Etichette per le bottiglie di vino: come si progettano?

La progettazione delle etichette destinate alle bottiglie di vino deve essere effettuata prestando la massima attenzione alla loro resa estetica e, di conseguenza, alla selezione dei vari dettagli grafici che le caratterizzano. Questo vuol dire scegliere con cura ogni particolare, anche i colori, tenendo conto delle tonalità cromatiche che caratterizzano la bottiglia. Per esempio, le bottiglie che contengono il vino rosso di solito sono di colore scuro – il marrone o il verde in genere – in modo da evitare l’ossidazione che può essere provocata dai raggi del sole. In tal caso si potrebbe optare per un’etichetta con uno sfondo di colore chiaro, se non addirittura bianco, in modo che risalti in modo significativo.

Vediamo alcuni esempi di colori ideali per le etichette per bottiglie di vino. Nel caso di una cantina che voglia mantenersi fedele ai dettami dell’agricoltura biologica o che punti sul biodinamico, è auspicabile privilegiare i colori più naturali: un grande classico è il verde, che per ovvie ragioni evoca il concetto di un prodotto green. Non meno efficace da questo punto di vista è la gamma dei beige e dei marroni, per la capacità di evocare la terra. Il ricorso al bianco e al nero, invece, consente di mantenere uno stile tradizionale, che comunque viene garantito anche dalla scelta di tinte tenui che possono eventualmente essere impreziosite da particolari dorati. Le cantine che hanno intenzione di comunicare un approccio innovativo secondo uno stile giovane non devono temere di azzardare con tinte più vibranti e intense, magari proponendo delle associazioni innovative. Ci si può sbizzarrire con la creatività e con la fantasia, dunque, grazie al verde brillante, all’ocra, all’ottanio e al rosa shocking.

Quali sono i font migliori per le etichette

Così come il colore, anche il font che si sceglie deve essere il più possibile coerente con le caratteristiche e con i valori del brand, riuscendo al tempo stesso ad assecondare le esigenze del consumatore. Un font poco leggibile non rappresenta di certo un incentivo all’acquisto. Un suggerimento sempre valido è quello di non eccedere con il numero di font, che non dovrebbero essere più di tre. Un carattere leggibile e condensed è raccomandato per le informazioni obbligatorie, quali la sede dell’imbottigliatore, a prescindere dalla tipologia di vino. Un font scritto a mano e calligrafico, invece, potrebbe essere perfetto per il nome di un vino proposto da un’azienda che punta sul biodinamico.

Le etichette resistenti all’acqua

Per le etichette destinate alle bottiglie di vino, l’acqua rischia di rappresentare un problema, non solo per una questione di umidità ma anche, più semplicemente, pensando alle bottiglie destinate al secchiello del ghiaccio. Per questo è opportuno puntare su un materiale per etichette che sia in grado di resistere all’umidità. Vanno privilegiate in tal caso le carte barrierate tra cui la Martellata bianca, la Rustica bianca, la Patinata opaca e la Perlata effetto seta. Si tratta di materiali che assicurano durata all’etichetta contro umidità e acqua, e al tempo stesso donano grande pregio all’estetica.

Le altre carte per etichette di vino

Per il settore enologico la scelta dei materiali di stampa non si arresta alle barrierate. Le esigenze di un produttore di vino, infatti, possono essere diverse. Per le etichette dei rossi, spesso associate a stili eleganti e di grande raffinatezza, si spazia dalla Tintoretto alla Vergata o la più particolare Laid Beige. Merita una citazione anche la Betulla riciclata, con superficie naturale particolarmente adatta alle bottiglie di vino biologico.

I materiali per le etichette di vino sono ancora tanti e fare la scelta giusta è fondamentale già in fase di progettazione, poiché dalla carta dipenderanno sia la resa estetica sia quella funzionale dell’etichetta adesiva. Per individuare il materiale migliore, il suggerimento è quello di affidarsi a un fornitore di stampa che offra molte opportunità di scelta, magari insieme alla possibilità di ricevere un campionario carte gratuito da consultare di persona.

Vino DOP di Puglia: tutto quello che c’è da sapere

Mentre anni fa la produzione vinicola della Puglia si concentrava sulla quantità di bottiglie prodotte, ora, sempre più consapevoli del potenziale della loro terra e delle loro uve, i produttori hanno iniziato a puntare sulla qualità, riconvertendo il territorio e i mezzi utilizzati, così da ottenere non solo dei vini che possono competere con le etichette più famose italiane e non, ma ottenendo anche il primato per la zona italiana dove si trova la più alta concentrazione di terra destinata ai vigneti, confermando quanto questa attività sia produttiva per le aziende del territorio e quanto sia economicamente importante anche per l'indotto che gli ruota attorno, dal vetro per le bottiglie, ai trasporti, dai tappi di sughero alla ristorazione.

I risultati

I risultati raggiunti stanno premiando questo cambio di direzione; infatti, con i 28 vini con Denominazione di origine controllata (Doc), 4 di Denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 6 di Indicazione geografica tipica (Igp), si conferma una delle zone italiane più importanti a livello di produzione e qualità del prodotto, e l'aumento dei consensi tra i consumatori lo dimostra, con un trend positivo e in aumento delle vendite, e con sempre più consumatori che hanno iniziato a portare queste bottiglie sulla propria tavola.

