COCKTAIL E FILM, UN BINOMIO DI SUCCESSO

 

Molto apprezzati dagli adulti, i cocktail vengono sempre più scoperti e bevuti anche dai giovani. Dai gusti assai diversi e dalla gradazione alcolica varia, alcuni di essi tendono ad essere presenti e consumati anche durante qualche festa di 18 anni a Roma così come anche in tante altre località. Una moda che si diffonde tra i giovani, anche grazie a varie pellicole cinematografiche dove si vedono affascinanti e celebri attori sorseggiarne alcuni, magari a cui fa seguito l'immancabile sigaretta. Nel corso del tempo, quindi, sono stati tanti i film in cui hanno fatto la loro comparsa diversi cocktail, fino a diventare, alcuni di essi, una vera e propria icona di uno o più personaggi cinematografici.

 

In quest'ultimo caso, l'esempio più celebre non può che essere la saga di James Bond. Infatti, prima lo scrittore Ian Fleming nei suoi libri e poi i vari registi nella loro trasposizione cinematografica, hanno fatto bere al loro protagonista, affascinante ed abile agente segreto britannico, un Vodka-Martini. Il successo letterario e cinematografico del personaggio hanno reso questo cocktail celebre e diffuso in tutto il mondo. Questo in pratica è composto da Gordon's gin, vodka, Lillet Blanc (una sorta di vermouth di origine francese), a cui si abbina una fetta di limone. Il tutto, "agitato e non mescolato", come spesso si sente dire dal protagonista.    

 

Stesso percorso e stesso risultato per un'opera letteraria dello scrittore americano Scott Fitzgerald, portata poi sullo schermo. Ne "Il grande Gatsby", il personaggio principale Jay Gatsby (interpretato prima da Robert Redford e poi, più recentemente, da Leonardo DiCaprio) non beve altro che Gin Rickey. Questo è composto da gin, succo di lime, acqua tonica, a cui si abbina uno spicchio di lime stesso.

 

Ancora una volta un libro, ma dell'americano Truman Capote, che si trasforma in un film, entrato nella leggenda del cinema. Nel romantico "Colazione da Tiffany", sempre la protagonista, Holly Golightly (interpretato magistralmente da Audrey Hepburn) ama bere un White Angel. Un cocktail semplice ma alquanto forte, composto da vodka e gin, a cui si aggiunge del ghiaccio.

 

Non si contano invece, nel famoso film "Il grande Lebowski", i bicchieri di White Russian che vengono bevuti dal protagonista, l'eccentrico Jeffrey Lebowski. Un cocktail, piccola variante del Black Russian, a base di vodka, a cui si aggiunge del liquore di caffé e della panna. Il tutto viene servito con del ghiaccio.

 

In un altro celebre film, la divertente commedia "A qualcuno piace caldo", interpretato da attori straordinari come Marilyn Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis, la protagonista femminile, la simpatica ma sfortunata Zucchero (la Monroe) ama bere un Manhattan. Questo cocktail è fatto da whisky, vermouth ed una goccia di angostura (un amaro utilizzato spesso per aromatizzare distillati e cocktail appunto).   

Bianchello del Metauro: un vino che si fa bere

Un vino delicato, che si fa bere, ma che può sorprendere con note armoniose.

Un vitigno che ha origini antiche
Il vitigno del Bianchello del Metauro si creda abbia origine molto antiche, si narra che sia stato proprio questo vino a fiaccare le armate cartaginesi di Asdrubale, che proprio nella battaglia del Metauro vennero sconfitte dalle legioni romane di Gaio Claudio Nerone. Si narra infatti, che le armate cartaginesi bevvero con gioia e delizia un vino bianco che ne deliziò animi e corpi, tanto da renderli ben poco pronti per la battaglia che sarebbe seguita. Il vitigno è in Bianchello o Biancame, annesso con il marchio D.O.C. solo in alcuni comuni del medio e basso Metauro, zona situata a ridosso degli Appennini nella pronvincia di Pesaro-Urbino.

Il biaco vino che si vuol far bere
Il vino D.O.C. Bianchello del Metauro è un vino gentile, fresco e dalla facile bevuta, ha un giallo paglierino caratteristico, dal sapore delicato, armonico e fresco e da note molto delicate, che lo rendono gentile e gioviale. In passato il vino non rappresentava un'eccellenza, infatti era relegato ai pochi conoscitori, che lo amavano proprio per la facilità con cui si beveva e con l'allegria che poteva donare, anche con un semplice bicchiere poiché la leggerezza del vino e la sua freschezza lo rendono un vino amabile. Oggigiorno invece, il Bianchello del Metauro ha acquisito qualche connotazione particolare, anche grazie all'aggiunta di una parte di vitigno di Malvasia oltre al vitigno predominante, i quali hanno donato una personalità maggiormente unica e anche una longevità maggiore, apprezzati da un maggior numero di intenditori.

