IL VINO TOSCANO INCANTA I RUSSI

IL VINO TOSCANO INCANTA I RUSSI

A Forte dei Marmi l’EnoArte di Elisabetta Rogai

Un entusiasmo …alle stelle….. da parte di un selezionato pubblico di magnati russi per una serie di prodotti toscani che hanno accompagnato la performance live con il vino dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai nella sua personale “Oltre le Stelle”  a Forte dei Marmi, usando la sua tecnica EnoArte, dipingere con il vino. Ed è stata proprio la notte di San Lorenzo, la caduta delle stelle, il picco atteso nella notte quando abbiamo assistito ad un vero e proprio show con "più di una stella cadente al minuto, circa un'ottantina all'ora in media".

Secondo una credenza ancora molto diffusa, un desiderio espresso nel momento in cui si vede nel cielo una stella cadente si realizzerà. Quest'anno il consiglio è di prepararsene più di uno e di restare svegli fino all'alba: il fenomeno sarà più visibile nella seconda parte della notte, dalla mezzanotte in poi. Fin dall'antichità gli uomini hanno aspettato a testa in su la pioggia di stelle cadenti di metà agosto, tradizione di speranza, ma sempre e comunque spettacolo suggestivo e che quest'anno lo sarà ancora di più, vista l'assenza della Luna. Le stelle cadenti non sono stelle, il fenomeno è causato da minuscoli frammenti di polvere e roccia, i meteoroidi, che cadono dallo spazio nella nostra atmosfera dove bruciano per attrito, divenendo visibili anche a occhio nudo e diventando così "meteore", quelle che comunemente chiamiamo stelle cadenti.  

Ma per l’artista fiorentina Elisabetta Rogai non è un fenomeno casuale,  sono veramente stelle, simbolo di speranza, e l’artista ha voluto condividere il prodigio che si ripete tutti gli anni il 10 agosto nella notte calda d’estate, la notte di San Lorenzo, con i nuovi estimatori della sua arte, il gruppo di magnati e collezionisti russi di Art Dinasty Gallery, la Galleria più glamour di Forte dei Marmi, con sede a Ginevra e Mosca diretta con competenza dal Direttore Francesca Giuli, per presentare la  personale con le sue fantasie e i sogni impressi sul canvas, sul jeans, su tela, il cachemere delle pashmine, dipinti al vino su lastre di marmo….l’eclettismo dell’artista che cerca solo bellezza nei volti che dipinge. Il prossimo step per l’artista sarà una sua personale a Mosca, proprio dipingendo con i vini toscani, infatti nella notte delle stelle cadenti, la notte di San Lorenzo, la sorpresa per una inedita e inaspettata performace live davanti ad un pubblico attento, sorpreso, gente che viene da un mondo di una cultura diversa che non ha mai visto il capolavoro del vino che si trasforma in arte, il nostro prodotto della terra che la Rogai esalta, scopre e usa, gestendolo in maniera diversa, competente, unica. 

E si apre uno spaccato d’Arte, quella di Elisabetta Rogai nelle sue eclettiche composizioni, dipinti a olio e su jeans, opere fatte usando il vino,  con la tecnica Enoarte, la sensualità dei suoi foulard/pashmina e dei caftani ricavati dalla stampa dei suoi dipinti con il vino, e poi i vini toscani, il rosso e il Brunello di Corte dei Venti di Clara Monaci, il magnifico rosso Nemo e lo Chardonnay del Castello di Monsanto della Famiglia Bianchi, il fresco rosè di Villa Pillo di Gambassi Terme, il Pietraserena di San Gimignano, i pecorini toscani al vino di Forme d’Arte di Paolo Piacenti, una novità sorprendete per gli ospiti russi le cofaccine stuzzicanti di Nome, produzioni artigianali toscane che accolgono gli ospiti in una location affascinante, dove in realtà il primo attore diventa il vino, per una architettura musicale, armoniosa,  dove l’arte della Rogai, artista che sa ascoltare il tempo e la natura, dotata di uno spirito libero e colorato, piena di fantasia e magia, si sposa con il gusto e le tonalità del vino, dando colore alla tela, dandole un anima, svelando talento ed estro, passione e curiosità di conoscere mondi nuovi, come nuove tecniche, materiali insoliti, l’arte prestata al fashion, al food, al vino……una musica lontana, la calda voce di Barbara Vignali, le stelle cadenti, una serata che solo la Versilia può regalare, una bella sera d’estate.