Con le sue circa 11.000 aziende agricole e 600 cantine, i vini pugliesi, nonostante le difficoltà degli ultimi anni a livello internazionale, confermano di essere un fiore all'occhiello del nostro paese, con un export in aumento del 9% rispetto all'anno precedente e un quinto posto, a livello nazionale, per numero di etichette certificate.

L'impegno dei vitivinicoltori pugliesi sta premiando, sicuramente aiutati dalla fertilità della terra e dalle varietà autoctone di cui dispongono, hanno saputo sfruttare tutto il potenziale del loro territorio e ne stanno facendo un traino per tutta l'economia agroalimentare italiana.

Le aree vitivinicole

Tutte le zone di questa regione hanno delle caratteristiche che rendono unico e riconoscibile il vino prodotto, coma la Daunia, dove si produce in maniera particolare il bianco, la Murgia Pugliese, dove si producono sia rossi che bianchi o la zona di Taranto, che vanta alcuni dei vini più pregiati.

Molto interessante l'area che va da Brindisi all'Alto Salento o quella di Lecce e del Salento, che vanta numerosi vini Doc, sopratutto provenienti da uve rosse, e dove si produce uno dei rosati più apprezzati dagli abitanti del Nord Europa.

Particolarmente importante la produzione di vini Doc, che per numeri rende la Puglia seconda solo alla Toscana, e che vanta nomi importanti come il Primitivo di Manduria, un vino rosso che ha anche una versione liquorosa e che si ottiene dalle uve Primitivo o il Rosso di Barletta, che si può trovare principalmente nella zona tra Foggia e Bari e che viene prodotto dai vitigni Uva di Troia.

Tra i bianchi si può portare a tavola un Locorotondo, un vino dal gusto molto leggero, prodotto tra Bari e Brindisi che va bevuto giovane e che non ha una gradazione alcolica non molto alta, o il Moscato di Trani, che mantiene la dolcezza delle uve Moscato bianco con cui viene prodotto.

Dove acquistare

Per assaggiare questi vini non è indispensabile andare in un ristorante che ne sia fornito o girare le enoteche nella speranza che vendano queste rinomate etichette, ma ci si può affidare ad internet, tramite dei siti e commerce, come ilvinopugliese.com, che hanno una vasta selezione di bottiglie di tutti i tipi, con delle schede dettagliate da cui si possono ricavare tutte le caratteristiche del prodotto e in cui, a volte, si può approfittare di ottimi sconti per acquistare queste bottiglie da portare sulla propria tavola o da regalare magari proprio in vista delle festività.

Franciacorta: caratteristiche principali e abbinamenti consigliati

Il Franciacorta è uno dei vini spumanti italiani più noti in assoluto. La denominazione di questo prodotto DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) deriva dal territorio di produzione, la Franciacorta, una delle zone spumantistiche più importanti insieme all’Oltrepò Pavese, il Trentino, l’Astigiano e la Valdobbiadene. Geograficamente è una zona collinare che si trova tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo.

Per inciso, il nome della zona in questione non ha niente a che vedere con la Francia; è soltanto il risultato di variazioni linguistiche dell’espressione latina “curtes francae” ovvero corte franca, cioè libera da imposte. Nel XV sec. questo territorio, in buona parte paludoso, era infatti sotto il dominio della Repubblica Veneta che lo esentò dal pagamento delle tasse.

Oggi il disciplinare di produzione dello spumante Franciacorta comprende l’intero territorio di quattordici comuni e parte di altri sei, tutti in provincia di Brescia.

Franciacorta: un vino eccelso

Una caratteristica del vino Franciacorta che ci dà l’idea del suo eccelso livello qualitativo e del suo grado di apprezzamento è che è uno dei pochi vini che, in base ai regolamenti della Comunità Europea, può indicare in etichetta soltanto il nome, ovvero Franciacorta. Non è cioè richiesta, come nel caso di altri prodotti vinicoli, l’aggiunta della dicitura DOCG. Questo privilegio è concesso soltanto ad altri due vini italiani, il Marsala e l’Asti.

Il Franciacorta si caratterizza per il fatto che la sua produzione può essere effettuata soltanto con il “Metodo Classico” che si contrappone al “Metodo Charmat” (altresì noto come “Metodo Martinotti”). Semplificando al massimo, la differenza fra questi due metodi di spumantizzazione è che nel primo la presa di spuma avviene direttamente in bottiglia, mentre nel secondo caso in autoclave.

Franciacorta: Bianco, Rosé e Satèn

Il disciplinare di produzione del Franciacorta prevede tre tipologie di spumante: Bianco, Rosé e Satèn.

Una volta pronti per l’immissione al consumo questi vini devono avere determinate caratteristiche.

Il Bianco, dal colore giallo paglierino, ha un odore molto fine, delicato, ampio e complesso. Il sapore è sapido, fresco, fine e armonico. Il Rosé, dal colore rosa, ha un odore fine, delicato, ampio e complesso, con sentori caratteristici del Pinot nero. Il sapore è sapido, fresco, fine e armonico. Il Satèn ha un colore giallo paglierino intenso, odore fine e delicato e un sapore sapido, cremoso, fine e armonico.

