5 buoni motivi per acquistare una cantinetta vino

Come ogni investimento, anche quello di una cantinetta vino potrebbe generare qualche dubbio prima dell’acquisto. Ma a pensarci bene, i vantaggi valgono assolutamente la spesa, soprattutto se amate degustare i vini nel migliore dei modi. Temperatura, umidità e corretta posizione sono tre elementi chiave per la buona conservazione del vino. Senza di essi, le proprietà organolettiche andranno perdute, mandando all’aria qualsiasi vostro investimento.

5 buoni motivi per acquistare una cantinetta vino

Non siete ancora convinti? Continua a leggere, scoprirete 5 buoni motivi per acquistare una cantinetta vino per la vostra casa.

  1. Bottiglie protette da ogni danno

Ma non basta un semplice portabottiglie vino per conservare le proprie bottiglie in casa? Potrebbe essere una soluzione, ma avate pensato agli svantaggi?

Un portabottiglie, per quanto solido possa essere, è sempre soggetto a vibrazioni e oscillazioni. Oltre alla possibilità che una bottiglia cada a terra e si rompa, c’è sempre da considerare che un vino, per essere ben conservato, dovrebbe ricevere meno spostamenti possibili.

Ma non è tutto, una cantinetta vino può proteggere le vostre bottiglie dai raggi solari, essendo dotata di un vetro anti UV. Infine, c’è da considerare che i modelli migliori, come le cantinette Bodega, permettono di posizionare le bottiglie nella giusta inclinazione. In questo modo il tappo sarà sempre umido al punto giusto e non si correrà il rischio che entri dell’ossigeno nella bottiglia.

  1. Vini sempre pronti per una degustazione

Vi siete mai trovati nella situazione di avere ospiti a cena e di scoprire di aver dimenticato i vini fuori dal frigorifero? Una situazione piuttosto spiacevole, soprattutto se si tratta di una bottiglia pregiata con la quale volevate fare una bella degustazione in compagnia.

Avere una cantinetta vino vuol dire avere vini sempre pronti al consumo. Esistono anche particolari modelli, come quelli che trovate su cantinettavino.it, regolabili con temperature differenti per ogni ripiano. In questo modo potrete tenere temperature più basse per i vini bianchi e più alte per quelli rossi. Non dimenticare l’umidità! Una buona cantinetta vino consente di mantenere i suoi valori al di sopra del 50%, evitando così che i tappi si secchino troppo. In un portabottiglie il tuo vino sarà invece costantemente esposto a sbalzi termici e subirà processi di degrado a seconda delle stagioni troppo calde o troppo fredde.

  1. Ottimizzazione dello spazio

Quante volte avete desiderato avere una cantina dove raccogliere la vostra collezione di vini? Purtroppo non sempre è possibile averne una, soprattutto se si abita nell’appartamento di un palazzo. Allo stesso tempo, sapete ormai bene che utilizzare un semplice portabottiglie non è un’ottima idea se possedete bottiglie di un certo valore. Anche in questo caso, la cantinetta vino si rivela un’ottima soluzione. Ne esistono infatti di infiniti modelli, ognuno con una sua capienza differente. In questo modo potrete decidere se prendere un modello compatto dove conservare poche bottiglie di qualità, oppure una cantinetta più grande da sfruttare per stoccare l’intera vostra collezione.

In entrambi i casi, avrete a casa vostra un elettrodomestico funzionale e indispensabile per le vostre serate eno-gastronomiche.

  1. Stop ai cattivi odori

Sapete qual è uno dei nemici peggiori di un vino? Gli odori forti. Infatti, ogni vino ha le sue caratteristiche: un odore soave e delicato, o un sapore fruttato e aromatico. La presenza di odori, buoni o cattivi che siano, vanno a mutare le caratteristiche organolettiche di un vino, rovinandolo per sempre. Basta pensare ai profumi che si creano in cucina quando si prepara un piatto di carne o di pesce, o ai cattivi odori derivati da una recente verniciatura delle pareti. Tutto questo va a rovinare l’equilibrio del vino, che perderà non solo il suo gusto caratteristico ma anche il suo valore. Le cantinette vino migliori sono dotate di un filtro al carbone attivo. Si tratta di un filtro che mantiene l’aria interna sempre pulita e priva di odori.

  1. Il pianeta ringrazia

Infine, parliamo di un ultimo vantaggio, in realtà molto più importante di quel che si potrebbe pensare. Spesso infatti si sottovaluta l’impatto che i nostri piaceri hanno sul pianeta, tema che ad oggi dovrebbe essere ancora più importante.