Le sue opere sono create con la tecnica di Enoarte, una personalissima invenzione dell’artista, unica in Italia,  che consiste nel dipingere usando il vino come colore. Dopo anni di studio e molti tentativi, attraverso l’aiuto del professor Roberto Bianchini (docente di chimica organica dell’Università degli Studi di Firenze) Elisabetta Rogai è riuscita a capire come “fissare” il vino sulla tela, un procedimento particolare che dona al quadro una vita vera e propria. Ciò che rende queste opere d’arte davvero particolari è il fatto che dopo un primo tratteggio della bozza del disegno fatta con la fusaggine di vite – carboncino – l’artista nella loro realizzazione usa solo ed esclusivamente vino rosso (e bianco per le sfumature) senza aggiungervi altri componenti. Un fissaggio naturale impedisce poi al vino di invecchiare oltre un certo limite, stabilito da Elisabetta: in questo modo i colori restano sempre  luminosi, senza sbiadire troppo, la realtà che cambia a seconda del punto di osservazione dell’artista, ma rimane sempre arte pura.

www.elisabettarogai.it

Personale di Elisabetta Rogai “Oltre le stelle” Forte dei Marmi, 6/31 agosto 2016

Art Dinasty Gallery – Piazzetta dei Marmi – (via Barsanti) – Forte dei Marmi

Eccellenze campane, i migliori vitigni autoctoni

Proprio cosi, il vino gioca sicuramente un ruolo fondamentale per gustare un pasto, tant’è vero che esiste una sorta di “regolamento” nella scelta dal vino da proporre a tavola in base ai cibi preparati. Seppur non ferrea, queste regole suggeriscono ad esempio di non utilizzare mai un vino il cui gusto possa sovrapporsi a quello del piatto, oppure di utilizzare vini leggeri e poco corposi in abbinamento a piatti leggeri e poco elaborati e viceversa usando dunque vini corposi e tannici qualora si consumi un pasto robusto. Al vino è legata anche l’importante dibattito circo gli effetti positivi o negativi che un suo consumo regolare può avere sul corpo umano. Seppur non c’è un vero e proprio accordo assoluto, si può certamente affermare che bere il vino moderatamente ed assieme ad un bel piatto fa meno male di bere superalcolici ed in taluni casi potrebbe anche fare “bene alla salute”. Seppur interessanti, non è nostra intenzioni però soffermarci sulle regole da seguire a tavola o sugli effetti clinici che sono stati collegati all’uso del vino (e per i quali si potrebbe parlare per ore ed ore citando i più disparati studi dei ricercatori), ciò che invece abbiamo intenzione di fare è compiere un tuffo nella realtà campana analizzandone le eccellenze in campo di viticoltura.

La Campania ed i suoi vitigni:

La Campania nonostante il passare degli anni ed i vari avvenimenti storici, è rimasto uno dei territori più importanti della Penisola italiana (e forse anche europea) per quel che riguarda la varietà e la quantità dei vitigni che vengono coltivati. A rendere unica la varietà e la qualità dei vitigni campani ha contribuito certamente la posizione geograficamente strategica che la regione occupa nelle acque del mediterraneo e che l’hanno resa terra d’approdo per greci e fenici. Nel corso degli anni i viticoltori hanno mostrato un forte attaccamento alle radici storiche della regione ed anche in anni in cui le indicazioni del mercato sembravano andare in una direzione praticamente opposta, i vignaioli campani hanno continuato a credere fermamente nel valore storico e qualitativo delle loro coltivazioni tradizionali. Questa tendenza è più che evidente ancora oggi e difatti sulle tavole campana difficilmente si portano vini come il merlot o lo chardonnay o ancora il cabernet ed il sauvignon; tutti questi vini che hanno una tiratura internazionale hanno un ruolo marginale nelle viticolture campane.

Le viticolture autoctone:

Seppur con le dovute eccezioni (tra l’altro anche ben circoscritte) la maggior parte delle bottiglie di vino campano sono prodotte da sempre con uve autoctone, proprio per questo motivo il gusto del vino prodotto in questa regione ha un sapore unico e difficilmente riconducibile a modelli standardizzati. Proprio per questo motivo le produzioni locali hanno attirato l’attenzione di molti operatori ed appassionati di vino. Voler tracciare una mappatura completa di tutte la varietà di vino censite in Campania non è certamente un lavoro da poco: Solo una piccolissima parte dell’incredibile serbatoio di biodiversità è stata studiata nel dettaglio da un punto di vista genetico, agronomico od organolettico, eppure periodicamente su alcuni di questi vitigni pressoché sconosciuti al grande pubblico nascono dei progetti, non solo aziendali, con l’obiettivo di recuperarli e valorizzarli ben oltre i pochi filari in cui sono presenti. Eppure nel grande ed eterogeneo scenario dei vini, vi sono certamente alcuni nomi che oggi giorno rappresentano delle vere e proprie autorità nel settore.

