Enoturismo a Barcellona. Le 10 migliori enoteche della capitale catalana

 

Anche a Barcellona le enoteche, grazie alla crescente cultura del vino, sono diventati punto di riferimento per un aperitivo tra
colleghi o una cena on amici. Accanto ai famosissimi tapas e pichos bar, nella capitale catalana aprono e fanno capolino
vinotecas e wine bar. Qui potrai gustare le ottime etichette spagnole, che oramai da qualche anno si impongono nel panorama
vitivinicolo mondiale. Ti presentiamo di seguito una carrellata delle migliori enoteche che abbiamo testato durante la nostra
vacanza a Barcellona.

Monvinic

“La mecca del vino” secondo alcuni recensori di Tripadvisor, Monvinic si trova in Calle Diputación 249 quartiere Eixample.
Progetto di Sergi Ferrer, è una cantina con oltre 4.000 etichette! Tra le migliori enoteche al mondo (classifica del 2010), è un
luogo interamente dedicato al piacere del vino. E’ diviso in due aree: un lungo bancone con sgabelli, e una con comodi divani.
Puoi accompagnare i calici con una raffinata selezione di tapas e piatti d’autore ispirati alla cucina catalana. Fatti consigliare il
vino giusto in abbinamento al cibo dal team di 6 sommelier! Oltre a mangiare e bere, puoi partecipare a degustazioni,
conferenze, presentazioni e incontri internazionali che si tengono in una sala apposita.

ElDiset

Altro tempio dedicato al vino è ElDiset (quartiere Born, via Antic de Sant Joan, 3. Tra scaffali e cantine refrigerate che
custodiscono le bottiglie alla temperatura giusta, puoi degustare circa 60 varietà di vino (bianco, rosato, rosso e spumante), la
maggior parte del catalano e origine spagnola. Ammira anche le pareti decorate con gusto e fascino e l’arredamento curato. A
differenza di Monvínic, non ha una cucina molto ampia. Atmosfera elegante e piacevole, buona musica e prezzi alla portata
fanno di ElDiset un gran bel wine bar.

La Vinoteca Torres

Il suo nome dice tutto, ‘Vinoteca’, il mondo del vino ai tuoi piedi, o meglio, nella tua bocca. Ottima carta dei vini per questa
enoteca che troverai in Passeig de Gràcia, 78. Ampia scelta, incontri di degustazione e una completa offerta gastronomica
rendono La Vinoteca Torres un punto di riferimento per gli appassionati del nettare di Bacco.

Ti consigliamo di fare un salto anche a:

  • Bodega Vinito. Al numero 27 di carrer del Parlament, la Bodega Vinito ti invita ad entrare nel suo locale senza porte. Le bottiglie decorano le pareti e l’ampia scelta di vini a prezzi bassi si accompagna a tapas e pinchos. Te lo consigliamo!
  • Tiriñuelo. A differenza degli altri locali questa enoteca offre tapas tipiche dei Paesi Baschi. I vini invece provengono da tutto il mondo con prevalenza degli spagnoli dell’area di Logrono. ù
  • Cata 1.81. Cata 1.81 Wine Restaurant è il posto ideale per una cena romantica: i piatti sono deliziosi e non sarà difficile abbinarli ad una delle 200 etichette presenti in cantina.
  • Quimet & Quimet. Ami il vino? Sei un sommelier? Fai un salto in una delle cantine più complete di Barcellona. Si trova in Carrer del Poeta Cabanyes e qui puoi trovare bottiglie da quasi 1000€! C’ anche una vasta selezione di vini spumanti e vermouth.
  • Vinoteca Padrò & Esteve. Più di 2.000 referenze in questa enoteca in grado di soddisfare i gusti dei più esigenti “professionisti del vino”. Partecipa ad uno dei tanti incontri di degustazione organizzati durante tutto l’anno.
  • Carte des Vins. Questo franchising francese si trova a Sant Antoni dels Sombrerers. Buona selezione di etichette e possibilità di acquistare qualche bottiglia.
  • Celler de Gélida. Chiudiamo il nostro tour enologico a Barcellona con questa cantina in Carrer del Vallespir, 65. Specializzata in vini stranieri, senza tuttavia trascurare i vini eccellenti Rioja o castigliano, in Celler de Gélida potrai degustare etichette difficilmente reperibili in altri luoghi a Barcellona. Oltre ai francesi e agli italiani, qui infatti ci trovi vini argentini, cileni, tedeschi, portoghesei ed australiani.

