Sagrantino e Medioevo nel cuore dell’Umbria

 

Hai bisogno di un consiglio di viaggio per abinare le tue prossime vacanze a un tour enogastronomico in Umbria? Piuttosto del solito hotel questa volta pensa alla scelta di una struttura turistica differente.

Prova a cercare sui motori di ricerca agriturismo Umbria e inizia a sfogliare la lista dei risultati. Per un soggiorno nella natura, non c’è di meglio che un agriturismo nel cuore verde d’Italia. L’Umbria ti riserva tante bellezze, un patrimonio storico e artistico di inestimabile valore, una fitta rete di sentieri per le tue escursioni e qualche prezioso tesoro della tavola.

Da dove iniziare? Se sei già stato in Umbria per lavoro o in vacanza, e conosci già le maggiori città d’arte, ti consigliamo una meta speciale. Si chiama Montefalco e appartiene alla selezione dei Borghi più Belli d’Italia. Sulle guide turistiche la troverai citata anche come “ringhiera dell’Umbria”. Il motivo? Presto detto. Montefalco si trova su un colle panoramico, nel bel mezzo della vallata umbra che va da Perugia a Spoleto.

Se decidi di visitare il borgo nel prossimo mese, potrai partecipare all’Agosto Montefalchese, l’appuntamento clou dell’estate in Umbria. Sono tre settimane di feste, giochi, rievocazioni storiche e sfilate in costume. L’evento più atteso dell’Agosto Montefalchese è la corsa del bove: si tratta di un antico gioco medievale, preceduto da un corteo storico composto da ben quattrocento figuranti. Niente esibizioni cruenti: l’uso degli animali è bandito; la corsa del bove, nella sua versione moderna, consiste in una staffetta di corridori, uno per ogni quartiere del borgo. Oltre che nella corsa del bove, le contrade di Montefalco si sfidano in prove di abilità con la balestra e con le bandiere. Il premio? Il titolo del Falco d’Oro, ambitissimo da tutti i partecipanti.

Montefalco è festa, musica e buona tavola. Il borgo è la considerata la piccola capitale del vino rosso più pregiato dell’Umbria. Hai mai assaggiato il Sagrantino di Montefalco DOCG? Lo si produce solo in questo piccolo spicchio di terra della provincia di Perugia, nei comuni di Montefalco, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria, Bevagna e Castel Ritaldi. Ha un sapore caratteristico, tannico, asciutto e armonico e il suo colore è intenso, un bel rosso rubino carico di passioni. Lo puoi assaggiare in tutte le taverne del centro storico di Montefalco o nelle tenute vitivinicole degli immediati dintorni.

Il Sagrantino è un vino da meditazione, da sorseggiare con lentezza: puoi abbinarlo agli arrosti di carne rossa, ai piatti di cacciagione o ai tipici formaggi stagionati del centro Italia. Una vacanza così non puoi proprio perdertela.

 

Profumi & Sapori del Chianti

 

PROFUMI & SAPORI DEL CHIANTI

Centro storico pedonale e giardini pubblici San Casciano V. P.

20 & 21 Maggio 2017

Eccole, son tornate a fiorire le rose a San Casciano!

L’associazione Pro Loco, con il patrocinio comunale e in collaborazione con Rose Barni e altri vivaisti toscani, riempirà il centro storico di rose, piante aromatiche e officinali, hydrangee, e molte altre fioriture profumate.

Nelle vetrine dei negozi, che resteranno aperti anche la domenica, si potranno ammirare opere di artisti locali. La sede Pro Loco ospiterà: “I Profumi di Boboli” ed i ricami dell’associazione Impara L’Arte. In Piazza della Repubblica, per tutto il weekend faranno bella mostra di sé gli animali da cortile, con laboratori e attività ricreative per bambini di tutte le età. Nel pomeriggio della domenica avrà luogo la tanto attesa gara di trattori-tagliaerba, che vedrà rappresentanti di ciascun comune del Chianti sfidarsi in sella ai rombanti trattori.

Sotto le mura, infine, sarà possibile degustare specialità “alla griglia” dei macellai locali, abbinate ad un buon bicchiere di Chianti Classico.

 

Una kermesse di profumi e sapori chiantigiani.