I migliori vini della Campania:

Come abbiamo detto poc’anzi, nel vasto panorama campano si possono riuscire ad identificare alcuni vini che sono generalmente riconosciuti come “eccellenze campane” e qui di seguito vi parleremo proprio di questi vini. Tra prodotti provenienti dai versanti collinari delle province di Benevento ed Avellino, i vigneti terrazzati a precipizio sul mare della zona amalfitana, passando per Ischia e Capri sino a giungere alle pendici del Vesuvio; scegliere i prodotti migliori non è certamente cosa facile ma sono cinque i vini classici che emergono.

Aglianico: L’Aglianico è uno dei primi vini che abbiamo il È un vitigno antico, probabilmente originario della Grecia e introdotto in Italia intorno al VII-VI secolo a.C.dovere di citare, appartenente alla varietà di uve rosse l’Aglianico è una delle più diffuse del meridione. Le origini del nome non sono certe ma si suppone possa provenire da una storpiatura della parola Ellenico. Le uve di Aglianico sono anche utilizzate come base per il Taurasi ed il Falerno. Le caratteristiche di questo vino sono le seguenti:

  • Epoca di vendemmia: media o tardiva (nel mese di ottobre)
  • Vigoria: medio – alta
  • Peso medio del grappolo: 150 – 250 grammi
  • Acino: medio-piccolo, forma sferica; buccia molto pruinosa, di colore blu-nero, poca consistenza e medio spessore.

Falanghina: Altro vino importante in Campania è la Falanghina, in queste terre crescono due varietà di uve Falanghina ed entrambe vengono utilizzate per la produzione di eccellenti vini bianchi frizzanti. La falanghina è un vitigno molto antico, originario delle pendici del Taburno e di alcune zone dei Campi Flegrei. Per quanto riguarda le caratteristiche del vino, questo si presenta lievemente dolce e fruttato.

  • Colore bacca: Bianca
  • Foglia: media o piccola, cuneiforme, raramente orbicolare, trilobata e meno spesso pentalobata.
  • Grappolo: lungo o medio, di media grandezza e compatto, cilindrico o conico, con un'ala corta.
  • Acino: medio, sferoide, regolare Buccia: spessa e consistente, di colore grigio-giallastro, con buona presenza di pruina.

Lacryma Christi del Vesuvio: Questo vino è sicuramente uno dei più interessanti presenti in Campania, prima ancora che per il sapore per le leggende che ne accompagnano il nome. Qui di seguito vi riportiamo a citazione di una delle più suggestive leggende legate al nome: "Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo strappato da Lucifero durante la caduta verso gl'inferi, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacrima Christi". Oltre a questo vi sono poi altre versioni che narrano di Cristo in visita ad un eremita redento che prima del commiato gli trasforma la sua bevanda poco potabile in vino eccellente. Storie a parte parliamo del vino in sé. Il Lachrima si può trovare sia rosso che bianco e qui di seguito vi riportiamo le caratteristiche di entrambi:
Rosso:

  • Colore: rosso rubino, talmente vivace e prorompente per cui sembra venuto fuori dal Vesuvio stesso
  • Profumo: gradevole, profuma di frutta rossa e talvolta di spezie
  • Sapore: secco e con un aroma armonico, complesso e corposo;
  • Vitigni: Piedirosso e/o Sciascinoso (min 80%), Aglianico (max 20%);
  • Gradazione alcolica: minimo 12%
  • Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65%

Bianco:

  • Colore: giallo paglierino più o meno carico, con riflessi dorati;
  • Profumo: gradevolmente vinoso, di un profumo intenso che ricorda le ginestre vesuviane con un trionfo di tonalità fruttate che vanno dalla mela cotogna, molto matura, a note di ananas, banana e pesca gialla;
  • Sapore: secco e leggermente acidulo, ben strutturato, con un aroma fruttato-floreale di notevole persistenza aromatica
  • Vitigni: Coda di Volpe bianca e/o Verdeca (min 80%), Falanghina e/o Greco (max 20%);
  • Gradazione alcolica: minimo 12%
  • Produzione: massimo 100 qli/Ha, con una resa alla vinificazione non superiore al 65 %

Piedirosso: Altro prodotto tipico della Campania, questo vino si ottiene a partire dalle uve di Piedirosso che crescono in tutta la regione. Conosciute anche con il nome di “Per’epalummo”(piede di piccione nel dialetto napoletano) queste uve devono il loro nome al colore della buccia delle loro bacche che ricorda proprio quella delle zampe di un piccione. Non lasciatevi ingannare però del nome che certamente non suscita una bella immagine, il sapore di questo vino saprà certamente conquistarvi, non a caso è considerato una specialità del posto. Qui di seguito elenchiamo le caratteristiche principali:

  • colore: rosso rubino brillante più o meno intenso.
  • odore: vinoso, gradevole, caratteristico.
  • sapore: fruttato, asciutto.

