Come vendere vino a Dubai

Quali sono gli aspetti che devono essere tenuti in considerazione da chi ha intenzione di vendere vino a Dubai? In primo luogo, è bene sgombrare il campo dagli equivoci: anche se si sta parlando di un Paese in prevalenza musulmano, la vendita di vino e di altri alcolici è permessa. Non solo è tollerata, insomma, ma è anche desiderata, apprezzata e incentivata, al punto che gli Emirati Arabi – di cui Dubai fa parte – negli ultimi anni sono diventati un vero e proprio punto di riferimento da questo punto di vista. D'altra parte, in presenza di un numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo così elevato, sarebbe stato sorprendente il contrario.

Addirittura, un report fornito dal Foreign Agricultural Service degli Stati Uniti riferisce di un mercato che, anno dopo anno, conosce una crescita pari all'8%. Se nel 2010 negli Emirati le importazioni di vino avevano toccato i dieci milioni di litri, per un giro di affari superiore ai 50 milioni di dollari, non è difficile calcolare a quale livello si sia arrivati negli ultimi anni. Attenzione, comunque, perché l'importazione degli alcolici è permessa, ma ciò non vuol dire che sia libera: infatti, per vendere vino a Dubai e distribuirlo è necessario fare riferimento ad alcuni importatori specifici che dispongono di un'autorizzazione da parte del governo.

Tra i fattori su cui è bene concentrare l'attenzione c'è quello relativo ai dazi doganali: oltre alla tariffa pari al 50% in vigore sugli alcolici, è necessario calcolare una tassa al consumo pari al 30%. Il mercato del vino a Dubai è, in sintesi, in netta crescita: tra i più amati e venduti, oltre a quelli italiani, ci sono quelli tedeschi e quelli alsaziani. Il consumo, come è facile immaginare, è appannaggio soprattutto dei non musulmani (si pensi che i musulmani possono acquistare al massimo due litri di alcol o vino, mentre non ci sono limitazioni di questo genere per chi non è musulmano). Fermo restando che si ha a che fare con una burocrazia che non è per nulla semplice, dunque, gli imprenditori interessati a esportare devono sapere che le aziende principali nell'ambito della distribuzione sono la MMI – acronimo di Maritime Mercantile International – e la A&E – acronimo di African & Eastern -. 

Infine, l'ultimo elemento da non dimenticare per vendere vino a Dubai è quello che riguarda la traduzione in lingua di tutti i documenti, delle etichette e di ogni altro allegato: a questo proposito, non si può fare a meno di rivolgersi a un'agenzia di traduzione specializzata del settore per avere la certezza di usufruire di un servizio impeccabile e ottimale.

Negroamaro di Puglia

 

Il prodotto più rappresentativo dell’enologia della Puglia è il Negroamaro, un vino rosso profumato e dal sapore persistente e fresco. E’ un vino rinomato ed apprezzato anche fuori dai confini nazionali grazie al suo corpo importante e agli aromi intensi e piacevoli.

 

Il Negroamaro

Il Negroamaro è il vitigno più diffuso in Puglia e si trova, in particolare, nel Salento e nelle provincie di Taranto e Brindisi. Le sue origini, non completamente certe, si fanno risalire all’epoca della dominazione greca. Il nome Negroamaro potrebbe derivare da termini romani e greci indicanti il colore nero intenso delle uve.

A renderlo unico sono le caratteristiche dei terreni, spesso argillosi e calcarei, ed il clima piuttosto caldo. Il forte irraggiamento solare, garantisce alle uve una maturazione perfetta e un’ottima quantità di zucchero.

Il Negroamaro è un vino di corpo, elegante raffinato la cui gradazione alcolica può addirittura essere maggiore a 14 gradi. Viene vinificato sia in rosso che in rosato.

Le uve Negroamaro sono impiegate sia in purezza che in abbinamento alla Malvasia Nera per i vini della DOC Salice Salentino. In base al disciplinare del Salice Salentino, il Negroamaro può essere completato al massimo per il 15% da Malvasia Nera. Le uve Negroamaro sono inserite n ei disciplinari dell’Alezio DOC, del Galantina DOC, del Leverano DOC, dello Squinzano DOC, del Matino DOC, del Nardò DOC e del Copertino DOC.