Il Bianchello del Metauro dell'azienda vinicola Crespaia
Sono pochi i vini D.O.C. Bianchello del Metauro a poter davvero sorprendere con le loro caratteristiche uniche e perticolari, uno di questi è prodotto dall'azienda vinicola Crespaia, che ne produce due tipi differenti, il classico e quello di categoria Superiore, quest'ultimo si contraddistingue per le sue note più soavi, fresche, date da un una fermentazione diversa, maggiormente più lunga, che donano un color giallo paglierino più intenso, un arricchimento di sapore e odore, che rendono questo Bianchello del Metauro un vino sempre facile da bere, ma che si contraddistingue per toni unici e diversi dai canoni normali. L'azienda vinicola Crespaia presenta i suoi vini con tutta la maestria e la passione dei viticoltori di una volta, in un luogo dedicato principalmente alla produzione del buon vino, in un ambiente ricco di fascino, tra ulivi e paesaggi tipici dell'Appennino della provincia di Pesaro-Urbino.

Le migliori birre artigianali inglesi

Il Regno Unito oltre ad essere un paese meraviglioso è molto conosciuto ed amato anche per la presenza di numerosi pub, dove poter gustare ottime e particolari birre.Le birre inglesi nascono da antiche tradizioni artigianali e per la passione che il popolo inglese ha sempre dimostrato verso questa bevanda. In Europa le birre più conosciute e servite all’interno dei locali sono soprattutto quelle di natura industriale, nel Regno Unito invece le birre maggiormente consumate dalle persone sono quelle artigianali. Chi desidera sorseggiare una birra inglese di ottima qualità non deve fare altro che recarsi in un locale chic della capitale, come il room 26 di roma, che offre ai suoi ospiti la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di prodotti.

Sveliamo gli stili British più apprezzati

La birra artigianale inglese è un prodotto veramente speciale, la sua produzione generalmente si tramanda di generazione in generazione. La birra artigianale è in genere prodotta in quantità limitata, con ingredienti di alta qualità, non subisce il processo di pastorizzazione e non viene quasi mai filtrata. Le migliori birre artigianali inglesi hanno al loro interno dei lieviti vivi, che continuano a fermentare nel tempo, rendendo così il prodotto unico e inimitabile. Di seguito sono illustrati gli stili di alcune tra le più amate birre inglesi artigianali.

  • Pale Ale è una birra spesso definita pallida, perchè ha un colore molto chiaro, il suo indice alcolico è basso, è un prodotto ad alta fermentazione ed è l’ideale per chi si avvicina alla birra inglese per la prima volta.

  • India Pale Ale ha una gradazione alcolica superiore rispetto alla semplice Pale Ale, il suo gusto è davvero particolare, tendente all’amaro. E’ uno degli stili British più antichi, veniva prodotta già in passato ed esportata verso tutte le colonie inglesi, ma durante il tragitto, la birra perdeva la sua freschezza e quindi furono aumentate le quantità di luppolo e la sua gradazione alcolica.

  • Bitter ha un sapore deciso e secco, al suo interno è presente una grande quantità di luppolo.

  • Porter ha un colore molto scuro ed un sapore intenso e cremoso.

  • Barley Wine è una birra dal sapore dolce e maltato, ha un gusto forte e sciroppato.

  • Mild Ale ha un gusto delicato, il suo colore è intenso e scuro ed ha una bassa gradazione alcolica.

  • Old Ale è caratterizzata da un colore intenso e scuro, il suo sapore è dolciastro ma ha un’elevata gradazione alcolica. E’ il prodotto ideale per chi ama le birre ambrate.

”VIN’ A TRANI”, LA COMUNICAZIONE DEL BUON BERE

“VIN’ A TRANI”, LA COMUNICAZIONE DEL BUON BERE

 

Enologia e mass media ai tempi della macchina per scrivere

 

Il museo si trasforma nella redazione di un giornale del passato

 

 

Domenica 26 marzo 2017, ore 11.00

Polo Museale (Palazzo Lodispoto, Trani)

 

 

Saranno Gigi Brozzoni, curatore della Guida Oro – I Vini di Veronelli, Michele Peragine, della RAI e presidente dell'AGAP (Associazione Giornalisti Agroalimentari Puglia), Luciano Pignataro, de “Il Mattino” di Napoli e autore di uno dei più seguiti blog di enogastronomia, e Stefano Tesi, giornalista freelance e collaboratore di “Civiltà del Bere”, “Spirito Divino” e “Cucina&Vini”, i giornalisti specializzati che si cimenteranno nella stesura di un “pezzo” alla macchina per scrivere nel quale consegneranno i loro pensieri sul vino e sulla città di Trani che con il vino si identifica da sempre, ispirati dalla bellezza della cattedrale romanica sul mare.