 

Pappardelle gratinate al tartufo bianco e fonduta di formaggi

Le “Pappardelle gratinate al tartufo bianco e fonduta di formaggi” costituiscono una ricetta delicata e dal profumo del pregiato fungo, ma al tempo stesso molto gustosa e di semplice preparazione, quindi facilmente inseribile in un menù considerevole.

Il tartufo già dal tempo dei Sumeri era considerato un ingrediente molto pregiato e gustoso, elemento ideale per dare un tocco in più ad un piatto. In tutte le sue varietà il tartufo si caratterizza per il suo aroma intenso e travolgente, per tale ragione va abbinato a piatti semplici che ne risaltino non solo il gusto ma anche l’odore.

In base alla varietà si preferisce utilizzarlo crudo o aggiunto in preparazione.

Ecco la ricetta gustosissima delle pappardelle al tartufo bianco e fonduta!

Ingredienti (per 4 persone):

  • 350 gr. di tagliatelle all’uovo fresche
  • 80 gr. di Fontina
  • 80 gr. di formaggio Branzi
  • 200 gr. di besciamella
  • Tra i 25 e i 50 gr. di Tartufo Bianco
  • Burro q.b.
  • Pangrattato q.b.
  • Grana Padano grattugiato q.b.

Preparazione:

  1. Tagliamo a cubetti i due formaggi e prepariamo la besciamella fluida (se è troppo densa aggiungiamo qualche cucchiaio di latte), dopodiché puliamo con uno spazzolino il tartufo bianco senza bagnarlo troppo e dopo averlo pulito lo asciughiamo accuratamente.
  2. Imburriamo una pirofila e cospargiamola di pangrattato.
  3. Lessiamo le pappardelle per qualche minuto lasciandole al dente e scoliamole, poi condiamole con due fiocchi di burro e riponiamole nella pirofila insieme ai cubetti di formaggio precedentemente preparati. Spolveriamoci sopra il grana grattugiato e ricopriamole con la besciamella fluida.
  4. Teniamole in forno per circa 20 minuti a 180° e una volta estratte affettiamoci sopra il tartufo bianco.

La quantità di tartufo da utilizzare può variare in base al nostro budget da un minimo di 25 gr ad un massimo di 50 gr. Ricordiamoci che abbondare in modo esagerato con il tartufo è solo uno spreco e non migliora il risultato.

Il tartufo possiede un gusto delicato e penetrante, che si avverte subito sia per l’odore sia per il sapore. Pertanto nella scelta del vino bisogna tener conto della forza di questo ingrediente e cercare di scegliere un vino che non ne vada a sopraffare il sapore ma che al tempo stesso possa sostenerne la forza. Quindi vanno esclusi i vini troppo aromatici e acidi.

Per il tartufo bianco si preferiscono vini quali il Dolcetto d’Alba, il Barolo o un Pinot Nero.

Per il tartufo nero si consiglia Bordeaux o Montepulciano, oppure un bianco Trebbiano o Muller Thurgau.

COCKTAIL E FILM, UN BINOMIO DI SUCCESSO

 

Molto apprezzati dagli adulti, i cocktail vengono sempre più scoperti e bevuti anche dai giovani. Dai gusti assai diversi e dalla gradazione alcolica varia, alcuni di essi tendono ad essere presenti e consumati anche durante qualche festa di 18 anni a Roma così come anche in tante altre località. Una moda che si diffonde tra i giovani, anche grazie a varie pellicole cinematografiche dove si vedono affascinanti e celebri attori sorseggiarne alcuni, magari a cui fa seguito l'immancabile sigaretta. Nel corso del tempo, quindi, sono stati tanti i film in cui hanno fatto la loro comparsa diversi cocktail, fino a diventare, alcuni di essi, una vera e propria icona di uno o più personaggi cinematografici.

 

In quest'ultimo caso, l'esempio più celebre non può che essere la saga di James Bond. Infatti, prima lo scrittore Ian Fleming nei suoi libri e poi i vari registi nella loro trasposizione cinematografica, hanno fatto bere al loro protagonista, affascinante ed abile agente segreto britannico, un Vodka-Martini. Il successo letterario e cinematografico del personaggio hanno reso questo cocktail celebre e diffuso in tutto il mondo. Questo in pratica è composto da Gordon's gin, vodka, Lillet Blanc (una sorta di vermouth di origine francese), a cui si abbina una fetta di limone. Il tutto, "agitato e non mescolato", come spesso si sente dire dal protagonista.    