Per quanto concerne l’odore, tutte e tre queste tipologie hanno note proprie della rifermentazione in bottiglia. Per quanto concerne i vitigni, quelli che è possibile utilizzare per la produzione di questi vini sono lo Chardonnay, il Pinot nero, il Pinot bianco e l’Erbamat. Quest’ultimo è stato aggiunto da pochi anni al disciplinare di produzione. Si tratta di un vitigno autoctono già coltivato nel XVI sec. e in seguito abbandonato. È stato riscoperto di recente e inserito nel disciplinare in quanto potrebbe rivelarsi una buona soluzione alle problematiche indotte dai cambiamenti climatici. L’innalzamento delle temperature medie estive ha infatti gradualmente anticipato le vendemmie dei vitigni Pinot e Chardonnay, cosa che va a scapito del contenuto di acidità. Alcuni studi hanno indicato che l’Erbamat può apportare acidità e finezza, da qui la sua introduzione nel disciplinare.

Gli abbinamenti gastronomici

La temperatura di servizio di un Franciacorta va dai 6 agli 8 °C. Per quanto riguarda più specificamente gli abbinamenti, un Franciacorta Bianco è perfetto per accompagnare ricette dal sapore delicato a base di pesce, che si tratti di antipasti, primi o secondi.

Il Franciacorta Rosé, invece, può essere abbinato a ricette di pesce e verdure dal sapore più intenso. È ottimo anche per accompagnare i piatti a base di carni bianche e rosse. Va benissimo anche abbinarlo ai risotti. Il Franciacorta Satèn è la scelta ideale per i piatti a base di frutti di mare o di pesce. Ottimo l’abbinamento coi risotti delicati così come va benissimo per accompagnare la degustazione di formaggi non eccessivamente saporiti. Lo si può inoltre proporre come accompagnamento ai piatti a base di pasta al forno. 

Per quanto riguarda i dessert, la scelta più indicata fra le tre tipologie è il Rosé.

Vino biologico come una volta: qualità imbattibile. Le caratteristiche

Cosa significa vino biologico? Ma soprattutto: quali sono le caratteristiche che lo rendono tanto amato e di qualità superba? Prediligere il vino “come una volta” è vantaggioso sotto molti aspetti. Vi raccontiamo gli aspetti unici del vino biologico e perché portarlo (assolutamente) sulle nostre tavole.

La definizione di vino biologico

Il vino biologico, è molto particolare, anche perché proviene da uve coltivate senza alcun utilizzo di agenti chimici di sintesi in vigna, inoltre, presenta un quantitativo di solfiti piuttosto limitato. Anche la vinificazione in cantina prevede un’attenzione e cura elevate, con l’utilizzo di prodotti esclusivamente certificati biologici.

Questa, di fatto, è la definizione ufficiale di vino biologico, a cui facciamo riferimento sin dal 2012, ovvero da quanto è entrato in vigore il regolamento CE 203/2012.

Chiaramente, il vino biologico deve attenersi a requisiti e proprietà ben specifiche: per esempio, il produttore deve assolutamente ottenere la certificazione biologica dell’UE, e l’etichetta del vino presenta sempre il sigillo biologico.

Anche le uve devono provenire dalla coltivazione biodinamica o biologica, ed è assolutamente vietato l’uso di pesticidi ed erbicidi. Per produrre un vino biologico, l’obiettivo è anche quello di seguire linee guida piuttosto rigorose nei confronti dell’ambiente, del clima e delle risorse a disposizione. Un vino “come una volta”, attento al futuro del pianeta.

Caratteristiche organolettiche dei vini biologici

Sono molte le caratteristiche associate al vino biologico: di fatto, la principale è quella di ottenere un vino che esalti al massimo proprio le caratteristiche dell’uva stessa. Il vino “come una volta” risulta così fresco e leggero al palato, e anche il suo livello di bevibilità è unico.

I vantaggi del vino biologico

L’uva biologica è indubbiamente ricchissima di nutrienti, antiossidanti, ma anche sostanze aromatiche: di dimensioni ridotte, il vino, alla fine, risulta molto più aromatico e genuino al palato.

Non solo: anche il livello di acidità è minore, e soprattutto è una caratteristica riscontrata nei vini bianchi, in quanto si va a formare molta meno istamina grazie alla vinificazione biologica.

Non sottovalutiamo in alcun modo l’aspetto ambientale del vino biologico. Lo abbiamo accennato: mediante questo processo, infatti, si protegge e aiuta la natura, ma si favorisce anche la biodiversità degli organismi.

La totalità del processo che porta alla realizzazione del vino biologico è rivolta al sostegno del pianeta: dalla concimazione alla protezione delle piante, anche la fertilità del suolo, mediante il compost e i fertilizzanti minerali o fogliari, ne risente in positivo.

Mantenendo l’inerbimento dei vigneti, anche la quantità di CO₂ è positiva: non si guarda solo, dunque, all’aspetto economico, ma anche ecologico. Ed è davvero importante al giorno d’oggi.

La differenza tra vino biologico e vino biodinamico

Quali sono le differenze tra vino biologico e vino biodinamico? In termini di sostenibilità, troviamo infatti diverse tipologie di vino green, come quello naturale, o ancora vegano.

Il merito dell’agricoltura biodinamica, infatti, va a Rudolf Steiner, che ha fondato l’antroposofia. In breve, la coltivazione delle piante è molto diversa rispetto a quella tradizionale: parliamo di un vero e proprio approccio olistico.