In effetti, avere una cantina ha i suoi vantaggi ed è esteticamente affascinante per chi ama collezionare bottiglie pregiate. Tuttavia, mantenere costanti i valori di temperatura e umidità in una stanza di grandezza intermedia, ha i suoi costi. Per costi non si intende solo economici, ma soprattutto ambientali! Quanta energia potresti risparmiare se, al posto di un impianto di aerazione, aveste un semplice elettrodomestico in casa? Le cantinette vino sono ormai sempre più sofisticate e con lieve aumento di prezzo potrete acquistare un modello di classe energetica A o superiore. Questo vi farà risparmiare sulle bollette ma soprattutto contribuirà ad un mondo più ecologico.

Pronti a comprare la vostra nuova cantinetta vino? Non vi resta che scegliere il modello più adatto alle vostre esigenze!

 

Case d’Alto, quando l’amore per la terra regala i frutti più buoni

"Il vino è per l'anima ciò che l'acqua è per il corpo" . Con questa affermazione Mario Soldati, il popolare regista e scrittore, voleva espletare al meglio quello che rappresenta il vino. Infatti, intellettuali e scrittori si sono sempre espressi per esaltare la qualità e la bontà del nettare di bacco, una delle eccellenze indiscusse del patrimonio nazionale, fiore all'occhiello di un territorio che, da Nord a Sud, produce solo bottiglie di prestigio. Case d'Alto è un'azienda agricola situata nell'Irpinia, storica rappresentante di una zona vocata alla vinificazione che, di generazione in generazione, è in grado di esprimere al meglio tutto l'amore per la terra e i suoi frutti.

 

L'azienda e la sua filosofia

Un connubio perfetto tra tradizione e innovazione, è questo il punto di forza dell'azienda, il cui nome deriva da una vigna ultracentenaria che la bisnonna degli attuali proprietari decise di acquistare, spinta dall'amore e la passione per la terra, nonché il desiderio di produrre vini di alta qualità. Attenzione e meticolosità sono le peculiarità che caratterizzano l'azienda agricola situata tra le dolci colline dell'Irpinia in un territorio unico, beneficiato dal clima e dal terroir favorevole alla coltivazione della vite. Essere al passo con i tempi, pur rimanendo fedeli alle tecniche produttive di una volta: è questa la prerogativa dell'azienda. Sul sito web www.casedalto.it è possibile effettuare un percorso virtuale in grado di fornire tutte le informazioni necessarie. Fiano d'Avellino, Taurasi e Aglianico sono i vitigni prodotti e commercializzati dall'azienda perché l'obbiettivo unico è quello di valorizzare e rendere merito a una terra preziosa in grado di regalare solo l'eccellenza. Tutte le etichette sono certificate IGT, DOC E DOCG a dimostrazione di un lavoro che ha nella cura dei dettagli la sua caratteristica migliore. L'azienda si avvale dal 2018 della certificazione biologica, in quanto ogni fase della produzione, dalla vigna alla cantina, si svolge nel massimo rispetto della natura, limitando al minimo l'intervento di macchinari ed evitando l'utilizzo di fitofarmaci dannosi per l'essere umano e l'ambiente. Si evince, pertanto, che nel momento in cui si visita il sito casedalto.it il nostro sguardo viene catturato dalla cura e dalla bellezza di un'azienda moderna che ha a cuore il benessere dei lavoratori e del pianeta e la qualità dei suoi prodotti.

 

I vitigni, il territorio, le bottiglie

L'evoluzione non può essere tale senza il rispetto per le radici, per la storia, per le persone che ne hanno fatto parte. I vitigni tipici del territorio dell'Irpinia hanno un sapore antico, come l'Aglianico le cui origini provengono dal popolo greco e che in seguito al dominio nell'Italia meridionale è stato trapiantato nell'Appennino. La pianta si adatta perfettamente in ogni microclima e territorio, ma predilige i terreni calcarei e argillosi in quanto più ricchi di minerali. Dall'Aglianico si realizza l'Eclissi Irpinia Aglianico DOC, un vino dal color rosso rubino, consistente e ben strutturato dal sapore intenso e piacevole grazie anche alle note balsamiche. Un vero percorso sublimale che cattura tutti i sensi degli estimatori e non solo.
Il Fiano d'Avellino è un vitigno autoctono tipico di 26 comuni della provincia Irpina che predilige l'esposizione a Sud/Est e Sud/Ovest e i terreni argillosi e calcarei. Il Macerato Campania Fiano IGT è un vino di bacca gialla ottenuto solo da uve Fiano dopo una macerazione sulle bucce di 45 giorni. Al naso si presenta fruttato, grazie alla presenza di frutti quali pesca e albicocca, insieme ad un'intensa percezione floreale che conquista il palato di tutti.
Il Taurasi si ottiene dall'invecchiamento dell'Aglianico e costituisce uno dei vini rossi d'eccellenza della nostra penisola. Solo in seguito a 3 mesi di affinamento obbligatorio, di cui 1 in botti di legno si può ottenere il Taurasi DOC, mentre per il DOCG sono necessari 18 mesi. Il risultato è quello di un vino intenso, gradevole e armonico come il Taurasi Riserva Case d'Alto DOCG, adatto a chi ama i piaceri forti e nel contempo morbidi. Un vino caldo dai sentori balsamici e fruttati indicato per accompagnare i primi piatti di carne e gli arrosti.