Greco di Tufo: Siamo ormai giunti alla fine di questo tuffo nella napoletanità vinicola. L’ultimo vino che di cui vi vogliamo parlare è il famoso Greco di Tufo. Le informazioni storiche di questo vino non sono tantissime ma ciò che si certamente affermare è che Il vitigno fu portato nella provincia di Avellino, nella zona dei comuni di Tufo, dai Pelasgi della Tessaglia (Grecia), nel I secolo a.C.Il Greco di Tufo è un vino che beneficia della menzioneDOCG. Come tale è prodotto in otto Comuni dellaprovincia di Avellino. Da notare che il Greco di Tufo è uno tra i pochi bianchi in Italia che si presta all'invecchiamento. Per quanto riguarda le caratteristiche del vino come per i precedenti qui di seguito trovate le principali caratteristiche:

  • colore: giallo paglierino più o meno intenso.
  • odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico.
  • sapore: secco, armonico.
  • acidità totale minima: 5,0 g/l
  • gradazione alcolica minima: 11,50% vol.
  • estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

La fine del percorso:

Si conclude cosi la nostra mini guida tra i vini migliori che a nostro avviso sono coltivati nella Campania, il nostro consiglio e di provare voi stessi questi prodotti unici accostandoli al piatto più appropriato o degustandoli in buona compagnia.

Fonte: http://localitaitaliane.it/notizie-campania/

IntelligentX: la prima birra prodotta da un algoritmo

IntelligentX è una birra prodotta dall'omonimo birrificio londinese. La sua particolarità sta nella tecnologia utilizzata nella produzione: la sua ricetta infatti viene "creata" e "modificata" in basa ai feedback dei clienti raccolti da un bot di Facebook Messenger. Si tratta di una novità assoluta nel settore, destinata, come si dice in gergo, a "fare scuola". Funziona in questo modo: un codice stampato sulla bottiglia rimanda l'acquirente ad un bot, integrato a Facebook Messenger;. Questa particolare Intelligenza Artificiale "rivolge" una serie di domande all'utente. Le risposte vengono interpretate da un algoritmo e gestire da mastri birrai che indirizzano la ricetta della birra secondo i gusti espressi da chi l'ha comprata ed assaggiata. Il feedback è immediato e la sua grandiosità sta nel fatto che, in futuro, porrà domande più specifiche agli utenti così da migliorare la bevanda.

La notizia è stata riportata in Italia dal blog Tecnoandroid e all'estero da Wired. La rivista ha inoltre sentito il co-fondatore di IntelligentX Hew Leith che ha sottolineato l'importanza dell'Intelligenza Artificiale nel creare un prodotto in linea con i gusti dei clienti. "L'IA ha il compito di mettere tutti i clienti nella stessa stanza e di raccogliere tutte le informazioni sulla birra". Senza questo sistema sarebbe estremamente difficile, e richiederebbe molto tempo per un essere umano, raccogliere questa quantità di dati.

"Il team che sta dietro l'IA spero possa un giorno vince una competizione importante produzione della birra" ha continuato Leith. IntelligentX può vantare quattro birre – bionda, ambrata, pale e scura – e la ricetta è stata modificata già 11 volte. Il costo è di 4,50 sterline a bottiglia. Tutte le informazioni sono reperibili al sito ufficiale http://intelligentx.ai/.

Tornando all'idea primordiale che ha spinto Leith ad utilizzare l'IA per la produzione di birra, il manager ha parlato della sua storia personale. Egli ha affermato che la IntelligentX è la classica vicenda di una start-up – come ce ne sono tantissime. L'idea è nato dopo aver incrontrato Mr. McInerney, entrambi "follemente innamorati" della birra. Le loro rispettive società – 10x, un'agenzia creativa fondata da Leith, e la Layer Intelligent di McInerney, una società di machine learning – si sono parzialmente fuse creando un partenariato con l'idea di sviluppare la tecnologia "birraia" partendo da AI.

Leith ha insistito dicendo che la birra così prodotta non è un trucco, ed egli si definisce "un legittimo giocatore nel settore della birra artigianale". Infine ha concluso asserendo che l'IA potrebbe essere utilizzata in futuro anche per "costruire" altri prodotti, dal caffè al cioccolato fino ai profumi. Staremo a vedere. 

Cantine prefabbricate in legno per l’affinamento del vino.

In Italia si sta pian piano cominciando a capire il potenziale costruttivo del legno rispetto alla muratura tradizionale. Chi sta cominciando a pensare di farsi realizzare una cantina per l'affinamento dei vini nella propria abitazione si è dovuto scontrare con tempi e costi di realizzazione spesso proibitivi. Per questa ragione i privati che desiderano una cantina personale farebbero bene a pensare a una cantina prefabbrica in legno. Friul Wood House che si occupa della realizzazione di case in legno a Udine, spiegherà i vantaggi di questa soluzione.