Avverrà domenica 26 marzo in piazza Duomo, all’interno di Palazzo Lodispoto (XVII sec.), sede del più grande museo d’Europa dedicato appunto alla macchina per scrivere gestito dalla Fondazione Seca che, per l’occasione, si trasformerà nella redazione di un giornale, come quelle di un tempo quando ancora non c’erano i computer, prima dell’avvento di internet e del digitale.

La manifestazione culturale si inserisce all’interno della terza edizione di “Vin’ a Trani”, l’avvenimento il cui nome è con l’apostrofo a forma di goccia e il simbolo è una cattedrale fatta di soli calici, insieme la declinazione in vernacolo di un invito e al tempo stesso la valorizzazione del prodotto tipico più famoso, marchio di fabbrica di un territorio.

Le vecchie tastiere delle antiche macchine per scrivere (ce ne sono oltre 400 provenienti da tutto il mondo all’interno del museo, dalla prima in assoluto della storia, una “Sholes & Glidden" del 1873, passando dalla dorata "Royal quiet deluxe", usata dall’agente segreto 007, fino alla “Writer's block” ingabbiata in fili di acciaio per denunciare la censura), torneranno a vivere, toccate dalle dita di giornalisti specializzati del settore che in passato le utilizzavano come strumento del loro lavoro nelle redazioni dei giornali o delle tv.

I 4 giornalisti dovranno comporre un articolo in cui spiegare il vino in simbiosi con Trani, vera e propria perla dell’Adriatico. Il loro “pezzo” sarà poi oggetto di approfondimento e confronto, aperto ad addetti ai lavori e semplici appassionati, sulle tradizioni enologiche della città, a partire da alcuni documenti inediti di proprietà di Cristoforo Pastore (appartenente ad una famiglia dalle antiche tradizioni enologiche) che testimoniano il legame tra la città e il suo prodotto principe. Carte e materiale unico che raccontano delle giornate in vigna, delle vendemmie, dei processi di vinificazione, dei viaggi del vino fuori dai confini della Puglia.

Basti pensare che si chiamavano “I Trani”, infatti, quelle botteghe della Milano “da bere” degli anni ’60 dove si poteva mangiare e stare in compagnia. “Scolando barbera”, cantava Giorgio Gaber in una sua famosa canzone chiamata proprio “Trani a go go”, ispirata ai momenti passati insieme ad artisti come Dario Fo, Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Lino Banfi, e tanti altri.

Ad introdurre il momento di confronto, moderato dal giornalista del “Corriere del Mezzogiorno” Pasquale Porcelli, sarà la proiezione di un cortometraggio realizzato tra le vie del centro storico di Trani dal regista barese Andrea Leonetti Di Vagno che descrive le emozioni che procurano la città e il suo vino. Raccontate attraverso le immagini, anche dall’alto, e la tastiera di una vecchia macchina per scrivere dalla quale fuoriescono un foglio e un pensiero.

Sarà l’occasione per parlare di vino, di arte e di cultura, ma anche per muoversi tra passato e presente, su come è cambiato il giornalismo, la comunicazione e naturalmente il mondo dell’enologia, non più solo un fenomeno di nicchia.

Ideata e organizzata da Francesca de Leonardis, consulente enogastronomica, e Michele Matera, titolare del ristorante “Corteinfiore”, “Vin’ a Trani” è l’occasione per mettere insieme i produttori di vino del territorio e quelli che vengono da più lontano. Ma anche per rendere concreta l’idea di destagionalizzazione del turismo da più parti auspicata per far vivere la città 12 mesi l’anno, non solo durante l’estate.

L’idea da cui si parte infatti è quella di accendere Trani, farla tornare ai fasti del passato, emozionare chi viene a visitarla, promuoverla a capitale del buon vivere. Non solo per i monumenti ma anche per le sensazioni che è capace di suscitare. Partendo proprio dal vino, simbolo di una città che deve vivere, nelle intenzioni degli organizzatori, 12 mesi l’anno senza interruzioni, come se la bella stagione durasse per sempre.

Il confronto a colpi di tasti delle macchine per scrivere sarà solo un assaggio di quanto avverrà in serata quando, all’interno di Palazzo San Giorgio, nel salotto buono della città, saranno oltre 40 le cantine che esporranno i loro prodotti in degustazione in un ideale itinerario enologico e gastronomico. Non mancherà neppure il “moscato di Trani”, vero e proprio padrone di casa, e l’angolo del food, con le eccellenze gastronomiche del territorio.