Il vino è l'espressione più elevata del piacere, la bevanda per eccellenza, quella che accompagna ogni genere di pasto, La cura per i dettagli, la sapienza, l'amore e la dedizione sono quindi caratteristiche da non trascurare e che l'azienda Case d'Alto ha ben sviluppato al fine di creare etichette che siano l'espressione più autentica del territorio. L'azienda agricola è sempre lieta di accogliere i visitatori con gentilezza e calore al fine di assaporare i prodotti ed effettuare un percorso sensoriale che possa catturare l'attenzione e il palato di chiunque.

Franciacorta: la terra delle bollicine

Se c’è una terra delle bollicine per eccellenza nel nostro Paese, questa non può che essere individuata nella Franciacorta. Stiamo parlando di una regione della Lombardia che non è solo sinonimo di vino, ma anche di storia. E, infatti, ecco una produzione vitivinicola di eccellenza, che è il risultato di un viaggio nel tempo che si compone di vere e proprie invenzioni, di scoperte e di ricerche. Si tratta di una vera innovazione, ma anche di una storia che tutti gli amanti del vino dovrebbero conoscere. In primis, è utile specificare che la Franciacorta si trova tra Brescia e il lago d’Iseo, in Lombardia.

La Franciacorta

Quello della Franciacorta è un territorio che da lungo tempo si contraddistingue per la presenza di monasteri importanti. In particolare, è utile menzionare il monastero di Santa Giulia di Brescia, che un tempo era noto come monastero femminile di San Salvatore: a fondarlo fu, nel 753, il re dei Longobardi Desiderio insieme con la sua consorte Ansa. È al 766, in effetti, che risale la prima testimonianza storica che riguarda questa proprietà. In generale, in Franciacorta gli enti monastici sin da prima dell’anno Mille hanno offerto un prezioso contributo, tramite i propri possedimenti, alla creazione e allo sviluppo di una società rurale che è molto legata alla vite e alla sua coltura, complici le condizioni pedologiche e climatiche favorevoli.

La storia del territorio

La Franciacorta è stata anche sede di diverse battaglie: si racconta che Dante Alighieri si sia rifugiato proprio da queste parti in occasioni degli scontri fra ghibellini e guelfi. E in più vanno menzionate le guerre fra Francia e Repubblica di Venezia, per le quali sono diventati celebri i vespri di Franciacorta risalenti al 1509. E venendo a tempi relativamente più recenti, non ci si può dimenticare delle lotte risorgimentali. Insomma, si tratta di un territorio dalla storia importante, dove regni diversi si sono alternati senza che ciò mettesse a repentaglio la vocazione vitivinicola del posto. C’è unanimità fra gli storiografi nel trovare nel 1277 la data della prima volta in cui comparve il nome Franzacurta. Si tratta di una denominazione che richiama le corti franche, vale a dire le corti in cui non si pagavano le tasse. La Franzia Curta è sempre stata una zona di valore per i rifornimenti di vino non solo per Brescia, ma soprattutto per la Valtrompia, per la Valcamonica e per la valle padana.

La produzione di Franciacorta

Oggi i vini franciacorta possono essere comprati comodamente anche su Internet, per esempio attraverso il sito di My Wine Store, che è una enoteca online di comprovata affidabilità ed esperienza. Ma come vengono prodotti i vini Franciacorta? Va detto che il metodo di riferimento prevede delle caratteristiche ben precise e alquanto restrittive. Per esempio, le bottiglie devono essere chiuse per mezzo di tappi in acciaio inox provvisori su cui deve essere apposto il logo F. Inoltre, è necessario che le uve siano raccolte a mano, e che per la produzione di vino di base si possa impiegare unicamente il mosto che si ricava dalle prime due pressature. Un altro requisito da cui non si può prescindere è che i vini che si ottengono dalla fermentazione siano travasati e poi stoccati, una volta che sono stati filtrati, all’interno di botti o vasche. La sola eccezione in tal senso è rappresentata dalle uve Pinot Nero, che vengono separate immediatamente dalla buccia per consentire la vinificazione in bianco.

Che cosa prevede il Metodo Franciacorta

Dopo che la cuvèe è stata assemblata, si aggiunge al vino il cosiddetto sciroppo di tiraggio: si tratta di una soluzione di lieviti attivi e zucchero che favorisce una seconda fermentazione. In seguito, le bottiglie sono disposte in senso orizzontale per la presa di spuma in cantina. È durante questo lasso di tempo che i lieviti che sono rimasti vanno a depositarsi sul fondo della bottiglia. Le tecniche di scuotimento e di sboccatura vengono utilizzate per rimostare i lieviti. Poi dopo che le bottiglie sono state sboccate è possibile rabboccarle con altro vino o con il dosaggio, che è una soluzione zuccherina da cui dipende il livello di dolcezza o di secchezza. Infine, non può mancare la fascetta che riporta la scritta Franciacorta DOCG.

