uno su tutti, il più blasonato ma anche il più adatto a testimoniare l’importanza della vinificazione in purezza: il Brunello di Montalcino. Il Sangiovese non fa sconti, la sua vinificazione è definita pericolosa nei documenti storici perché basta un niente, una virgola di troppo, a renderlo aceto. Va trattato con i guanti? Si, anche se forse sarebbe meglio affermare che è un rosso che deve essere lasciato da solo a guidare le danze. E non sbaglia un passo. Il risultato è un naso che diventa ostaggio di un bouquet succoso di frutti neri che evolvono rapidamente in un terreno fatto di terra, humus e funghi. Al palato l’acidità si lega con un tannino vellutato e paziente; è il re dei vini, da riporre con cura in cantina.

 

Barbera

La vinificazione in purezza ha regalato alla Barbera il posto che gli spettava di diritto nell'enologia piemontese. Oscurata dal Barolo, vino passito simbolo di festa e di aristocrazia, la barbera è il rosso che si distingue per i tratti austeri ma anche per la produzione sovrabbondante. Un tempo era considerato un vino da pasto, oggi invece, l’interpretazione da solista regala ottime etichette, veri e propri palcoscenici in cui la tenacia muscolare del sorso, ricco e nervoso, fa da contraltare a un profumo tipicamente fruttato.

 

Negroamaro

Il Negroamaro è la storia dell’identità di un terroir, di un rosso che ha percorso la strada del successo, partendo da semplice uva da taglio per i vini settentrionali e diventando nel tempo il simbolo del Salento stesso. È puro oro nero, che arde come la terra che lo nutre e come il sole che scalda i grappoli. La vinificazione in purezza accentua la veste speziata, il sottofondo dominato dalle erbe aromatiche, dal tabacco e da piacevoli sfumature di macchia mediterranea. Numerose le variazioni sul tema e anche qualche assemblaggio ben riuscito. Ma per assaporare il cuore della terra, del sole e del vento, il consiglio è soltanto uno: un calice di Negroamaro da bere vista mare!

In conclusione, la vinificazione in purezza non è soltanto una tecnica, ma un vero e proprio omaggio ad alcuni vitigni fieri, indomiti, in una parola semplicemente italiani.

Imbottigliamento vino: i consigli professionali per non sbagliare

L'imbottigliamento è una delle fasi più importanti nella produzione del vino. Ma qual è il modo corretto per eseguirlo? In quest'articolo risponderemo proprio a questa domanda, partendo da che cos'è nello specifico l'imbottigliamento e proseguendo con dei consigli utili per eseguirla nel modo corretto.

Che cos'è l'imbottigliamento e le sue fasi preliminari

Come già detto nell'introduzione, l'imbottigliamento è uno dei processi fondamentali nella produzione del vino. Questo perché è il primo processo in cui si può vedere il frutto della fermentazione del vino, durato per minimo un mese. Inoltre, questo processo molto importante è irreversibile, poiché una volta imbottigliato il prodotto, non si potrà più intervenire se dovessero nascere dei problemi durante il suo successivo "riposo".

Prima che il vino venga imbottigliato però, vi sono delle importanti fasi preliminari da eseguire.

Per prima cosa bisogna analizzare il prodotto, in modo da valutare se è avvenuta una corretta fermentazione. In questa analisi vengono, infatti, analizzati il contenuto alcolico, l'acidità totale e volatile e la concentrazione di alcune sostanze quali il ferro, il rame, i lieviti e alcune proteine.

La fase successiva è quella della filtrazione del prodotto, che avviene per eliminare tutti i depositi e per garantire una maggiore limpidezza del vino. Inoltre, viene fatta anche per eliminare alcune proteine e alcuni lieviti che sono troppo concentrati.

Come avviene l’Imbottigliamento del vino

Il processo di imbottigliamento del vino inizia con la scelta delle bottiglie e del loro lavaggio, un momento molto importante in quanto le bottiglie devono essere sterili, in modo da poter contenere correttamente il vino non facendolo andare a male.

Una volta fatto questo si può passare al travaso del vino nelle bottiglie perfettamente pulite e sterilizzate. Generalmente, questo processo avviene partendo dalla botte di vino che viene posizionata in alto e facendo passare attraverso di essa un tubo di plastica, che faciliterà per l'appunto il travaso.