Per certi aspetti, sia per la produzione di vini biologici che biodinamici non vengono in alcun modo sfruttati i prodotti o concimi chimici. Però, la coltivazione biodinamica prende ulteriori fattori come punti di riferimento: posizione dei pianeti e fasi lunari. Contrariamente al vino biologico, però, quello biodinamico non è regolamentato a livello europeo.

Il vino biologico in Italia: sempre più consumatori lo scelgono

In virtù della sua sostenibilità, il vino biologico è sempre più scelto dai consumatori, che decidono ogni giorno di portare sulla propria tavola prodotti biologici, ecologici, attenti al pianeta e al futuro delle prossime generazioni.

Se prima questo settore era considerato una sorta di “nicchia”, oggi è un enorme punto di riferimento. Proprio la consapevolezza ha spinto numerose persone a optare per un prodotto “alternativo”, che ora, però, è la norma.

Ritrovare, poi, le tradizioni di una volta sulla tavola è importante, per preservare ciò che siamo stati e ciò che saremo in futuro. Dalla qualità imbattibile, possiamo provare diverse etichette, tra cui il Vino Rosso Biologico Barbera senza solfiti aggiunti, o ancora il Vino Pinot Grigio Biologico, per un sapore unico e ricercato. Dal rosso al bianco, c’è una scelta biologica per tutti i palati.

5 buoni motivi per acquistare una cantinetta vino

Come ogni investimento, anche quello di una cantinetta vino potrebbe generare qualche dubbio prima dell’acquisto. Ma a pensarci bene, i vantaggi valgono assolutamente la spesa, soprattutto se amate degustare i vini nel migliore dei modi. Temperatura, umidità e corretta posizione sono tre elementi chiave per la buona conservazione del vino. Senza di essi, le proprietà organolettiche andranno perdute, mandando all’aria qualsiasi vostro investimento.

5 buoni motivi per acquistare una cantinetta vino

Non siete ancora convinti? Continua a leggere, scoprirete 5 buoni motivi per acquistare una cantinetta vino per la vostra casa.

  1. Bottiglie protette da ogni danno

Ma non basta un semplice portabottiglie vino per conservare le proprie bottiglie in casa? Potrebbe essere una soluzione, ma avate pensato agli svantaggi?

Un portabottiglie, per quanto solido possa essere, è sempre soggetto a vibrazioni e oscillazioni. Oltre alla possibilità che una bottiglia cada a terra e si rompa, c’è sempre da considerare che un vino, per essere ben conservato, dovrebbe ricevere meno spostamenti possibili.

Ma non è tutto, una cantinetta vino può proteggere le vostre bottiglie dai raggi solari, essendo dotata di un vetro anti UV. Infine, c’è da considerare che i modelli migliori, come le cantinette Bodega, permettono di posizionare le bottiglie nella giusta inclinazione. In questo modo il tappo sarà sempre umido al punto giusto e non si correrà il rischio che entri dell’ossigeno nella bottiglia.

  1. Vini sempre pronti per una degustazione

Vi siete mai trovati nella situazione di avere ospiti a cena e di scoprire di aver dimenticato i vini fuori dal frigorifero? Una situazione piuttosto spiacevole, soprattutto se si tratta di una bottiglia pregiata con la quale volevate fare una bella degustazione in compagnia.

Avere una cantinetta vino vuol dire avere vini sempre pronti al consumo. Esistono anche particolari modelli, come quelli che trovate su cantinettavino.it, regolabili con temperature differenti per ogni ripiano. In questo modo potrete tenere temperature più basse per i vini bianchi e più alte per quelli rossi. Non dimenticare l’umidità! Una buona cantinetta vino consente di mantenere i suoi valori al di sopra del 50%, evitando così che i tappi si secchino troppo. In un portabottiglie il tuo vino sarà invece costantemente esposto a sbalzi termici e subirà processi di degrado a seconda delle stagioni troppo calde o troppo fredde.

  1. Ottimizzazione dello spazio

Quante volte avete desiderato avere una cantina dove raccogliere la vostra collezione di vini? Purtroppo non sempre è possibile averne una, soprattutto se si abita nell’appartamento di un palazzo. Allo stesso tempo, sapete ormai bene che utilizzare un semplice portabottiglie non è un’ottima idea se possedete bottiglie di un certo valore. Anche in questo caso, la cantinetta vino si rivela un’ottima soluzione. Ne esistono infatti di infiniti modelli, ognuno con una sua capienza differente. In questo modo potrete decidere se prendere un modello compatto dove conservare poche bottiglie di qualità, oppure una cantinetta più grande da sfruttare per stoccare l’intera vostra collezione.

In entrambi i casi, avrete a casa vostra un elettrodomestico funzionale e indispensabile per le vostre serate eno-gastronomiche.

  1. Stop ai cattivi odori

Sapete qual è uno dei nemici peggiori di un vino? Gli odori forti. Infatti, ogni vino ha le sue caratteristiche: un odore soave e delicato, o un sapore fruttato e aromatico. La presenza di odori, buoni o cattivi che siano, vanno a mutare le caratteristiche organolettiche di un vino, rovinandolo per sempre. Basta pensare ai profumi che si creano in cucina quando si prepara un piatto di carne o di pesce, o ai cattivi odori derivati da una recente verniciatura delle pareti. Tutto questo va a rovinare l’equilibrio del vino, che perderà non solo il suo gusto caratteristico ma anche il suo valore. Le cantinette vino migliori sono dotate di un filtro al carbone attivo. Si tratta di un filtro che mantiene l’aria interna sempre pulita e priva di odori.

