CANNONAU: IL VINO TIPICO DI CAPO FERRATO

Come per altre regioni italiane, anche la Sardegna presenta una pregiata offerta enogastronomica derivante da prodotti di alta qualità. Tra i vini più noti e prelibati c’è il Cannonau che si ricava dall’omonimo vitigno a bacca nera che risulta il più diffuso in questa isola. Anche se in tutta la Sardegna si trovano vigneti coltivati con questo vitigno, sono le zone centrali quelle dove si trova la maggior coltivazione.
Erroneamente si pensava fino a poco tempo fa che questo vitigno fosse stato importato dalla Spagna nei secoli scorsi ma, grazie a dei ritrovamenti archeologici si è potuto stabilire con una certa esattezza che non era questa la realtà. La smentita si è acclarata ritrovando dei vinaccioli di Cannonau addirittura risalenti a circa 3200 anni fa che sono stati recuperati nella valle del Tirso a Sa Osa, a Villanovafranca e a Dous Nuraghes, il villaggio nuragico di Borore. Questa scoperta ha determinato il fatto che questo vino risulta essere quello più antico di tutto il Bacino del Mediterraneo le cui origini sono sostanzialmente autoctone.
Le ricerche condotte grazie agli scavi effettuati agli inizi degli anni duemila a Borore proprio all’interno della zona archeologica di Dous Nuraghes, hanno portato alla scoperta di centinaia di vinaccioli di vite antichissimi carbonizzati dal tempo che sono risalenti al 1200 a.C.
La strabiliante scoperta archeologica ha accesso un faro sul sito di Dous Nuraghes e sulle abitudini delle popolazione che lo hanno abitato e che erano avvezze alla coltivazione della vite di Cannonau e alla conseguente produzione del vino. Questo ha permesso di rettificare quanto si era ipotizzato fino a questo ritrovamento e che recitava che questo vitigno era originario del Caucaso e della Mesopotamia successivamente importato in Turchia, Egitto, Grecia ed infine grazie ai Fenici, distribuito in tutta l’area mediterranea.
Vero è che il popolo fenicio importò delle novità in tutti i Paesi da loro toccati nei loro commerci ma in Sardegna, la coltivazione della vite per la produzione del vino, era ben conosciuta da secoli.

UN VINO CHE E' UNA GARANZIA

Gli amanti dell'enogastronomia che soggiornano in Costa Rei presso l’ iGV Santagiusta oltre a godere dei servizi di un Resort organizzato come un villaggio turistico in Sardegna di alto profilo, potranno degustare la bontà di questo vino e rendersi conto di cosa significa il buon bere.

Tornando a parlare del vino DOC Cannonau, questo può essere vinificato rosso o rosato e si ottiene dal 99% di uve Cannonau e solo l’1% con altri vitigni sempre di locale produzione. Il vino deve obbligatoriamente essere invecchiato minimo un anno entro il quale almeno un semestre in botti di castagno o di rovere come impone il disciplinare.
Il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è specificatamente prodotto solamente se le uve che lo compongono sono provenienti da vitigni coltivati a Muravera, Castiadas, Villasimius, Villaputzu e San Vito. Anche il Cannonau di Sardegna di Capo Ferrato ha la qualifica di vino DOC. I vigneti devono essere vista mare e possibilmente residenti su terreni di disfacimento granitico che devono essere a circa sette metri di altezza sul livello del mare. Le uve regalano un rosso più che robusto che è caratterizzato da una piacevole gradazione di circa 13,5°.
Come avviene normalmente per altri vini rossi e indipendentemente dal fatto che sia prodotto su un’isola, il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è indicato per accompagnare arrosti, carne rossa, cacciagione e formaggio ovino sardo DOP proprio per via del suo sapore corposo che regala un retrogusto dove si può avvertire la presenza di piante aromatiche del territorio.

Vino e turismo in Italia

L’Italia è il primo paese produttore al mondo e il secondo per esportazione di vini cresce il fatturato dei vini italiani toccando la punta record: nel 2015, 10 miliardi.

Cresce anche il numero degli addetti e occupati in questo settore.

In questo momento cosi difficile il settore del vino fornisce opportunita’ di lavoro nella ristorazione agricoltura, turismo e altri settori inerenti.

L’Italia è il paese al mondo con la più antica tradizione legata al vino. Uno dei nomi attribuiti dai Greci alla nostra Penisola è stato : Enotria tellus, cioè terra del vino.

Ogni italiano nel momento in cui nasce diventa cittadino di ENOTRIA ed è naturale amico del vino.

La storia della viticoltura italiana risale agli anni intorno al 1000 a.c. quando i Greci conquistarono il bacino del Mediterraneo: durante le loro campagne di colonizzazione introdussero la coltivazione della vite nel nostro Paese, prima in Sicilia e Calabria per diffonderli verso il nord.

Il turismo del vino significa degustazione e acquisti fatti direttamente “in fattoria”.

Una tradizione, quella legata al vino nelle nostre campagne, che è l’ingrediente più stimolante dell’agriturismo: luoghi dove si può degustare e acquistare direttamente presso il produttore.

Sul turismo del vino sono stati condotti degli studi che hanno portato alla conclusione che il turismo del vino si integra con il turismo gastronomico creando un connubio molto importante.

Il turismo enogastronomico è legato alla buona cucina, all’acquisto di prodotti tipici, all’educazione alimentare.

La maggior parte degli agriturismi sono produttori di vino e protagonisti del turismo dello stesso.

Molti turisti stranieri vengono in Italia per le vacanze, per il buon vino e buon cibo.

E’ in crescita il numero delle cantine che investono a favore dell’accoglienza rendendo la loro cantina in un luogo aperto per incontri, eventi culturali, manifestazioni.

Dietro ogni sorso di vino c’è una storia e andare per cantina è il modo migliore per conoscerla.

Siamo il paese con il più alto numero di vitigni utilizzati (200) seguiti dalla Francia ( 87), siamo i maggiori produttori di vino (44,4 milioni di ettolitri nel 2014). Una dote così importante dovrebbe costituire un punto di forza per la nostra terra.

L’Italia dovrebbe essere al primo posto nel mondo enoturistico però ci sono altri paesi che ci stanno sorpassando (USA, Australia, Cile, Argentina) che hanno adottato un modello diverso con imprese giovani e di grandi dimensioni forte approccio al business e al marketing.

Gli organi di governo istituzionale territoriale e imprenditoriale devono cercare di promuovere strategie che facciano emergere il potenziale ancora non espresso dei nostri territori vitinicoli.

Un esempio di buon lavoro è dato dai Comuni del Chianti (San Casciano in val di Pesa, Tavernelle val di Pesa, Poggibonsi) grazie ad investimenti e politiche mirate ad accrescere la conoscenza dei territori, si sono valorizzate anche le bellezze artistiche di città come Firenze, Siena e la natura magnifica della Toscana.

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