A che temperatura va conservato e servito il vino?

La qualità e le caratteristiche organolettiche di un vino dipendono da diversi fattori, quali la qualità delle uve, le tecniche di vinificazione, i materiali utilizzati, ma anche dalla temperatura. Infatti, sia la temperatura di conservazione che quelle alle quali il vino viene servito, influenzano in modo evidente le caratteristiche organolettiche del vino.

Ad ogni vino quindi corrisponde la sua temperatura ideale di conservazione e di servizio, che non deve essere quindi né troppo bassa né troppo alta.

Sicuramente un vino bianco avrà bisogno di una temperatura più fredda rispetto ad un vino rosso invecchiato che ama la temperatura ambiente. Per questo motivo, non è corretto conservare il vino al frigorifero, che lavora solitamente ad una temperatura troppo bassa, ma se non si ha a disposizione una cantina, sarebbe meglio procurarsi una cantinetta vino, dove è possibile regolare la temperatura così da ricreare l’ambiente ideale per tutte le tipologie di vino.

A quale temperatura conservare e servire il vino?

Uno dei fattori chiave che permette la corretta maturazione di un vino, è la temperatura di conservazione. Infatti, i vini non vanno conservati tutti alla stessa temperatura. Oltre alla scontata differenza tra vini rossi, vini bianchi, rosé e frizzanti, nelle stesse macro-categorie le temperature differiscono a seconda che si tratti di un vino invecchiato oppure un vino più giovane.

Ma precisamente, a quali temperatura vanno conservati i vini?

I vini rossi non amano particolarmente il freddo e prediligono temperatura più alte, le quali oscillano dai 12 ai 18 gradi. Qualcuno di questi vini richiede temperature un po più basse, tra i 10 ed i 12 gradi, ma generalmente la temperatura di conservazione non deve essere mai più bassa di 11° e più alta di 18° o al massimo 20°C. Precisamente, possiamo dividere i vini rossi in due categorie:

  • I vini rossi giovani: i quali contengono meno tannini, vanno serviti a temperature più basse, comprese tra i 14 ed i 16 gradi, così da esaltare le caratteristiche più fruttate e di freschezza floreale;
  • I vini rossi invecchiati: quest’ultimi contengono più tannini, e per sprigionare la loro complessità organolettica, necessitano di temperature più alte, comprese tra i 16 ed i 18 gradi.

Anche i vini novelli, essendo poveri di tannini, possono essere tenuti a temperature più fresche senza perdere le loro qualità, anche se è consigliato non scendere sotto i 12° C e non andare oltre i 14° C.

Il vino bianco invece, si conserva molto bene ad una temperatura inferiore, ma comunque più alta rispetto ai 6°-7°, ovvero la normale temperatura di un frigorifero.

Quindi a meno che non si disponga di una cantinetta frigo, in grado di mantenere i vini alla temperatura ideale, è meglio tirar fuori le tue bottiglie dal frigo ed aspettare qualche minuto, prima di servire il tuo vino bianco ad una temperatura compresa tra gli 8 ed i 12 gradi. Anche in questo caso, esistono due categorie di vini bianchi:

  • I vini bianchi giovani e freschi, i quali vanno bevuti entro pochi mesi dall’imbottigliamento, e vanno serviti entro un range di temperatura compreso tra gli 8 ed i 10 gradi.
  • I vini bianchi più strutturati che, essendo più maturi, necessitano di una temperatura un pochino più alta e compresa tra i 10 ed i 12 gradi.

I vini rosé hanno un po’ le caratteristiche dei bianchi ed un po’ quelle dei rossi e per questa ragione vanno serviti ad una temperatura compresa tra i 12 ed i 14 gradi, ovvero intermedia tra la temperatura di servizio dei bianchi e quella dei rossi.

Infine, i vini frizzanti sono quelli che per esprimersi al meglio hanno bisogno delle temperature più basse. Anche in questo caso possiamo dividere i vini con le bollicine in due categorie, quelli più giovani che necessitano di una temperatura più bassa, e compresa tra i 4 ed i 6° C, mentre prosecco, spumanti e champagne che essendo più maturi vanno tenuti in un range di temperatura compreso tra i 6 e gli 8 gradi.

Quindi conservare il vino al frigo, non è mai una buona idea. Ogni vino necessita di una determinata temperatura per sprigionare tutte le proprie caratteristiche organolettiche e rendere piacevoli le tue degustazioni.