 

Caratteristiche sensoriali del Negroamaro

 

Il Negroamaro classico ha un colore rosso rubino brillante che si modifica con l’invecchiamento giungendo a diventare granato e poi con venature arancioni. I suoi sentori si amplificano con l’invecchiamento che, in genere, viene effettuato in botte.

I profumi del Negroamaro di Puglia sono vibranti e si richiamano ai frutti, come amarene e bacche, e spezie come vaniglia e tabacco. Il Negroamaro classico ha un sapore persistente e un retrogusto leggermente astringente ma comunque rotondo e molto piacevole che lo caratterizzano come vino da tutto pasto. Le uve vinificate in purezza all’esame gustativo si contraddistinguono per un finale tendente all’amaro e una grande aromaticita.

E’ un vino forte e tanninico che si presta ottimamente ai primi piatti tipici della Puglia e ai tanti pani tradizionali, compresa la focaccia. Il Negroamaro si rivela adatto al pesce, anche in zuppa, e alle carni come quelle bianche dell’agnello; si apprezza con i formaggi ed altri prodotti locali, come le verdure e i legumi, ceci in particolare.

La versione rosata del Negroamaro di Puglia, ricca di profumi di spezie e fiori, si può accostare con formaggi freschi, crostacei e molluschi.

Eleonora Casula

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Alla ricerca del migliore vino del Lazio

L'Italia della bella vita, l'Italia del buon cibo è anche l'Italia dell'ottimo vino. Sono molte le regioni italiane che producono un vino estremamente buono. Una di queste è il Lazio.

Come si produce il vino?

Quello che arriva sulla nostra tavola è l'atto finale di un lunghissimo processo in almeno sei fasi.

La prima fase è quella della vendemmia, La più pesante ma anche quella più romantica e dentro l'immaginario comune. Anticamente era fatta a mano, oggi invece, a causa della mancanza di manodopera, viene eseguita meccanicamente, ma è piùà grossolana poiché non permette di fare una cernita dei grappoli da cogliere in base, ad esempio, alla maturazione o all’integrità degli acini.

Poi, la pigiatura. In pochi, nelle regioni dove il vino è una delle risorse, non hanno pigiato i chicchi con i piedini all'asilo. La fermentazione,  o vinificazione, può durare da 1 giorno a 1 settimana, ma può essere anche prolungata fino a 10 giorni quando si tratta di vini più complessi. Questo processo avviene differentemente se si tratta di vini bianchi o rossi. Se il mosto non viene fatto fermentare e viene separato dalle bucce e filtrato, si otterranno vini bianchi, per i vini rosati invece si esegue una parziale vinificazione in bianco.

Il vino rosso, infine, si ottiene lasciando fermentare il mosto macerando insieme a bucce, semi e raspi, che rilasciano il colore tipicamente rosso.

Infine, l'invecchiamento: ossia si travasa il vino, purificato dai residui solidi e dalle vinacce che rimangono sul fondo dei tini, nelle botti dove avvengono una seconda fermentazione e un’ulteriore trasformazione dello zucchero residuo. La temperatura deve mantenersi a 15°C.

A questo punto, i vini bianchi sono pronti per essere imbottigliati, mentre per i vini rossi inizia l’invecchiamento, che può durare fino a 5 anni.

I vini laziali

I migliori vini laziali sono stati individuati per questo 2016.

per i vini rossi:

  • – Cesanese del piglio Docg superiore Romanico 2013

  • – Cesanese di Olevano Romano Doc Consilium 2011
     

per i bianchi:

  • – Frascati superiore Docg riserva Luna Mater 2014

 

  • – Civitella d’Agliano Igt Grechetto Poggio della Costa 2014

 

  • – Lazio Igt Grechetto Ametis 2014

 

  • Lazio Igt Grechetto Poggio Triale 2013

 

  • – Lazio Igt Malvasia puntinata Cardito 2014

 

  • – Moscato di Terracina Doc secco Oppidum 2014

 

Per gustare una di queste prelibatezze direttamente dalle cantine, consigliamo di alloggiare in uno dei tanti alberghi a Roma e partire per un tour enogastronomico alla scoperta dei vini laziali. 