Una cantina prefabbrica grazie alle peculiarità del legno può garantire ai vostri vini un ottimo comfort durante l'affinamento.

Il legno infatti grazie al suo elevato isolamento termico ed alla capacità di limitare al massimo la formazione di umidità (dannosa per l'affinamento dei vini e liquori) può far si che la temperatura all'interno della cantina risulti costate.

Le cantine prefabbricate in legno vengono realizzate attraverso moduli prefabbricati costruiti presso l'azienda produttrice e successivamente assemblati nel luogo in cui dovrà sorgere la cantine. Questa peculiarità fa si che la costruzione si facile, rapida con la garanzia di ottenere un prodotto con ottime prestazioni in fatto di resistenza e di durata, il tutto realizzato a costi ed in tempi accessibili alla maggior parte delle persone.

Gli elementi personalizzabili si compongono tra loro e sono completamente customizzabili nella disposizione e nella colorazione. Si tratta di legno completamente impermeabilizzato e solitamente ricoperto da un film di resina naturale o altre sostanza finalizzate alla preservazione dell'isolamento termico, mantenendo stabile la temperatura ambientale e riducendo a zero la necessitò di climatizzazione. Dove questo non è possibile è possibile installare dei sistemi per il mantenimento della temperatura.

Ovviamente queste cantine possono essere personalizzate nella forma oltre che nelle dimensioni per essere idonee allo spazio disponibile nella vostra casa. L'obiettivo di questo tipo di prodotto è quello di mantenere costanti e confortevoli la temperatura e l'areazione in modo naturale.

Per posare ed installare una cantina prefabbricata in legno sono mediamente necessarie 24 ore, una giornata in pratica. I componenti prefabbricati in legno ed il pavimento vengono installati in modo naturalmente. Il monoblocco della cantina prefabbricata viene posato interrato ad una profondità di 40-50 cm alla volta, mentre il livello delle fondamenta presenta al suo interno un'intercapedine d'aria per la ventilazione ed il raffreddamento degli ambienti superiori.

All'interno della cantina vengono installati degli impianti di illuminazione e per l'uso dell'acqua correndo, in modo da creare un ambiente confortevole e facile da utilizzare.

Le migliori enoteche di Milano

Si sa che Milano è la patria dell'aperitivo, ma dove bere un buon bicchiere di vino all'ombra della Madunina? In questo articolo vi vogliamo condurre in un itinerario tra enoteche e wine bar milanesi alla scoperta di luoghi in cui deliziare i sensi e rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro o svagarsi nel fine settimana.

N'Ombra de Vin

Un'enoteca, un wine bar, un bistrot, uno spazio polivalente che ospita anche iniziative culturali ed artistiche, musica dal vivo e dj-set, ma senza dimenticare l'assoluto protagonista: il vino. Location suggestiva, ricavata da un antico refettorio, questo è uno degli indirizzi più famosi tra gli amanti del vino milanesi. Una lista che include vini italiani, francesi, bollicinee distillati, serviti alla mescita o venduti a bottiglia e accompagnati da una cucina locale e saporita con piatti di carne, uova, taglieri e formaggi.

Cantine Isola

Una vera e propria istituzione del vino a Milano, aperte oltre cento anni fa e con la stessa gestione da oltre vent'anni. Una piccole enoteca con spazio esterno ed un locale caratterizzato da muri totalmente ricoperti di bottiglie e foglietti illustrativi che per ogni vino indicano i prezzi per annate. Ambiente accogliente da enoteca di un tempo, nel quale perdersi tra una chiacchiera ed un calice in un'atmosfera genuina ed autentica.

Signorvino

Un wine bar su piazza Duomo sembra un luogo dai prezzi inarrivabili, invece Signorvino è un wine bar dall'atmosfera moderna dove è possibile bere buon vino da una carta che vanta oltre 700 etichette, tutte italiane, adatte ado ogni fascia di prezzi. L'enoteca Signorvino Milano è un Wine Bar in cui è possibile accompagnare il vino con cucina tipica italiana o taglieri, ideale per un pranzo, una cena, un aperitivo o una pausa dallo shopping.

Comptoir De France

Compotir De France è un angolo di Francia a Roma dove è possibile gustare calici d'Oltralpe a prezzi popolari. Una varia proposta al bicchiere, nella quale farsi guidare dai gentilissimi titolari, ma anche buonissimi formaggi francesi che possono essere accompagnati al bicchiere di vino o acquistati d'asporto.

Hic Enoteche 2.0

In zona Buenos Aires questa enoteca coniuga l'amore per il vino e la tradizione nella sua produzione con la tecnologia. Qui infatti si acquista vino attraverso uno schermo touch che oltre a mostrare etichette in vendita fornisce per ciascuna una scheda nella quale sono descritti tutti i dettagli della bottiglia, dal metodo di produzione al prezzo.