  1. Il pianeta ringrazia

Infine, parliamo di un ultimo vantaggio, in realtà molto più importante di quel che si potrebbe pensare. Spesso infatti si sottovaluta l’impatto che i nostri piaceri hanno sul pianeta, tema che ad oggi dovrebbe essere ancora più importante.

In effetti, avere una cantina ha i suoi vantaggi ed è esteticamente affascinante per chi ama collezionare bottiglie pregiate. Tuttavia, mantenere costanti i valori di temperatura e umidità in una stanza di grandezza intermedia, ha i suoi costi. Per costi non si intende solo economici, ma soprattutto ambientali! Quanta energia potresti risparmiare se, al posto di un impianto di aerazione, aveste un semplice elettrodomestico in casa? Le cantinette vino sono ormai sempre più sofisticate e con lieve aumento di prezzo potrete acquistare un modello di classe energetica A o superiore. Questo vi farà risparmiare sulle bollette ma soprattutto contribuirà ad un mondo più ecologico.

Pronti a comprare la vostra nuova cantinetta vino? Non vi resta che scegliere il modello più adatto alle vostre esigenze!

 

Case d’Alto, quando l’amore per la terra regala i frutti più buoni

“Il vino è per l’anima ciò che l’acqua è per il corpo” . Con questa affermazione Mario Soldati, il popolare regista e scrittore, voleva espletare al meglio quello che rappresenta il vino. Infatti, intellettuali e scrittori si sono sempre espressi per esaltare la qualità e la bontà del nettare di bacco, una delle eccellenze indiscusse del patrimonio nazionale, fiore all’occhiello di un territorio che, da Nord a Sud, produce solo bottiglie di prestigio. Case d’Alto è un’azienda agricola situata nell’Irpinia, storica rappresentante di una zona vocata alla vinificazione che, di generazione in generazione, è in grado di esprimere al meglio tutto l’amore per la terra e i suoi frutti.

 

L’azienda e la sua filosofia

Un connubio perfetto tra tradizione e innovazione, è questo il punto di forza dell’azienda, il cui nome deriva da una vigna ultracentenaria che la bisnonna degli attuali proprietari decise di acquistare, spinta dall’amore e la passione per la terra, nonché il desiderio di produrre vini di alta qualità. Attenzione e meticolosità sono le peculiarità che caratterizzano l’azienda agricola situata tra le dolci colline dell’Irpinia in un territorio unico, beneficiato dal clima e dal terroir favorevole alla coltivazione della vite. Essere al passo con i tempi, pur rimanendo fedeli alle tecniche produttive di una volta: è questa la prerogativa dell’azienda. Sul sito web www.casedalto.it è possibile effettuare un percorso virtuale in grado di fornire tutte le informazioni necessarie. Fiano d’Avellino, Taurasi e Aglianico sono i vitigni prodotti e commercializzati dall’azienda perché l’obbiettivo unico è quello di valorizzare e rendere merito a una terra preziosa in grado di regalare solo l’eccellenza. Tutte le etichette sono certificate IGT, DOC E DOCG a dimostrazione di un lavoro che ha nella cura dei dettagli la sua caratteristica migliore. L’azienda si avvale dal 2018 della certificazione biologica, in quanto ogni fase della produzione, dalla vigna alla cantina, si svolge nel massimo rispetto della natura, limitando al minimo l’intervento di macchinari ed evitando l’utilizzo di fitofarmaci dannosi per l’essere umano e l’ambiente. Si evince, pertanto, che nel momento in cui si visita il sito casedalto.it il nostro sguardo viene catturato dalla cura e dalla bellezza di un’azienda moderna che ha a cuore il benessere dei lavoratori e del pianeta e la qualità dei suoi prodotti.

 

I vitigni, il territorio, le bottiglie

L’evoluzione non può essere tale senza il rispetto per le radici, per la storia, per le persone che ne hanno fatto parte. I vitigni tipici del territorio dell’Irpinia hanno un sapore antico, come l’Aglianico le cui origini provengono dal popolo greco e che in seguito al dominio nell’Italia meridionale è stato trapiantato nell’Appennino. La pianta si adatta perfettamente in ogni microclima e territorio, ma predilige i terreni calcarei e argillosi in quanto più ricchi di minerali. Dall’Aglianico si realizza l’Eclissi Irpinia Aglianico DOC, un vino dal color rosso rubino, consistente e ben strutturato dal sapore intenso e piacevole grazie anche alle note balsamiche. Un vero percorso sublimale che cattura tutti i sensi degli estimatori e non solo.
Il Fiano d’Avellino è un vitigno autoctono tipico di 26 comuni della provincia Irpina che predilige l’esposizione a Sud/Est e Sud/Ovest e i terreni argillosi e calcarei. Il Macerato Campania Fiano IGT è un vino di bacca gialla ottenuto solo da uve Fiano dopo una macerazione sulle bucce di 45 giorni. Al naso si presenta fruttato, grazie alla presenza di frutti quali pesca e albicocca, insieme ad un’intensa percezione floreale che conquista il palato di tutti.
Il Taurasi si ottiene dall’invecchiamento dell’Aglianico e costituisce uno dei vini rossi d’eccellenza della nostra penisola. Solo in seguito a 3 mesi di affinamento obbligatorio, di cui 1 in botti di legno si può ottenere il Taurasi DOC, mentre per il DOCG sono necessari 18 mesi. Il risultato è quello di un vino intenso, gradevole e armonico come il Taurasi Riserva Case d’Alto DOCG, adatto a chi ama i piaceri forti e nel contempo morbidi. Un vino caldo dai sentori balsamici e fruttati indicato per accompagnare i primi piatti di carne e gli arrosti.