 

Stesso percorso e stesso risultato per un'opera letteraria dello scrittore americano Scott Fitzgerald, portata poi sullo schermo. Ne "Il grande Gatsby", il personaggio principale Jay Gatsby (interpretato prima da Robert Redford e poi, più recentemente, da Leonardo DiCaprio) non beve altro che Gin Rickey. Questo è composto da gin, succo di lime, acqua tonica, a cui si abbina uno spicchio di lime stesso.

 

Ancora una volta un libro, ma dell'americano Truman Capote, che si trasforma in un film, entrato nella leggenda del cinema. Nel romantico "Colazione da Tiffany", sempre la protagonista, Holly Golightly (interpretato magistralmente da Audrey Hepburn) ama bere un White Angel. Un cocktail semplice ma alquanto forte, composto da vodka e gin, a cui si aggiunge del ghiaccio.

 

Non si contano invece, nel famoso film "Il grande Lebowski", i bicchieri di White Russian che vengono bevuti dal protagonista, l'eccentrico Jeffrey Lebowski. Un cocktail, piccola variante del Black Russian, a base di vodka, a cui si aggiunge del liquore di caffé e della panna. Il tutto viene servito con del ghiaccio.

 

In un altro celebre film, la divertente commedia "A qualcuno piace caldo", interpretato da attori straordinari come Marilyn Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis, la protagonista femminile, la simpatica ma sfortunata Zucchero (la Monroe) ama bere un Manhattan. Questo cocktail è fatto da whisky, vermouth ed una goccia di angostura (un amaro utilizzato spesso per aromatizzare distillati e cocktail appunto).   

Bianchello del Metauro: un vino che si fa bere

Un vino delicato, che si fa bere, ma che può sorprendere con note armoniose.

Un vitigno che ha origini antiche
Il vitigno del Bianchello del Metauro si creda abbia origine molto antiche, si narra che sia stato proprio questo vino a fiaccare le armate cartaginesi di Asdrubale, che proprio nella battaglia del Metauro vennero sconfitte dalle legioni romane di Gaio Claudio Nerone. Si narra infatti, che le armate cartaginesi bevvero con gioia e delizia un vino bianco che ne deliziò animi e corpi, tanto da renderli ben poco pronti per la battaglia che sarebbe seguita. Il vitigno è in Bianchello o Biancame, annesso con il marchio D.O.C. solo in alcuni comuni del medio e basso Metauro, zona situata a ridosso degli Appennini nella pronvincia di Pesaro-Urbino.

Il biaco vino che si vuol far bere
Il vino D.O.C. Bianchello del Metauro è un vino gentile, fresco e dalla facile bevuta, ha un giallo paglierino caratteristico, dal sapore delicato, armonico e fresco e da note molto delicate, che lo rendono gentile e gioviale. In passato il vino non rappresentava un'eccellenza, infatti era relegato ai pochi conoscitori, che lo amavano proprio per la facilità con cui si beveva e con l'allegria che poteva donare, anche con un semplice bicchiere poiché la leggerezza del vino e la sua freschezza lo rendono un vino amabile. Oggigiorno invece, il Bianchello del Metauro ha acquisito qualche connotazione particolare, anche grazie all'aggiunta di una parte di vitigno di Malvasia oltre al vitigno predominante, i quali hanno donato una personalità maggiormente unica e anche una longevità maggiore, apprezzati da un maggior numero di intenditori.

Il Bianchello del Metauro dell'azienda vinicola Crespaia
Sono pochi i vini D.O.C. Bianchello del Metauro a poter davvero sorprendere con le loro caratteristiche uniche e perticolari, uno di questi è prodotto dall'azienda vinicola Crespaia, che ne produce due tipi differenti, il classico e quello di categoria Superiore, quest'ultimo si contraddistingue per le sue note più soavi, fresche, date da un una fermentazione diversa, maggiormente più lunga, che donano un color giallo paglierino più intenso, un arricchimento di sapore e odore, che rendono questo Bianchello del Metauro un vino sempre facile da bere, ma che si contraddistingue per toni unici e diversi dai canoni normali. L'azienda vinicola Crespaia presenta i suoi vini con tutta la maestria e la passione dei viticoltori di una volta, in un luogo dedicato principalmente alla produzione del buon vino, in un ambiente ricco di fascino, tra ulivi e paesaggi tipici dell'Appennino della provincia di Pesaro-Urbino.