 

Bianchello del Metauro: un vino che si fa bere

Un vino delicato, che si fa bere, ma che può sorprendere con note armoniose.

Un vitigno che ha origini antiche
Il vitigno del Bianchello del Metauro si creda abbia origine molto antiche, si narra che sia stato proprio questo vino a fiaccare le armate cartaginesi di Asdrubale, che proprio nella battaglia del Metauro vennero sconfitte dalle legioni romane di Gaio Claudio Nerone. Si narra infatti, che le armate cartaginesi bevvero con gioia e delizia un vino bianco che ne deliziò animi e corpi, tanto da renderli ben poco pronti per la battaglia che sarebbe seguita. Il vitigno è in Bianchello o Biancame, annesso con il marchio D.O.C. solo in alcuni comuni del medio e basso Metauro, zona situata a ridosso degli Appennini nella pronvincia di Pesaro-Urbino.

Il biaco vino che si vuol far bere
Il vino D.O.C. Bianchello del Metauro è un vino gentile, fresco e dalla facile bevuta, ha un giallo paglierino caratteristico, dal sapore delicato, armonico e fresco e da note molto delicate, che lo rendono gentile e gioviale. In passato il vino non rappresentava un'eccellenza, infatti era relegato ai pochi conoscitori, che lo amavano proprio per la facilità con cui si beveva e con l'allegria che poteva donare, anche con un semplice bicchiere poiché la leggerezza del vino e la sua freschezza lo rendono un vino amabile. Oggigiorno invece, il Bianchello del Metauro ha acquisito qualche connotazione particolare, anche grazie all'aggiunta di una parte di vitigno di Malvasia oltre al vitigno predominante, i quali hanno donato una personalità maggiormente unica e anche una longevità maggiore, apprezzati da un maggior numero di intenditori.

Il Bianchello del Metauro dell'azienda vinicola Crespaia
Sono pochi i vini D.O.C. Bianchello del Metauro a poter davvero sorprendere con le loro caratteristiche uniche e perticolari, uno di questi è prodotto dall'azienda vinicola Crespaia, che ne produce due tipi differenti, il classico e quello di categoria Superiore, quest'ultimo si contraddistingue per le sue note più soavi, fresche, date da un una fermentazione diversa, maggiormente più lunga, che donano un color giallo paglierino più intenso, un arricchimento di sapore e odore, che rendono questo Bianchello del Metauro un vino sempre facile da bere, ma che si contraddistingue per toni unici e diversi dai canoni normali. L'azienda vinicola Crespaia presenta i suoi vini con tutta la maestria e la passione dei viticoltori di una volta, in un luogo dedicato principalmente alla produzione del buon vino, in un ambiente ricco di fascino, tra ulivi e paesaggi tipici dell'Appennino della provincia di Pesaro-Urbino.

CANNONAU: IL VINO TIPICO DI CAPO FERRATO

Come per altre regioni italiane, anche la Sardegna presenta una pregiata offerta enogastronomica derivante da prodotti di alta qualità. Tra i vini più noti e prelibati c’è il Cannonau che si ricava dall’omonimo vitigno a bacca nera che risulta il più diffuso in questa isola. Anche se in tutta la Sardegna si trovano vigneti coltivati con questo vitigno, sono le zone centrali quelle dove si trova la maggior coltivazione.
Erroneamente si pensava fino a poco tempo fa che questo vitigno fosse stato importato dalla Spagna nei secoli scorsi ma, grazie a dei ritrovamenti archeologici si è potuto stabilire con una certa esattezza che non era questa la realtà. La smentita si è acclarata ritrovando dei vinaccioli di Cannonau addirittura risalenti a circa 3200 anni fa che sono stati recuperati nella valle del Tirso a Sa Osa, a Villanovafranca e a Dous Nuraghes, il villaggio nuragico di Borore. Questa scoperta ha determinato il fatto che questo vino risulta essere quello più antico di tutto il Bacino del Mediterraneo le cui origini sono sostanzialmente autoctone.
Le ricerche condotte grazie agli scavi effettuati agli inizi degli anni duemila a Borore proprio all’interno della zona archeologica di Dous Nuraghes, hanno portato alla scoperta di centinaia di vinaccioli di vite antichissimi carbonizzati dal tempo che sono risalenti al 1200 a.C.
La strabiliante scoperta archeologica ha accesso un faro sul sito di Dous Nuraghes e sulle abitudini delle popolazione che lo hanno abitato e che erano avvezze alla coltivazione della vite di Cannonau e alla conseguente produzione del vino. Questo ha permesso di rettificare quanto si era ipotizzato fino a questo ritrovamento e che recitava che questo vitigno era originario del Caucaso e della Mesopotamia successivamente importato in Turchia, Egitto, Grecia ed infine grazie ai Fenici, distribuito in tutta l’area mediterranea.
Vero è che il popolo fenicio importò delle novità in tutti i Paesi da loro toccati nei loro commerci ma in Sardegna, la coltivazione della vite per la produzione del vino, era ben conosciuta da secoli.