Una volta finita questa procedura, si passa alla fase seguente, ovvero quella di tappatura delle bottiglie. Questa procedura può sembrare molto banale, ma in realtà non lo è affatto; va eseguita molto scrupolosamente per scongiurare qualsiasi problema, come per esempio l'ossidazione del vino.

Una volta imbottigliare e tappate, le bottiglie di vino possono essere conservate in un luogo fresco, senza luci e senza odori, nel quale potranno affinarsi prima di essere stappate.

Alcuni consigli dei professionisti

Per eseguire un corretto imbottigliamento anche a casa, ecco dei pratici consigli che i professionisti di questo settore usano per ottenere un buon prodotto.

I consigli dei professionisti sono:

  • scegliere la tipologia corretta di bottiglia: a seconda del vino che vogliamo produrre, vi sono delle bottiglie adatte ad ogni tipologia. Generalmente possiamo distinguere tre tipologie di bottiglie: quella emiliana, quella bordolese e il bottiglione. La prima bottiglia viene consigliata per dei vini mossi, a differenza della seconda che viene consigliata per più tipologie di vini poiché ha una spalla larga per trattenere i sedimenti e perché è molto leggera. Infine, il bottiglione viene consigliato per i vini che vengono consumati in grande quantità. Generalmente supera il litro e mezzo di capacità. Tra l’altro, bisogna tenere in considerazione il colore del vetro della bottiglia. Difatti, per i vini rossi viene consigliata una bottiglia del vetro verde o marrone, mentre per i vini rosati e bianchi, una con un vetro di colore verde o bianco;
  • scegliere la tipologia del tappo: come già detto nel paragrafo precedente, il tappo svolge un ruolo cruciale poiché previene l'ossidazione del vino all'interno della bottiglia. Esistono quattro tipologie di tappi: quello sintetico, quello di sughero, quello a vite e quello in vetro. Nel primo caso, esso viene utilizzato per i vini che non hanno bisogno di un lungo invecchiamento, a differenza di quelli di sughero che permettono una lenta ossigenazione dei vini più invecchiati e pregiati. Questa tipologia di tappo però può sgretolarsi molto facilmente e in alcuni casi può dare anche una sensazione sgradevole al vino. Per quanto riguarda quelli a vite venivano utilizzati molto in passato per il loro costo molto basso, ma ora sono poco utilizzati. Infine, i tappi in vetro vengono considerati i migliori poiché sono sterili ed ecologici, ma hanno dei costi molto elevati;
  • scegliere un buon momento per imbottigliare: per ottenere un buon vino, è necessario scegliere anche un buon momento per imbottigliarlo. Generalmente bisogna scegliere un periodo in cui il clima è mite, magari evitando i giorni in cui piove, in cui c’è molto vento o troppo sole, in quanto potrebbero alterare le caratteristiche del vino.

Bisogna ricordare che questa operazione va sempre eseguita in ambienti chiusi.

Quindi, l'imbottigliamento è un processo molto importante che può alterare le caratteristiche del vino se viene mal eseguito. È bene dunque seguire sempre i consigli degli esperti del settore.

Breve guida all’Amarone delle Valpolicella

Che cos'è l'Amarone

L'Amarone, vino rosso DOCG tipico della Valpolicella, in provincia di Verona, è un vino passito. Già su questa affermazione i non esperti rimangono un po' sbalorditi – come un vino passito? Ma non sono dolci i passiti?-.  No, l'utilizzo del termine passito significa solamente che le uve sono state appassite, disidratandosi e concentrando gli zuccheri. Questi zuccheri poi possono essere completamente trasformati in alcol attraverso la fermentazione alcolica, dando origine a un vino passito secco, come l'Amarone, che proprio per l'alta concentrazione di zuccheri presenti nel mosto possiede un'alta gradazione alcolica.  

 

Vitigni destinati alla produzione dell'Amarone

I vitigni tradizionali con cui viene ottenuto il vino Amarone sono la sacra triade: Corvina, Corvinone e Rondinella, spesso viene utilizzata anche la Molinara. Più precisamente, citando il disciplinare, l'Amarone può essere ottenuto attraverso la vinificazione dei seguenti vitigni:

  • Corvina, dal 45% al 95 %;
  • Corvinone, che può sostituire il precedente nella misura massima del 50%;
  • Rondinella, dal 5% al 30 %;
  • Altri vitigni a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona fino ad un massimo del 15% con un limite del 10% per ogni singolo vitigno;
  • Altri vitigni classificati autoctoni italiani, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione per la Provincia di Verona per il 10% totale.