Le migliori birre artigianali inglesi

Il Regno Unito oltre ad essere un paese meraviglioso è molto conosciuto ed amato anche per la presenza di numerosi pub, dove poter gustare ottime e particolari birre.Le birre inglesi nascono da antiche tradizioni artigianali e per la passione che il popolo inglese ha sempre dimostrato verso questa bevanda. In Europa le birre più conosciute e servite all’interno dei locali sono soprattutto quelle di natura industriale, nel Regno Unito invece le birre maggiormente consumate dalle persone sono quelle artigianali. Chi desidera sorseggiare una birra inglese di ottima qualità non deve fare altro che recarsi in un locale chic della capitale, come il room 26 di roma, che offre ai suoi ospiti la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di prodotti.

Sveliamo gli stili British più apprezzati

La birra artigianale inglese è un prodotto veramente speciale, la sua produzione generalmente si tramanda di generazione in generazione. La birra artigianale è in genere prodotta in quantità limitata, con ingredienti di alta qualità, non subisce il processo di pastorizzazione e non viene quasi mai filtrata. Le migliori birre artigianali inglesi hanno al loro interno dei lieviti vivi, che continuano a fermentare nel tempo, rendendo così il prodotto unico e inimitabile. Di seguito sono illustrati gli stili di alcune tra le più amate birre inglesi artigianali.

  • Pale Ale è una birra spesso definita pallida, perchè ha un colore molto chiaro, il suo indice alcolico è basso, è un prodotto ad alta fermentazione ed è l’ideale per chi si avvicina alla birra inglese per la prima volta.

  • India Pale Ale ha una gradazione alcolica superiore rispetto alla semplice Pale Ale, il suo gusto è davvero particolare, tendente all’amaro. E’ uno degli stili British più antichi, veniva prodotta già in passato ed esportata verso tutte le colonie inglesi, ma durante il tragitto, la birra perdeva la sua freschezza e quindi furono aumentate le quantità di luppolo e la sua gradazione alcolica.

  • Bitter ha un sapore deciso e secco, al suo interno è presente una grande quantità di luppolo.

  • Porter ha un colore molto scuro ed un sapore intenso e cremoso.

  • Barley Wine è una birra dal sapore dolce e maltato, ha un gusto forte e sciroppato.

  • Mild Ale ha un gusto delicato, il suo colore è intenso e scuro ed ha una bassa gradazione alcolica.

  • Old Ale è caratterizzata da un colore intenso e scuro, il suo sapore è dolciastro ma ha un’elevata gradazione alcolica. E’ il prodotto ideale per chi ama le birre ambrate.

”VIN’ A TRANI”, LA COMUNICAZIONE DEL BUON BERE

“VIN’ A TRANI”, LA COMUNICAZIONE DEL BUON BERE

 

Enologia e mass media ai tempi della macchina per scrivere

 

Il museo si trasforma nella redazione di un giornale del passato

 

 

Domenica 26 marzo 2017, ore 11.00

Polo Museale (Palazzo Lodispoto, Trani)

 

 

Saranno Gigi Brozzoni, curatore della Guida Oro – I Vini di Veronelli, Michele Peragine, della RAI e presidente dell'AGAP (Associazione Giornalisti Agroalimentari Puglia), Luciano Pignataro, de “Il Mattino” di Napoli e autore di uno dei più seguiti blog di enogastronomia, e Stefano Tesi, giornalista freelance e collaboratore di “Civiltà del Bere”, “Spirito Divino” e “Cucina&Vini”, i giornalisti specializzati che si cimenteranno nella stesura di un “pezzo” alla macchina per scrivere nel quale consegneranno i loro pensieri sul vino e sulla città di Trani che con il vino si identifica da sempre, ispirati dalla bellezza della cattedrale romanica sul mare.

Avverrà domenica 26 marzo in piazza Duomo, all’interno di Palazzo Lodispoto (XVII sec.), sede del più grande museo d’Europa dedicato appunto alla macchina per scrivere gestito dalla Fondazione Seca che, per l’occasione, si trasformerà nella redazione di un giornale, come quelle di un tempo quando ancora non c’erano i computer, prima dell’avvento di internet e del digitale.

La manifestazione culturale si inserisce all’interno della terza edizione di “Vin’ a Trani”, l’avvenimento il cui nome è con l’apostrofo a forma di goccia e il simbolo è una cattedrale fatta di soli calici, insieme la declinazione in vernacolo di un invito e al tempo stesso la valorizzazione del prodotto tipico più famoso, marchio di fabbrica di un territorio.

Le vecchie tastiere delle antiche macchine per scrivere (ce ne sono oltre 400 provenienti da tutto il mondo all’interno del museo, dalla prima in assoluto della storia, una “Sholes & Glidden" del 1873, passando dalla dorata "Royal quiet deluxe", usata dall’agente segreto 007, fino alla “Writer's block” ingabbiata in fili di acciaio per denunciare la censura), torneranno a vivere, toccate dalle dita di giornalisti specializzati del settore che in passato le utilizzavano come strumento del loro lavoro nelle redazioni dei giornali o delle tv.