UN VINO CHE E' UNA GARANZIA

Gli amanti dell'enogastronomia che soggiornano in Costa Rei presso l’ iGV Santagiusta oltre a godere dei servizi di un Resort organizzato come un villaggio turistico in Sardegna di alto profilo, potranno degustare la bontà di questo vino e rendersi conto di cosa significa il buon bere.

Tornando a parlare del vino DOC Cannonau, questo può essere vinificato rosso o rosato e si ottiene dal 99% di uve Cannonau e solo l’1% con altri vitigni sempre di locale produzione. Il vino deve obbligatoriamente essere invecchiato minimo un anno entro il quale almeno un semestre in botti di castagno o di rovere come impone il disciplinare.
Il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è specificatamente prodotto solamente se le uve che lo compongono sono provenienti da vitigni coltivati a Muravera, Castiadas, Villasimius, Villaputzu e San Vito. Anche il Cannonau di Sardegna di Capo Ferrato ha la qualifica di vino DOC. I vigneti devono essere vista mare e possibilmente residenti su terreni di disfacimento granitico che devono essere a circa sette metri di altezza sul livello del mare. Le uve regalano un rosso più che robusto che è caratterizzato da una piacevole gradazione di circa 13,5°.
Come avviene normalmente per altri vini rossi e indipendentemente dal fatto che sia prodotto su un’isola, il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è indicato per accompagnare arrosti, carne rossa, cacciagione e formaggio ovino sardo DOP proprio per via del suo sapore corposo che regala un retrogusto dove si può avvertire la presenza di piante aromatiche del territorio.

Feste e spumanti.

Feste che passione.

Da sempre si tende a divertirsi, mediante l’aggregazione, l’organizzazione di cene, pranzi e feste di ogni tipo. In estate l’organizzazione di tali eventi è più ricorrente, sarà il clima, il sole, le giornate più lunghe. In questo periodo dell’anno si organizzano molte feste private a Roma. Tali ricorrenze spesso si tengono in ville private, in locali o altre location Ciò che non manca oltre, ad un banchetto, buffet o rinfresco, è lo spumante, le famose bollicine italiane. Circa due anni fa, tale vino è stato il più acquistato nel mondo, superando anche gli spumanti più famosi. La bellezza delle feste è data dagli addobbi, dalla luce soffusa delle candela, dalla presenza di donne molto belle ed eleganti, che per l’occasione sfoggiano abiti incantevoli.

Vini frizzanti italiani.

Le bollicine sono dappertutto, da Nord a Sud, l’arte dello spumante ha preso piede. I vini frizzanti si sposano bene con molte pietanze, da qui nasce un connubio tra l’arte culinarie e le bollicine. In Italia la vocazione e tradizione è tipica di tutte le sue regioni. In Trentino, la zona di produzione dei vigneti arrivano fino a 7000 8000 metri di altitudine. In Tale regione, pensando che si potesse compensare la diversa latitudine con la maggiore altitudine, per lasciare alle uva l’indispensabile freschezza, si pensò sapientemente di produrre non solo champagne ma anche spumante. L’idea ebbe molto successo. Anche in Alto Agide si produce un ottimo pinot nero e bianco. In Lombardia propone una vasta gamma di spumanti di buona qualità al giusto prezzo. La Valle d’Aosta ha vigneti fino a 1200 m, si producono vini frizzanti molto interessanti, sia dal punto di vista aromatico che gustativo. Il Veneto eccelle per la lavorazione dei prodotti artigianali, per l’utilizzo di uve solo sue e per la biodinamica. Il Friuli Venezia Giulia è famoso per lo chardonnay. In Emilia Romagna la tradizione dei vini frizzanti si perde nella notte dei tempi, la regione ha grandi potenzialità anche per le uve autoctone. Ovviamente la Toscana è famosa per l’Elba Bianca Per il crescente successo del prosecco DOC DOCG, l’Italia è diventata maestra nella produzione di vini spumanti.