Le ricette e i cocktail con Gin Mare

Gin Mare è il primo gin mediterraneo che rappresenta una vera delizia per gli appassionati del genere. Uno dei cocktail più buoni che si possano preparare con questo gin è il Med in the City, che aggiunge un finale croccante a meravigliose note agrumate. Per prepararlo servono 50 ml di Gin Mare, 15 ml di succo di limone, 15 ml di gum syrup, 10 ml di Tio Pepe Sherry, 3 foglie di basilico fresco e 2 dash di Bitter all’arancia. Per chi, invece, ama i sapori floreali e dolci, il cocktail da realizzare con Gin Mare è Aviation Gin & Tonic: in questo caso servono 50 ml di Gin Mare, 5 ml di succo di limone, 15 ml di liquore alla violetta, 200 ml di acqua tonica e 5 ml di liquore al maraschino.

Che cos’è il Gin Mare

Il Gin Mare è originario della Spagna, e più precisamente di Vilanova I La Geltru, una piccola località situata a pochi passi da Barcellona, affacciata sulle acque del mar Mediterraneo. La distilleria iberica realizzò il suo primo gin agli inizi degli anni ’40 del secolo scorso. A più di 80 anni di distanza, il Gin Mare continua a essere uno dei gin più venduti in Spagna. Frutto di continue ricerche e sperimentazioni, il Gin Mare contiene varie erbe botaniche ed è stato sviluppato con la collaborazione della Global Premium Brands.

Come viene realizzato questo gin

A Vilanova I La Geltru il famoso Gin Mare viene prodotto con un alambicco fiorentino da 25 litri. È di non meno di 4 ore la durata del processo di distillazione, che è preceduto da quasi un anno di maturazione degli agrumi, mentre le erbe botaniche vengono lasciate in infusione per 36 ore. La distillazione viene effettuata 200 litri alla volta, mentre gli scarti toccano i 100 litri. Il passaggio conclusivo consiste nell’aggiunta di spiriti neutri e acqua nel corso delle distillazioni, che in tutto sono sei.

Perché Gin Mare è un gin mediterraneo

L’attributo di mediterraneo per il Gin Mare è stato assegnato a ragion veduta. Infatti, risaltano al naso i diversi odori caratteristici della zona, con una varietà davvero ampia di erbe botaniche che oscillano tra le foglie di oliva e il rosmarino, passando per il timo e il ginepro. Quello che si sperimenta è un tocco al palato davvero originale e speciale, con la brezza marina fresca che viene rievocata in maniera istantanea dall’accento saporito e aromatico. Il consiglio è di gustare il Gin Mare con i cocktail migliori a base di gin, come per esempio il London Mule e il Gin Mare Tonic.

Dove si compra

Per comprare online il Gin Mare si può fare riferimento al sito web dei Fratelli Mazza, marchio noto in tutta la Sicilia per la sua lunga esperienza maturata nel settore dei vini e dei distillati. Una caratteristica peculiare di questa azienda è la ricerca di produzioni poco note, ma di valore assoluto, secondo l’idea di voler scoprire le eccellenze siciliane, italiane e internazionali per diffonderle e farle conoscere. Fratelli Mazza attualmente si rivolge sia al mercato italiano che a quello internazionale; il suo staff nutre una profonda passione nei confronti del vino e di tutte le novità del settore, con la consapevolezza che l’universo del bere richiede un impegno costante e competenze specialistiche.

La fermentazione e l’affinamento

Gin Mare, che è disponibile nel formato da 70 cl e ha una gradazione del 43%, viene realizzato con spezie che arrivano dalla Turchia, dalla Grecia, dall’Italia e dalla Spagna. La sua fama deriva, tra l’altro, dalla sua personalità mediterranea e al tempo stesso speziata, che richiama i profumi costieri dei pini marittimi e degli agrumi, ma anche delle piante di pomodoro, del ginepro, del basilico, delle olive e del rosmarino. Il naso è pervaso da una sensazione gradevole, con una bottiglia artigianale e pura che trasmette le sensazioni del mare.

La storia dei vini toscani

In questo articolo vi portiamo alla scoperta della storia dei vini toscani, un pezzo della tradizione italiana.

Ti sei mai chiesto come è nato il vino in Italia? Ne conosci la storia? Ogni parte d’Italia sicuramente ha la sua ma in questo articolo voglio portarti alla scoperta della storia dei vini toscani, tra cui incontriamo Frescobaldi vini, vini importanti che ad oggi sono conosciuti non solo sul territorio nazionale ma anche sul territorio internazionale. Andiamo perciò ad approfondire questo argomento nelle prossime righe.

Tutto ebbe inizio con gli Etruschi

La storia dei vini toscani è molto antica infatti si stima che la creazione dei primi vigneti sul territorio toscano sia dovuto agli etruschi che portarono la viticoltura nel lontano 500 a.C. in quello che all’epoca era chiamato Etruria. Furono poi i romani a svilupparla maggiormente e ad incentivarne lo sviluppo rurale. Per vederlo però diffondersi veramente dobbiamo arrivare all’anno mille quando grazie ai monastici dei Benedettini e dei Vallombrosani la viticoltura divenne molto popolare.