I 4 giornalisti dovranno comporre un articolo in cui spiegare il vino in simbiosi con Trani, vera e propria perla dell’Adriatico. Il loro “pezzo” sarà poi oggetto di approfondimento e confronto, aperto ad addetti ai lavori e semplici appassionati, sulle tradizioni enologiche della città, a partire da alcuni documenti inediti di proprietà di Cristoforo Pastore (appartenente ad una famiglia dalle antiche tradizioni enologiche) che testimoniano il legame tra la città e il suo prodotto principe. Carte e materiale unico che raccontano delle giornate in vigna, delle vendemmie, dei processi di vinificazione, dei viaggi del vino fuori dai confini della Puglia.

Basti pensare che si chiamavano “I Trani”, infatti, quelle botteghe della Milano “da bere” degli anni ’60 dove si poteva mangiare e stare in compagnia. “Scolando barbera”, cantava Giorgio Gaber in una sua famosa canzone chiamata proprio “Trani a go go”, ispirata ai momenti passati insieme ad artisti come Dario Fo, Enzo Jannacci, Adriano Celentano, Lino Banfi, e tanti altri.

Ad introdurre il momento di confronto, moderato dal giornalista del “Corriere del Mezzogiorno” Pasquale Porcelli, sarà la proiezione di un cortometraggio realizzato tra le vie del centro storico di Trani dal regista barese Andrea Leonetti Di Vagno che descrive le emozioni che procurano la città e il suo vino. Raccontate attraverso le immagini, anche dall’alto, e la tastiera di una vecchia macchina per scrivere dalla quale fuoriescono un foglio e un pensiero.

Sarà l’occasione per parlare di vino, di arte e di cultura, ma anche per muoversi tra passato e presente, su come è cambiato il giornalismo, la comunicazione e naturalmente il mondo dell’enologia, non più solo un fenomeno di nicchia.

Ideata e organizzata da Francesca de Leonardis, consulente enogastronomica, e Michele Matera, titolare del ristorante “Corteinfiore”, “Vin’ a Trani” è l’occasione per mettere insieme i produttori di vino del territorio e quelli che vengono da più lontano. Ma anche per rendere concreta l’idea di destagionalizzazione del turismo da più parti auspicata per far vivere la città 12 mesi l’anno, non solo durante l’estate.

L’idea da cui si parte infatti è quella di accendere Trani, farla tornare ai fasti del passato, emozionare chi viene a visitarla, promuoverla a capitale del buon vivere. Non solo per i monumenti ma anche per le sensazioni che è capace di suscitare. Partendo proprio dal vino, simbolo di una città che deve vivere, nelle intenzioni degli organizzatori, 12 mesi l’anno senza interruzioni, come se la bella stagione durasse per sempre.

Il confronto a colpi di tasti delle macchine per scrivere sarà solo un assaggio di quanto avverrà in serata quando, all’interno di Palazzo San Giorgio, nel salotto buono della città, saranno oltre 40 le cantine che esporranno i loro prodotti in degustazione in un ideale itinerario enologico e gastronomico. Non mancherà neppure il “moscato di Trani”, vero e proprio padrone di casa, e l’angolo del food, con le eccellenze gastronomiche del territorio.

Storia e mondanità insieme, dunque, per una miscela che vuole diventare un format vero e proprio destinato a durare negli anni anche grazie al lavoro di esperti ed enologi che in un mercato in cui la domanda è in calo, riescono a proporre una selezione di altissimo livello, oggi più che mai indispensabile.

Insieme ci saranno le sigle di Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e Ais (Associazione Italiana Sommelier). Il partner sociale, come lo scorso anno, sarà Made in Carcere, l’iniziativa nata nel 2007 da un’idea di Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, una cooperativa sociale, non a scopo di lucro, che dà lavoro alle detenute. Le donne impegnate nel progetto producono manufatti "diversa(mente) utili", dalle borse agli accessori originali e colorati.

 

Con viva preghiera di diffusione e partecipazione.

 

Per contatti stampa:

vin_a_trani@libero.it

347/6524784

 

www.facebook.com/vinatrani

Cortometraggio "Vin' a Trani"

Alla scoperta del caffè

Considerata la bevanda più consumata al mondo, il caffè si distingue per la sua grande varietà di genere,che data da diversi fattori come ad esempio la miscela, il metodo di lavorazione e  i vari ingredienti che si usano in fase di lavorazione.