La Cieca

La Cieca oltre ad essere un'enoteca classica dove bere un'ottima selezione di vini, è anche un progetto originale ed ambizioso. Questo locale ha infatti due carte di vini, una classica, detta bianca, dove sono indicate tutte le informazioni dei vini, ed una nera, dove del vino è indicato solo un nome di fantasia, e dove dunque si può ordinare alla cieca. I vini sono serviti in un calice nero e si possono fare domande per indovinare che etichetta si sta bevendo, in caso ci si riesca il vino viene offerto dalla casa.

Questa enoteca privilegia vini di piccoli produttori ed offre piccoli sfizi per aperitivi, taglieri, formaggi e salumi di pesce.

Quando il vino ti fa bella.

Lo dicono tutti: un buon bicchiere di vino a pasto fa bene! Oltre ad essere rinfrancante ed una gioia per il palato, fa anche bene all'organismo grazie alle sue proprietà organolettiche. Delle ottime proprietà del vino si sono accorte anche le case cosmetiche, che da qualche anno hanno deciso di sfruttare questi benefici all'interno dei loro prodotti. Insieme al blog makeup Donna e Dintorni vedremo quali sono i cosmetici a base di vino più apprezzati dalle donne.

In generale vengono utilizzati gli estratti dei tranci, delle foglie, ma anche direttamente il vino rosso più ricco di antiossidanti ma anche lo spumante.

Il brand francese La Caudelie propone da alcuni anni una linea di prodotti dedicati al vino chiamata Vinoperfect. Si tratta di una linea composta da siero, creme viso e creme colorate con protezione solare per correggere l'incarnato ed in particolare eliminare le antiestetiche macchie del viso. Questa serie di prodotti si basa su una sostanza chiamata viniferina stabilizzata che viene ricavata dai tralci di vite ed è da molti secoli utilizzata in modo empirico dagli agricoltori francesi per schiarire le macchie delle palle e renderla liscia e luminosa.

L'azienda di prodotti bio Alchimia Natura ha anch'essa puntato sulla “Vino terapia”, attraverso un linea di trattamenti basati su estratti totali di vite e uva nera dell'Appennino Modenese. Ingredienti ricchi di polofenoli e vitamine dalle proprietà antiossidanti che proteggono i vasi della pelle. Questi prodotti contengono il Resverartolo un potente anti ossidante che agisce in compinazione con le Vitamini A,C,E al fine di calmare le infiammazioni della pelle e favorire la produzione di collagene che tende a rallentare per i processi ossidativi. La linea si chima Bacco di… Vino e contiene anche estratti di altri frutti da sempre conosciuti per le loro proprietà antiossidanti come il Melograno i Mirtilli ed il Ribes.

La cosiddetta “Wine Beauty” ha esordito per la prima volta in Italia a partire dal 2015 al Vinitaly di Vicenza e da allora le marche di cosmesi convenzionali e non che hanno deciso di puntare sull'uva sia per quanto riguarda i cosmetici contenti vino sia per quanto riguarda l'utilizzo dei tranci di vite. In questo ultimo caso tra l'altro, le aziende più attente all'ambiente ed alla sostenibilità stanno utilizzando gli scarti della vite, che normalmente verrebbero gettati per ricavare i preziosi elementi utilizzati nelle preparazioni cosmetiche.

In Italia la Coldiretti ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della Wine Beuaty anche grazie ai mercati di Campagna Amica.

Come vendere vino a Dubai

Quali sono gli aspetti che devono essere tenuti in considerazione da chi ha intenzione di vendere vino a Dubai? In primo luogo, è bene sgombrare il campo dagli equivoci: anche se si sta parlando di un Paese in prevalenza musulmano, la vendita di vino e di altri alcolici è permessa. Non solo è tollerata, insomma, ma è anche desiderata, apprezzata e incentivata, al punto che gli Emirati Arabi – di cui Dubai fa parte – negli ultimi anni sono diventati un vero e proprio punto di riferimento da questo punto di vista. D'altra parte, in presenza di un numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo così elevato, sarebbe stato sorprendente il contrario.

Addirittura, un report fornito dal Foreign Agricultural Service degli Stati Uniti riferisce di un mercato che, anno dopo anno, conosce una crescita pari all'8%. Se nel 2010 negli Emirati le importazioni di vino avevano toccato i dieci milioni di litri, per un giro di affari superiore ai 50 milioni di dollari, non è difficile calcolare a quale livello si sia arrivati negli ultimi anni. Attenzione, comunque, perché l'importazione degli alcolici è permessa, ma ciò non vuol dire che sia libera: infatti, per vendere vino a Dubai e distribuirlo è necessario fare riferimento ad alcuni importatori specifici che dispongono di un'autorizzazione da parte del governo.