 

Perché si chiama così

Secondo la vulgata l'Amarone venne chiamato così per distinguerlo dal dolce Recioto, anche questo un vino passito ma per l'appunto dolce, poiché gli zuccheri del mosto, concentrati attraverso l'appassimento dell'uva, non vengono tutti trasformati in alcol ma rimangono come residuo zuccherino.  

 

Breve storia

Si narra che l'Amarone sia nato per sbaglio proprio dal più antico Recioto, una sorda di serendipity enologica. In pratica il Recioto, dimenticato in una botte, proseguì la fermentazione fino a diventare Amarone, mentre solitamente (come oggi) la fermentazione veniva bloccata attraverso l'abbassamento della temperatura del liquido e la conseguente inibizione dell'opera dei lieviti: responsabili della trasformazione degli zuccheri in alcol.  

 

Caratteristiche

L'Amarone è un vino dall'alto grado alcolico, per le motivazioni appena riportate e relative all'appassimento delle uve da cui si ottiene; è anche un vino molto particolare in quanto coniuga la freschezza dei vitigni d'origine e la ridotta presenza di tannini con le morbidezze gustative date dall'alcol e i polialcoli come la glicerina. Le sfumature odorose dei prodotti ben fatti sono interminabili, intense e nette,  lasciano presagire ad assaggi memorabili con persistenze retro-olfattive lunghissime giocate sui frutti e le spezie.  

 

Degustazione

Per degustare al meglio un Amarone occorrerà aprirlo qualche ora prima e magari utilizzare un decanter versandone la metà: potrai divertirti a comparare l'Amarone rimasto in bottiglia con quello soggetto ad una maggiore ossigenazione ad opera del decanter. I calici da utilizzare sono quelli ampi da vini rossi "nobili", se sei indeciso qui trovi una guida sui calici da vino.

 

Prezzi

L'Amarone, soprattutto se di buona qualità, è un vino notoriamente costoso a causa delle tecnica produttiva dell'appassimento che genera una quantità di prodotto di molto inferiore rispetto alle vinificazioni "tradizionali". Il prezzo come sempre lo fa soprattutto il mercato ed essendo l'Amarone un prodotto molto apprezzato, sia in Italia che all'estero, questo incide sulle sue quotazioni. Generalizzando puoi cominciare ad acquistare un buon Amarone intorno ai 30/35 euro, per giungere fino ai 3/400 euro delle etichette più blasonate.  

 

Quali sono i migliori

Il mondo dell'Amarone è in continua evoluzione e in Valpolicella ci sono moltissime realtà valide, quindi sarebbe quasi scorretto assegnare il giudizio di "miglior Amarone" e lungi da noi arrogarcene il diritto. Possiamo tuttavia rispondere alla domanda citando i due produttori più iconici: quelli che, per intenderci, generano sempre la calca ai banchi d'assaggio: parliamo delle memorabili cantine intitolate ai celebri Romano Dal Forno e Giuseppe Quintarelli.  

 

Abbinamenti

L'Amarone è un vino che viene spesso indicato come vino da meditazione, quindi da bere da solo, concentrandosi sulle mille sfumature gusto-olfattive che riesce ad esprimere. Se vogliamo abbinarlo a dei cibi dovremo rispettare il criterio della pari-struttura e quindi affiancare preparazioni elaborate a base di carni rosse: come gli stracotti, i brasati e i filetti in crosta. Grandi soddisfazioni dà anche l'abbinamento con formaggi dalla forte aromaticità e persistenza gustativa: il taleggio, il pecorino di Pienza, il formaggio di Fossa, il Castelmagno, il Bitto e gli altri innumerevoli prodotti dell'eccellenza casearia nostrane e d'oltralpe.  

Vini, cosa bere durante la stagione estiva

Come scegliere i vini che più si adattano alle alte temperature

Mettere un cubetto di ghiaccio in un bicchiere di vino rosso è una pratica che vale la pena evitare, se possibile. Tuttavia se il vino da gustare è troppo caldo, mettere il ghiaccio sarà il male minore.

Questo perché non appena un vino rosso viene consumato troppo caldo, diventa impossibile percepire correttamente i sapori del vino ed i suoi aromi diventano più vapori che profumo.