Metodi di produzione.

Con il metodo classico, equivalente al metodo francese Champenoise, utilizzabile solo per la produzione dello champagne, la rifermentazione avviene in bottiglia con l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati. Le uve utilizzate per il Franciacorta sono Chardonnay e Pinot nero. IL periodo di rifermentazione è di diciotto mesi, prima di essere sottoposto alla sboccatura. Il Metodo Charmant detto anche Martinotti dal nome del suo inventore, prevede la rifermentazione controllata in grandi recipienti. Adatto a produrre vini fruttati, utilizza anche recipienti a tenuta stagna. E’ utilizzato per la produzione del moscato. La fermentazione in autoclave va dai trenta giorni sino ai tre sei mesi. Il vino una volta imbottigliato deve essere consumato entro pochi mesi per mantenerne la freschezza e gustarlo al meglio.

L’Italia culla di cultura, come emerge da numerose statistiche, ha superato la Francia, ciò inorgoglisce tutto il Paese, la cui tradizione millenaria, sapiente

Viaggio alla scoperta dei vini campani

Una regione tra le più belle ed affascinanti dell'intera penisola, la Campania, sa offrire ai suoi visitatori cultura, storia, tradizioni, bellezze architettoniche e paesaggistiche, ma anche prelibatezze enogastronomiche. Proprio la cucina campana è una delle migliori rappresentanti di quella italiana, tanto rinomata ed apprezzata a livello internazionale. Altro fattore positivo è che Napoli e le altre province sono facilmente raggiungibili da altre regioni o città, come Roma ad esempio. Appunto per questo, è meta anche giornaliera di quei turisti, ospitati nei diversi hotel presso la stazione Termini, che amano fare brevissimi viaggi o soggiorni nelle più belle località nei pressi della Capitale o limitrofe al Lazio. La Campania riesce a far innamorare i propri visitatori non solo grazie alla propria cucina prelibata, ma anche per i suoi tanti e gustosi vini presenti in diverse aree regionali. Scopriamo quindi quali sono quelli più famosi e meritevoli di una degustazione.

A Napoli e provincia, tra una visita al Castel dell'Ovo ed una passeggiata lungo la penisola sorrentina, è possibile degustare uno dei vini più buoni dell'intera regione, il "Lacryma Christi". Un prodotto Doc originario dei vitigni posti sul Vesuvio e che si abbina a tutti i tipi di pasti, da quelli di carne a quelli di pesce. Prelibato è anche il "Falanghina dei Campi Flegrei", un gustoso vino Doc giallo paglierino, anch'esso adatto a diversi piatti della tradizione campana. Nell'area sorrentina, visitando i suoi splendidi paesaggi, si trova invece il "Gragnano", un altro prodotto Doc di colore rosso, che si abbina ai prodotti tipici della cucina regionale, dalla mozzarella di bufala fino ai salumi, oltre che naturalmente alla rinomata pasta al sugo di pomodoro.

 

A Caserta e provincia, invece, è d'obbligo, dopo aver ammirato la splendida Reggia ed i suoi magnifici giardini, fare un assaggio del rinomatissimo "Falerno del Massico". Questo Doc dal colore rosso è conosciuto sin dai tempi degli antichi Romani e si può degustare con diverse varietà di carne. Nella zona dell'Irpinia e quindi dell'Avellinese, uno dei vini più pregiati è il "Taurasi", un rosso intenso Docg, che raggiunge il massimo della prelibatezza se invecchiato diversi anni. Si adatta benissimo a carni rosse e pollame. Nella stessa provincia, celeberrimo è il "Greco di Tufo", altro vino Docg dal colore giallo paglierino, molto apprezzato anche invecchiato, di antichissima origine greca appunto, che si abbina ai piatti a base di pesce.