La bevanda scura è una rappresentazione di tradizione e cultura, infatti  una delle prime cose che notiamo in un paese estero è come viene preparato il caffè e molto spesso quando entriamo in un bar o in locali particolari  come l’art cafè a Roma, rimaniamo sorpresi dal grande quantitativo di tipologie di caffè presenti.

Breve storia del caffè

La storia sulla nascita del caffè vive su leggende che possono essere considerate più o meno veritiere, ma secondo gli studi che sono stati fatti la nascita di questa bevanda si fa risalire al 1454 nello Yemen, dove veniva sorseggiata dai principi.

Vista la sua provenienza il caffè  ha grande importanza per la religione islamica e per il popolo arabo, che  consuma in grande quantità il caffè, chiamato anche comunemente “ vino dell’islam”, visto che le rigide imposizioni del Corano vietano di bere il vino.

Per  i musulmani il caffè è una bevanda importante perchè secondo la tradizione  stimola: l’ingegno l’immaginazione e l’inventiva.

Per quello che riguarda l’Italia le prime tracce di caffè si trovano a Venezia,  dove arrivavano navi da tutto il mondo che lasciavano in dote prodotti tipici, come ad esempio il caffè.

Divenne ben presto una delle bevande più consumate, anche perchè portava ai commercianti notevoli guadagni viste anche le sue qualità mediche e digestive.

Nel 600  ormai faceva parte della cultura del nostro paese e nacquero le prime botteghe del caffè, tra cui il Caffè Florian, che rappresenta il primo caso di negozio del caffè in Europa e divenne un’abitudine per gli italiani sorseggiare caffè leggendo il giornale.

Non tutti in Italia erano felici del grande consumo che se ne faceva, infatti i sacerdoti non vedevano di buon occhio questa bevanda che veniva considerata dalla religione cristiana come la bevanda del diavolo.

Tipologie di miscela

Il caffè si distingue per quella che è la pianta da cui viene ricavato,  che può variare per lunghezza dell’arbusto e larghezza delle foglie portando quindi ad avere miscele con caratteristiche peculiari diverse

Arabico

La miscela arabica è sicuramente quella più conosciuta e utilizzata, infatti rappresenta tre quarti della produzione. Le piante vengono dalle zone dell’Africa e dell’Arabia e  il sapore del caffè che ne deriva è molto corposo  e aromatico.

Robusto

Il caffè robusto viene dalle zone dell’Africa Tropicale e  si caratterizza perchè la sua pianta si adatta ad ogni tipologia di condizione e cresce in modo veloce. Il  gusto è molto forte e  ricorda il sapore delle terre in cui viene coltivato.

Turista in Spagna? Il viaggio parte da un tour enogastronomico

Se immaginiamo per un attimo un paese come la Spagna, pensiamo subito a un luogo molto simile all’Italia. Paese dal clima caldo, dalle abitudini e dai modi di vivere allegri e solari ci aspetta. Molto dipende da quello che vogliamo fare e da che tipo di turisti vogliamo essere.

Potremmo apprezzare meglio la bellezza della Spagna facendo magari un viaggio improntato sul turismo enogastronomico. Invece di visitare località a caso, senza un ordine logico e senza avere un programma, potremmo pensare a un itinerario che tengo conto delle specialità spagnole.

Spesso viene anche chiamato turismo enogastronomico, un modo completamente diverso di approcciarsi al paese che decidiamo di visitare. Si parte dal presupposto di esplorare un paese, godendo delle realtà enogastronomiche locali.

Il turista enogastronomico, parte per un paese alla ricerca di ristoranti, luoghi particolari che propongono piatti e prodotti tipici del territorio.

Immaginiamo per un attimo di frequentare la Spagna dal punto di vista enogastronomico. Vogliamo organizzare un tour che tenga conto della cucina spagnola. Quali sono le informazioni che dobbiamo conoscere?

Cucina spagnola diversa a seconda delle zone!

La cucina spagnola è apprezzata e conosciuta in tutto il mondo, tuttavia non possiamo parlare di uno standard. I piatti e la qualità di quello che mangiamo varia da regione a regione.

Se vogliamo iniziare il nostro viaggio dal nord del paese, allora andremo a gustare prodotti tipici di origine casearia.

Formaggi e latticini faranno parte integrante della vostra “dieta spagnola” per quei giorni.

Siamo maggiormente amanti della frutta e della verdura e vogliamo consumare pasti leggeri e sani? Allora dobbiamo iniziare il nostro viaggio dalle zone pianeggianti della Spagna.