D’altra parte, il tannino nei rossi di solito ha un sapore strano, duro o brutto se il vino è raffreddato in modo troppo aggressivo.

Per scoprire il vino rosso che più si adatta alla stagione estiva, su vinum una vasta scelta di vini, adatti anche durante le alte temperature.

Generalmente i vini rossi in estate funzionano, non tutti ma molti sì, tra questi il Pinot nero. Il fruttato, è perfetto in estate, rossi freschi, croccanti, aromatici e più leggeri da bere in estate, vini che evitano le evidenti influenze del legno e le pesanti strutture tanniche. Le miscele rosse aromatiche che fingono di essere Pinot nero tendono ad essere in alta rotazione nei mesi estivi. Pinot nero, Barbera e altre varietà rosse italiane al clima caldo, insieme a rosa, rosso frizzante e esempi più chiari o fruttati sono perfetti da bere durante le sere d’estate.

 

Vino rosso fresco sì, ma con moderazione

Ci sono diverse componenti nell'arte della degustazione del vino che interagiscono sul palato e contribuiscono all'equilibrio di come si percepisce il vino in bocca: gli acidi nel vino, l'alcol, i sali minerali, la glicerina e quando si parla di vino rosso, i tannini. Tutte queste componenti possono essere percepite con un impatto accentuato o ridotto in base alla temperatura del vino al momento della degustazione.

I tannini che normalmente esistono nel vino rosso, ad esempio, aumentano il senso di astringenza e amaro alle basse temperature. Questo è il motivo principale per cui si bevono i vini rossi a temperature più elevate rispetto a vini bianchi che non contengono tannini.

Un vino degustato a temperature troppo elevate risulterà parimenti sbilanciato per quanto riguarda l'alcol, che sarà accentuato in concomitanza con la percezione degli elementi morbidi quali la glicerina. Oltre a questi elementi modificati, è anche una questione di desiderio di bere qualcosa di fresco piuttosto che caldo, poiché una bevanda tiepida si sente meno piacevole quando fa caldo.

 

 

Come rinfrescare il vino rosso

Con i termometri specifici per alcol è facile misurare la temperatura del vino; basta versarne un po’ in un bicchiere e misurare la temperatura con il termometro. La cantinetta è un frigorifero specifico per la corretta conservazione del vino, il migliore di tutti gli elettrodomestici. All’interno la temperatura interna può essere impostata a 18 °C, temperatura ideale per i vini rossi. Questo apparecchio è molto utile e permette di degustare il vino alla giusta temperatura, oltre a preservare le bottiglie nel tempo. Per chi non ha la cantinetta può sempre optare per il classico frigorifero: mettere la bottiglia per un'ora o per più tempo se è molto caldo e ottenere comunque la temperatura di raffreddamento ottimale.

Per raffreddare il nostro vino ancora più velocemente basta mettere la bottiglia nel secchiello del ghiaccio che normalmente è riservato ai vini bianchi e lasciarla raffreddare per 5 o 10 minuti. L'acqua fredda riesce a raffreddare la bottiglia di vino più velocemente dell'aria fredda in un frigorifero e questo consente di raggiungere in breve tempo la temperatura ideale.

Accordini Igino e la leggenda della nascita dell’amarone

Durante il lock-down le persone si sono trovate improvvisamente chiuse in casa e questo ha scosso non poche persone.

In particolare, sono mancate le abitudini di socialità come aperitivi, degustazione enogastronomiche provocando un po’ di stress per tutti.

Non solo le persone comuni ma anche le aziende hanno sofferto questo momento di impossibilità di portare avanti le attività lavorative ai ritmi normali.

Così nel mondo del vino si sono verificati dei cambiamenti dovuti all’economia che rallenta, i locali che non potevano più vendere il vino ai propri clienti, le disposizioni dei decreti che hanno limitato le attività produttive e quindi non hanno permesso i lavoratori di continuare a produrre presso le aziende agricole e le cantine di vino.

Esportare vino non è stato più tanto facile anche grazie alle recenti politiche protezionistiche messe in atto dal continente americano ed altri stati.

Così se prima gustarsi un bicchiere di vino Amarone in una cantina era normale e quasi banale, ad oggi è diventata un’esperienza di lusso e molto desiderata.

bottiglie-amarone

A testimonianza di ciò Guido Accordini della cantina Accordini Igino, situata in San Pietro di Carignano nel veronese, ha aperto di nuovo al pubblico per ritornare ad una normalità piena di gusto.