Nel Sannio e nella provincia di Benevento si trovano altri vini dal sapore prelibato, tra cui il "Solopaca", un rosso intenso sempre con marchio Doc, che si adatta perfettamente a diverse varietà di carne. Altro pregiato prodotto di questo territorio è l'"Aglianico del Taburno", un vino Docg di antichissima origine, dal colore rosso e che si presta a diversi accostamenti, tra cui soprattutto ai piatti a base di carne. Nella zona del Salernitano è possibile degustare invece un altro vino, il "Castel San Lorenzo", dalla tonalità rosso rubino e che si accompagna perfettamente a tutte le ricette a base di carne.   

Capodanno: ecco la classifica delle migliori “bollicine” per i festeggiamenti

Non è capodanno senza le bollicine dello spumante o dello champagne, a seconda dei gusti. Il capodanno a Roma per esempio non è tale senza la giusta atmosfera e il frizzo dello spumante sulle labbra, ma le bollicine non sono tutte uguali e per una fine dell’anno davvero speciale bisogna scegliere qualcosa di eccezionale cercando di districarsi tra prosecchi, spumanti e champagne, a caccia del perlage più memorabile … anche per i prezzi.

Spumanti e champagne pregiati per festeggiare in modo memorabile

Le differenze tra uno spumante e l’altro sono legate ai vitigni e alle uve utilizzate per la vinificazione, ma anche il metodo conta:

  • il metodo classico (o Champenoise) utilizzato per gli champagne con spumentizzazione in bottiglia e aggiunta di zucchero.
  • il metodo Charmat o Martinotti che si usa, ad esempio, per i prosecchi spumantizzati in cisterne.

Fatte le dovute premesse, ecco quali sono i migliori (e più cari) vini spumantizzati per festeggiare la più bella e divertente mezzanotte dell’anno

  1. Armand de Brignac Ace of Spades gold Methuselah. Uno spumante per una notte di follia racchiuso in una bottiglia tutta d’oro da 6 litri prodotto in numero limitato. Il processo di vinificazione, dalla raccolta delle uve fino al rémuage, ovvero quella piccola rotazione che bisogna far compiere alle bottiglie ogni giorno per assicurare un fine perlage, è affidato a un piccolo gruppo di specialisti che ne cura la produzione. Il costo di una di queste bottiglie è di circa 5.600 euro

  2. Krug Clos d’Ambonnay. Uno degli Champagne più rari (prodotto in due sole annate 1996 e 1998), che nasce da uve di una particolare specie di Pinot Noir su un terreno di meno di un ettaro nei pressi di Ambonnay. Un processo di dodici anni di cantina ed una ricerca minuziosa sugli equilibri gli conferisce un aromatico odore di pane caldo. Prezzo di mercato intorno ai 2.000 euro

  3. Boërl & Kroff Brut. Un brand giovane (nato nel 2008) per uno Champagne di alta gamma. La produzione è di pochi esemplari numerati (circa duemila) con una capsula in oro massiccio 18 carati. Prezzo: circa 3.000 euro.

  4. Dom Pérignon Œnothèque Rosé 1992. Icona nel mondo degli sparkling wines. Lo champagne rosé appartiene alla serie vintage che è considerato uno dei migliori ed èanche raro: all’Italia sono destinate poche decine di bottiglie. Il prezzo di mercato si attesta sugli 800 € (ma vi sono esemplari della selezione 1983 che costano anche 2000 euro

  5. Franciacorta Cuvèe Prestige Salmanazar 2011Vino frizzante nato solo dalle migliori selezioni di uva Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco provenienti da 134 vigne, vengono vinificate separatamente e sapientemente assemblate alle riserve delle migliori annate. Il prezzo di mercato è di 500 euro.

  6. Le Bertole Prosecco di Valdobbiadene extra dry 2011. Spumante da occasioni eleganti, ottenuto da una rigorosa selezione di uve Glera, fragrante al punto giusto. Il prezzo per una confezione con cassa in legno Methuselah è di circa 230/250 euro.

  7. Bellavista Vittorio Moretti 2004 (con sigillo Alla Scala) 2014. La bottiglia fu realizzata per celebrare i dieci anni di collaborazione della celebre winery con il Teatro alla Scala. Il prezzo è di 120/150 euro

  8. Ferrari Balthazar Magnum millesimato. Una delle case vinicole più famose in Italia che produce spumanti per le grandi occasioni, da oltre 100 anni. La linea grandi formati, della quale Balthazar fa parte, è speciale anche per questo: 12 litri in una sola bottiglia. Il prezzo è di 560/600 euro.