Storia e mondanità insieme, dunque, per una miscela che vuole diventare un format vero e proprio destinato a durare negli anni anche grazie al lavoro di esperti ed enologi che in un mercato in cui la domanda è in calo, riescono a proporre una selezione di altissimo livello, oggi più che mai indispensabile.

Insieme ci saranno le sigle di Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e Ais (Associazione Italiana Sommelier). Il partner sociale, come lo scorso anno, sarà Made in Carcere, l’iniziativa nata nel 2007 da un’idea di Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, una cooperativa sociale, non a scopo di lucro, che dà lavoro alle detenute. Le donne impegnate nel progetto producono manufatti "diversa(mente) utili", dalle borse agli accessori originali e colorati.

 

Con viva preghiera di diffusione e partecipazione.

 

Per contatti stampa:

vin_a_trani@libero.it

347/6524784

 

www.facebook.com/vinatrani

Cortometraggio "Vin' a Trani"

Alla scoperta del caffè

Considerata la bevanda più consumata al mondo, il caffè si distingue per la sua grande varietà di genere,che data da diversi fattori come ad esempio la miscela, il metodo di lavorazione e  i vari ingredienti che si usano in fase di lavorazione.

La bevanda scura è una rappresentazione di tradizione e cultura, infatti  una delle prime cose che notiamo in un paese estero è come viene preparato il caffè e molto spesso quando entriamo in un bar o in locali particolari  come l’art cafè a Roma, rimaniamo sorpresi dal grande quantitativo di tipologie di caffè presenti.

Breve storia del caffè

La storia sulla nascita del caffè vive su leggende che possono essere considerate più o meno veritiere, ma secondo gli studi che sono stati fatti la nascita di questa bevanda si fa risalire al 1454 nello Yemen, dove veniva sorseggiata dai principi.

Vista la sua provenienza il caffè  ha grande importanza per la religione islamica e per il popolo arabo, che  consuma in grande quantità il caffè, chiamato anche comunemente “ vino dell’islam”, visto che le rigide imposizioni del Corano vietano di bere il vino.

Per  i musulmani il caffè è una bevanda importante perchè secondo la tradizione  stimola: l’ingegno l’immaginazione e l’inventiva.

Per quello che riguarda l’Italia le prime tracce di caffè si trovano a Venezia,  dove arrivavano navi da tutto il mondo che lasciavano in dote prodotti tipici, come ad esempio il caffè.

Divenne ben presto una delle bevande più consumate, anche perchè portava ai commercianti notevoli guadagni viste anche le sue qualità mediche e digestive.

Nel 600  ormai faceva parte della cultura del nostro paese e nacquero le prime botteghe del caffè, tra cui il Caffè Florian, che rappresenta il primo caso di negozio del caffè in Europa e divenne un’abitudine per gli italiani sorseggiare caffè leggendo il giornale.

Non tutti in Italia erano felici del grande consumo che se ne faceva, infatti i sacerdoti non vedevano di buon occhio questa bevanda che veniva considerata dalla religione cristiana come la bevanda del diavolo.

Tipologie di miscela

Il caffè si distingue per quella che è la pianta da cui viene ricavato,  che può variare per lunghezza dell’arbusto e larghezza delle foglie portando quindi ad avere miscele con caratteristiche peculiari diverse

Arabico

La miscela arabica è sicuramente quella più conosciuta e utilizzata, infatti rappresenta tre quarti della produzione. Le piante vengono dalle zone dell’Africa e dell’Arabia e  il sapore del caffè che ne deriva è molto corposo  e aromatico.

Robusto

Il caffè robusto viene dalle zone dell’Africa Tropicale e  si caratterizza perchè la sua pianta si adatta ad ogni tipologia di condizione e cresce in modo veloce. Il  gusto è molto forte e  ricorda il sapore delle terre in cui viene coltivato.

Turista in Spagna? Il viaggio parte da un tour enogastronomico

Se immaginiamo per un attimo un paese come la Spagna, pensiamo subito a un luogo molto simile all’Italia. Paese dal clima caldo, dalle abitudini e dai modi di vivere allegri e solari ci aspetta. Molto dipende da quello che vogliamo fare e da che tipo di turisti vogliamo essere.

Potremmo apprezzare meglio la bellezza della Spagna facendo magari un viaggio improntato sul turismo enogastronomico. Invece di visitare località a caso, senza un ordine logico e senza avere un programma, potremmo pensare a un itinerario che tengo conto delle specialità spagnole.

Spesso viene anche chiamato turismo enogastronomico, un modo completamente diverso di approcciarsi al paese che decidiamo di visitare. Si parte dal presupposto di esplorare un paese, godendo delle realtà enogastronomiche locali.

Il turista enogastronomico, parte per un paese alla ricerca di ristoranti, luoghi particolari che propongono piatti e prodotti tipici del territorio.