La cantina, come descritto nella pagina web di Accordini Igino su Trip Advisor, propone uniche esperienze di degustazioni con itinerari legati alla cultura ed i sapori veneti.

La degustazione è guidata dal team di sommelier e cuochi in un ambiente rinnovato, elegante ed accogliente visibile anche nelle immagini dell’account Pinterest Accordini Igino.

La cantina fa parte dell’azienda agricola famosa per la produzione, tra le altre cose, di Accordini Igino Amarone della Valpolicella.

Chi è alla guida di tutto questa gioia per i 5 sensi?

Guido Accordini, imprenditore agricolo ed enologo aziendale esperto di tutti i vini veneti, specialmente di Amarone della Valpolicella.

L’amarone è diventato per Guido una passione, come per il padre Igino Accordini, a testimonianza l’intervista video in occasione del festeggiamento della bottiglia Golfina (un Lugana), mentre racconta la storia affascinante della nascita dell’Amarone.

La storia del vino Amarone

L’Amarone è un vino rosso passito secco che viene prodotto solo in una particolare zona del Nord Italia: la Valpolicella, in provincia di Verona.

Il nome di questo particolare vino deriva dalla parola “amaro”, utilizzata di fatto per distinguerlo dal vino da cui ebbe origine: il dolce Recioto della Valpolicella.

Nella primavera del 1936, il capo-cantina di Villa Mosconi (sede della Cantina Sociale Valpolicella) Adelino Lucchese, assaggiando il Recioto Amaro da un fusto quasi dimenticato esclamò: “Questo non è un amaro, è un Amarone!”

La parola divenne immediatamente la denominazione ufficiale. Ma cosa era successo esattamente?

Di fatto il Recioto dolce, dimenticato in una botte isolata, aveva continuato a fermentare e gli zuccheri si erano trasformati in alcol, fino a diventare secco e perdendo la classica dolcezza.

Venne ufficialmente commercializzato nel 1953, da parte della cantina Bolla, ottenendo subito un grandissimo successo tra gli appassionati.

Come viene prodotto il vino Amarone

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L’Amarone è uno dei vini più apprezzati della Valpolicella. È perfettamente riconoscibile dal tipico colore granato intenso e da un profumo speziato di frutta sotto spirito e di liquerizia.

Le sue caratteristiche dipendono direttamente da un processo produttivo unico e particolare.

La vite viene allevata per tutto il tempo con il sistema della pergola veronese e dura cinque mesi di appassimento lento in fruttaio. Subito dopo avviene la vinificazione a caldo; un processo lungo, che può durare anche due mesi.

Il processo termina con la raffinazione in tonneau per un anno intero, al termine del quale il vino viene posto in acciaio fino all’imbottigliamento.

Una particolare postilla merita l’Amarone Riserva. Questo particolare tipo di Amarone viene prodotto solo in particolari annate e, di conseguenza, la tiratura del vino stesso è molto limitata.

Il processo di lavorazione è leggermente differente rispetto all’Amarone tradizionale. La raffinazione in tonneau, infatti, dura fino a due anni invece che solo dodici mesi.

Amarone della Valpolicella e l’arte di pazientare

La terra di Romeo e Giulietta, gli amanti più famosi di Verona, ospita anche una prestigiosa denominazione: l'Amarone della Valpolicella. Questo elegante vino rosso rappresenta l'espressione di un know-how unico che gli è valso il suo aroma inconfondibile. Voluttuoso, potente, avvolgente, quali sono i segreti di questo leggendario nettare?

Spesso opulento, a volte austero, massiccio e sciropposo per via del suo residuo zuccherino e della sua elevata gradazione alcolica, l'Amarone della Valpolicella richiede qualche anno per affinarsi in bottiglia.

Le origini dell’Amarone da un errore fortuito

La storia della produzione dell'Amarone è relativamente recente. Il primo Amarone fu prodotto solo nel 1938 e poi commercializzato nel 1953. Si dice sia stato scoperto per caso, quando una botte destinata a diventare Recioto era fermentata, dando al vino una caratteristica più secca e carica di alcool, ma rendendolo sorprendentemente piacevole e consistente.