Il vino Prosecco si distingue dallo Spumante

Molto spesso ci chiediamo se il Prosecco è un vino oppure uno spumante.
Il Prosecco fondamentalmente è un vino bianco elegante, dotato di un profumo fruttato e floreale ricavato da un vitigno di uva di nome Glera, tipico delle regioni del Veneto, escluso Verona e Rovigo e Friuli Venezia Giulia, ma viene prodotto anche in Piemonte.
Secondo il Disciplinare, la produzione delle varianti spumante o frizzante è possibile anche in aree diverse da quelle di produzione delle uve, in questo caso rientra anche il Piemonte, che produce Prosecco da moltissimi anni.
La versione Prosecco Spumante è caratterizzata da una capsula che ricopre la gabbietta e il tappo a fungo.
Il Prosecco spumante DOCG riporta la parola superiore sull'etichetta accanto alla scritta Prosecco, questa è una dicitura obbligatoria a garanzia della Denominazione di Origine Controllata, la pressione del vino spumante deve superare i 3.5 bar.
Il Regolamento CE479/08 della normativa UE definisce lo spumante un prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto di uve e di vino, caratterizzato da uno sviluppo di anidride carbonica alla stappatura del recipiente, proveniente escusivamente dalla fermentazione e se conservato in recipienti chiusi, presenta una sovrapressione non inferiore a 3 bar, dovuta all’anidride carbonica e per il quale il titolo alcolometrico totale delle partite cuvée destinate alla sua elaborazione non è inferiore a 8.5% vol.

Ciò che contraddistingue il Prosecco dallo spumante è che il Prosecco è un vino, giallo paglierino, leggero e delicato, che può anche non essere frizzante. La versione del Prosecco Frizzante, quello delle bollicine, possiede il tappo senza capsula, per dare la possibilità di non confondersi con il Prosecco Spumante, sull'etichetta è scritta la parola "Frizzante", l'unica differenza fra i due tipi di vini è la pressione, che per il frizzante non deve superare i 2.5 bar.
Lo spumante invece è il prodotto ottenuto dalla prima e dalla seconda fermentazione del mosto. Ricavato da uve di prima qualità raccolte a mano, il mosto pigiato si lascia fermentare, per dare origine alla classica spumatizzazione. Con alcune lievi differenze a seconda della classe qualitativa a cui appartiene il vino, lo spumante è ideale per accompagnare dolci e dessert. Il processo di produzione dello spumante utilizza il metodo Charmat, occorre un mese affinché il vno divenga spumante, aggiungendo poi lieviti e zucchero. Il vino Prosecco è invece un vino giovane, ideale per gli aperitivi e per accompagnare i pasti in modo fresco e gustoso.
Esistono vari tipi di Prosecco: quello Brut, l'Extra-Dry, oppure il Dry, la versione Brut è meno dolce, mentre la versione Dry è quella più dolce, l'Extra-Dry è la via di mezzo tra i due tipi.

Il Prosecco Brut è la categoria che contiene meno zucchero, presenta infatti meno di 12 grammi di zucchero per litro.
Il sapore è pieno, leggermente acidulo e lievemente fruttato: risulta quindi ideale per accompagnare un pasto, in virtù del suo gusto particolarmente intenso si presta molto a tutti i tipi di antipasti, primi piatti a base di pasta, risotti, carni bianche, pesce e formaggi freschi e di media stagionatura.
Il Prosecco Dry comprende il prosecco più dolce, con un residuo di zucchero tra i 17 e i 32 grammi per litro.
Il Prosecco Extra-Dry ha un residuo zuccherino che si aggira tra i 17 e i 32 grammi a litro.
Un quarto della produzione di Prosecco è piemontese e viene prodotto prevalentemente nella categoria "Frizzante" Queste aziende negli anni hanno sostenuto uno sforzo economico incredibile, per promuovere a livello internazionale il marchio Prosecco, portando il vino ad essere considerato non un prodotto tipico di zona di produzione, ma un autentico prodotto Made in Italy.
Dopo una lotta durata moltissimi anni è stata riconoscuiuta la DOC per il prosecco.
Il Comitato Nazionale per la Tutela Vini a denominazione di origine controllata DOC e IGT in un incontro a Roma, ha espresso parere favorevole alla proposta di riconoscimento della nuova DOC Prosecco, finalizzata al rafforzamento della tutela dei vini già commercializzati, con riferimento a DOC e IGT piemontesi.

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