  9. Champagne Louis Roederer Cristal Rosé 2002. Cofanetto Magnum Luxury perfetto per la mezzanotte di capodanno. Il prezzo è di 500 €. Esiste una versione lusso di questo champagne con una bottiglia “ingabbiata” in una rete realizzata a mano da maestri orafi, in edizione limitatissima: sette metri d’ottone bagnati in oro 24 carati. La bottiglia è una magnum da 3 litri dall’esorbitante prezzo di 17.800 euro.

  10. Mumm Cordon Rouge Formula 1. Il Mumm è lo champagne da grandi serate come il capodanno per il quale si potrebbe optare per un magnum dal costo di 500 euro.

Se pensate che questi spumanti e champagne siano troppo cari, allora dovreste conoscere il Gout de Diamant, lo champagne più caro al mondo e costa 1.800.000 euro, il cui unico esemplare prodotto è stato venduto ad un anonimo acquirente.

Ciò che lo rende così costoso è una placca in oro bianco massiccio sulla quale sono incise le informazioni d’etichetta e sul simbolo centrale, sempre nel prezioso metallo, è incastonato un diamante da 19 carati. Sono state prodotte delle versioni “più economiche” – ma sempre dai prezzi esorbitanti – destinate al mercato più “commerciale” dove le etichette in oro sono sostituite da etichette in placche d’argento con incastonato uno Svarowski al posto del diamante.

 

 

La viticoltura in armonia con la Luna

 

Il mondo della viticoltura si basa sia sugli ultimi ritrovati della ricerca scientifica sia su tutto un sottobosco di conoscenze provenienti dalla tradizione e tramandate oralmente dal padre in figlio, da vignaiolo a vignaiolo.

Tra i piccoli viticoltori, magari con qualche anno in più, o tra chi si cimenta autonomamente con piccole si sente spesso dire “Devo aspettare la luna giusta per imbottigliare il vino”, oppure “Ho imbottigliato il vino con la luna sbagliata e non è venuto frizzante”. Questo perchè la luna ha un grande potere sulla qualità del vino e chi segue un calendario lunare punta a produrre vino che segua i ritmi della natura.

Per sapere con che luna imbottigliare il vino o eseguire quelle che sono le attività più tipiche per quanto riguarda la viticoltura, può dotarsi di un calendario lunare inteso come calendario con le indicazioni delle fasi lunari e dei segni zodiali in cui la luna transita, oppure di un agenda-calendario delle semine e dei raccolti che inevitabilmente va ad indicare anche come comportarsi con le piante di vite e con il vino.

Qui di seguito vi riportiamo i giorni migliori in cui eseguire le più comuni operazioni connesse alla coltivazione dell’uva ed alla produzione del vino.

Chi intende piantare o seminare le viti dovrà scegliere i giorni caratterizzati dalla luna crescente o discendete (da gemelli a sagittario) nelle cosiddette giornate dei frutti ovvero quando la luna transita in ariete, o leone, o sagittario.

Per potare le viti scegliete i giorni di luna calante nei, sopra menzionati giorni dei frutti. Ma con un’eccezione: gli esemplari di vite giovani dovrebbero essere potate per tre anni in luna crescente affinchè il succo ristagni favorendo la formazione del “succo nero”.

Per irrigare le vigne evitate i cosiddetti giorni dei fiori ovvero quelli in cui la luna transita in gemelli, bilancia e acquario poiché in questo periodo è più probabile l’attacco dei parassiti. Alcune delle migliori viti del mondo si trovano in regioni in cui piove di rado, ed altrettanto di rado vengono annaffiate.

La vendemmia, andrebbe programmata in luna crescente quando transita nei segni che vanno dal sagittario ali gemelli. Non si considera invece i giorni dei pesci, quando la luna va consumata non appena raccolta.

Per pigiare l’uva aspettate la luna crescente in quanto questa fase rende più rapido il processo di fermentazione.

Infine per travasare il vino scegliete i giorni di luna calante affinchè il vino si conservi più a lungo.