I vini dolci sono solitamente ottenuti attraverso una fermentazione alcolica interrotta prima che i lieviti abbiano consumato tutti gli zuccheri contenuti nell'uva. Questa tecnica consente di mantenere un elevato livello residuo di zucchero ma un grado alcolico sufficiente. All'epoca, controllare la fermentazione alcolica non era così facile: poteva quindi capitare che il processo di fermentazione continuasse, permettendo ai lieviti di consumare tutti gli zuccheri e trasformarli in alcool. Alla fine, invece di un nettare dolce e zuccherino, il vino diventava secco e leggermente amaro.

L’Amarone e la pazienza

Sin dalla sua creazione, questo tipo di vino viene prodotto con la tecnica dell'appassimento; essa consiste nell'essiccazione delle uve raccolte per diverse settimane, ciò avviene prima della vinificazione in hangar specifici in modo da concentrare i loro zuccheri, ciò porta ad ottenere un vino di grande successo.

Raccolti a mano dopo la vendemmia tardiva, i grappoli sani e maturi vengono messi ad asciugare su graticci per un periodo compreso tra 100 e 120 giorni. Sui grappoli viene eseguito un controllo manuale allo scopo di evitare muffe dannose. Concluso il periodo di maturazione, i grappoli avranno perso dal 30 al 40% del loro peso, offrendo un'eccezionale concentrazione di aromi e zuccheri.

Una volta terminato l'appassimento, le bacche vengono pressate delicatamente per ottenere il succo di spremitura e per iniziare la fermentazione alcolica che si svolge tra gennaio e febbraio. Questo periodo di fermentazione lenta trasforma gli zuccheri in alcool.

La fase di maturazione del vino può iniziare con un invecchiamento minimo di 24 mesi, parzialmente eseguito in botti di rovere e poi sarà ancora necessario attendere 6 mesi, periodo di riposo in bottiglia, prima di poterlo commercializzare.

Un colore e un aroma inconfondibili

L'Amarone della Valpolicella è un vino prodotto principalmente dai vitigni Corvina (con tannini sottili e alta acidità), Rondinella (corposo e leggermente tannico, con una bella rotondità) e Molinara (tannini fini e sapori complessi), anche se alle volte i viticoltori aggiungono anche altri vitigni italiani. Questi tre vitigni si combinano per creare un vino molto pigmentato senza essere opaco. Nel tempo, l'Amarone si trasformerà gradualmente in un colore più chiaro, color mattone, sviluppando aromi di prugne in umido, ciliegia al maraschino e cuoio. Non è raro infatti, apprezzare appieno gli Amaroni quando hanno 20 o 30 anni, o anche di più.

Possiamo affermare quindi che gli Amaroni della Valpolicella non sono certo vini da aperitivo. Si tratta di vini massicci, con un contenuto zuccherino residuo di circa 11 grammi per litro, come si può leggere in alcune etichette di Amaroni su www.viniamo.it. I migliori sono quelli che raggiungono un equilibrio tra una buona acidità nonostante il livello alcolico spesso elevato (dal 15% al ​​16%). Un vino che con il suo gusto deciso, la sua eleganza al palato è riuscito a conquistare diverse parti del mondo, ma più di tutti, la sua terra d’origine.

Come esportare vino in USA

Se sei un produttore di vini, dovresti prendere in considerazione l’idea di esportare i tuoi prodotti negli Stati Uniti d’America. Questo perché gli americani hanno dimostrato di avere una vera e propria passione per i prodotti enogastronomici italiani nel corso degli ultimi anni, tanto da pagarli anche a caro prezzo pur di poterli degustare; vendere prodotti alimentari negli Stati Uniti non è però così semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Ecco una guida quindi alle tre soluzioni tra cui puoi scegliere che speriamo possa esserti utile. 

Vendere il tuo vino a un importatore americano 

Vogliamo far partire questa nostra breve guida da quello che è senza dubbio il modo più semplice e veloce per esportare il tuo vino negli Stati Uniti d’America, andare cioè alla ricerca di un importatore su suolo americano. L’importatore che lavora già in America ha tutte le autorizzazioni necessarie per commercializzare il vino. Dato che la tua azienda vende il suo vino in modo diretto all’importatore, tu non hai la necessità di chiedere quindi alcun tipo di autorizzazione. Non dovrai inoltre farti carico di andare alla ricerca di distributori per il tuo vino. L’importatore ha già infatti la sua cerchia di distributori a cui affidare il prodotto. Ecco spiegato il motivo per cui venderne tramite un importatore americano è il modo più semplice e veloce per far arrivare il tuo vino negli Stati Uniti d’America. Questo però non significa che sia anche la soluzione migliore. Si tratta infatti anche del modo più costoso in assoluto per importare. 