Cosa crearono i monaci?

I monaci furono veramente un tassello importante nella storia dei vini toscani perché si impegnarono nella creazione di piccole attività produttive che avevano il compito di rifornire le scorte dei vescovati che durante quegli anni, parliamo perciò del Medioevo, furono colpiti duramente dalla povertà.

La vera svolta

Fu però poi nel 1282 che ci fu la vera svolta perché sempre nel territorio toscano, più precisamente a Firenze fu fondata l’arte dei Vinattieri ossia una vera e propria società che si occupava di amministrare il commercio del vino, non solo nella città ma anche nel contado fiorentino.

500 anni dopo e le prime 4 zone protette

Dopo circa 500 anni, precisamente nel 1716, fu emanato un importante bando dal granducale di Cosimo III che determinava la protezione di 4 zone vinicole: Chianti, Carmignano, Pomino, Valdarno Superiore. Immagino che non ti risultano nuovo, anche perché formano ancora oggi l’attuale Denominazione di Origine.

Furono consacrati i primi vini nel XIX secolo

Arriviamo poi alla consacrazione dei primi vini, il primo fu l’uvaggio chiantigiano, a seguire il Sangiovese presente sul Canaiolo nero e sulla Malvasia. Nel frattempo però si continuavano le sperimentazioni e si cercava di adattare le vigne francesi al territorio toscano.

Arriviamo ai giorni nostri: Arriviamo poi agli anni recenti con il 1963 e i primi riconoscimenti importanti:

  • La Vernaccia di San Gimignano viene riconosciuto marchio DOC.
  • Brunella di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano ricevono il marchio DOGG.

A partire dagli anni 80 vennero introdotti nuovi metodi e soprattutto si cominciò a sperimentare l’uso di vigneti di altre regioni per produrre un unico vino. Venne così riscoperto gran parte del territorio che fino ad allora era magari destinato ad altro uso o in totale disuso come ad esempio la costa tirrenica.

I vini toscani oggi sono una garanzia sia sul territorio italiano che mondiale.

Vino da meditazione: i calici per una migliore degustazione

Per vini da meditazione si intendono tutti quei vini strutturati per i quali non è necessario alcun abbinamento al cibo. Il vino da meditazione può, infatti, essere degustato da solo poiché racchiude delle qualità organolettiche che vengono apprezzate in un lasso di tempo più lungo rispetto alla durata di una cena. Tra i vini da meditazione ricordiamo, ad esempio, i vini più liquorosi come il Passito di Pantelleria o il Vin santo toscano. Analogamente, tra i vini rossi includiamo quelli da lungo invecchiamento, come il Barolo, l’Amarone o il Cannonau di Sardegna DOC.
Per assaporare un vino da meditazione è importante dunque prendersi il giusto tempo, per rilassarsi e comprendere il vino, nella sua complessità di sapori e sentori. Per assaporare il vino da meditazione e cogliere tutte le sue sfumature è altresì importante scegliere i giusti calici.

Vino da meditazione: i calici più indicati

La forma del bicchiere, oltre a presentare il vino da un punto di vista estetico, è importante per esaltare il colore, il profumo e le sue caratteristiche organolettiche .
Innanzitutto, il materiale più indicato per i calici per vino da meditazione è il vetro sottile o cristallo, trasparente e liscio. E’ consigliabile lavare i calici a mano, con la sola acqua calda, asciugandoli poi con un panno. Inoltre, per degustare al meglio il vino da meditazione è sufficiente riempire il calice fino ad un terzo della sua capacità, se il bicchiere è piccolo. Mentre se il calice è più grande va riempito per un quarto della sua capacità, tenendo il bicchiere dallo stelo e non dalla coppa. Per quanto riguarda i modelli di calice più indicati, citiamo:

  • il sauternes, ideale per vini da meditazione, vini dolci e muffati;
  • il grand ballon, perfetto per i vini da lungo invecchiamento e particolarmente strutturati;
  • il tulipano piccolo, indicato per i passiti e i vini dolci.

Lo stelo sottile ed allungato, dei calici per vino, oltre a conferire un effetto elegante alla presentazione del prodotto, è importante per garantire una migliore manegevolezza del bicchiere, evitando il più possibile il contatto della mano con il bevante per non compremetterne la perfetta temperatura di degustazione.

Precisiamo comunque che il vino da meditazione, seppur si presti maggiormente per una degustazione fuori pasto, può essere abbinato ad alcuni piatti dai sapori particolari , tra cui i formaggi erborinati e stagionati oppure, in riferimento ai vini da meditazione come i passiti, si abbina perfettamente i dolci a base pasta di mandorle e biscotti come i cantucci, e infine si potrà degustare accompagnato da un cioccolato particolare.