Il vino è l’espressione più elevata del piacere, la bevanda per eccellenza, quella che accompagna ogni genere di pasto, La cura per i dettagli, la sapienza, l’amore e la dedizione sono quindi caratteristiche da non trascurare e che l’azienda Case d’Alto ha ben sviluppato al fine di creare etichette che siano l’espressione più autentica del territorio. L’azienda agricola è sempre lieta di accogliere i visitatori con gentilezza e calore al fine di assaporare i prodotti ed effettuare un percorso sensoriale che possa catturare l’attenzione e il palato di chiunque.

Franciacorta: la terra delle bollicine

Se c’è una terra delle bollicine per eccellenza nel nostro Paese, questa non può che essere individuata nella Franciacorta. Stiamo parlando di una regione della Lombardia che non è solo sinonimo di vino, ma anche di storia. E, infatti, ecco una produzione vitivinicola di eccellenza, che è il risultato di un viaggio nel tempo che si compone di vere e proprie invenzioni, di scoperte e di ricerche. Si tratta di una vera innovazione, ma anche di una storia che tutti gli amanti del vino dovrebbero conoscere. In primis, è utile specificare che la Franciacorta si trova tra Brescia e il lago d’Iseo, in Lombardia.

La Franciacorta

Quello della Franciacorta è un territorio che da lungo tempo si contraddistingue per la presenza di monasteri importanti. In particolare, è utile menzionare il monastero di Santa Giulia di Brescia, che un tempo era noto come monastero femminile di San Salvatore: a fondarlo fu, nel 753, il re dei Longobardi Desiderio insieme con la sua consorte Ansa. È al 766, in effetti, che risale la prima testimonianza storica che riguarda questa proprietà. In generale, in Franciacorta gli enti monastici sin da prima dell’anno Mille hanno offerto un prezioso contributo, tramite i propri possedimenti, alla creazione e allo sviluppo di una società rurale che è molto legata alla vite e alla sua coltura, complici le condizioni pedologiche e climatiche favorevoli.

La storia del territorio

La Franciacorta è stata anche sede di diverse battaglie: si racconta che Dante Alighieri si sia rifugiato proprio da queste parti in occasioni degli scontri fra ghibellini e guelfi. E in più vanno menzionate le guerre fra Francia e Repubblica di Venezia, per le quali sono diventati celebri i vespri di Franciacorta risalenti al 1509. E venendo a tempi relativamente più recenti, non ci si può dimenticare delle lotte risorgimentali. Insomma, si tratta di un territorio dalla storia importante, dove regni diversi si sono alternati senza che ciò mettesse a repentaglio la vocazione vitivinicola del posto. C’è unanimità fra gli storiografi nel trovare nel 1277 la data della prima volta in cui comparve il nome Franzacurta. Si tratta di una denominazione che richiama le corti franche, vale a dire le corti in cui non si pagavano le tasse. La Franzia Curta è sempre stata una zona di valore per i rifornimenti di vino non solo per Brescia, ma soprattutto per la Valtrompia, per la Valcamonica e per la valle padana.

La produzione di Franciacorta

Oggi i vini franciacorta possono essere comprati comodamente anche su Internet, per esempio attraverso il sito di My Wine Store, che è una enoteca online di comprovata affidabilità ed esperienza. Ma come vengono prodotti i vini Franciacorta? Va detto che il metodo di riferimento prevede delle caratteristiche ben precise e alquanto restrittive. Per esempio, le bottiglie devono essere chiuse per mezzo di tappi in acciaio inox provvisori su cui deve essere apposto il logo F. Inoltre, è necessario che le uve siano raccolte a mano, e che per la produzione di vino di base si possa impiegare unicamente il mosto che si ricava dalle prime due pressature. Un altro requisito da cui non si può prescindere è che i vini che si ottengono dalla fermentazione siano travasati e poi stoccati, una volta che sono stati filtrati, all’interno di botti o vasche. La sola eccezione in tal senso è rappresentata dalle uve Pinot Nero, che vengono separate immediatamente dalla buccia per consentire la vinificazione in bianco.

Che cosa prevede il Metodo Franciacorta

Dopo che la cuvèe è stata assemblata, si aggiunge al vino il cosiddetto sciroppo di tiraggio: si tratta di una soluzione di lieviti attivi e zucchero che favorisce una seconda fermentazione. In seguito, le bottiglie sono disposte in senso orizzontale per la presa di spuma in cantina. È durante questo lasso di tempo che i lieviti che sono rimasti vanno a depositarsi sul fondo della bottiglia. Le tecniche di scuotimento e di sboccatura vengono utilizzate per rimostare i lieviti. Poi dopo che le bottiglie sono state sboccate è possibile rabboccarle con altro vino o con il dosaggio, che è una soluzione zuccherina da cui dipende il livello di dolcezza o di secchezza. Infine, non può mancare la fascetta che riporta la scritta Franciacorta DOCG.