Utilizzare questi metodi così naturali non solo consente di avere vini ed uva particolarmente buona, ma consente anche di ridurre al minimo l’uso di pesticidi con un conseguente risparmio economico sull’utilizzo di questi veleni.

 

La forza delle bollicine

Lo champagne, è sicuramente uno degli alcolici più famosi in tutto il mondo. Non soltanto per il suo indiscusso pregio, o il suo gusto, ma anche perché ormai simbolo di lusso e di eleganza. Sono tante le scene dei film divenute celebri grazie allo champagne, pensate a James Bond -si, non solo Martini- Colazione da Tiffany o ancora Quando la moglie è in vacanza.

Ma vediamo di conoscere di più sulla storia di questa bevanda. Partiamo dal nome, lo champagne infatti prende il proprio nome dalla nota regione francese “Champagne”, situata a nord-est, località in cui questo vino è stato creato e prodotto. Il nome dell'inventore di sicuro non sarà sconosciuto ai più: parliamo di Dom Pierre Pèrignon, un giovane monaco benedettino.

I vini francesi da sempre, fin dal medioevo, sono stati ritenuti di pregio. La maggior parte di questi venivano prodotti dai monaci, perché avevano del terreno a disposizione, braccia per poterli coltivare e, più  importante, avevano bisogno  del vino durante la messa. Ben presto però, i vini iniziarono ad essere anche fonte di guadagno per le abbazie, ed iniziarono a farsi conoscere; quando arrivarono nelle tavole dei potenti di Francia, iniziarono ad essere conosciuti in tutto il mondo perché essi iniziarono ad offrirli come omaggio ad altri regnanti provenienti da altri paesi europei.

Nel 1600, numerose guerre e diversi saccheggi, fecero sì che le abbazie venissero abbandonate, provocando così il decadimento delle vigne. Circa 70 anni dopo, Pèrignon  trovo un convento in decadimento le vigne, per fortuna, non erano seccate, e si adoperò affinché non soltanto i campi ma anche il convento riprendessero vita.

Esistono differenti versioni su come sia nato lo champagne, in quanto c’è chi afferma che sia nato per un errore casuale durante la vinificazione dei vini bianchi, chi afferma che Perignon abbia usato degli ingredienti particolari, come dei fiori di pesco, chi ancora riporta che abbia imbottigliato il vino in modo immediato dopo la fermentazione . Ciò che diede un effetto particolare a questo vino, era la spuma, assente in tutti gli altri vini. Perignon si stupì della gradevolezza di quell'aroma e si diede da fare per far conoscere quella scoperta al mondo.

Oggi, lo champagne è sicuramente un alleato validissimo per l'organizzazione eventi Roma e ovunque nel mondo. È un modo sicuro per trasformare una festa in un elegante party. Di certo non è qualcosa da concedersi tutti i giorni, ma per un'occasione speciale si può certo fare uno strappo alla regola.

IL VINO TOSCANO INCANTA I RUSSI

IL VINO TOSCANO INCANTA I RUSSI

A Forte dei Marmi l’EnoArte di Elisabetta Rogai

Un entusiasmo …alle stelle….. da parte di un selezionato pubblico di magnati russi per una serie di prodotti toscani che hanno accompagnato la performance live con il vino dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai nella sua personale “Oltre le Stelle”  a Forte dei Marmi, usando la sua tecnica EnoArte, dipingere con il vino. Ed è stata proprio la notte di San Lorenzo, la caduta delle stelle, il picco atteso nella notte quando abbiamo assistito ad un vero e proprio show con "più di una stella cadente al minuto, circa un'ottantina all'ora in media".

Secondo una credenza ancora molto diffusa, un desiderio espresso nel momento in cui si vede nel cielo una stella cadente si realizzerà. Quest'anno il consiglio è di prepararsene più di uno e di restare svegli fino all'alba: il fenomeno sarà più visibile nella seconda parte della notte, dalla mezzanotte in poi. Fin dall'antichità gli uomini hanno aspettato a testa in su la pioggia di stelle cadenti di metà agosto, tradizione di speranza, ma sempre e comunque spettacolo suggestivo e che quest'anno lo sarà ancora di più, vista l'assenza della Luna. Le stelle cadenti non sono stelle, il fenomeno è causato da minuscoli frammenti di polvere e roccia, i meteoroidi, che cadono dallo spazio nella nostra atmosfera dove bruciano per attrito, divenendo visibili anche a occhio nudo e diventando così "meteore", quelle che comunemente chiamiamo stelle cadenti.  