Tra i fattori su cui è bene concentrare l'attenzione c'è quello relativo ai dazi doganali: oltre alla tariffa pari al 50% in vigore sugli alcolici, è necessario calcolare una tassa al consumo pari al 30%. Il mercato del vino a Dubai è, in sintesi, in netta crescita: tra i più amati e venduti, oltre a quelli italiani, ci sono quelli tedeschi e quelli alsaziani. Il consumo, come è facile immaginare, è appannaggio soprattutto dei non musulmani (si pensi che i musulmani possono acquistare al massimo due litri di alcol o vino, mentre non ci sono limitazioni di questo genere per chi non è musulmano). Fermo restando che si ha a che fare con una burocrazia che non è per nulla semplice, dunque, gli imprenditori interessati a esportare devono sapere che le aziende principali nell'ambito della distribuzione sono la MMI – acronimo di Maritime Mercantile International – e la A&E – acronimo di African & Eastern -. 

Infine, l'ultimo elemento da non dimenticare per vendere vino a Dubai è quello che riguarda la traduzione in lingua di tutti i documenti, delle etichette e di ogni altro allegato: a questo proposito, non si può fare a meno di rivolgersi a un'agenzia di traduzione specializzata del settore per avere la certezza di usufruire di un servizio impeccabile e ottimale.

Vini e matrimonio: tutto quello che c’è da sapere

In Italia un matrimonio senza vino non si è mai visto. Sarebbe blasfemia pura con le ottime produzioni vinicole che possiamo vantare da nord a sud. Dei buoni vini al vostro matrimonio, deliziano il palato, si abbinano alle pietanze che avete scelto e creano momenti di grande convivialità che il vostro fotografo matrimonio dovrà saper immortalare alla perfezione.

Come scegliere il vino.

Per scegliere il vino dove prima di tutto tenere conte della stagione e del clima. Se vi sposate durante l'estate è probabile vi imbatterete in una giornata calda. Meglio allora optare per dei vini freschi e leggeri. Se invece il matrimonio si svolgerà durante l'inverno, meglio scegliere dei vini più corposi e strutturati. Non dimentichiamo che ovviamente i vini adatti al periodo dovranno essere adattati alle pietanze del menu che pattuito con il ristorante od il catering.

Come calcolare quanto vino serve.

Che ci crediate o no c'è perfino una formula matematica che vi aiuta a calcolare quanto vino acquistare per accontentare tutti gli invitati senza dover lesinare sulle quantità. Ci ha pensato il matematico viaggiatore del 1500, Guglielmo da Ratisbona seguace di Melantone. Potete in breve calcolare il numero di bottiglie di cui avete bisogno dividendo il numero di invitati (bevitori e non bevitori) per 2,15. In altre parole se avessimo 100 invitati il numero di bottiglie sarebbero 46, ma poiché in questo caso si deve arrotondare per eccesso. Le bottiglie totali sarebbero 48.

Non solo durante il pranzo.

Se è vero che il vino trova spazio durante tutto il banchetto dall'antipasto al taglio della torta, è anche vero che il vino può essere introdotto con successo anche in forma di cocktail per esempio durante l'aperitivo. Durante l'aperitivo il vino può servire per il classico ed apprezzato sprizt, ma anche per il rinfrescante e tipicamente estivo bellini.

Come risparmiare sui costi del vino.

Si sa il budget del matrimonio è un argomento spinoso, qui se non volete rinunciare al vino seguite questi semplicissimi accorgimenti. Optare per dei vini locali è un ottimo modo per tagliare i costi, dal momento che così si eliminano i costi di trasporto o spedizione. Per quanto riguarda il brindisi finale se lo Champagne che rappresenta il top dell'eleganza rappresenta anche un costo non da poco. Meglio optare per uno spumante a “metodo classico” oppure se volete fare un figurone un ottima soluzione potrebbe essere il Prosecco Confondo che è ottimo ed ha un prezzo onestissimo.

Negroamaro di Puglia

 

Il prodotto più rappresentativo dell’enologia della Puglia è il Negroamaro, un vino rosso profumato e dal sapore persistente e fresco. E’ un vino rinomato ed apprezzato anche fuori dai confini nazionali grazie al suo corpo importante e agli aromi intensi e piacevoli.

 

Il Negroamaro

Il Negroamaro è il vitigno più diffuso in Puglia e si trova, in particolare, nel Salento e nelle provincie di Taranto e Brindisi. Le sue origini, non completamente certe, si fanno risalire all’epoca della dominazione greca. Il nome Negroamaro potrebbe derivare da termini romani e greci indicanti il colore nero intenso delle uve.

A renderlo unico sono le caratteristiche dei terreni, spesso argillosi e calcarei, ed il clima piuttosto caldo. Il forte irraggiamento solare, garantisce alle uve una maturazione perfetta e un’ottima quantità di zucchero.