Immaginiamo per un attimo di frequentare la Spagna dal punto di vista enogastronomico. Vogliamo organizzare un tour che tenga conto della cucina spagnola. Quali sono le informazioni che dobbiamo conoscere?

Cucina spagnola diversa a seconda delle zone!

La cucina spagnola è apprezzata e conosciuta in tutto il mondo, tuttavia non possiamo parlare di uno standard. I piatti e la qualità di quello che mangiamo varia da regione a regione.

Se vogliamo iniziare il nostro viaggio dal nord del paese, allora andremo a gustare prodotti tipici di origine casearia.

Formaggi e latticini faranno parte integrante della vostra “dieta spagnola” per quei giorni.

Siamo maggiormente amanti della frutta e della verdura e vogliamo consumare pasti leggeri e sani? Allora dobbiamo iniziare il nostro viaggio dalle zone pianeggianti della Spagna.

Le vallate, ricche e fertili presentano come caratteristica principale quella di produrre frutta e verdura in abbondanza. Asparagi, peperoncini piccanti, borragini ci attendono.

Andiamo in montagna alla scoperta del Pata Negra

Se invece il nostro tour enogastronomico inizia dalle zone montuose del paese, allora potremo gustare gli ottimi prosciutti spagnoli. In particolare ne esiste una qualità particolare chiamato Pata Negra ( zampa nera ).

La sua storia nasce dalla volontà di alcuni allevatori di creare una razza di suini pura al 100%. Genetica iberica, alimentazione a base di ghiande, spazio adeguato per farli pascolare fanno del Pata Negra una vera prelibatezza.

Il gusto è originale  e saporito, tende e sciogliersi in bocca. Contiene anche colesterolo buono. Una vera e propria scoperta culinaria. Se vi recate nelle zone montuose della Spagna lo dovete assolutamente provare.

Se assaggiandolo vi accorgete che è il prosciutto per voi, potete anche acquistarlo online e riceverlo a casa in tempi molto brevi come su spanishtaste.it che offre una vasta scelta di prosciutti e affettati . Il Pata Negra èun prosciutto per tutti quelli che hanno un palato fine.

Arriviamo all’abbinamento col vino

Essendo la carne iberica molto delicata, e dal grasso dolciastro, verrebbe subito da accostarci dei vini rossi del mediterraneo, come in spagna ad esempio troviamo il rinomato Vinos de Madrid prodotti da Grenache, Tempranillo.

Anche in Italia abbiamo ottimi vini per accostarlo al proiscutto pata negra come il negroamaro vino che in italia viene molto accostato al pesce per la sua dolcezza e delicatezza proprio come quella del prosciutto patanegra dolce che con il negramaro rosato, ideale per la sua freschezza a contrastare la tendenza dolce del prosciutto e con i suoi delicati profumi floreali che contribuiscono ad un perfetto quadro armonico.  

Molto apprezzate qui col pata negra sono le bollicine, vino spumante ottimo per pulire il palato dal grasso, senza “lavare” il sapore del prosciutto, anzi esaltando di più il sapore di questo prosciutto iberico.

 

CANNONAU: IL VINO TIPICO DI CAPO FERRATO

Come per altre regioni italiane, anche la Sardegna presenta una pregiata offerta enogastronomica derivante da prodotti di alta qualità. Tra i vini più noti e prelibati c’è il Cannonau che si ricava dall’omonimo vitigno a bacca nera che risulta il più diffuso in questa isola. Anche se in tutta la Sardegna si trovano vigneti coltivati con questo vitigno, sono le zone centrali quelle dove si trova la maggior coltivazione.
Erroneamente si pensava fino a poco tempo fa che questo vitigno fosse stato importato dalla Spagna nei secoli scorsi ma, grazie a dei ritrovamenti archeologici si è potuto stabilire con una certa esattezza che non era questa la realtà. La smentita si è acclarata ritrovando dei vinaccioli di Cannonau addirittura risalenti a circa 3200 anni fa che sono stati recuperati nella valle del Tirso a Sa Osa, a Villanovafranca e a Dous Nuraghes, il villaggio nuragico di Borore. Questa scoperta ha determinato il fatto che questo vino risulta essere quello più antico di tutto il Bacino del Mediterraneo le cui origini sono sostanzialmente autoctone.
Le ricerche condotte grazie agli scavi effettuati agli inizi degli anni duemila a Borore proprio all’interno della zona archeologica di Dous Nuraghes, hanno portato alla scoperta di centinaia di vinaccioli di vite antichissimi carbonizzati dal tempo che sono risalenti al 1200 a.C.
La strabiliante scoperta archeologica ha accesso un faro sul sito di Dous Nuraghes e sulle abitudini delle popolazione che lo hanno abitato e che erano avvezze alla coltivazione della vite di Cannonau e alla conseguente produzione del vino. Questo ha permesso di rettificare quanto si era ipotizzato fino a questo ritrovamento e che recitava che questo vitigno era originario del Caucaso e della Mesopotamia successivamente importato in Turchia, Egitto, Grecia ed infine grazie ai Fenici, distribuito in tutta l’area mediterranea.
Vero è che il popolo fenicio importò delle novità in tutti i Paesi da loro toccati nei loro commerci ma in Sardegna, la coltivazione della vite per la produzione del vino, era ben conosciuta da secoli.