Le vallate, ricche e fertili presentano come caratteristica principale quella di produrre frutta e verdura in abbondanza. Asparagi, peperoncini piccanti, borragini ci attendono.

Andiamo in montagna alla scoperta del Pata Negra

Se invece il nostro tour enogastronomico inizia dalle zone montuose del paese, allora potremo gustare gli ottimi prosciutti spagnoli. In particolare ne esiste una qualità particolare chiamato Pata Negra ( zampa nera ).

La sua storia nasce dalla volontà di alcuni allevatori di creare una razza di suini pura al 100%. Genetica iberica, alimentazione a base di ghiande, spazio adeguato per farli pascolare fanno del Pata Negra una vera prelibatezza.

Il gusto è originale  e saporito, tende e sciogliersi in bocca. Contiene anche colesterolo buono. Una vera e propria scoperta culinaria. Se vi recate nelle zone montuose della Spagna lo dovete assolutamente provare.

Se assaggiandolo vi accorgete che è il prosciutto per voi, potete anche acquistarlo online e riceverlo a casa in tempi molto brevi come su spanishtaste.it che offre una vasta scelta di prosciutti e affettati . Il Pata Negra èun prosciutto per tutti quelli che hanno un palato fine.

Arriviamo all’abbinamento col vino

Essendo la carne iberica molto delicata, e dal grasso dolciastro, verrebbe subito da accostarci dei vini rossi del mediterraneo, come in spagna ad esempio troviamo il rinomato Vinos de Madrid prodotti da Grenache, Tempranillo.

Anche in Italia abbiamo ottimi vini per accostarlo al proiscutto pata negra come il negroamaro vino che in italia viene molto accostato al pesce per la sua dolcezza e delicatezza proprio come quella del prosciutto patanegra dolce che con il negramaro rosato, ideale per la sua freschezza a contrastare la tendenza dolce del prosciutto e con i suoi delicati profumi floreali che contribuiscono ad un perfetto quadro armonico.  

Molto apprezzate qui col pata negra sono le bollicine, vino spumante ottimo per pulire il palato dal grasso, senza “lavare” il sapore del prosciutto, anzi esaltando di più il sapore di questo prosciutto iberico.

 

CANNONAU: IL VINO TIPICO DI CAPO FERRATO

Come per altre regioni italiane, anche la Sardegna presenta una pregiata offerta enogastronomica derivante da prodotti di alta qualità. Tra i vini più noti e prelibati c’è il Cannonau che si ricava dall’omonimo vitigno a bacca nera che risulta il più diffuso in questa isola. Anche se in tutta la Sardegna si trovano vigneti coltivati con questo vitigno, sono le zone centrali quelle dove si trova la maggior coltivazione.
Erroneamente si pensava fino a poco tempo fa che questo vitigno fosse stato importato dalla Spagna nei secoli scorsi ma, grazie a dei ritrovamenti archeologici si è potuto stabilire con una certa esattezza che non era questa la realtà. La smentita si è acclarata ritrovando dei vinaccioli di Cannonau addirittura risalenti a circa 3200 anni fa che sono stati recuperati nella valle del Tirso a Sa Osa, a Villanovafranca e a Dous Nuraghes, il villaggio nuragico di Borore. Questa scoperta ha determinato il fatto che questo vino risulta essere quello più antico di tutto il Bacino del Mediterraneo le cui origini sono sostanzialmente autoctone.
Le ricerche condotte grazie agli scavi effettuati agli inizi degli anni duemila a Borore proprio all’interno della zona archeologica di Dous Nuraghes, hanno portato alla scoperta di centinaia di vinaccioli di vite antichissimi carbonizzati dal tempo che sono risalenti al 1200 a.C.
La strabiliante scoperta archeologica ha accesso un faro sul sito di Dous Nuraghes e sulle abitudini delle popolazione che lo hanno abitato e che erano avvezze alla coltivazione della vite di Cannonau e alla conseguente produzione del vino. Questo ha permesso di rettificare quanto si era ipotizzato fino a questo ritrovamento e che recitava che questo vitigno era originario del Caucaso e della Mesopotamia successivamente importato in Turchia, Egitto, Grecia ed infine grazie ai Fenici, distribuito in tutta l’area mediterranea.
Vero è che il popolo fenicio importò delle novità in tutti i Paesi da loro toccati nei loro commerci ma in Sardegna, la coltivazione della vite per la produzione del vino, era ben conosciuta da secoli.

UN VINO CHE E' UNA GARANZIA

Gli amanti dell'enogastronomia che soggiornano in Costa Rei presso l’ iGV Santagiusta oltre a godere dei servizi di un Resort organizzato come un villaggio turistico in Sardegna di alto profilo, potranno degustare la bontà di questo vino e rendersi conto di cosa significa il buon bere.