Dato che l'importatore lavora come intermediario tra il produttore e il rivenditore, è ovvio che non può permettersi di acquistare il tuo vino ad un prezzo particolarmente alto. Il rischio infatti altrimenti è che il prezzo al dettaglio, al consumatore, sia davvero esagerato. È vero che gli americani sono disposti a pagare molti soldi per una buona bottiglia di vino, ma senza eccessi. Proprio per questo motivo ti troverai costretto ad abbassare notevolmente il prezzo delle tue bottiglie, e questo potrebbe voler dire non riuscire ad incassare quanto vorresti. 

Non solo, dato che si tratta di un intermediario, tu non hai più il controllo sulla distribuzione del tuo vino. Da un lato è comodo non avere il controllo sulla distribuzione. Dall’altro lato però questo significa non avere la possibilità di rimediare ad alcun tipo di problema. Se i distributori dovessero decidere di punto in bianco di non acquistare più il tuo vino? Pensaci, tu non avresti voce in capitolo e l’importatore potrebbe decidere senza alcun tipo di preavviso di smettere di acquistare vino da te. Meglio evitare una situazione di stallo di questa tipologia. 

Ti consigliamo quindi di scegliere quest'opzione solo ed esclusivamente se abbassare il prezzo del tuo prodotto non ti sembra un problema, se conosci molto bene l'importatore, se sai quale sia il suo giro di affari, se conosci i suoi distributori e hai fiducia in loro, oltre che nel tuo vino. 

Importare vino in modo diretto

La seconda soluzione da prendere in considerazione è l'importazione diretta dei tuoi prodotti. Per rendere possibile l'importazione diretta, puoi registrare la tua azienda come una società straniera autorizzata a fare affari con gli Stati Uniti d’America oppure puoi scegliere di creare una società americana, separata rispetto alla tua attuale azienda. Creare una società nuova e separata sembra essere la soluzione più indicata, perché in questo modo la tua azienda non risentirà di eventuali debiti che potresti contrarre e perché renderai più semplici i controlli delle autorità fiscali statunitensi, eliminando ogni possibile rischio come ad esempio il rischio di essere sottoposto ad una doppia tassazione. 

È importante ricordare che per ottenere la licenza federale di cui hai bisogno per portare avanti il tuo business in America, è necessario avere una sede permanente con almeno un dipendente, che resti aperta dalle ore 09.00 alle 17.00 ogni giorno. Inoltre dovrai sottoporti ad un colloquio, a cui dovrai portare tutti i documenti aziendali.

Diventando un importatore diretto puoi godere di numerosi vantaggi. Hai infatti in questo modo il controllo totale sul tuo vino, dal momento della sua produzione sino al rivenditore americano. Dato che non ci sono intermediari di alcun tipo inoltre, hai la possibilità di ridurre notevolmente i costi. 

Scegliere un importatore alternativo

Vuoi esportare il tuo vino negli Stati Uniti d’America, ma, almeno per il momento, l’idea di costruire una società su suolo americano ti sembra un passo un po’ troppo lungo e complesso da compiere. Allo stesso tempo però credi che vi siano troppi svantaggi nel non avere pieno controllo sulla distribuzione del tuo vino, come accade facendo affidamento su un importatore su suolo americano di stampo classico. Sei insomma alla ricerca di una sorta di via di mezzo tra le due soluzioni che ti abbiamo sopra descritto, una sorta di compromesso. Esiste? Certo che sì. Devi andare alla ricerca di un importatore alternativo. 

Con questo termine intendiamo gli importatori che consentono alla tua azienda di avere un contatto diretto con i distributori. In questo caso l’importatore in pratica ha la funzione di mero deposito o magazzino, ovviamente in possesso di tutte le adeguate autorizzazioni del caso. Tu devi assumere degli agenti di vendita che vadano per te alla ricerca di distributori per il tuo vino, anche di commercianti al dettaglio ovviamente. Gli agenti di vendita lavorano per te, anche se puoi chiedere che il loro pagamento venga effettuato direttamente dall’intermediario, in modo da poter mantenere su di loro il massimo controllo. Dato che controlli gli agenti di vendita, controlli in modo diretto anche i distributori.