UN VINO CHE E' UNA GARANZIA

Gli amanti dell'enogastronomia che soggiornano in Costa Rei presso l’ iGV Santagiusta oltre a godere dei servizi di un Resort organizzato come un villaggio turistico in Sardegna di alto profilo, potranno degustare la bontà di questo vino e rendersi conto di cosa significa il buon bere.

Tornando a parlare del vino DOC Cannonau, questo può essere vinificato rosso o rosato e si ottiene dal 99% di uve Cannonau e solo l’1% con altri vitigni sempre di locale produzione. Il vino deve obbligatoriamente essere invecchiato minimo un anno entro il quale almeno un semestre in botti di castagno o di rovere come impone il disciplinare.
Il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è specificatamente prodotto solamente se le uve che lo compongono sono provenienti da vitigni coltivati a Muravera, Castiadas, Villasimius, Villaputzu e San Vito. Anche il Cannonau di Sardegna di Capo Ferrato ha la qualifica di vino DOC. I vigneti devono essere vista mare e possibilmente residenti su terreni di disfacimento granitico che devono essere a circa sette metri di altezza sul livello del mare. Le uve regalano un rosso più che robusto che è caratterizzato da una piacevole gradazione di circa 13,5°.
Come avviene normalmente per altri vini rossi e indipendentemente dal fatto che sia prodotto su un’isola, il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è indicato per accompagnare arrosti, carne rossa, cacciagione e formaggio ovino sardo DOP proprio per via del suo sapore corposo che regala un retrogusto dove si può avvertire la presenza di piante aromatiche del territorio.

Napoli e la sua pasticceria tradizionale

Rinomata nel mondo per la sua tradizione musicale, per le bellezze architettoniche e per la pizza, Napoli riesce a conquistare il cuore di tantissimi turisti italiani e stranieri anche attraverso la sua pasticceria deliziosa e raffinata. Moltissimi visitatori infatti, anche provenienti dalle città limitrofe o direttamente dalla Capitale, magari ospitati nei tanti hotel vicino la stazione Termini, non si perdono l'occasione anche di un breve viaggio nella località partenopea, pur di assaporarne i dolci tipici. Di questi ve ne sono di vario genere e per tutti i gusti e tendono ad accontentare sia adulti che bambini, golosi o meno, in qualsiasi stagione. Andiamo quindi a conoscere quali sono i dolci più celebri ed apprezzati della pasticceria tipica napoletana.

I dolci più famosi

Uno dei più rinomati è senz'altro la Sfogliatella, un involucro di pasta sfoglia contenente un ripieno di ricotta, canditi, semolino e cannella. Questa delizia è stata creata nel XVIII° secolo, in un convento religioso nei pressi di Amalfi. Nel tempo si sono create due versioni: quella "riccia", appunto di pasta sfoglia, e quella "liscia" fatta invece di pasta frolla. A queste poi si abbinarono ulteriori varianti, quali la "Santa Rosa" o la "Coda d'aragosta", che si distinguono per l'aggiunta di varie creme e le maggiori dimensioni. Altro dolce tipico è il Babà, originario della Polonia e modificato da pasticceri francesi, tuttavia ha trovato a Napoli la sua sede ideale. Questo non è altro che un prodotto da forno a pasta lievitata, che si può bagnare con rhum, limoncello o essenza di bergamotto. Nel corso del tempo sono nate alcune versioni, tra cui il "Savarin" (in cui cambia leggermente il tipo di impasto) ed altre con crema e panna.

Altra delizia della pasticceria napoletana è la Pastiera. Tipica del periodo pasquale, è una torta di pasta frolla al cui interno si trova un impasto di ricotta, grano bollito, canditi e uova, a cui si abbinano poi vari aromi e spezie, in base al tipo di ricetta seguita. Infatti, quella tradizionale prevede cannella, canditi e vaniglia. Ulteriori varianti, poi, utilizzano crema pasticcera all'interno o cioccolato bianco nella pasta frolla. Tipici invece del periodo natalizio sono i famosi Struffoli: originari presumibilmente della Spagna, sono delle piccolissime palline di pasta a base di strutto, uova, farina e zucchero, che vengono fritte nell'olio o anche nello stesso strutto e poi coperte di miele. Una volta disposti su un vassoio, vi si aggiungono pezzetti di frutta candita o confettini colorati. Rinomate a Napoli, sia pur presenti anche in altre località, sono le cosiddette "Zeppole di S.Giuseppe". Dolce del periodo carnevalesco, realizzato con un impasto di farina, uova e burro, che viene fritto. In seguito è cosparso di zucchero e guarnito con crema pasticcera e amarene. Ne esistono versioni anche fatte al forno e quindi più leggere.   