Tornando a parlare del vino DOC Cannonau, questo può essere vinificato rosso o rosato e si ottiene dal 99% di uve Cannonau e solo l’1% con altri vitigni sempre di locale produzione. Il vino deve obbligatoriamente essere invecchiato minimo un anno entro il quale almeno un semestre in botti di castagno o di rovere come impone il disciplinare.
Il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è specificatamente prodotto solamente se le uve che lo compongono sono provenienti da vitigni coltivati a Muravera, Castiadas, Villasimius, Villaputzu e San Vito. Anche il Cannonau di Sardegna di Capo Ferrato ha la qualifica di vino DOC. I vigneti devono essere vista mare e possibilmente residenti su terreni di disfacimento granitico che devono essere a circa sette metri di altezza sul livello del mare. Le uve regalano un rosso più che robusto che è caratterizzato da una piacevole gradazione di circa 13,5°.
Come avviene normalmente per altri vini rossi e indipendentemente dal fatto che sia prodotto su un’isola, il Cannonau di Sardegna Capo Ferrato è indicato per accompagnare arrosti, carne rossa, cacciagione e formaggio ovino sardo DOP proprio per via del suo sapore corposo che regala un retrogusto dove si può avvertire la presenza di piante aromatiche del territorio.

Napoli e la sua pasticceria tradizionale

Rinomata nel mondo per la sua tradizione musicale, per le bellezze architettoniche e per la pizza, Napoli riesce a conquistare il cuore di tantissimi turisti italiani e stranieri anche attraverso la sua pasticceria deliziosa e raffinata. Moltissimi visitatori infatti, anche provenienti dalle città limitrofe o direttamente dalla Capitale, magari ospitati nei tanti hotel vicino la stazione Termini, non si perdono l'occasione anche di un breve viaggio nella località partenopea, pur di assaporarne i dolci tipici. Di questi ve ne sono di vario genere e per tutti i gusti e tendono ad accontentare sia adulti che bambini, golosi o meno, in qualsiasi stagione. Andiamo quindi a conoscere quali sono i dolci più celebri ed apprezzati della pasticceria tipica napoletana.

I dolci più famosi

Uno dei più rinomati è senz'altro la Sfogliatella, un involucro di pasta sfoglia contenente un ripieno di ricotta, canditi, semolino e cannella. Questa delizia è stata creata nel XVIII° secolo, in un convento religioso nei pressi di Amalfi. Nel tempo si sono create due versioni: quella "riccia", appunto di pasta sfoglia, e quella "liscia" fatta invece di pasta frolla. A queste poi si abbinarono ulteriori varianti, quali la "Santa Rosa" o la "Coda d'aragosta", che si distinguono per l'aggiunta di varie creme e le maggiori dimensioni. Altro dolce tipico è il Babà, originario della Polonia e modificato da pasticceri francesi, tuttavia ha trovato a Napoli la sua sede ideale. Questo non è altro che un prodotto da forno a pasta lievitata, che si può bagnare con rhum, limoncello o essenza di bergamotto. Nel corso del tempo sono nate alcune versioni, tra cui il "Savarin" (in cui cambia leggermente il tipo di impasto) ed altre con crema e panna.

Altra delizia della pasticceria napoletana è la Pastiera. Tipica del periodo pasquale, è una torta di pasta frolla al cui interno si trova un impasto di ricotta, grano bollito, canditi e uova, a cui si abbinano poi vari aromi e spezie, in base al tipo di ricetta seguita. Infatti, quella tradizionale prevede cannella, canditi e vaniglia. Ulteriori varianti, poi, utilizzano crema pasticcera all'interno o cioccolato bianco nella pasta frolla. Tipici invece del periodo natalizio sono i famosi Struffoli: originari presumibilmente della Spagna, sono delle piccolissime palline di pasta a base di strutto, uova, farina e zucchero, che vengono fritte nell'olio o anche nello stesso strutto e poi coperte di miele. Una volta disposti su un vassoio, vi si aggiungono pezzetti di frutta candita o confettini colorati. Rinomate a Napoli, sia pur presenti anche in altre località, sono le cosiddette "Zeppole di S.Giuseppe". Dolce del periodo carnevalesco, realizzato con un impasto di farina, uova e burro, che viene fritto. In seguito è cosparso di zucchero e guarnito con crema pasticcera e amarene. Ne esistono versioni anche fatte al forno e quindi più leggere.   

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