A che temperatura va conservato e servito il vino?

La qualità e le caratteristiche organolettiche di un vino dipendono da diversi fattori, quali la qualità delle uve, le tecniche di vinificazione, i materiali utilizzati, ma anche dalla temperatura. Infatti, sia la temperatura di conservazione che quelle alle quali il vino viene servito, influenzano in modo evidente le caratteristiche organolettiche del vino.

Ad ogni vino quindi corrisponde la sua temperatura ideale di conservazione e di servizio, che non deve essere quindi né troppo bassa né troppo alta.

Sicuramente un vino bianco avrà bisogno di una temperatura più fredda rispetto ad un vino rosso invecchiato che ama la temperatura ambiente. Per questo motivo, non è corretto conservare il vino al frigorifero, che lavora solitamente ad una temperatura troppo bassa, ma se non si ha a disposizione una cantina, sarebbe meglio procurarsi una cantinetta vino, dove è possibile regolare la temperatura così da ricreare l’ambiente ideale per tutte le tipologie di vino.

A quale temperatura conservare e servire il vino?

Uno dei fattori chiave che permette la corretta maturazione di un vino, è la temperatura di conservazione. Infatti, i vini non vanno conservati tutti alla stessa temperatura. Oltre alla scontata differenza tra vini rossi, vini bianchi, rosé e frizzanti, nelle stesse macro-categorie le temperature differiscono a seconda che si tratti di un vino invecchiato oppure un vino più giovane.

Ma precisamente, a quali temperatura vanno conservati i vini?

I vini rossi non amano particolarmente il freddo e prediligono temperatura più alte, le quali oscillano dai 12 ai 18 gradi. Qualcuno di questi vini richiede temperature un po più basse, tra i 10 ed i 12 gradi, ma generalmente la temperatura di conservazione non deve essere mai più bassa di 11° e più alta di 18° o al massimo 20°C. Precisamente, possiamo dividere i vini rossi in due categorie:

  • I vini rossi giovani: i quali contengono meno tannini, vanno serviti a temperature più basse, comprese tra i 14 ed i 16 gradi, così da esaltare le caratteristiche più fruttate e di freschezza floreale;
  • I vini rossi invecchiati: quest’ultimi contengono più tannini, e per sprigionare la loro complessità organolettica, necessitano di temperature più alte, comprese tra i 16 ed i 18 gradi.

Anche i vini novelli, essendo poveri di tannini, possono essere tenuti a temperature più fresche senza perdere le loro qualità, anche se è consigliato non scendere sotto i 12° C e non andare oltre i 14° C.

Il vino bianco invece, si conserva molto bene ad una temperatura inferiore, ma comunque più alta rispetto ai 6°-7°, ovvero la normale temperatura di un frigorifero.

Quindi a meno che non si disponga di una cantinetta frigo, in grado di mantenere i vini alla temperatura ideale, è meglio tirar fuori le tue bottiglie dal frigo ed aspettare qualche minuto, prima di servire il tuo vino bianco ad una temperatura compresa tra gli 8 ed i 12 gradi. Anche in questo caso, esistono due categorie di vini bianchi:

  • I vini bianchi giovani e freschi, i quali vanno bevuti entro pochi mesi dall’imbottigliamento, e vanno serviti entro un range di temperatura compreso tra gli 8 ed i 10 gradi.
  • I vini bianchi più strutturati che, essendo più maturi, necessitano di una temperatura un pochino più alta e compresa tra i 10 ed i 12 gradi.

I vini rosé hanno un po’ le caratteristiche dei bianchi ed un po’ quelle dei rossi e per questa ragione vanno serviti ad una temperatura compresa tra i 12 ed i 14 gradi, ovvero intermedia tra la temperatura di servizio dei bianchi e quella dei rossi.

Infine, i vini frizzanti sono quelli che per esprimersi al meglio hanno bisogno delle temperature più basse. Anche in questo caso possiamo dividere i vini con le bollicine in due categorie, quelli più giovani che necessitano di una temperatura più bassa, e compresa tra i 4 ed i 6° C, mentre prosecco, spumanti e champagne che essendo più maturi vanno tenuti in un range di temperatura compreso tra i 6 e gli 8 gradi.

Quindi conservare il vino al frigo, non è mai una buona idea. Ogni vino necessita di una determinata temperatura per sprigionare tutte le proprie caratteristiche organolettiche e rendere piacevoli le tue degustazioni.

La storia dei vini toscani

In questo articolo vi portiamo alla scoperta della storia dei vini toscani, un pezzo della tradizione italiana.

Ti sei mai chiesto come è nato il vino in Italia? Ne conosci la storia? Ogni parte d’Italia sicuramente ha la sua ma in questo articolo voglio portarti alla scoperta della storia dei vini toscani, tra cui incontriamo Frescobaldi vini, vini importanti che ad oggi sono conosciuti non solo sul territorio nazionale ma anche sul territorio internazionale. Andiamo perciò ad approfondire questo argomento nelle prossime righe.