Masseto 2017 il giudizio di Wine Advocate

The Wine Advocate di Robert Parker, uno dei più grandi critici internazionali, in Italia è rappresentato da Monica Larner. Quando si tratta di grandi vini, l’Italia è sempre ai primi posti e tra questi c’è un vino di grandissima levatura, parliamo del Masseto.
Un vino, il Masseto, prodotto con Merlot in purezza e caratterizzato da un prezzo di mercato inaccessibile ai più ma sempre presente nelle degustazioni più esclusive. Masseto ha un prezzo medio di circa 1000 € a bottiglia e prende il proprio nome da una piccola vigna nel cuore della Toscana, di proprietà di Tenuta dell’Ornellaia.
Ma veniamo al dunque e riportiamo il giudizio su Masseto, vendemmia 2017.

 

Masseto 2017: il grande vino

“Il Masseto mette in scena, per il terzo anno consecutivo, un’altra esaltante performance, una performance da urlo. Il vigneto dove matura l’uva di Masseto è un appezzamento di forma triangolare nascosto sul retro della stessa proprietà: la cantina di Ornellaia. Questo piccolo riquadro dove si coltiva esclusivamente Merlot, si trova alla base delle montagne che guardano il mare Tirreno. Le vigne sorgono ad un’altitudine compresa tra gli 80 e i 100 metri s.l.m., sui famosi terreni di argilla blu, unici di Bolgheri. Questa posizione ideale apre i vigneti a brezze morbide grazie alla vicinanza del mare dopo lunghe ore di luce. È un piccolo giardino dell’Eden per la coltivazione del Merlot. Il centro dei vigneti ospita la nuova cantina Masseto e l’adiacente sala di degustazione ricavata da un casale preesistente. Il Masseto, tuttavia, si produce nella vecchia cantina.
La fermentazione inizia in vasche d’acciaio e di rovere, prima che il vino venga travasato in barrique, dove riposa per due anni. Il vino viene poi affinato in bottiglia per ulteriori 12 mesi prima della commercializzazione. Come la maggior parte delle annate di Masseto assaggiate in una fase giovanile, il legno è molto evidente e pone le basi in termini di consistenza e struttura. È potente con un buon tenore alcolico di 15,5%.
Ho assaggiato questo vino accanto al Massetino, uno degli ultimi arrivati, un vino decisamente più giocoso. Il Masseto mostra al palato un frutto importante e denso derivato da una stagione calda e secca (che ha prodotto bacche più piccole, più ricche e più compatte). Forse, ciò che manca a questa annata è il profondo carattere varietale che abbiamo visto in annate recenti come la 2016 e la 2015.
Se si temesse che l’annata calda possa far emergere troppi toni di frutta matura, si deve pensare al rovere che farà in modo di ammorbidire alcune delle componenti più volatili del frutto. Le note distintive di macchia mediterranea che ho sempre associato al Masseto sono meno presenti in questa annata. I tannini del rovere si fanno sentire sul finale, con tostatura e vaniglia che sicuramente si attenueranno con l’invecchiamento.
Curiosità, ho assaggiato nuovamente il vino 12 ore dopo, e si erano già ammorbiditi notevolmente.”

L’utilizzo dei botanicals nei drink e gli abbinamenti con il gin

Fiori, spezie, erbe, piante sono tutti elementi naturali che possiamo trovare molto spesso come ingredienti principali per la produzione di distillati e per aromatizzare o guarnire i migliori cocktail. Alcune tipologie di erbe aromatiche sono perfette per creare mix che rendono più gustosi e saporiti i nostri drink preferiti. Negli ultimi anni, i botanicals rappresentano per i barman esperti degli elementi di tendenza da saper manovrare e mixare alla perfezione.

In questo articolo vedremo nel dettaglio cosa sono i botanicals e perché sono fondamentali per la produzione del gin tonic agrumato, scopriremo poi quali sono quelli più utilizzati e come individuare i botanicals presenti in un gin, magari degustando uno dei quattro gin targati Malfy.

 

Che cosa sono e come si utilizzano i botanicals nei drink

Il termine botanicals fa riferimento a tutte quegli ingredienti naturali come erbe, fiori, radici o spezie, in grado di poter aromatizzare qualsiasi alimento o bevanda. Questi ingredienti naturali si utilizzano in tante occasioni diverse, in particolare per la macerazione dei superalcolici distillati.  Tra i distillati più conosciuti che utilizzano le erbe aromatiche durante la loro macerazione troviamo il gin, come il gustoso gin rosa. L’utilizzo dei botanicals per la macerazione dei distillati è pressoché lo stesso: generalmente, dopo il processo di distillazione della bevanda, si inseriscono questi ingredienti naturali per instaurare un processo di infusione volto ad aromatizzare il liquido. Oltre ad essere utilizzati come ingredienti per aromatizzare, i botanicals sono molto sfruttati anche come guarnizione dei cocktail, rendendoli ben visibili all’interno del bicchiere. Si tratta di un metodo utilizzato dai bartender per dare un valore aggiunto al cocktail grazie all’effetto visivo e alla profumazione dei fiori, delle radici o delle spezie.