Viaggio alla scoperta dei vini campani

Una regione tra le più belle ed affascinanti dell'intera penisola, la Campania, sa offrire ai suoi visitatori cultura, storia, tradizioni, bellezze architettoniche e paesaggistiche, ma anche prelibatezze enogastronomiche. Proprio la cucina campana è una delle migliori rappresentanti di quella italiana, tanto rinomata ed apprezzata a livello internazionale. Altro fattore positivo è che Napoli e le altre province sono facilmente raggiungibili da altre regioni o città, come Roma ad esempio. Appunto per questo, è meta anche giornaliera di quei turisti, ospitati nei diversi hotel presso la stazione Termini, che amano fare brevissimi viaggi o soggiorni nelle più belle località nei pressi della Capitale o limitrofe al Lazio. La Campania riesce a far innamorare i propri visitatori non solo grazie alla propria cucina prelibata, ma anche per i suoi tanti e gustosi vini presenti in diverse aree regionali. Scopriamo quindi quali sono quelli più famosi e meritevoli di una degustazione.

A Napoli e provincia, tra una visita al Castel dell'Ovo ed una passeggiata lungo la penisola sorrentina, è possibile degustare uno dei vini più buoni dell'intera regione, il "Lacryma Christi". Un prodotto Doc originario dei vitigni posti sul Vesuvio e che si abbina a tutti i tipi di pasti, da quelli di carne a quelli di pesce. Prelibato è anche il "Falanghina dei Campi Flegrei", un gustoso vino Doc giallo paglierino, anch'esso adatto a diversi piatti della tradizione campana. Nell'area sorrentina, visitando i suoi splendidi paesaggi, si trova invece il "Gragnano", un altro prodotto Doc di colore rosso, che si abbina ai prodotti tipici della cucina regionale, dalla mozzarella di bufala fino ai salumi, oltre che naturalmente alla rinomata pasta al sugo di pomodoro.

 

A Caserta e provincia, invece, è d'obbligo, dopo aver ammirato la splendida Reggia ed i suoi magnifici giardini, fare un assaggio del rinomatissimo "Falerno del Massico". Questo Doc dal colore rosso è conosciuto sin dai tempi degli antichi Romani e si può degustare con diverse varietà di carne. Nella zona dell'Irpinia e quindi dell'Avellinese, uno dei vini più pregiati è il "Taurasi", un rosso intenso Docg, che raggiunge il massimo della prelibatezza se invecchiato diversi anni. Si adatta benissimo a carni rosse e pollame. Nella stessa provincia, celeberrimo è il "Greco di Tufo", altro vino Docg dal colore giallo paglierino, molto apprezzato anche invecchiato, di antichissima origine greca appunto, che si abbina ai piatti a base di pesce.

Nel Sannio e nella provincia di Benevento si trovano altri vini dal sapore prelibato, tra cui il "Solopaca", un rosso intenso sempre con marchio Doc, che si adatta perfettamente a diverse varietà di carne. Altro pregiato prodotto di questo territorio è l'"Aglianico del Taburno", un vino Docg di antichissima origine, dal colore rosso e che si presta a diversi accostamenti, tra cui soprattutto ai piatti a base di carne. Nella zona del Salernitano è possibile degustare invece un altro vino, il "Castel San Lorenzo", dalla tonalità rosso rubino e che si accompagna perfettamente a tutte le ricette a base di carne.   

Cambridge: cosa vedere e cosa fare in 1 giorno

A Cambridge non soltanto si beve buona birra, ma anche buon vino! Ebbene si, in Inghilterra qualcuno (soprattutto le donne) beve vino. Proprio così. 

Cambridge è una cittadina situata nella parte orientale della Gran Bretagna, a solo 80 km da Londra. Sorge sulle sponde dell'omonimo fiume e le sue origini sono molto antiche. Fondata dai Romani, la nascita di Cambridge risale infatti circa all’Età del Ferro. La piccola città è oggi nota in tutto il mondo per via del'omonima università, una tra le più prestigiose e famose del mondo, nota per le diverse scoperte in materia scientifica e matematica.