Ma per l’artista fiorentina Elisabetta Rogai non è un fenomeno casuale,  sono veramente stelle, simbolo di speranza, e l’artista ha voluto condividere il prodigio che si ripete tutti gli anni il 10 agosto nella notte calda d’estate, la notte di San Lorenzo, con i nuovi estimatori della sua arte, il gruppo di magnati e collezionisti russi di Art Dinasty Gallery, la Galleria più glamour di Forte dei Marmi, con sede a Ginevra e Mosca diretta con competenza dal Direttore Francesca Giuli, per presentare la  personale con le sue fantasie e i sogni impressi sul canvas, sul jeans, su tela, il cachemere delle pashmine, dipinti al vino su lastre di marmo….l’eclettismo dell’artista che cerca solo bellezza nei volti che dipinge. Il prossimo step per l’artista sarà una sua personale a Mosca, proprio dipingendo con i vini toscani, infatti nella notte delle stelle cadenti, la notte di San Lorenzo, la sorpresa per una inedita e inaspettata performace live davanti ad un pubblico attento, sorpreso, gente che viene da un mondo di una cultura diversa che non ha mai visto il capolavoro del vino che si trasforma in arte, il nostro prodotto della terra che la Rogai esalta, scopre e usa, gestendolo in maniera diversa, competente, unica. 

E si apre uno spaccato d’Arte, quella di Elisabetta Rogai nelle sue eclettiche composizioni, dipinti a olio e su jeans, opere fatte usando il vino,  con la tecnica Enoarte, la sensualità dei suoi foulard/pashmina e dei caftani ricavati dalla stampa dei suoi dipinti con il vino, e poi i vini toscani, il rosso e il Brunello di Corte dei Venti di Clara Monaci, il magnifico rosso Nemo e lo Chardonnay del Castello di Monsanto della Famiglia Bianchi, il fresco rosè di Villa Pillo di Gambassi Terme, il Pietraserena di San Gimignano, i pecorini toscani al vino di Forme d’Arte di Paolo Piacenti, una novità sorprendete per gli ospiti russi le cofaccine stuzzicanti di Nome, produzioni artigianali toscane che accolgono gli ospiti in una location affascinante, dove in realtà il primo attore diventa il vino, per una architettura musicale, armoniosa,  dove l’arte della Rogai, artista che sa ascoltare il tempo e la natura, dotata di uno spirito libero e colorato, piena di fantasia e magia, si sposa con il gusto e le tonalità del vino, dando colore alla tela, dandole un anima, svelando talento ed estro, passione e curiosità di conoscere mondi nuovi, come nuove tecniche, materiali insoliti, l’arte prestata al fashion, al food, al vino……una musica lontana, la calda voce di Barbara Vignali, le stelle cadenti, una serata che solo la Versilia può regalare, una bella sera d’estate.

Le sue opere sono create con la tecnica di Enoarte, una personalissima invenzione dell’artista, unica in Italia,  che consiste nel dipingere usando il vino come colore. Dopo anni di studio e molti tentativi, attraverso l’aiuto del professor Roberto Bianchini (docente di chimica organica dell’Università degli Studi di Firenze) Elisabetta Rogai è riuscita a capire come “fissare” il vino sulla tela, un procedimento particolare che dona al quadro una vita vera e propria. Ciò che rende queste opere d’arte davvero particolari è il fatto che dopo un primo tratteggio della bozza del disegno fatta con la fusaggine di vite – carboncino – l’artista nella loro realizzazione usa solo ed esclusivamente vino rosso (e bianco per le sfumature) senza aggiungervi altri componenti. Un fissaggio naturale impedisce poi al vino di invecchiare oltre un certo limite, stabilito da Elisabetta: in questo modo i colori restano sempre  luminosi, senza sbiadire troppo, la realtà che cambia a seconda del punto di osservazione dell’artista, ma rimane sempre arte pura.

www.elisabettarogai.it

Personale di Elisabetta Rogai “Oltre le stelle” Forte dei Marmi, 6/31 agosto 2016

Art Dinasty Gallery – Piazzetta dei Marmi – (via Barsanti) – Forte dei Marmi