 

Abbinamenti con gin: quali sono i botanicals più utilizzati

Il gin è un distillato secco che si ottiene grazie alla distillazione del ginepro unito all’alcol, viene spesso aromatizzato con diverse erbe aromatiche come spezie, fiori, bacche e ginepro. Le erbe aromatiche utilizzate per la produzione di gin agrumato hanno permesso nel corso degli anni di realizzare diverse tipologie di gin aromatizzati, dai più originali come il gin al pompelmo a più tradizionali come il gin rosa. Gli ingredienti naturali come le erbe aromatiche rappresentano gli elementi che permettono di identificare una tipologia di bevanda alcolica come il gin e il loro utilizzo varia principalmente in base al produttore. Tra i botanicals più popolari troviamo:

  • Ginepro;
  • Cardamomo;
  • Coriandolo;
  • Arancia;
  • Limone;
  • Pompelmo;
  • Pepe;
  • Angelica;
  • Fiori;
  • Rose;
  • Bacche selvatiche.

La scelta dei botanicals permette di diversificare il prodotto e di valorizzare la terra di origine del produttore, per questo motivo un gin è molto legato al territorio di chi lo produce. I Gin Malfy, ad esempio, sono prodotti realizzati con aromi che caratterizzano la bellissima Costiera Amalfitana.

 

Come scoprire i botanicals presenti in un gin

Il modo migliore per scoprire quali tipologie di erbe aromatiche sono state aggiunte all’interno del drink scelto per un aperitivo con gin è degustare con calma tutti gli abbinamenti di sapore che troviamo all’interno della bevanda.

La degustazione di un gin segue poche e semplici regole:

  • Pulire la bocca da altri sapori, preferibilmente con un sorso di caffè freddo;
  • Utilizzare un gin a temperatura ambiente, preferibilmente ad una temperatura che varia dai 21° ai 23°;
  • Utilizzare un bicchiere a stelo lungo per preservare gli aromi ed esaltarli, così da poter comprendere alla perfezione tutti i botanicals utilizzati per aromatizzare la bevanda.
A cosa serve l’alambicco?

Hai sentito parlare di alambicco? Ma cos’è? A cosa serve? Scopriamolo in questo articolo così che tu possa acquistare il migliore. L’alambicco ha una storia molto antica che risale a migliaia di anni fa, non è noto il periodo preciso in cui fu realmente inventato ma sappiamo che non è di epoca moderna e che per tutti questi anni ha condizionato il processo di distillazione di prodotti di ogni genere. In questo articolo non ti porterò a scoprire la sua storia perché in parte è ancora un mistero ma ti porterò a capire cos’è, come funziona e come sfruttarlo al meglio ma prima devi conoscere la distillazione un processo scientifico strettamente legato all’alambicco  che si può ottenere al meglio solo utilizzato il miglior alambicco in circolazione.

Che cos’è la distillazione?

La distillazione è un processo scientifico e per qualcuno un’arte che permette di realizzare prodotti unici che sono ottenuti dalla fermentazione di sostanze di vario genere. Il processo di distillazione è particolarmente conosciuto ed utilizzato in ambito alcolico, viene infatti utilizzato per realizzare diverse bevande alcoliche tra cui la grappa. Per avviare però il processo di distillazione viene utilizzato l’alambicco.

Che cos’è l’alambicco?

L’alambicco è perciò lo strumento che permette di avviare un processo di distillazione e di dare vita al prodotto, nel caso più diffuso ad una bevanda alcolica nei casi più moderni ad altri liquidi particolari come olii essenziali. Di fatti il processo di distillazione si sta applicando sempre a più prodotti, e viene perciò sperimentato su vari fronti, ciò ci permette di trovare sempre prodotti originali e nuovi sul mercato.

Ora vediamo come funziona. Prendiamo ad esempio la realizzazione di una grappa semplice senza aromi aggiuntivi. L’alambicco presenta una caldaia all’interno della quale andranno inserite le vinacce, le vinacce non sono altro che la buccia dell’uva e mosto fermentato. La caldaia viene chiusa grazie ad un tappo ermetico dal quale esce un tubo che è solito chiamarsi collo di cigno. Dentro al collo di cigno passano i vapori dell’alcol in ebollizione che devono raggiungere la serpentina. La serpentina viene raffreddata ad acqua dove i vapori generati in precedenza riassumono la forma liquida dando vita al distillato e quindi alla grappa. Questo tipo di alambicco e di processo è sicuramente il più semplice che possiamo incontrare ed è anche quello che possiamo utilizzare a livello casalingo. Vi è poi la distillazione continua che permette di utilizzare un alambicco differente che si “autoricarica continuamente” producendo un costante distillato. Questa tipologia di metodo è ovviamente utilizzato in ambiti più professionali e dove le quantità di distillato da ottenere sono elevate.