Il Negroamaro è un vino di corpo, elegante raffinato la cui gradazione alcolica può addirittura essere maggiore a 14 gradi. Viene vinificato sia in rosso che in rosato.

Le uve Negroamaro sono impiegate sia in purezza che in abbinamento alla Malvasia Nera per i vini della DOC Salice Salentino. In base al disciplinare del Salice Salentino, il Negroamaro può essere completato al massimo per il 15% da Malvasia Nera. Le uve Negroamaro sono inserite n ei disciplinari dell’Alezio DOC, del Galantina DOC, del Leverano DOC, dello Squinzano DOC, del Matino DOC, del Nardò DOC e del Copertino DOC.

 

Caratteristiche sensoriali del Negroamaro

 

Il Negroamaro classico ha un colore rosso rubino brillante che si modifica con l’invecchiamento giungendo a diventare granato e poi con venature arancioni. I suoi sentori si amplificano con l’invecchiamento che, in genere, viene effettuato in botte.

I profumi del Negroamaro di Puglia sono vibranti e si richiamano ai frutti, come amarene e bacche, e spezie come vaniglia e tabacco. Il Negroamaro classico ha un sapore persistente e un retrogusto leggermente astringente ma comunque rotondo e molto piacevole che lo caratterizzano come vino da tutto pasto. Le uve vinificate in purezza all’esame gustativo si contraddistinguono per un finale tendente all’amaro e una grande aromaticita.

E’ un vino forte e tanninico che si presta ottimamente ai primi piatti tipici della Puglia e ai tanti pani tradizionali, compresa la focaccia. Il Negroamaro si rivela adatto al pesce, anche in zuppa, e alle carni come quelle bianche dell’agnello; si apprezza con i formaggi ed altri prodotti locali, come le verdure e i legumi, ceci in particolare.

La versione rosata del Negroamaro di Puglia, ricca di profumi di spezie e fiori, si può accostare con formaggi freschi, crostacei e molluschi.

Eleonora Casula

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Alla ricerca del migliore vino del Lazio

L'Italia della bella vita, l'Italia del buon cibo è anche l'Italia dell'ottimo vino. Sono molte le regioni italiane che producono un vino estremamente buono. Una di queste è il Lazio.

Come si produce il vino?

Quello che arriva sulla nostra tavola è l'atto finale di un lunghissimo processo in almeno sei fasi.

La prima fase è quella della vendemmia, La più pesante ma anche quella più romantica e dentro l'immaginario comune. Anticamente era fatta a mano, oggi invece, a causa della mancanza di manodopera, viene eseguita meccanicamente, ma è piùà grossolana poiché non permette di fare una cernita dei grappoli da cogliere in base, ad esempio, alla maturazione o all’integrità degli acini.

Poi, la pigiatura. In pochi, nelle regioni dove il vino è una delle risorse, non hanno pigiato i chicchi con i piedini all'asilo. La fermentazione,  o vinificazione, può durare da 1 giorno a 1 settimana, ma può essere anche prolungata fino a 10 giorni quando si tratta di vini più complessi. Questo processo avviene differentemente se si tratta di vini bianchi o rossi. Se il mosto non viene fatto fermentare e viene separato dalle bucce e filtrato, si otterranno vini bianchi, per i vini rosati invece si esegue una parziale vinificazione in bianco.

Il vino rosso, infine, si ottiene lasciando fermentare il mosto macerando insieme a bucce, semi e raspi, che rilasciano il colore tipicamente rosso.

Infine, l'invecchiamento: ossia si travasa il vino, purificato dai residui solidi e dalle vinacce che rimangono sul fondo dei tini, nelle botti dove avvengono una seconda fermentazione e un’ulteriore trasformazione dello zucchero residuo. La temperatura deve mantenersi a 15°C.

A questo punto, i vini bianchi sono pronti per essere imbottigliati, mentre per i vini rossi inizia l’invecchiamento, che può durare fino a 5 anni.

I vini laziali

I migliori vini laziali sono stati individuati per questo 2016.

per i vini rossi:

  • – Cesanese del piglio Docg superiore Romanico 2013

  • – Cesanese di Olevano Romano Doc Consilium 2011
     

per i bianchi:

  • – Frascati superiore Docg riserva Luna Mater 2014

 

  • – Civitella d’Agliano Igt Grechetto Poggio della Costa 2014

 

  • – Lazio Igt Grechetto Ametis 2014

 

  • Lazio Igt Grechetto Poggio Triale 2013

 

  • – Lazio Igt Malvasia puntinata Cardito 2014

 

  • – Moscato di Terracina Doc secco Oppidum 2014

 

Per gustare una di queste prelibatezze direttamente dalle cantine, consigliamo di alloggiare in uno dei tanti alberghi a Roma e partire per un tour enogastronomico alla scoperta dei vini laziali.