Cambridge è molto piccola, misura infatti solo 40 km quadrati e, per questo motivo, è possibile visitarla in una sola giornata. Sicuramente in questo articolo non parleremo di quali vini bere a Cambridge, anche se la lista di vini da poter degustare in questa città è davvero notevole. Parleremo invece di luoghi da visitare, ubriachi o meno, visto che qui si parla di vino e Londra. Ma quali sono i luoghi da vedere assolutamente se ci troviamo nella cittadina? Ecco tutto quello che c'è da sapere se si vuole visitare Cambridge in 1 giorno.

Visitare Cambridge in 1 giorno: i luoghi da non perdere

Con l'aiuto di Trucchilondra, abbiamo creato una guida su cosa vedere a Cambridge se si ha solo un giorno a disposizione. Date le sue piccole dimensioni, Cambridge è ideale da visitare in una sola giornata. Se ci si trova a Londra è infatti possibile raggiungere la località in modo facile e veloce, grazie ai treni molto frequenti che partono dalla stazione di Kings Cross. In alternativa, è possibile recarsi a Cambridge con i pullman National Express, che vi condurranno proprio alla stazione della cittadina.

Giunti alla stazione di Cambridge, troviamo subito un luogo da non perdere. Si tratta del "Giardino Botanico dell’Università di Cambridge", un’area verde in cui è possibile fare una passeggiata. Sulla via per il centro della città, troveremo la piccola chiesa di "Saint Botolph’s".

Nel centro di Cambridge, troviamo numerosi edifici dell'università, tra cui il "Corpus Christi College", nel quale vale la pena di visitare il "Corpus Clock", un particolare orologio progettato e costruito nel 2008 da Stephen Hawking. Questo si distingue dagli orologi tradizionali per via del fatto che è in grado di segnare l’orario esatto solo ad intervalli di 5 minuti, mentre nel resto del tempo segue un ritmo totalmente irregolare, che sta a simboleggiare la confusione che attanaglia l'esistenza del genere umano.

Proseguendo l'itinerario per le strade storiche della città, troveremo il "King’s College", uno dei più noti edifici universitari di Cambridge, costruito nel 1441. Quando si tratta di visitare Cambridge in 1 giorno, non si può fare a meno di visitare la "King's Chapel", ovvero "la Cappella del Re", una chiesa gotica in pieno stile inglese, che vanta uno dei cori più famosi al mondo. La cappella fu costruita nel 1515, in occasione dell'unione a nozze di Enrico VIII ed Anna Bolena.

Una volta visitata la cappella, si potrà proseguire la visita di Cambridge lungo la "King’s Parade", una strada storica che vi condurrà alla chiesa di "Great’s St Mary", la più grande della città. Qui, sarà possibile salire su una delle torri e godere di una vista spettacolare della cittadina.

Se si vuole visitare Cambridge in 1 giorno senza perdersi nemmeno una delle tappe principali della città, sarà necessario recarsi al "Senate House", la famosa struttura in cui vengono celebrate la lauree degli studenti dell'università. Proseguendo lungo la "King’s Parade", troverete un altro edificio storico ed interessante, ovvero la "Round Church". Si tratta di una chiesa dalla struttura rotonda, costruita da Anthony Salvin ed ispirata al "Santo Sepolcro" di Gerusalemme. Sempre lungo la strada principale, è inoltre possibile visitare le numerose aree verdi della città, tra cui i parchi di "Jesus Green", "The Backs", "Christ’s Pieces" e "Parker’s Piece".

Se avete l'opportunità di visitare Cambridge in 1 giorno, non potrete perdervi una attrazioni principali del luogo, ovvero il "punt". Si tratta di un'imbarcazione tipica della zona, simile alle gondole di Venezia. Potrete noleggiare una di queste barche lungo le rive del fiume Cam oppure prenotare un "punter" (ovvero un professionista che guiderà l'imbarcazione) e fare un giro lungo il fiume. Durante l'escursione, potrete visitare lo splendido "Mathematical Bridge", che si trova, appunto, lungo il fiume Cam. Una volta scesi dalla barca, potrete recarvi a visitare la "Wren Library", situata all'interno del Trinity College, in cui potrete ammirazione le edizioni originali di moltissimi libri celebri.

Per quanto riguarda i ristoranti e i pub, nel centro storico di Cambridge potrete trovare moltissimi locali in cui mangiare, da quelli che offrono piatti tradizionali del luogo, a quelli etnici. Essendo una città ricca di studenti universitari, Cambridge è inoltre ricca di pub in cui mangiare, assaggiare la birra tipica e godere di spettacoli di musica dal vivo. Tra questi, i più famosi sono: il pub "The Boat Race" situato al 170 di East Road, il "The Eagle", famoso perché fu il luogo in cui venne annunciata n'importante scoperta scientifica, ovvero quella del DNA. Altrettanto noto e frequentato dai turisti è il "The Pickerell Inn", il locale più antico di Cambridge.

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