Tutto ebbe inizio con gli Etruschi

La storia dei vini toscani è molto antica infatti si stima che la creazione dei primi vigneti sul territorio toscano sia dovuto agli etruschi che portarono la viticoltura nel lontano 500 a.C. in quello che all’epoca era chiamato Etruria. Furono poi i romani a svilupparla maggiormente e ad incentivarne lo sviluppo rurale. Per vederlo però diffondersi veramente dobbiamo arrivare all’anno mille quando grazie ai monastici dei Benedettini e dei Vallombrosani la viticoltura divenne molto popolare.

Cosa crearono i monaci?

I monaci furono veramente un tassello importante nella storia dei vini toscani perché si impegnarono nella creazione di piccole attività produttive che avevano il compito di rifornire le scorte dei vescovati che durante quegli anni, parliamo perciò del Medioevo, furono colpiti duramente dalla povertà.

La vera svolta

Fu però poi nel 1282 che ci fu la vera svolta perché sempre nel territorio toscano, più precisamente a Firenze fu fondata l’arte dei Vinattieri ossia una vera e propria società che si occupava di amministrare il commercio del vino, non solo nella città ma anche nel contado fiorentino.

500 anni dopo e le prime 4 zone protette

Dopo circa 500 anni, precisamente nel 1716, fu emanato un importante bando dal granducale di Cosimo III che determinava la protezione di 4 zone vinicole: Chianti, Carmignano, Pomino, Valdarno Superiore. Immagino che non ti risultano nuovo, anche perché formano ancora oggi l’attuale Denominazione di Origine.

Furono consacrati i primi vini nel XIX secolo

Arriviamo poi alla consacrazione dei primi vini, il primo fu l’uvaggio chiantigiano, a seguire il Sangiovese presente sul Canaiolo nero e sulla Malvasia. Nel frattempo però si continuavano le sperimentazioni e si cercava di adattare le vigne francesi al territorio toscano.

Arriviamo ai giorni nostri: Arriviamo poi agli anni recenti con il 1963 e i primi riconoscimenti importanti:

  • La Vernaccia di San Gimignano viene riconosciuto marchio DOC.
  • Brunella di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano ricevono il marchio DOGG.

A partire dagli anni 80 vennero introdotti nuovi metodi e soprattutto si cominciò a sperimentare l’uso di vigneti di altre regioni per produrre un unico vino. Venne così riscoperto gran parte del territorio che fino ad allora era magari destinato ad altro uso o in totale disuso come ad esempio la costa tirrenica.

I vini toscani oggi sono una garanzia sia sul territorio italiano che mondiale.

Vino da meditazione: i calici per una migliore degustazione

Per vini da meditazione si intendono tutti quei vini strutturati per i quali non è necessario alcun abbinamento al cibo. Il vino da meditazione può, infatti, essere degustato da solo poiché racchiude delle qualità organolettiche che vengono apprezzate in un lasso di tempo più lungo rispetto alla durata di una cena. Tra i vini da meditazione ricordiamo, ad esempio, i vini più liquorosi come il Passito di Pantelleria o il Vin santo toscano. Analogamente, tra i vini rossi includiamo quelli da lungo invecchiamento, come il Barolo, l’Amarone o il Cannonau di Sardegna DOC.
Per assaporare un vino da meditazione è importante dunque prendersi il giusto tempo, per rilassarsi e comprendere il vino, nella sua complessità di sapori e sentori. Per assaporare il vino da meditazione e cogliere tutte le sue sfumature è altresì importante scegliere i giusti calici.

Vino da meditazione: i calici più indicati

La forma del bicchiere, oltre a presentare il vino da un punto di vista estetico, è importante per esaltare il colore, il profumo e le sue caratteristiche organolettiche .
Innanzitutto, il materiale più indicato per i calici per vino da meditazione è il vetro sottile o cristallo, trasparente e liscio. E’ consigliabile lavare i calici a mano, con la sola acqua calda, asciugandoli poi con un panno. Inoltre, per degustare al meglio il vino da meditazione è sufficiente riempire il calice fino ad un terzo della sua capacità, se il bicchiere è piccolo. Mentre se il calice è più grande va riempito per un quarto della sua capacità, tenendo il bicchiere dallo stelo e non dalla coppa. Per quanto riguarda i modelli di calice più indicati, citiamo:

  • il sauternes, ideale per vini da meditazione, vini dolci e muffati;
  • il grand ballon, perfetto per i vini da lungo invecchiamento e particolarmente strutturati;
  • il tulipano piccolo, indicato per i passiti e i vini dolci.

Lo stelo sottile ed allungato, dei calici per vino, oltre a conferire un effetto elegante alla presentazione del prodotto, è importante per garantire una migliore manegevolezza del bicchiere, evitando il più possibile il contatto della mano con il bevante per non compremetterne la perfetta temperatura di degustazione.

Precisiamo comunque che il vino da meditazione, seppur si presti maggiormente per una degustazione fuori pasto, può essere abbinato ad alcuni piatti dai sapori particolari , tra cui i formaggi erborinati e stagionati oppure, in riferimento ai vini da meditazione come i passiti, si abbina perfettamente i dolci a base pasta di mandorle e biscotti come i cantucci, e infine si potrà degustare accompagnato da un cioccolato particolare.